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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 16:45 
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Iscritto il: venerdì 14 giugno 2013, 12:59
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candido ha scritto:
[Comunque,vedo che il tema di Buddha non se lo fila nessuno,mentre quella battuta sull'omogenitorialità ha scatenato un vero e proprio dibattito! :lol:

Buddha chiiii??? :mrgreen:
Sono arrivato a leggere fino a "aspetti filosofico/religiosi" e mi sono lanciato sui commmenti. :P
candido ha scritto:
Son contento che se ne parli,e che soprattutto si sgretoli l'idea che chi è omosessuale sia destinato alla solitudine , e che debba essere tenuto fuori dall'idea di famiglia(figli inclusi)]

Abbiamo solo bisogno che qualche bella ragazza ci dia in affitto il proprio utero.
Magari si potrebbe contrattare con qualche lesbica. :P



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Living life one mistake at a time. ~
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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 19:02 
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Che piega bizzarra che ha preso questa discussione... ;)
Credo che uno psicoterapeuta avrebbe di che scervellarsi :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: martedì 2 luglio 2013, 15:58 
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LuvSeeker ha scritto:
Abbiamo solo bisogno che qualche bella ragazza ci dia in affitto il proprio utero.
Magari si potrebbe contrattare con qualche lesbica. :P

:lol: :lol:
barbara ha scritto:
Che piega bizzarra che ha preso questa discussione... ;)
Credo che uno psicoterapeuta avrebbe di che scervellarsi :lol:

Barbara,so che non mi crederai ma giuro che avevo aperto questo post con le migliori intenzioni :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: martedì 2 luglio 2013, 16:45 
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Ragazzi cari, torniamo al nostro caro Buddhino ;)

Volevo dire che anni fa lessi il libro sulle seghe mentali ma non mi entusiasmo più di tanto



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Ora che sono pioggia
e come il mare vado via,
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che ho accettato il principio
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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: martedì 2 luglio 2013, 18:13 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
Messaggi: 241
Tozeur ha scritto:
Ragazzi cari, torniamo al nostro caro Buddhino ;)

Volevo dire che anni fa lessi il libro sulle seghe mentali ma non mi entusiasmo più di tanto


Giusto,torniamo in Topic!
I lavori di Giacobbe hanno sicuramente i lori limiti(anche grossi,a volte). Quello che però ho apprezzato è l'aver voluto evidenziare la distinzione(che sembra banale,ma che forse tanto banale non è) tra mondo della mente e mondo della realtà: credere che il primo sia reale, secondo lui, è causa di sofferenza. Come anche non comprendere quanto questo mondo sia “colonizzato” da pensieri che si muovono autonomamente,nutrendosi di emozioni ed elementi inconsci,legati alle esperienze passate e al nostro vissuto.
Dopotutto noi occidentali siamo figli di Cartesio e del suo Cogito ergo sum. Penso,dunque sono. E quindi ciò che penso è ciò che sono, e la realtà che penso diventa l'unica “vera” realtà. Ancora una buona cosa,se pensi(e credi) che il mondo sia un posto felice e splendido di cui tu sei il dominatore assoluto. Ma se invece ti sei convinto,nel tempo, che il mondo sia un posto pericoloso e oscuro in cui la tua incolumità è sempre a rischio,lo è di meno. Muoversi all'interno di questo mondo diventa impossibile,perchè troppe sono le paure e le esperienze passate che,una volta dotate di una loro concretezza, impediscono qualunque cosa.
Da qui quindi l'obiettivo di prendere le distanze dal mondo della mente(che è anche il mondo in cui rivive di continuo il nostro passato) e di riavvicinarsi al mondo reale,quello presente,quello che ci circonda. Per farlo,non potendo eliminare tout court il pensiero,lo si relega a semplice osservatore della realtà. Liberi dal pensiero(che dovrebbe essere-stando a Cartesio- la nostra essenza,ma che in realtà è un coacervo di condizionamenti più o meno inconsci, di ricordi passati che rivivono di continuo,e di emozioni-che a dispetto della radice e+movere ci conducono invece ad uno stato di immobilismo-),si riesce ad agire di più,e a farlo con più consapevolezza.

Questo è quanto mi pare di aver capito. Sembra una cosa sensata,ma non so fino a che punto. Certo è che vivere "prigionieri" della propria mente, per esperienza diretta,mi rendo conto non essere bello. Da qui la voglia di uscirne fuori,in qualche modo. E se le filosofie orientali funzionano, ben vengano. Buddhino sulla scrivania,incluso :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: mercoledì 3 luglio 2013, 7:32 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Anche se non conosco il libro conosco abbastanza queste teorie che utilizzano i principi zen in chiave terapeutica, in virtù dei benefici della meditazione.
Alcune ricerche sul cervello dei monaci buddisti confermerebbero proprio questo.
Da qui l'idea di insegnare alle persone esercizi capaci , col tempo, di allenare la mente a dominare i pensieri in modo da ridurre ad esempio l'ansia, evitando l'uso di farmaci.
E' risaputo che sono spesso i pensieri a scatenare le emozioni o a mantenerle attive per lungo tempo. Se è vero che un'emozione può essere provocata da un evento reale, è altrettanto vero che la sua intensità e durata è determinata anche dall'interpretazione di quel fatto. Lo stesso evento infatti ha un impatto differente su persone diverse.
Le persone più inclini a rimuginare hanno più difficoltà a controllare la rabbia, o a vincere la paura, a superare i momenti difficili, a evitare l'insonnia ecc.
Questo tipo di meditazione , che prende il nome di mindfulness, addestra quindi le persone per prima cosa ad accorgersi che stanno pensando e a cosa stanno pensando, e a scoprire"quanto" pensano abitualmente.
Ci si rende conto così di quante energie si spendono nel vortice dei pensieri e quanto si è distratti da essi. Avete mai provato a guidare e a un certo punto a ritrovarvi così assorti fino ad accorgervi che non sapete più dove state andando?
Oppure a essere così "persi" da non sentire le persone che vi stanno parlando?
Facendo questi esercizi con continuità si impara a dire a se stessi: "Guarda che stai rimuginando" oppure "questo è un pensiero non è la realtà".
Uno dei primi esercizi è ad esempio quello di mettersi seduti in quella che viene chiamata la posizione della consapevolezza, con le spalle rilassate ma erette ,le mani sulle gambe, i piedi ben piantati a terra, e concentrarsi sul proprio respiro , osservando i pensieri che arrivano , lasciandoli andare e cercando di tornare a concentrarsi sul proprio respiro. Sembra facile a dirsi....
L'altra cosa che si impara è a sospendere il giudizio , cosa molto utile per distinguere le interpretazioni che facciamo sui fatti dai fatti stessi.
Inoltre si impara a restare nel momento presente , godendo appieno di ciò che offre e a "fare una cosa alla volta".
La mindfulness ha benefici per gestione dello stress , per chi soffre di gli attacchi di panico, depressione , ansia , sindromi ossessive ecc.
In genere questa pratica viene insegnata in una situazione di gruppo, cosa che aiuta molto a entrare nell'esperienza.
E' una pratica che ho sperimentato e trovo che questi incontri siano anche una pausa nello stress quotidiano; è un modo per dire "stop: ora mi fermo un attimo e ritrovo il mio centro".
Nel tuo caso, Candido, diciamo che un'esperienza simile potrebbe essere anche di interesse per la tua professione futura (medico se ben ricordo?) . Se svolgi una professione come la tua, facendo una serie di training puoi diventare anche istruttore ;) .


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: mercoledì 3 luglio 2013, 11:48 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
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Pensavo fosse qualcosa di innovativo,invece mi sa che Giacobbe ha solo fatto un copia e incolla da altro :?
Se non sbaglio,avevamo già parlato un po' di mindfulness in quel vecchio post sul controllo delle emozioni ;)
Con un po' di pratica qualche beneficio lo sto già notando,a dire il vero :) Sono meno stanco,più lucido e consapevole dei miei stati d'animo,di alcune emozioni "forti",di tante paure e preoccupazioni. Certo,non è facile,e ci vuole costanza in questa pratica. E a volte,nonostante tutto,si sbrocca lo stesso! :lol:
barbara ha scritto:
Uno dei primi esercizi è ad esempio quello di mettersi seduti in quella che viene chiamata la posizione della consapevolezza, con le spalle rilassate ma erette ,le mani sulle gambe, i piedi ben piantati a terra, e concentrarsi sul proprio respiro , osservando i pensieri che arrivano , lasciandoli andare e cercando di tornare a concentrarsi sul proprio respiro. Sembra facile a dirsi....
L'altra cosa che si impara è a sospendere il giudizio , cosa molto utile per distinguere le interpretazioni che facciamo sui fatti dai fatti stessi.
Inoltre si impara a restare nel momento presente , godendo appieno di ciò che offre e a "fare una cosa alla volta".

Questo esercizio,che hai perfettamente illustrato tu,e che anche Giacobbe riprende,mi sentirei assolutamente di consigliarlo. Se fatto con costanza,dà sicuramente dei benefici :D

Giacobbe illustra tutto con un linguaggio basic, popolare,e quindi più facile da fruire e da mettere in pratica. Forse il suo unico merito sta proprio in questo: nel parlare di psicologia senza usare un linguaggio troppo "psicologico". E nell'introdurre anche un po' di cultura e di filosofia orientali,le quali sono davvero affascinanti :)

barbara ha scritto:
Nel tuo caso, Candido, diciamo che un'esperienza simile potrebbe essere anche di interesse per la tua professione futura (medico se ben ricordo?)

Diciamo che sarei già contento se mi aiutasse ad arrivarci,a questo traguardo! :lol: Che anche su questo ci sarebbe da aprire un bel discorso,visto che ci sto riflettendo parecchio. E che sto valutando più possibilità,al momento.


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: mercoledì 3 luglio 2013, 12:02 
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Secondo me la situazione ideale è vedere con razionalità ciò che possiamo e non possiamo fare. Non sempre siamo pronti per intraprendere determinate esperienze quindi non dobbiamo cadere nello sconforto se non riusciamo in quella impresa. Dobbiamo agire poco per volta senza tornare indietro alla prima sconfitta. Per fare un esempio, un ragazzo timido e introverso che sta accettando la propria omosessualità non può pretendere da se stesso dall'oggi al domani di iscriversi a una associazione LGBT e partecipare al pride sopra un carro. Magari c'è chi riesce a fare ciò ma quello che voglio dire è che se uno non se la sente non deve colpevolizzarsi ma capire che prima di fare salti simili deve vivere situazioni più sulla sua portata. Una persona per vivere bene, deve poter capire i propri pensieri e rendersi conto quando sta esagerando con la negatività (un esempio è un ragazzo che dice che non troverà mai l'amore della sua vita) in modo da neutralizzarla e non farsi bloccare da essa.
è chiaro questo concetto ?



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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: mercoledì 3 luglio 2013, 18:42 
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Messaggi: 2861
Si , molto chiaro Tozeur. Il tuo intervento mi permette di fare una precisazione. Diciamo che tutto passa dall'accettazione non giudicante.
Il che significa che è anche importante non giudicare noi stessi per il fatto di essere pessimisti o altro.
Bisogna evitare di sentirsi in difetto per le emozioni negative che si provano o per i pensieri negativi.
Quindi non si tratta di respingere o rifiutare gli stati d'animo indesiderati, perchè così facendo li alimenteremmo. Ciò sarebbe proprio contrario ai principi della mindfulness.
Piuttosto essi vanno osservati e considerati come prodotti della mente, e poi accettati per come sono , dopo di che bisogna imparare a "lasciarli scorrere".


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 Oggetto del messaggio: Re: BUDDHA,IL PRIMO PSICOTERAPEUTA
MessaggioInviato: mercoledì 3 luglio 2013, 19:51 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
Messaggi: 241
Tozeur ha scritto:
Secondo me la situazione ideale è vedere con razionalità ciò che possiamo e non possiamo fare.

Il discorso della razionalità non mi convince. Secondo me,è davvero sopravvalutata. La razionalità non è autonoma,ma è sempre "sporcata" dal vissuto del soggetto,dalle sue emozioni,dalle sue esperienze. E non ultimo,dal contesto storico-ambientale. Perchè definire qualcosa come razionale o irrazionale è pur sempre valutare e giudicare quella cosa,in base poi a dei parametri razionali,logici per te,ma magari meno per un'altra persona.
Dici che per un ragazzino timido e introverso andare a un gay pride,su di un carro di un'associazione,non è razionale. Ma a dire questo è la ragione(ovvero ci sono motivi reali perchè non lo dovrebbe fare) o altro(la paura,il senso di inadeguatezza,la sensazione di "non farcela")?
Io mi ritenevo un tipo molto razionale. Tutto andava spiegato razionalmente, motivato, valutato secondo ragione. Eppure ciò mi ha condotto a fare (o ancor più a non fare) alcune cose che ora definire irrazionali mi sembra un eufemismo.
La ragione è spesso un freno,che si nutre di paure anzichè di logica. Anzi,che trasforma,a posteriori, le paure in realtà,in cose giuste,nella soluzione migliore in un'ottica di sopravvivenza. Se penso alle mie paure,le posso definire tutto tranne che irrazionali. Anzi,se le analizzo,le trovo concretissime, giustificate, logiche. La ragione può portare alla condizione estrema per cui non fare nulla diventa la soluzione più logica.
Sulla seconda parte di ciò che dici,mi trovo d'accordo. Come anche per barbara quando dice che
Cita:
Bisogna evitare di sentirsi in difetto per le emozioni negative che si provano o per i pensieri negativi.
Quindi non si tratta di respingere o rifiutare gli stati d'animo indesiderati, perchè così facendo li alimenteremmo.

La mindfulness,come anche questo buddhismo laico di Giacobbe, la vedo come qualcosa capace di spezzare degli schemi mentali,difficili da eradicare proprio perchè ammantati di razionalità,o meglio di paure razionalizzate. Perchè se questi impedimenti li vedessimo semplicemente come cose irrazionali,assurde,le metteremmo da parte con più facilità.Ma proprio perchè ormai gli attribuiamo un senso forte,definito,logico,e nel tempo li abbiamo valutati come ragionevolmente validi, finiamo spesso per considerarli la soluzione migliore,la via più adatta.
L'accettazione senza giudicare dovrebbe quindi poi condurre spontaneamente all'azione,al fare. Perchè non più condizionati.
Forse mi sbaglio,ma mi sembrava di aver capito questo. Magari Barbara ne sa di più,non so.


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