I nostri sogni

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derkleineBaum
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Re: I nostri sogni

Messaggioda derkleineBaum » martedì 18 febbraio 2014, 21:21

Ma wow ragazzi, una giornata che non guardo il forum e mi ritrovo questi bei discorsi :D !
Comunque provo timidamente a dire la mia, perché solo a proferir parole quali "empirismo" mi si rizzano tutti i peli tipo un gatto per la paura di dir cavolate. Per quella che è la mia piccola esperienza, un approccio "empirico" è la norma pure in determinate scienze umanistiche nel momento della preparazione dei dati, che vanno sistemati ed uniformati. Su questi vanno poi impostati altre forme di pensiero che, necessariamente, hanno aspetti più interpretativi, per la natura delle domande che si pongono a tali discipline (penso in particolare all'ambito storico-antichistico).
Nel caso delle varie interpretazioni dei sogni il procedimento è forse simile, tanto più che già stiamo parlando di percezioni di un soggetto, non di dati misurabili... cioè, non so ragazzi, io ho la sensazione che in questo caso ci muoviamo su due piani, magari interconnessi nella realtà, ma comunque differenti per il modo in cui si viene in contatto con loro. E questo sia per le modalità di questi due tipi di indagine (tra cui non inserisco di certo la mia giocosa interpretazione dei sogni), sia per gli obiettivi, che esse si propongono.
Spero di non averne sparate troppe e di essermi espresso bene, nel caso mi defilo e voi non avete visto niente.
Vabbè poiché ormai ci siamo, per concludere:
476 ha scritto:fa affermazioni come quella secondo cui i gatti sono meno intelligenti dei topi di laboratorio

forse bisognerebbe capire che cosa si intende per intelligenza! (nel mio ambito un problema frequentissimo è proprio il mancato accordo sui termini a rendere difficile la comunicazione!).
Secondo me ci servirebbero uno psicologo ed una figura di studioso tipo quello descritto da 476 (neurologo?) che ci spieghino il funzionamento delle loro discipline!
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e^ip+1=0
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Re: I nostri sogni

Messaggioda e^ip+1=0 » martedì 18 febbraio 2014, 23:20

derkleineBaum ha scritto:Nel caso delle varie interpretazioni dei sogni il procedimento è forse simile, tanto più che già stiamo parlando di percezioni di un soggetto, non di dati misurabili... cioè, non so ragazzi, io ho la sensazione che in questo caso ci muoviamo su due piani, magari interconnessi nella realtà, ma comunque differenti per il modo in cui si viene in contatto con loro. E questo sia per le modalità di questi due tipi di indagine (tra cui non inserisco di certo la mia giocosa interpretazione dei sogni), sia per gli obiettivi, che esse si propongono.


Sono perfettamente d'accordo con te, derkleinebaum. Tanto più che, parliamoci chiaro, quest'idea di mettere l'approccio scientifico contro l'approccio umanistico non ha senso. Un matematico ha un approccio completamente diverso da quello di un biologo (per non dire da quello di un neurologo) come (credo, ditemi voi se sto dicendo sciocchezze) un grecista da uno storico dell'arte, per fare degli esempi.

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Re: I nostri sogni

Messaggioda 476 » mercoledì 19 febbraio 2014, 0:31

Sono stato troppo brutale sull’empirismo ma sono un po’ irritato per quel che succede nel mio campo. Fino agli anni ’30, si pensava che la gente scegliesse sulla base delle proprie preferenze, in presenza di vincoli di realizzabilità. Ma poi si è detto che le preferenze sono qualcosa di non osservabile, come non è osservabile l’esistenza e l’uso di una qualche procedura che porta ad individuare la scelta da fare. Si è detto che ciò che è osservabile sono solo le scelte, le decisioni messe in atto, i comportamenti tenuti, e si è riformulato tutto sulla base di queste. Se le scelte soddisfano certe condizioni, si dimostra che è come se essere fossero derivate da preferenze e procedure come quelle che prima venivano ipotizzate. Devo purtroppo ammettere che quasi tutti i grandi che stimo di più e, obtorto collo devo ammettere, hanno detto e fatto cose bellissime, sono per l’uso delle scelte osservate come elementi primitivi. Di recente poi sono arrivati i neuro scienziati che pare siano riusciti a provare che, almeno in alcune situazioni, il cervello porta a decisioni prima ancora che si sia coscienti di star decidendo. E alcuni psicologi sembrano ritenere che le spiegazioni che diamo di quello che facciamo siano solo razionalizzazioni ex post che ci servono solo a dare un rendiconto coerente di quel che siamo e facciamo. Trovo tute queste cose un po’ disturbanti. Per fortuna ci sono alcuni, pochi, grandissimi che, dopo aver abbracciato toto corde l’impostazione basata sulle scelte, hanno fatto vedere che ha dei limiti, secondo me insuperabili e molto gravi. Ma resta un’impostazione di minoranza, snobbata dai più. Devo ammettere che se si vuol formalizzare le cose di cui si discute, si è quasi costretti, soprattutto nelle fasi fondamentali, a dire non cosa una cosa è ma quello che fa, di quali proprietà si vuole che goda e vedere quali conseguenze si possono trarre dal fatto che possegga queste proprietà. Non so se si può fare altrimenti. Certamente si ha bisogno di concetti primitivi che si è costretti a lasciare largamente indefiniti, e si possono costruire cose bellissime ma credo che ignorare troppo l’indefinitezza dei primitivi porti a trascurare domande importanti e forse ad interpretare male i risultati a cui si arriva. Sono troppo grezzo e probabilmente non ho capito niente di niente. Mi spiace. Scusatemi.

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Re: I nostri sogni

Messaggioda barbara » mercoledì 19 febbraio 2014, 13:08

Interessante la piega che ha preso la discussione.
Provo a dire cosa mi viene in mente. Trovo intanto curiosa l'affermazione secondo cui ciò che non è misurabile e verificabile non esiste.
In base a questo principio la scienza avrebbe dovuto escludere a priori la possibile esistenza di mincrorganismi prima che fossero inventati gli strumenti in grado di osservarli.
Mi pare più scientifico un approccio che resti aperto alle ipotesi non verificabili non escludendole come possibili.
Allo stesso modo mi pare più scientifico un approccio che includa elementi soggettivi come variabili interferenti all'interno della ricerca e prenda atto che il nostro osservare è quasi sempre associato all'interpretare.
Siamo sempre noi a determinare spesso inconsapevolmente cosa osservare e ad escludere dalla nostra osservazioni certi dettagli piuttosto che altri.
Se una ricerca sociologica si prefigge di dimostrare una determinata tesi , ciò necessariamente influenzerà il processo stesso della ricerca, indirizzandola nella direzione idonea a trovare la presenza o l'assenza di certe correlazioni e trascurando tutto il resto .
Inoltre la cultura di provenienza del ricercatore, i modelli teorici sui quali si è formato lo porteranno a individuare relazioni fra gli eventi diverse da quelle che individuerebbe un ricercatore di diversa cultura e di diverso approccio .
In questo modo un ricercatore con un approccio organicistico osserverebbe che il livello di ossitocina in un organismo determina la capacità o meno di un soggetto di instaurare relazioni affettive stabili . Mentre un ricercatore con un approccio psicosomatico osserverebbe che lo stress , l'infelicità, la mancanza di affetto influiscono sulla produzione di ossitocina.
E un ricercatore con un approccio sistemico direbbe che è in atto un processo circolare fra tutti questi fattori.
Considerate queste riflessioni , cosa significano esattamente i termini "verificabile" e "misurabile"?

derkleineBaum
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Re: I nostri sogni

Messaggioda derkleineBaum » mercoledì 19 febbraio 2014, 21:29

476 io non trovo affatto che tu sia grezzo da quello che scrivi, anzi ritengo che tu ci abbia dato degli spunti assai interessanti. Anzi ti dirò di più, ho dovuto leggerlo due volte il tuo secondo post!! Forse sono stato poco chiaro, ma il fatto dell'empirismo e dei peli del gatto era rivolto a me solamente, stanne certo :) !!
Comunque, poiché ormai ci siamo, mi trattengo ancora un po' in vostra compagnia su questo terreno impervio prendendo spunto da alcune vostre frasi.
476 ha scritto:Fino agli anni ’30, si pensava che la gente scegliesse sulla base delle proprie preferenze, in presenza di vincoli di realizzabilità. Ma poi si è detto che le preferenze sono qualcosa di non osservabile, come non è osservabile l’esistenza e l’uso di una qualche procedura che porta ad individuare la scelta da fare. Si è detto che ciò che è osservabile sono solo le scelte, le decisioni messe in atto, i comportamenti tenuti, e si è riformulato tutto sulla base di queste

Credo di aver capito cosa intendi col problema delle scelte cui hai accennato e lo trovo interessante (come sembra suggerire barbara è questione sociologica?). Come per il fatto dello studio sul sonno intendi una problematica di "possibilità di registrazione del dato" (spero di riuscire a comunicare ciò che intendo :roll: !!).
Tuttavia, allo stesso tempo, mi sento di condividere anche queste due affermazioni fatte da e^ip+1=0 e da Barbara:
e^ip+1=0 ha scritto:quest'idea di mettere l'approccio scientifico contro l'approccio umanistico non ha senso

barbara ha scritto:Allo stesso modo mi pare più scientifico un approccio che includa elementi soggettivi come variabili interferenti all'interno della ricerca e prenda atto che il nostro osservare è quasi sempre associato all'interpretare.

Alla luce del fatto che condivido queste vostre affermazioni, non mi dilungherò nell'aggiungere altro. Provo invece a dare una risposta molto parziale alle due domande finali di Barbara, che pure sono domande che fanno sobbalzare dalla sedia!
1) verificabilità: viene ovviamente da pensare al metodo sperimentale. Poste le stesse condizioni, ognuno di noi può assistere allo stesso fenomeno. La conferma ad una certa ipotesi verrebbe appunto da ciò. Tuttavia, vi offro questo pensierino: anche nella verifica dei fenomeni che possono risultare più banali, avremo un numero enorme di conferme, ma non un numero infinito. Chi ci vieta di ipotizzare che un fenomeno diverso (seppur altamente improbabile) non si sia ancora verificato? Qui ragà, mi fermo. Io non ho una formazione scientifica-matematica ecc... venitemi in soccorso voi se potete (e^ip, che ne pensi??). Posso però aggiungere che anche nelle discipline storiche la verificabilità è possibile, a patto che ogni termine impiegato nella ricostruzione sia esplicato con precisione ed utilizzato coerentemente un po' come si diceva sopra con 476.(rimane comunque la questione del soggettività dello studioso di turno).
2) misurabilità: mi vien da dire che quel che è misurabile lo è comunque in virtù di un parametro prestabilito, che valorizzerà alcuni aspetti tralasciandone altri.
Certo che stasera ho osato molto! ciao ragà!
per e^ip+1=0: poi mi devi spiegare i fotoni virtuali che non li ho mai sentiti!
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Re: I nostri sogni

Messaggioda Diabolik85 » mercoledì 19 febbraio 2014, 23:09

e^ip+1=0 ha scritto:Trovo veramente notevole, Diabolik, che tu sogni il tuo ex così spesso. Minimo una volta a settimana mi par di capire. L'immagine del boato, dei vetri rotti, mi fa pensare (azzardo, naturalmente) che tu veda in lui qualcuno di diverso dal resto di coloro che ti stanno intorno. Voi due chiusi in casa mentre il mondo fuori tenta di aggredirvi, lui che, in un certo senso, vuole difenderti dal pericolo, voi due contro i quattro del biliardo etc. . Insomma, mi par di vedere una dinamica del tipo : io e lui (e al più qualcuno di caro, un'amica, che però non ha un gran ruolo) contro il resto del mondo. Forse vedi davvero in lui una persona speciale, insostituibile. Naturalmente dire che posso sbagliarmi è d'obbligo! :D


Innanzitutto mi scuso per aver monopolizzato il topic :mrgreen:

Ho giusto raccontato oggi questo sogno alla mia amica ( la padrona di casa del sogno ) e mi ha chiesto come mai lo sogno ancora... bhè, ecco, tu hai dato la risposta: io e lui contro il resto del mondo, persona speciale e insostituibile. Ma non c'è più e dovrei rassegnarmi però ogni tanto torna a galla... e se faccio questi sogni è bestiale per me.

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Re: I nostri sogni

Messaggioda e^ip+1=0 » giovedì 20 febbraio 2014, 2:27

Maremma ragazzi, che begli argomenti stanno venendo fuori! :)
Dunque, da cosa cominciare? C'è un bel po'di roba su cui discutere.

@Diabolik: non so che rapporto sia rimasto tra voi, ma se non vi è più alcuna speranza che possiate rimettervi insieme credo che il rimuginio possa solo logorarti. è evidente, da quel che racconti, che non ti sei "rassegnato". Ma forse, è solo una mia opinione naturalmente, dovresti convincerti che per il tuo bene è meglio voltare pagina, se non c'è più speranza di ricominciare nulla. Però, come precedentemente avevi scritto, hai ancora alcune cose da dirgli e non ne trovi la forza. In ogni caso un modo di uscire dall'impasse bisogna trovarlo, no? Non ne vedi neanche uno all'orizzonte?

Sul resto della discussione: innanzitutto mi viene da dire che l'approccio scientifico ai problemi varia molto da scienza a scienza. Per esempio, se si considera la sociologia, che però non è il mio campo, quindi parlo da profano, credo che Barbara abbia ragione quando scrive:
barbara ha scritto:Mi pare più scientifico un approccio che resti aperto alle ipotesi non verificabili non escludendole come possibili.
Allo stesso modo mi pare più scientifico un approccio che includa elementi soggettivi come variabili interferenti all'interno della ricerca e prenda atto che il nostro osservare è quasi sempre associato all'interpretare.
Siamo sempre noi a determinare spesso inconsapevolmente cosa osservare e ad escludere dalla nostra osservazioni certi dettagli piuttosto che altri.
Se una ricerca sociologica si prefigge di dimostrare una determinata tesi , ciò necessariamente influenzerà il processo stesso della ricerca, indirizzandola nella direzione idonea a trovare la presenza o l'assenza di certe correlazioni e trascurando tutto il resto .
Inoltre la cultura di provenienza del ricercatore, i modelli teorici sui quali si è formato lo porteranno a individuare relazioni fra gli eventi diverse da quelle che individuerebbe un ricercatore di diversa cultura e di diverso approccio .


In fisica funziona in modo un po'diverso. Se si parla di teoria, molto spesso un modello può essere influenzato da una certa idea, da un certo approccio, anche, se vogliamo, da un certo pregiudizio. La parola finale va sempre però ai fatti sperimentali: se essi contraddicono la teoria è quest'ultima che è sbagliata. Rispetto, per esempio, alla sociologia credo che vi sia molto meno spazio lasciato all'interpretazione personale di chi fa ricerca. Mi viene in mente un esempio che citava Stephen Hawking, il fisico britannico malato di SLA di cui credo abbiate sentito parlare: negli anni '60 egli propose una teoria fisica che fu ostacolata da Landau e dalla scuola dei fisici russi poiché, nella loro ottica, essa violava alcuni principi materialistici legati alla filosofia marxista. Come Hawking stesso scrive, pressappoco: "tuttavia, ben presto anch'essi dovettero ricredersi, in quanto non si può litigare contro un teorema matematico".

Credo che il problema sia innanzitutto nel fatto che le varie branche della scienza hanno modi diversi, estremamente diversi, di approcciarsi ai problemi. Ed è così giustamente, poiché i problemi che si propongono di risolvere sono differenti. Anzi, sempre parlando della fisica, vi dirò che anche all'interno di una stessa disciplina scientifica si riscontrano simili differenze di approccio. Tra le teorie che studiano il cosmo e quelle che studiano gli atomi vi sono notevoli e fondamentali differenze nei concetti e negli strumenti utilizzati. Parlando di attività scientifica in generale, non credo di spararla poi tanto grossa dicendo che, quando lo studio comincia a lambire ciò che ha a che fare con l'uomo, le cose si complichino ulteriormente. Lì non mi stupirei se il semplice fatto "positivo" (la scelta visibile, tangibile come dice 476) non bastasse più.

476 ha scritto: Devo ammettere che se si vuol formalizzare le cose di cui si discute, si è quasi costretti, soprattutto nelle fasi fondamentali, a dire non cosa una cosa è ma quello che fa, di quali proprietà si vuole che goda e vedere quali conseguenze si possono trarre dal fatto che possegga queste proprietà. Non so se si può fare altrimenti. Certamente si ha bisogno di concetti primitivi che si è costretti a lasciare largamente indefiniti, e si possono costruire cose bellissime ma credo che ignorare troppo l’indefinitezza dei primitivi porti a trascurare domande importanti e forse ad interpretare male i risultati a cui si arriva.


Concordo pienamente. Dire non cosa una cosa è, ma ciò che fa è scopo della fisica, fondamentalmente. Ed è proprio, come dici tu, dal non aver considerato a fondo i princìpi primi che nascono problemi. Per 300 anni la fisica (ormai mi odierete, non faccio che fare esempi tratti da questa scienza :D ) è andata avanti spiegando i fenomeni naturali mediante la meccanica di Newton, che era (ed è) in eccellente accordo coi risultati di esperimenti che hanno a che fare col nostro mondo macroscopico. Però tale teoria sottintendeva, senza che ciò fosse lampante (prova ne sia che nessun se n'è accorto per 300 anni) che le informazioni coprissero istantaneamente (a velocità infinita) la distanza tra due qualsiasi punti dell'universo. Dire che io, sulla Terra, posso comunicare un'informazione istantaneamente a derkleinebaum, per esempio, che si trova su Andromeda, suona in effetti un po'strano, e infatti non è vero. Però la meccanica newtoniana, tanto intuitiva e utile nella maggioranza delle applicazioni pratiche, presuppone proprio una cosa del genere. Quindi, 476, ciò che scrivi relativamente al tuo campo di studi, per molti versi vale anche in fisica.

So che ho un po'rotto i corbelli con tutti questi esempi di fisica, ma vorrei rispondere anche a derkleinebaum.

derkleineBaum ha scritto:Tuttavia, vi offro questo pensierino: anche nella verifica dei fenomeni che possono risultare più banali, avremo un numero enorme di conferme, ma non un numero infinito. Chi ci vieta di ipotizzare che un fenomeno diverso (seppur altamente improbabile) non si sia ancora verificato? Qui ragà, mi fermo. Io non ho una formazione scientifica-matematica ecc... venitemi in soccorso voi se potete (e^ip, che ne pensi??).


Sai, derkleinebaum, che c'è una remota probabilità che il caffellatte che bevi la mattina ad un certo punto si ricostituisca separatamente come latte e caffè? Così com'è possibile che l'aria in una stanza si concentri tutta in un angolo lasciando il vuoto nel resto dello spazio. è assolutamente improbabile, ma non impossibile. Anzi: è certo che prima o poi avverrà, si può dimostrare tramite un teorema detto "della ricorrenza" (o di Poincaré). Il tempo medio in cui ciò avviene è molto, ma molto, maggiore dell'età dell'universo perciò... ...domattina non ti consiglio di aspettare, guardando la tazzina, che il latte si separi dal caffè! :D Comunque, per rispondere alla tua domanda, sì, nessuno ci vieta di ipotizzare che un fenomeno nuovo, sconosciuto, non si sia ancora verificato perché altamente improbabile ;)

derkleineBaum ha scritto:per e^ip+1=0: poi mi devi spiegare i fotoni virtuali che non li ho mai sentiti!


Dunque, proverò ad essere chiaro e breve, ma non è facile. Spero di non risultare noioso :)
Pensala così: dal matrimonio della teoria che spiega il comportamento di oggetti microscopici (la meccanica quantistica) con quella che spiega il comportamento di oggetti che si muovono a velocità prossime a quelle della luce (la relatività ristretta di Einstein) nasce una teoria che prende il nome di Teoria quantistica dei campi (abbreviata in QFT, dall'inglese Quantum Field Theory). La QFT prevede che, per intervalli di tempo molto piccoli, si abbiano in determinate regioni dello spazio (assolutamente piccolissime) fluttuazioni di energia molto grandi. Tali fluttuazioni possono "manifestarsi" sotto forma di particelle (che trasportano energia, per l'appunto) dette particelle virtuali. Perché "Virtuali"? Come dicevo, il ragionamento vale per intervalli di tempo molto piccoli, superati i quali tali particelle si annichilano (scompaiono, letteralmente, nel vuoto) o ne creano di nuove o interagiscono con altre già presenti. Non è possibile misurare direttamente le particelle virtuali; nessuna di esse è stata mai osservata. Se ne possono però calcolare e misurare gli effetti su altre particelle! Si possono avere i fotoni virtuali, come anche gli elettroni virtuali etc. Le particelle virtuali si creano spontaneamente anche nel vuoto! Il vuoto come assenza di materia non esiste perché su distanze spaziali piccole e per intervalli di tempo piccoli particelle virtuali si creano dal vuoto e, passato un tempo brevissimo, si distruggono tornando nel vuoto.
Sconvolgente? Insensato? Assurdo? Da morire! Però pare davvero che Madre Natura si comporti così da quelle parti :) Spero di essere stato chiaro, dimmi se non hai capito qualche cosa.
Qui ci sono maggiori informazioni:
http://www.infn.it/multimedia/particle/ ... c_vir.html
Ora vado a letto, scusate la lungaggine del post! :)

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Re: I nostri sogni

Messaggioda derkleineBaum » mercoledì 26 febbraio 2014, 20:57

Finalmente ho un po’ di tempo per scrivere… uhhh
e^ip+1=0, molto interessanti gli esempi che hai fatto e non preoccuparti a riguardo
e^ip+1=0 ha scritto:So che ho un po'rotto i corbelli
. Anche io ho contribuito a scatenarti e poi questi argomenti li ascolto con molto piacere ;) ! Avrei anche qualche altra piccola battuta da aggiungere alla nostra piccola deriva epistemologica, ma temo di osare troppo. Il punto è che in ambito storico convivono “paradigmi scientifici” e metodologie differenti, che a volte riescono a comunicare tra loro, altre no… insomma eccettuando i casi in cui un’evidenza archeologica stronca o conferma una determinata teoria con la sua forza di evidenza (che comunque ha in sé un certo margine di interpretazione), teorie diverse od opposte possono ben convivere, finché si rimane nell’ambito delle interpretazioni di dati già acquisiti.
In ogni caso la verificabilità dovrebbe essere, in questo caso, verificabilità del metodo prima di tutto. Ogni lettore dovrebbe essere messo in grado di seguire il ragionamento e di poterlo anche smentire sulla base degli stessi dati di partenza utilizzati nello stesso lavoro.
Per ora tengo per me le mie opinioni attuali e in divenire su alcuni aspetti più specifici (penso in particolare ad alcuni corollari metodologici dell’opposizione primitivismo/modernismo negli studi antichistici, che sono parzialmente adattabili a quanto detto su da te e 476)… insomma se volete le espongo pure, però, in parte temo di sfociare nella pesantezza estrema, in parte io stesso devo perfezionare le mie idee a riguardo (sebbene negli anni mi stia orientando decisamente verso un'ottica modernista).
Ti ringrazio per le due spiegazioni finali!! In particolare sulla seconda (che mi cade anche a fagiuolo con un documentario che mi è capitato di vedere) direi proprio che un "maremmina bona" ci sta :D !! Mi trattengo anche da una battutina nerd e un po' stupida sul fatto che tu abbia scelto proprio la galassia di Andromeda, perché se no cado nel melenso :oops: .
Comunque, tornando ai sogni, che forse è meglio, eccone uno fresco fresco:
1)Lacerti di sogni precedenti: mi trovo con mia sorella in camera mia. Improvvisamente si forma una macchia di umidità sul soffitto, dalla quale comincia a colare acqua sempre più copiosamente. Di corsa saliamo sul tetto dove cerchiamo con difficoltà di aggiustare una tubatura rotta. Subito dopo credo d’essermi perso una parte del sogno. Ricordo infatti di ritrovarmi, sempre con mia sorella, a camminare per un bel sentiero roccioso (sono rocce bianche tipo calcare) a picco sul mare. Belli i colori e anche i profumi della macchia mediterranea, così come quel bell’effetto dei riflessi del sole sulle onde che mi piace tanto. Tuttavia questa sensazione più piacevole finisce improvvisamente, così com’è cominciata.
2) Comincia il sogno principale: sono nel corridoio di una scuola. Somiglia a quei corridoi che si vedono nei film americani. A terra c'è quel vecchio tipo di mattonelle in cui sembrano esserci tante pietre sezionate… (non so se mi spiego a riguardo, comunque non è importante). Fatto sta che, mentre vado avanti lungo questo corridoio, mi viene incontro una folla di strani bambini/zombie/palloncini. Mi si buttano addosso a mo' di zombie e io per allontanarli, trovo un ago con cui comincio a pungerli facendoli afflosciare. Continuo dunque ad avanzare a fatica pungendo questi strani esseri. Mi sento abbastanza angosciato. Alla fine riesco a raggiungere un'aula e qui assisto ad una scena horror. Vedo seduti nei banchetti dei bambini veri, sono immobili come sedati ed hanno anche le pupille dilatate :shock: . Si avvicinano uno alla volta ad una maestra che da un vassoio argentato prende come delle piccole siringhe con cui li trasforma in bambini/zombie/palloncini. Corro a buttare per terra il contenuto del vassoio, ma i bambini già “zombizzati” mi danno addosso. Cerco allora di difendermi schiaffeggiandoli in serie col vassoio vuoto, ma mentre sto per voltarmi, la maestra malefica mi rivolge contro una di quelle piccole siringhe. Mi sveglio prima che mi colpisca.
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Re: I nostri sogni

Messaggioda barbara » giovedì 27 febbraio 2014, 8:36

Però... straniante questo sogno. Non so perché ma mi ha evocato il bullismo. On in alternativa una scuola che omologa le personalità.

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Re: I nostri sogni

Messaggioda Blackout » venerdì 28 febbraio 2014, 12:42

Ciao ragazzi, sugli ultimi argomenti che avete trattato (scienza, empiria ecc.) manco mi pronuncio o verrei cacciato dal forum per ignoranza cronica :oops: caso mai posso dirvi che a seguito di un mio radicale cambio di abitudini nella routine che porta al sonno, ho ripreso a sognare! Caspita guardate che per me è una roba stranissima, praticamente ormai lo faccio tutte le notti e ne faccio di diversi perchè mi sveglio spesso (anche per colpa di ciò che sogno!) mentre son rimasto per 2/3 anni che praticamente non ne facevo o quanto meno ero convinto di non farne. Ora abbondano anche se noto che troppo spesso cadono sul negativo (conoscendomi dico "ma che sorpresa...") :lol:
Riporto a grandi linee giusto quelli di stanotte perche gli altri son troppo sbiaditi e se no dovrei scrivervi km di papiri ehm..
Nel primo mi trovo direttamente a letto, seduto, con un mio ex compagno di classe, niente malizia eh! stavamo entrambi seduti stile Raimondo Vianello e Sandra Mondaini nella serie tv prima di spegnere la luce (tra l'altro questo compagno è alquanto bruttino e non c'era alcunchè di sessuale). In silenzio entrambi leggevamo qualcosa, io un libro lui una rivista. Improvvisamente sento una una voce provenire da fuori il letto nella direzione del mio compagno, che mi stava a sinistra, e nella stanza spunta un ragazzo che ho recentemente conosciuto tramite una chat. Ha una voce alta e abbastanza gaya e in più si presenta completamente nudo eccetto per un cerottone bianco sulla natica destra :lol: (facilmente spiegabile perchè ha il nonno in ospedale che è stato operato in quella zona :) ) mentre continua a parlare di non so cosa e io gli dico "ohè vestiti, che ci sono pure i miei a casa se ti vedono così, che vergogna!" e tac, manco a dirlo che aprono la porta i miei che nulla dicono e nulla fanno, giusto per rompere oserei dire...Così il terzo esce dalla stanza andando a vestirsi e io dico al mio compagno "ma guarda che roba, certo sarebbe stato meglio spuntasse qualcun altro..." con fare serio e lui mi fa "ma infatti ce n'è un altro" così mi sporgo oltre di lui e infatti nel lettone siamo in tre, nella stessa nostra posizione c'è un terzo ragazzo, mai visto ma assai carino ;) sui 20/22 anni. Qua scusatemi ma c'è una particina erotica :oops:
Con fare molto lontano dalle mie abitudini, lo invito a passare a fianco a me, sulla mia destra, lui si sposta passando sopra di noi ed era vestito solo degli slip, alla visione di quel bel fisico non ci ho capito tanto e gli ho iniziato a toccare le cosce ehm ehm e a baciargliele...e li stop perchè a lui dal nulla squilla un cellulare! All'improvviso capisco che è un emergenza e sono consapevole che lui è un poliziotto, americano, e che deve subito intervenire pr sventare una rapina. Gli dico che sarei andato con lui così in fretta e furia ci vestiamo, lui in divisa e io in borghese e mi affida una seconda pistola che aveva (tutte robe spuntate dal nulla) così usciamo di corsa e apiedi raggiungiamo il luogo del misfatto, una specie di drogheria da film USA anni 50, io lo precedo con fare guardingo ed entriamo dentro, sto con la schiena appoggiata alle assi di legno e mi avvicino alla zona della cassa perchè sento delle voci, come giro l'angolo ci sono due tizi sulla cinquantina di fronte al cassiere, uno aveva la mano destra che prendeva qualcosa da dentro un panciotto beige così mi sporgo e faccio fuoco su di lui! Ho visto il buco del proiettile sulla camicia, all'altezza del costatosinistro, un colpo mortale ma lui ha fatto a tempo a girarsi e li mi è crollato il mondo addosso: ho capito che il poverino era un cliente che stava prendendo il portafogli e non un'arma come avevo pensato :( Ho buttato la mia pistola a terra e ho iniziato a piangere chiedendo scusa, il ragazzo poliziotto che era con me mi ha afferrato le mani urlando "perchè, perchè lo hai fatto?" e io, come un cane all'angolo gli ho detto "scusa volevo fare colpo su di te..." E qui è finito il mio primo sogno, mi son svegliato di botto, sudato e angosciato, è stata una sensazione veramente orrenda e opprimente.
Qui chiudo, mi rendo conto di essermi dilungato ed eventualmente scriverò il secondo più tardi, devo purtroppo andare a fare delle cose urgenti, scusate (si lo so, sono strano :) ).
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. (P. Coelho)


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