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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: omophobia (2)
MessaggioInviato: domenica 8 giugno 2014, 11:04 
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Iscritto il: lunedì 27 febbraio 2012, 4:37
Messaggi: 383
tratto da internet

In questo panorama proviamo ora ad approfondire quali sono gli effetti psicosociali del pregiudizio omofobico sia direttamente sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans, sia su quelle eterosessuali.

Effetti sulle persone glbt

Le persone vengono discriminate perchè sono percepite come diverse per una loro caratteristica, in genere essenziale e immutabile. Questo le può far sentire più vulnerabili, perchè sono discriminate per un aspetto che non possono cambiare, per una parte di ciò che sono.
L'effetto primario del pregiudizio è quindi una ferita all'autostima, cioè al senso di positività o negatività del valore che ciascuno dà di sè.
Le persone discriminate possono sentirsi inferiori rispetto a chi le discrimina, possono temere di essere associate ad altri membri dello stesso gruppo discriminato (e per questo evitarli), oppure negare aspetti importanti della propria identità.
La principale emozione legata allo stigma è la vergogna: quando si arrossisce e si vorrebbe scomparire, quando si sente di aver fatto qualcosa che è considerato socialmente inaccettabile da qualcuno (reale o immaginario poco importa).
Ma ci sono anche altre emozioni coinvolte: l'ansia e la paura, il senso di colpa di ritenersi responsabili delle reazioni negative degli altri, la rabbia e l'impotenza per il senso d'ingiustizia subita.
Un effetto secondario della discriminazione è la sensazione, da parte della vittima, di un rifiuto e di una mancanza di supporto da chi ha intorno, soprattutto delle persone che dovrebbero essere più vicino e di aiuto (genitori, familiari, amici, insegnanti, ecc), come se avessero gli stessi pregiudizi del resto della società.
Tralasciando i messaggi diretti di insulto, condanna morale, censura o patologizzazione, il pregiudizio omofobico passa attraverso messaggi quotidiani, spesso indiretti, che intaccano in modo negativo l'immagine di sè e l'autostima delle persone glbt perchè negano la realtà di ciò che sono, vivono e sentono.
Alcuni esempi (tratti dal libro "Omofobia" di Margherita Graglia):
•Al giorno d'oggi è ormai diventata una moda/Ormai i gay non hanno più problemi (banalizzazione e minimizzazione del pregiudizio)
•È una questione privata, di gusti sessuali, non dovrebbe essere sbandierata in questo modo (pressione al silenzio)
•Non ho nulla in contrario, ho tanti amici gay (negazione dell'omofobia intraindividuale)
•Non sono contrario all'omosessualità, mi preoccupo solo per i bambini (assunzione di inadeguatezza come genitori)
•Dai, non fare il frocio! (assunzione di anormalità)
•Chi dei due fa l'uomo e chi la donna? (assunzione di stereotipo)
•Ho conosciuto un gay e ho capito come sono quegli ambienti lì (riduzionismo alla sessualità).
L'effetto principale dell'omofobia, che incide in modo profondo sull'autostima, è l'isolamento. Basta pensare agli adolescenti che, per definizione, avrebbero bisogno di confrontarsi con i pari e con gli adulti di riferimento anche sul loro orientamento sessuale e spesso, non sapendo a chi esprimere le loro emozioni e vissuti, si sentono soli.
Essere circondati dal silenzio sociale, o nella peggiore delle ipotesi da messaggi che giudicano in modo negativo ciò che si sente di essere, costringe a usare la strategia dell'invisibilità, a nascondere nelle interazioni quotidiane una parte fondamentale dell'identità, la propria affettività, per proteggersi dalla discriminazione.
Ma se viene adottata in modo massiccio, rischia di soffocare l'intera sfera emotiva e delle relazioni interpersonali, a scapito di ogni altro aspetto del Sè.
Le persone glbt tendono a controllare continuamente tutto ciò che negli atteggiamenti e nei comportamenti può essere un segnale rivelatore. Ma tale modalità di controllo costante richiede l'uso ingente di risorse cognitive ed emotive che di fatto contribuiscono allo sviluppo e mantenimento del circolo vizioso della tensione e dell'ansia.
La percezione di essere diversi, di non corrispondere alla "norma", può far sentire uno stato di costante minaccia al senso di sicurezza psicofisico, perchè non ci si sente mai al sicuro rispetto alle reazioni negative (reali o possibili) degli altri, suscita emozioni di ansia, allerta, incertezza continue.
Questi aspetti costituiscono il "minority stress", uno stress psicosociale non legato a un singolo evento, ma a un accumulo di messaggi negativi ricevuti dall'ambiente nel tempo, delle microaggressioni che promuovono la sensazione di non essere benvoluti come persone omosessuali.
Come abbiamo visto, a differenza della discriminazione diretta, l'omofobia moderna può prendere forme più sottili, latenti, nascoste nelle pieghe del linguaggio.
Per questo motivo la persona gay può sentirsi confusa, non sa come decifrare la discordanza tra il contenuto manifesto (apparentemente neutro e friendly) e la sensazione di frustrazione, solitudine e inadeguatezza che prova.
D'altro lato, data l'invisibilità dell'atteggiamento omofobico, anche chi lo agisce non è consapevole della ferita che procura, minimizza l'accaduto, percependo il bersaglio come una persona paranoica o troppo suscettibile.

E sulle persone eterosessuali? L'esperimento mentale del nascondino

Il pregiudizio omofobico non danneggia solo le persone glbt, ma influisce anche negativamente sulle persone eterosessuali.
Per chi non ha mai vissuto una situazione psicologica di questo tipo, lo psicoanalista statunitense Mark Blechner ha suggerito un interessante esperimento per far comprendere la fatica di una vita nascosta, come quella che molte persone gay e lesbiche si trovano a vivere.
Mark Blechner ha proposto alle persone eterosessuali di provare a non menzionare mai per un intero mese il/la marito/moglie o i loro figli in tutte le loro conversazioni. Ciò implica che nel descrivere un'esperienza vissuta in coppia o la si descrive come vissuta da soli (a dire sempre "io" anche quando si dovrebbe dire "noi"), o ci si riferisce all'altro come un amico/a, oppure come una generica “persona”, senza specificarne il genere. Inoltre non è più possibile partecipare a eventi sociali insieme al partner, ma bisogna presentarsi sempre da soli.

L'esperimento del nascondino suggerisce ai partecipanti di non fare altro che quello che molti gay, lesbiche o bisessuali, fanno generalmente per non rivelare la loro sessualità.

In poco tempo le persone che hanno partecipato hanno descritto l’esperienza come molto destabilizzante.
Lo psicoanalista invita la comunità eterosessuale a pensare quanto lo sia per le persone glbt che non vivono questa situazione per un solo mese, ma a volte per anni o per una vita intera.

Inoltre, il rigido sistema binario che contrappone maschile e femminile limita l'esplorazione individuale della propria mascolinità/femminilità, ingabbiando il proprio personale modo di sentire l'affettività e la sessualità.
Come abbiamo visto, soprattutto i maschi eterosessuali sono scoraggiati dal mostrare caratteristiche in genere associate alle donne, come esprimere la propria fragilità o manifestare emozioni di affetto e intimità.
In questo modo da un lato si ostacola l'espressione di sentimenti tra uomini, dall'altro si rinforza il sessismo che svaluta il femminile.
L'omofobia, per il fatto stesso di fondarsi sull'indicibilità, ostacola più in generale la comunicazione e condivisione dei vissuti di tutte le persone (indipendentemente dal loro orientamento sessuale), la libera espressione di curiosità e preferenze personali al di là dei ruoli precostituiti.

Infine è da non sottovalutare che, oltre ai costi psicosociali, l'omofobia comporta anche costi economici per l'intera società. Le ricerche segnalano infatti che le persone glbt presentano un maggior rischio di sviluppare problemi psicologici (ansia e depressione), di assumere droghe e (negli adolescenti) di tentare il suicidio.



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Cambiare è difficile

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Nel cambiare, ti ferisci, rimarrai ferito, rimarrai segnato e non potrai farne a meno

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 Oggetto del messaggio: Re: omophobia (2)
MessaggioInviato: giovedì 12 giugno 2014, 7:32 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
E' un testo molto ben scritto! Nella sua chiarezza e immediatezza riassume in modo efficace dei concetti che condivido completamente.
Penso che sia fondamentale sia per un eterosessuale che per un omosessuale riconoscere la propria omofobia . Non si può superare qualcosa se prima non lo si riconosce e non lo si assume come parte di sé.
Questo scritto può essere di grande aiuto perché rivela anche l'omofobia più discreta e strisciante , che è pane quotidiano per ognuno di noi.


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