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 Oggetto del messaggio: GAY E PREVENZIONE - MANUALE DI OMOSESSUALITA' CAPITOLO 18
MessaggioInviato: venerdì 6 dicembre 2013, 14:17 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Riporto qui di seguito il capitolo 18 del Manuale di omosessualità di Progetto Gay (http://gayproject.altervista.org/manual ... ualita.pdf).

Il capitolo può anche essere ascoltato in voce sul sito di Radio Progetto Gay, alla pagina: http://progettogayradio.blogspot.it/201 ... zione.html

______________________________________

MANUALE DI OMOSESSUALITA' DI PROGETTO GAY - CAP. 18

GAY E PREVENZIONE

È stato giustamente rilevato che l’educazione sessuale non può ridursi al mettere in guardia i giovani dai rischi connessi alla sessualità (gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmesse) ma deve assumersi il fondamentale compito di contribuire al benessere individuale attraverso una valorizzazione del piacere come mezzo per migliorare la qualità della vita. Credo che su questo non si possa non concordare resta tuttavia che parlando in particolare di educazione sessuale dei gay la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse assume un ruolo assolutamente fondamentale. Cerchiamo di capire perché.

Partiamo da dati aggiornati al 2012, che provengono dall’Istituto Superiore di Sanità:

In Italia nel 2011, risultano 94.146 casi di infezioni HIV trattate (sieropositivi e AIDS), aggiungendo la quota stimata dei sieropositivi non consapevoli la cifra sale a 156.910.

Le cause di trasmissione del virus risultano così suddivise:

37,2% rapporti eterosessuali
28,5% consumatori di sostanze per via iniettiva
27,7% rapporti omosessuali tra maschi

A prima vista si ha l’impressione che ormai i rapporti eterosessuali siano addirittura più pericolosi di quelli omosessuali ma va tenuto presente che gli eterosessuali sono circa il 92% della popolazione, mentre gli omosessuali maschi sono circa il 4%, quindi il 92% della popolazione, composto da eterosessuali, contribuisce per il 37,2% al numero totale di infezioni, mentre il 4% della popolazione, composto da omosessuali maschi, contribuisce con il 27,7%. Ne risulta che gli omosessuali maschi hanno una probabilità statistica di infettarsi di HIV che è 17,13 volte superiore a quella degli eterosessuali. Il numero 17,13 rappresenta il cosiddetto rapporto di rischio gay su etero per soggetti di sesso maschile in Italia, se però si allarga lo sguardo all’Europa il rapporto di rischio va ben oltre questo numero. In sostanza, a livello statistico il rischio di contrarre l’HIV per i maschi gay è “molto” più alto che per i maschi etero.

Ecco perché, per i gay, l’educazione alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse è assolutamente fondamentale.

Ovviamente è competenza dei medici illustrare in dettaglio le tecniche di prevenzione delle malattie e quindi è doveroso il rinvio al sito del Ministero della salute che contiene indicazioni aggiornate condivise dalla comunità scientifica. Gli indirizzi internet del sito del Ministero della salute e degli Organismi più accreditati che si si occupano di prevenzione e di terapia della malattie sessualmente trasmesse si trovano al termine di questo capitolo.

Vorrei procedere ora, sulla base dell’esperienza maturata in Progetto Gay, ad analizzare tre diversi documenti attinenti al tema della prevenzione relativi a diverse classi di età e a diverse situazioni personali. Il primo documento, molto breve riguarda i ragazzi più giovani e il loro approccio alla sessualità e alla prevenzione, il secondo è una testimonianza di come si possa passare da una vita sostanzialmente dissipata, spesa nella ricerca di false soddisfazioni, ad una vita vissuta con un solidissimo impegno morale. Il terzo documento riguarda la paura di essere sieropositivo che pende un ragazzo di 19 anni ma testimonia anche di una bellissima amicizia nata tra due ragazzi gay senza nessuna finalità che non sia fare insieme un tratto della propria strada con la certezza di non essere soli.

Partiamo dunque dall’approccio alla sessualità dei giovanissimi.

Mi capita, anche se non molto frequentemente, di parlare in chat con ragazzi molto giovani che si trovano a prendere coscienza del loro essere gay. I contenuti di queste chat sono spesso assai diversi dai tipici contenuti delle chat con i ragazzi più grandi. Con i ragazzi più giovani mi trovo spesso di fronte alla necessità di fare capire che:

1) essere gay non ha niente a che vedere con il “fare questo o quello” in termini di sesso, ma significa in primissimo luogo amare un altro ragazzo,

2) che la ricerca esasperata della sessualità in età troppo anticipata non è segno di maturità affettiva ma esattamente del contrario,

3) che la sessualità non è un gioco,

4) che la sessualità di coppia è sostanzialmente diversa dalla masturbazione perché non si tratta di confrontarsi con le proprie fantasie ma con un ragazzo vero e con la sua realtà psicologica, si tratta cioè di creare rapporti affettivi seri,

5) che i sentimenti hanno bisogno di tempo per crescere e che le persone che, appena conosciute in chat, ti dicono di essersi innamorare di te, in realtà non cercano te ma solo un po’ di sesso,

6) che il sesso può comportare rischi seri per la salute e che l’uso del preservativo è sempre e assolutamente indispensabile,

7) che nei contatti in rete bisogna essere prudenti, bisogna evitare nel modo più assoluto di dare a persone sconosciute numeri di cellulare, numeri di telefono fisso, indirizzi di casa o altri elementi atti alla identificazione personale.

Se per un verso è naturale che ragazzi giovanissimi tendano all’esplorazione della sessualità, c’è per un altro verso il rischio che la dimensione “curiosità” diventi l’unica spinta o la spinta principale verso la sessualità. Dai colloqui si evince in modo chiaro che i ragazzi gay più giovani non hanno in pratica alcun confronto con persone adulte attendibili sul tema della sessualità e della omosessualità in particolare.

Moti ragazzi sono timidissimi e imbarazzati e siccome un dialogo (cioè un discorso a due) è di fatto impossibile, in genere parlo solo io cercando di esporre i contenuti che mi sembrano di maggiore interesse sulla base delle poche parole scambiate con l’interlocutore. In alcuni casi, circa il 50%, si arriva a un dialogo aperto ma non subito, ed è evidente che i ragazzi non sono abituati a parlare di sessualità in modo serio. In qualche caso si crea un clima di fiducia e il discorso si fa meno teorico e molto più personale. Quando i ragazzi giovanissimi, che partono impostando tutto il discorso su questioni di tecniche sessuali, si sentono fermati e riportati a una dimensione più seria, o scappano o cambiano radicalmente tono. Quelli che scappano probabilmente non hanno la maturità necessaria per comprendere che essere gay è una cosa che coinvolge la vita affettiva profonda o forse di quella vita affettiva profonda non sentono ancora l’esigenza e sono fermi alla fase puramente esplorativa della sessualità. Quelli che non scappano ma cambiano tono arrivano a un dialogo serio e personalizzato. Questi ragazzi, che hanno certamente una dimensione affettiva gay già piuttosto definita, non cercano comunque spontaneamente di valorizzarla, ma istintivamente privilegiano la dimensione sessuale ritenendola più adulta, per loro la sessualità è ancora subordinata all’ansia di crescere e si stupiscono talvolta che io dia tanta importanza alla dimensione affettiva gay e che la consideri fondamentale, cose che ritengono strana, almeno in un primo momento.

Molti ragazzi, anche giovanissimi, nella loro ansia di sperimentazione della sessualità vanno ben oltre la masturbazione e cominciano a costruirsi mentalmente l’idea che devono “provare con un ragazzo”. L’idea dell’esperimento certe volte è dominante. L’esperienza sessuale a due è considerata una specie di patente sessuale della vita adulta. Il “provare” si riduce però a provare una tecnica, e la dimensione affettiva viene del tutto marginalizzata. In alcune situazioni mi sono trovato di fronte a ragazzi giovanissimi che vantavano una certa esperienza sessuale e sciorinavano tecniche e numeri di rapporti avuti (più o meno credibili) come un vero Curriculum da presentare a un concorso. Fermati da me in modo drastico però manifestavano una disponibilità al dialogo inaspettata. In sostanza si scontravano, probabilmente per la prima volta, con una visione adulta della sessualità che in qualche modo li affascinava. Di fronte ad espressioni come: “gli amici miei l’hanno fatto”, oppure “ma perché no?”, oppure “i gay lo fanno” ho spesso reagito in modo deciso e ho cercato poi di riprendere il discorso con calma. La cosa fondamentale nelle chat con i ragazzi molto giovani è ascoltare e fare in modo che arrivino da sé alle conclusioni.

Molto spesso, con ragazzi giovanissimi affronto il tema della prudenza, sia in termini di prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, che in termini di prudenza in rete. È evidente che nessuno ha mai parlato a questi ragazzi in modo anche minimamente serio di queste cose e che non hanno assolutamente la percezione del rischio. La mia insistenza sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse è stata talvolta la causa della interruzione del dialogo con ragazzi che queste cose non le volevano sentire proprio e le consideravano una forma di moralismo finalizzato solo a terrorizzare i ragazzi per mettere loro in mente che il sesso è una cosa negativa. In qualche caso, a seguito del mio discorso sull’uso del preservativo, mi sono trovato di fronte a risposte paradossali seguite dall’abbandono della chat, come nel brano di dialogo seguente tra mee un ragazzo sedicenne (Senza paura).

Senza paura – l’ho conosciuto, un una chat, c’ha trent’anni ma è forte, con lui facciamo proprio tutto
Project – ma sempre protetto?
Senza paura – cioè?
Project – col preservativo
Senza paura – macché preservativo, quelle cose non mi piacciono proprio, ci perdi il meglio
Project – ti rendi conto di quello che dici? Guarda che è pericoloso
Senza paura – chi non risica non rosica!
Project – aspetta … cerchiamo di ragionare
Senza paura – se ti va di fare la predica falla a qualche altro, ciao

In sostanza dalle chat con i giovanissimi si deduce che sono completamente abbandonati dal mondo adulto e che la loro educazione sessuale, intesa come confronto con adulti responsabili su tematiche relative alla sessualità, alla omosessualità e in particolare alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, è praticamente inesistente.

Veniamo ora al secondo documento, è una mail che ho ricevuto il da un medico gay il 27/11/2011.

Caro Project,
leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me.

Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene.

Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti.

Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo.

Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso.

Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo.

Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta.

Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello.

Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito.

Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere.

Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po' di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.

[lettera firmata]

Il terzo documento è particolarmente toccante e, al di là del tema centrate della paura dell’HIV, permette di capire a che profondità spirituale possano arrivare i ragazzi gay e che cosa significhi volersi bene. Si tratta di una mail che ho ricevuto il 4 Luglio 2007 e che ho pubblicato lo stesso giorno sul vecchio forum di Progetto Gay.

Prima X l’ho conosciuto attraverso le parole. Per me erano importanti, mi facevano stare bene e neppure ne capivo il motivo, solo le leggevo e rileggevo. Ho fatto in modo di farmi coraggio e chiedergli il suo msn anche se con una difficoltà incredibile perché per le cose a cui tengo davvero io sono di una timidezza e forse pure di una codardia pazzesca. Parlare con lui mi ha dato così tanto! Lui ha un modo tutto suo di vedere le cose, magari strano e difficile da capire ma riusciva sempre a farmi uscire dalla mia depressione, in un modo o nell’altro mi donava un senso profondo di serenità. Io avevo un macigno dentro qualcosa che mi portavo da anni e che mi toglieva tutto. Non ho mai pensato che avrei mai avuto la forza per dirlo a qualcuno. Invece a X alla fine mi è venuto spontaneo raccontarlo e farlo mi ha fatto stare bene. L’essere gay per me è sempre stata una cosa inaccettabile e mostruosa, ma non i sentimenti solo l’idea del sesso. Io ho una famiglia schifosa. Non interesso a loro, sono sempre stato il classico bagaglio inutile, dopo il loro divorzio sono continuamente sballottato di qua e di là. Niente affetto, nessuna attenzione, nessun dialogo. In realtà è come se non ci fossi, se anche sto fuori casa neppure se ne accorgono e quando sono preso in considerazione è solo per imporre, ordinare, pretendere, offendere o peggio per prendermele. Che da anni sono depresso e da 2 peggio che peggio, tanto che non ho più amicizie, le ho mollate tutte, sono stato bocciato, sto sempre in casa da solo. No, non se ne accorgono. Mi sono sempre sentito solo, da quando ho capito che forse ero pure gay è stato un crescendo. Ma ormai mi ci sono anche abituato, perché sapete quando si vive senza speranza la solitudine non fa più così male. Ma non è questo il macigno. Quello che ho confidato a X è una altra cosa: che quando avevo 14 anni un ragazzo molto più grande di me, che frequentava a volte la compagnia di mia cugina e che tutti sapevano essere gay ha abusato di me. Ecco perché odio il sesso gay. Quando mi sono innamorato per la prima volta 2 anni fa di un ragazzo ho pensato che fosse per quell’abuso.

Ho sofferto troppo. Mi sono sentito come se un qualcosa di impuro mi si fosse insinuato dentro. Per me era come un contagio. Una maledizione che mi si appiccicava addosso. Ma ancora non è questa la cosa peggiore. Lo è il fatto che 1 anno e mezzo dopo quello che mi aveva fatto ho scoperto da mia cugina che quel ragazzo era sieropositivo e io sapevo che con me non aveva usato nessuna precauzione. Io lui non l’ho più visto e non ci ho mai potuto parlare per sapere se lo potessi essere divenuto anche io, ma poi non so se avrei mai avuto il coraggio di farlo. Ricordo ancora perfettamente cosa ho provato nello scoprirlo allora. E’ un po’ stato come morire. Avevo in mano il modulo per l’iscrizione a un corso di scrittura creativa a cui tenevo tantissimo ed era stata la prima volte che avevo combattuto tanto per ottenere qualcosa a casa mia, ho cominciato a strapparlo in pezzi sempre più piccoli ed era un po’ come stracciare il mio futuro. Da allora il ghiaccio non mi ha più abbandonato. Ho continuato a vivere ma solo ai margini perché tutto mi faceva soffrire troppo. Il dubbio lo tenevo seppellito dentro di me, il più a fondo possibile, era qualcosa a cui non pensavo mai ma che ad ogni modo se ne stava là e mi avvelenava ogni cosa. Da allora sono sempre stato inconcludente, disfattista e remissivo in tutto. Sentivo gli altri parlare di cosa volevano fare e io non dicevo nulla, non pensavo a nulla. Ultimamente con alcuni mi sono lasciato un po’ trascinare. Ho pensato a cosa avrei voluto fare davvero, ho fatto qualche programma, ad un ragazzo con cui parlavo su msn un giorno ho anche detto che lo sarei andato a trovare questa estate. Un po’ ci credevo, lo speravo ma poi mi passava. Si, in cuor mio era come essere uno già morto.

Parlare con X mi ha fatto troppo bene. Lui ha un ragazzo e sono innamoratissimi, lui è felice e realizzato, eppure anche se non mi conosceva per niente, se anche parlare con me era sempre così difficile e penoso credo, mi cercava e se non mi trovava o io non mi facevo trovare perché troppo depresso, mi scriveva comunque anche solo poche parole che però mi facevano sentire che almeno a una persona interessavo veramente. Si X mi dedicava sempre tanto tempo e attenzione, un pensiero costante e sincero, era l’unico a farlo davvero e nel modo più disinteressato possibile, a darmi un po’ di sé e senza ricevere o volere niente in cambio. Ho pensato mille volte che era stranissimo che una persona potesse essere così e per di più con uno come me. Ma lui è speciale e UNICO. Alla fine è riuscito anche a convincermi che dovevo andare a farmi il test. L’ha fatto dicendomi che mi avrebbe accompagnato lui. Ho aspettato di finire la maturità e subito per il giorno dopo ci siamo dati appuntamento tramite msn e mi è venuto a prendere nella città dove vivo. Quando l’ho visto non potevo credere che fosse davvero lui anche se si che era bello si vedeva anche dall’avatar. Perché X è bellissimo ma il punto è che di ragazzi non dico bellissimi ma belli magari ce ne stanno, ma X è una cosa a parte. E poi ha degli occhi incredibili, che uno penserebbe che non possano esistere due occhi così. Nessuno dopo averli guardati anche il più materialista potrebbe mai più poter pensare che non esiste l’anima. Me ne sono innamorato subito. E’ allucinante ma appena l’ho visto non ho più pensato che stavo andando a farmi il test per l’HIV, cioè si lo pensavo ma era una cosa secondaria. Ero troppo preso da lui. Ho subito sentito dei sentimenti bellissimi e per me provarli era una cosa naturale e giusta. E sì, mi attraeva anche fisicamente e tantissimo, per me era davvero troppo imbarazzante ma riuscivo a nasconderlo bene e per la prima volta non mi faceva schifo, era bello e naturale anche quello e andava bene in quel modo. A fare il test siamo andati in una città piuttosto lontana, perché io volevo così, una cosa stupida lo so ma mi faceva sentire più anonimo e sicuro, mi ci ha portato lui in macchina. Io credevo si dovesse andare a digiuno per il prelievo, quando lo ha saputo X ha sorriso e siccome per l’agitazione ero pallidissimo, mi ha detto “Non è che poi mi vai giù vero??”e mentre aspettavamo mi ha tenuto la mano stretta per tutto il tempo, sotto un giornale piegato di lato così non si vedeva e non mi imbarazzavo.

Appena uscito dall’ambulatorio mi ha passato un braccio attorno alle spalle e mi ha portato a far colazione. Dopo aver mangiato però al posto di star meglio sono stato malissimo. Mi aveva colpito nel modo più duro l’immagine dell’infermiere che mi faceva il prelievo, i guanti in lattice, il modo in cui stava seduto col busto tutto all’indietro e come mi toccava appena, l’indispensabile, ma soprattutto la visione del mio sangue. Da quel giorno in cui ho saputo, il pensiero del mio sangue mi ha sempre ossessionato. Era un incubo che facevo a volte la notte; il mio sangue che schizzava all’improvviso addosso ai miei compagni di scuola mentre stavo in classe, il terrore del loro sguardo mi rimaneva per tutto il giorno in testa tanto che credevo di vederglielo davvero negli occhi. Io del mio sangue avevo paura e disgusto. E ora che lo avevo visto uscire mi sentivo impazzire. A quel punto sono scoppiato dentro. Ho cominciato a pensare solo all’unica cosa che sentivo reale per me: a cosa potevo aver dentro di me, al fatto che avrei dovuto accompagnarmi a questa cosa estranea e nemica per quello che mi restava, che sarei stato un pericolo, che avrei continuato a stare solo e a rimanerci fino alla fine, che sarei stato tenuto a distanza ma soprattutto che io stesso avrei tenuto tutto e tutti a distanza da me. Per non dover soffrire ancora di più. E questo a soli 19 anni. Niente alle spalle e niente davanti. Uno passa la maturità e dovrebbe cominciare a programmare il suo futuro alla lunga distanza.

Nel mio caso sentivo che non aveva più senso, non lo aveva mai avuto per me. X mi guardava fisso ma io non gli dicevo niente e mentre camminavamo mi scostavo e allontanavo sempre più. Lui ad un certo punto mi ha fermato ed abbracciato senza parlare e mi ha abbracciato così tanto tanto stretto! Ho solo detto “Lo sai ho sempre saputo di essere già morto. ” X mi ha scosso forte mi ha fatto pure male e mi ha detto “Non dire stupidaggini!! Se anche fosse la vita non finisce per questo. Cambia solo.“ Non so per quanto tempo mi ha tenuto abbracciato, io volevo piangere ma non ci riuscivo ed è bizzarro perché sono troppi anni che piango ogni singolo fottuto giorno, eppure in quel momento ero secco e quel secco mi faceva troppo male. Ma a un certo punto ho cominciato a sentire il corpo di X, il suo respiro contro di me, il suo calore, il suo odore. Ho trattenuto il fiato e mi sono concentrato sul battito del suo cuore a sentirlo con l’orecchio ma anche con la pelle. Ho provato uno struggimento inesprimibile che mi saliva dallo stomaco, una cosa così bella e intensa che quasi faceva male e poi, insomma ho avuto una erezione. Seppure continuassi a sentire di essere sieropositivo, sentivo anche e con più forza di desiderare X con tutto me stesso e sentivo che ero disposto a tutto pur di averlo vicino a me, anche ad essere sieropositivo. Lo so sembra assurdo ma io in questi tre mesi ho scoperto che è la vita vera ad essere assurda non quella immaginata. Ho cercato di scostarmi era una cosa troppo imbarazzante e poi ho pensato che giustamente se la potesse prendere a male. Ma lui non me l’ha permesso anzi mi ha detto “Lo vedi? Il tuo corpo sa di essere vivo e di volerlo rimanere.” Siamo rimasti ancora abbracciati è passata qualche persona che ci guardava male, qualcuno deve anche aver detto qualcosa. A me non importava per niente sarei voluto rimanere così per sempre. X mi lasciato ad un certo punto e io mi sono sentito un gran vuoto dentro, allora mi è venuto spontaneo dirgli che il suo ragazzo è la persona più fortunata sulla terra, è arrossito, ha sorriso e ha detto “Credimi sono io ad essere quello fortunato ad avere lui.” Ho pensato che mi avrebbe riaccompagnato indietro, alla fin fine quello che dovevo fare lo avevo fatto invece X è voluto comunque rimanere con me. Abbiamo girato per la città, non abbiamo parlato un granché ma abbiamo camminato semplicemente, ogni tanto ci sedevamo da qualche parte. Siamo andati a pranzo ma io avevo lo stomaco chiuso per lui anche se gli ho mentito e ho detto che era ancora per il test. X è così bello che non smetteresti mai di guardarlo, ha un sorriso di luce continuo negli occhi e poi è dolce e affettuoso nelle parole ma anche tanto nei gesti in un modo che ti fa sentire protetto e caldo dentro. Mentre eravamo in giro mi mostrava spesso delle cose che io non avrei mai visto da solo e mi sorprendeva e commuoveva per questo modo che ha tutto suo di guardare il mondo ed essere felice per certe cose che non interessano mai a nessuno. Ogni tanto aveva un gesto verso di me molto dolce come uno sfiorarmi il braccio o una lieve stretta della mano, una comunicazione a parte con cui mi faceva capire che lui c’era. La sera mi ha riaccompagnato al posto dove ci eravamo dati appuntamento. Io ero tutto scombussolato, X mi ha detto che sarebbe venuto di nuovo con me a prendere il risultato del test, perché te lo danno dopo pochi giorni e te lo devi andare a prendere di persona. Io mi sentivo tristissimo con quel senso di vuoto che diventava sempre più grande. X mi ha guardato era teso, preoccupato e ha detto “Tutto apposto?”. Allora ho pensato quanto tutto quello gli potesse fare male. Gli avevo incollato addosso settimane e settimane di angoscia e depressione, le mie, e lui non se ne era mai sottratto anzi, ma una creatura meravigliosa come lui non se ne meritava neppure la miliardesima parte. Mi sono sentito meschino ed egoista nel peggiore dei modi. Mi sono sforzato di dirgli che andava tutto bene, che stavo meglio ma lui si vedeva bene che non ci credeva per niente. Ci siamo comunque salutati e nel farlo mi ha dato un bacio leggero sulla bocca. E’ stato un bacio di una dolcezza bellissima, non aveva nessuna valenza sessuale, ha solo detto quello che nessuna parola poteva spiegare. Che lui non aveva paura di me anche se potevo essere sieropositivo e la disponibilità, l’affetto e il calore di una vera amicizia da lui lo avrei avuto comunque. Nessuno mi ha mai dato in vita qualcosa di più bello. Quel bacio mi ha riempito totalmente l’anima, credo che quella sensazione me la porterò per sempre dentro. In quel momento così come ora penso che almeno una cosa bellissima ce l’ho e nessuno me la può togliere, sarà mia fino alla fine.

A conclusione di questo bellissimo documento, cui sono particolarmente legato perché ne ho conosciuto i protagonisti, sono felice di farvi sapere che le analisi confermarono che il ragazzo autore della mail sopra riportata era sieronegativo.

Domande e rispose sull'aids e l'hiv (fonte Ministero della salute)
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubb ... legato.pdf



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