Alice nel paese del lutto

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Help
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda Help » domenica 28 agosto 2016, 13:22

Non so ma continuo a vedere nella voce, anche dopo la tua descrizione, la compensazione del bisogno di Alice di non sentirsi sola e di sentirsi accettata.

Giorgio non fa niente oltre ad apparire, per questo lo definisco comparsa. Credo sia solo una scusante psicologica per dare un risvolto positivo a una storia che si sta svolgendo in maniera totalmente differente differente nella realtà.

Poi io favoleggio, fosse una mia storia metterei come colpo di scena che Giorgio è solo l'altra voce interiore di Alice, e non se ne è mai accorta perché soffre di schizzofrenia o altre mille storie differenti :p . Ma la storia è ovviamente tua :)

Non so se sja autobiografica o meno, se lo è vorrei semplicemente dirti anche io arrivai a pensare al suicidio, prima di accettare finalmente di essere gay approdando su progetto. Questi momenti tristi hanno sul lungo termine risvolti positivi. Devi solo poggiare la lametta, stringere i denti e continuare a vivere. All'inizio tutto intorno è vuoto, ma poi i vuoti si compensano. Non alimentare il dolore, quando pensi di tagliarti, gratifica invece te stessa. Buona fortuna

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IsabellaCucciola
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda IsabellaCucciola » domenica 28 agosto 2016, 13:57

Help ha scritto:Giorgio non fa niente oltre ad apparire, per questo lo definisco comparsa. Credo sia solo una scusante psicologica per dare un risvolto positivo a una storia che si sta svolgendo in maniera totalmente differente nella realtà.

Giorgio non solo rappresenta un’ancora di normalità per Alice, ma rappresenta anche l’amore e la felicità di cui Alice ha bisogno. Giorgio rappresenta anche un’ipotetica persona che provi dei sentimenti per me, una persona che mi voglia per quella che sono, con i miei pregi, con il mio carattere un po’ scostante, con le mie paure (certo che se esiste veramente un Giorgio per me, dovrà avere una pazienza… non lo invidio proprio :D !).
Help ha scritto:Poi io favoleggio, fosse una mia storia metterei come colpo di scena che Giorgio è solo l'altra voce interiore di Alice, e non se ne è mai accorta perché soffre di schizzofrenia o altre mille storie differenti :p . Ma la storia è ovviamente tua

Help, tu sei una specie di “veggente”, perché avevo pensato proprio di scrivere che Giorgio fosse un’altra voce interiore di Alice! Una voce che cercava di starle vicino e darle conforto. E qui mi sa che entriamo proprio nella schizofrenia (ma va bene così). Come storia va molto a rilento, perché la riesco a scrivere solo in determinate situazioni in cui sto proprio male.
Help ha scritto:Non so se sia autobiografica o meno

Quello che ho scritto è autobiografico :oops: .
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda Help » domenica 28 agosto 2016, 15:15

Sai la tua scrittura mi ricorda molto quella di Virginia Wolf. Lei era una persona che soffriva di depressione nel senso clinico del termine, dava a ogni personaggio femminile le sue fattezze e poi da quel che ricordo in un modo o nell'altro le faceva morire.

Spiegava la morte di queste protagoniste o protagonisti come la morte del sognatore che avrebbe portato tutti gli altri a capire il valore intrinseco della vita. Mi ricordo in particolare il libro "Mrs. Dalloway" in una versione cinematografica, dove un bambino abbandonato dalla madre diventava da grande un poeta di successo. Nel ruolo del sognatore della storia, si suicidava, e permetteva paradossalmente agli altri di svegliarsi dal loro stato di paralisi e iniziare a vivere davvero.

Nella tua storia è Alice a essere la sognatrice, e tu sei la persona intrappolata in uno stato di paralisi. Io credo che l'unico modo che tu abbia per uscire dal vicolo buio che percorre la tua mente sia far morire Alice, chiudere il percorso secondo cui la vita è negativa e continuerà a esserlo. E per far morire Alice non intendo ovviamente che devi suicidarti, ma uccidere la tua parte negativa che proietti in lei.

Per il resto, se Giorgio non esiste nella vita vera allora come ti dicevo è un escamotage letterario per dare alla storia un risvolto positivo. Ma questo rischia ancora di più di intrappolarti in una visione di sogni irrealizzabili che ti fanno soffrire alimentando la voce.

Ma sono solo ipotesi mie nulla più:)

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IsabellaCucciola
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda IsabellaCucciola » domenica 28 agosto 2016, 19:54

Help ha scritto:Nella tua storia è Alice a essere la sognatrice, e tu sei la persona intrappolata in uno stato di paralisi. Io credo che l'unico modo che tu abbia per uscire dal vicolo buio che percorre la tua mente sia far morire Alice, chiudere il percorso secondo cui la vita è negativa e continuerà a esserlo. E per far morire Alice non intendo ovviamente che devi suicidarti, ma uccidere la tua parte negativa che proietti in lei.

Però sento che la “voce” continuerà ad esistere anche se Alice muore. Purtroppo c’è stato un fatto nella mia vita che ha rotto un equilibrio che avevo. Questo fatto ha messo le radici dentro di me, anche perché questa cosa risale a fine 2010, inizio 2011. Scrivere quello che è ho scritto è stato un modo per cercare di “tamponare” quello che provavo. Forse può essere che morendo Alice io possa trovare la libertà, e lo spero. Ho visto la parte peggiore delle persone, ho visto lo schifo di cosa può fare un animo corrotto di una persona che prova piacere solo quando ferisce nella maniera più forte una persona. A pensarci mi viene veramente il vomito a vedere come si possa gioire nel devastare la vita degli altri. Mi viene il vomito a vedere come una persona non provi il minimo senso di pentimento nel far soffrire gli altri. Questo schifo mi ha devastato un equilibrio che tenevo dentro.
È difficile spiegare certe cose alle persone, proprio perché difficilmente si vede un’anima marcia fino al midollo come l’ho vista io.
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda progettogayforum » domenica 28 agosto 2016, 22:02

Ho seguito col massimo interesse questa discussione e ne sono rimasto molto colpito. Da quando conosco Isabella ho ammirato la sua attenzione a capire l’altro, a non fare mai del male, ad intervenire sempre molto prudentemente per portare razionalità e nello stesso tempo un contributo di umanità profonda. Penso che Isabella sia riuscita a suscitare una discussione serissima su temi delicatissimi trattati spesso come tabù. Tutto questo ha un valore enorme. Aggiungo che ammiro Isabella perché arriva a parlare di sé superando quella incomunicabilità di cui si parlava, condivido il suo sdegno morale verso chi si fa forte della sofferenza altrui e arriva a strumentalizzare il suo prossimo e devo dire che quando leggo i suoi interventi ci trovo spesso motivi per mettere in discussioni tanti miei modi di ragionare. Grazie Isabella!! Sei Grande!! E ti ringrazio anche dell’sms di stasera con le notizie di Geo, avermi comunicato subito la cosa è un gesto che apprezzo moltissimo!!

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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda Birdman » domenica 28 agosto 2016, 22:13

Ciao Isabella, volevo farti i miei complimenti per il tuo racconto, hai dipinto delle immagini molto forti in alcuni passaggi, terribilmente intense e significative, che ho apprezzato molto.
Leggendo una delle ultime riflessioni mi hai indotto a pensare a quanto sia difficile, eppure necessario, dover tenere dentro determinati pensieri e ossessioni, doverli affrontare nella più totale solitudine, perché parlarne con una persona cara non servirebbe a niente. Addirittura farlo potrebbe far allontanare una persona amata, col rischio di veder peggiorare nettamente la situazione e in un certo senso, liberare quell'oscurità dalla nostra mente e lasciarla avvolgere persino la nostra realtà. Come faceva notare Project, l'incomunicabilità domina la situazione che Alice sta vivendo. È terribile avere una persona cara al proprio fianco, ma sapere che non potrà mai comprendere i nostri turbamenti. Superare quel confine potrebbe comportare la fine del rapporto, col rischio di ritrovarsi definitivamente soli e ancora avvolti nelle proprie tenebre. Vorremmo parlarne con qualcuno, ma davvero non possiamo, è una battaglia che dobbiamo vincere da soli. È una realtà inquietante, alla fine tutti noi vorremmo avere qualcuno con cui poter esprimere completamente noi stessi, ma non sappiamo se questo qualcuno esista veramente. E ammesso che esista, si teme sempre di poterlo "corrompere", come facevi notare, mettendolo a parte del nostro lato più nascosto e profondo.
È un aspetto molto interessante dei rapporti umani quello della reciproca contaminazione, ci sarebbe tanto da scrivere su questo.

Infine, per quanto riguarda l'origine di questo malessere, se ci pensiamo molti dei nostri problemi nascono proprio dall'interazione con le persone sbagliate, che purtroppo è sempre fin troppo facile trovare. Non ho ancora visto dei livelli di abiezione e crudeltà come quelli che hai descritto, ma non mi stupisco che esistano "persone" che li abbiano raggiunti. Tutto quel che possiamo fare è imparare a riconoscerle ed evitarle. Non so se esista un modo per combatterle, sono ancora troppo inesperto per averne un'idea a riguardo.
Per il resto mi unisco all'elogio che ti rivolge Project, ha proprio ragione :D

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IsabellaCucciola
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Re: Alice nel paese del lutto

Messaggioda IsabellaCucciola » lunedì 29 agosto 2016, 21:13

@progettogayforum
Project, ti ringrazio molto per quello che hai scritto.
Ieri ero indecisa se scriverti o meno, proprio per non disturbarti, però alla fine ho pensato che prima ti avvisavo e meglio stavi.
Ti mando un grande abbraccio :) !

@Birdman
Ti ringrazio per quello che hai scritto :) .
Birdman ha scritto:Ciao Isabella, volevo farti i miei complimenti per il tuo racconto, hai dipinto delle immagini molto forti in alcuni passaggi, terribilmente intense e significative, che ho apprezzato molto.

Ero indecisa se postare il racconto sul Forum, poiché avevo paura di venire “censurata” per quello che avevo scritto, e per aver evocato immagini veramente forti, oltre ad aver paura del giudizio di chi legge.
Birdman ha scritto:Come faceva notare Project, l'incomunicabilità domina la situazione che Alice sta vivendo. È terribile avere una persona cara al proprio fianco, ma sapere che non potrà mai comprendere i nostri turbamenti. Superare quel confine potrebbe comportare la fine del rapporto, col rischio di ritrovarsi definitivamente soli e ancora avvolti nelle proprie tenebre. Vorremmo parlarne con qualcuno, ma davvero non possiamo, è una battaglia che dobbiamo vincere da soli. È una realtà inquietante, alla fine tutti noi vorremmo avere qualcuno con cui poter esprimere completamente noi stessi, ma non sappiamo se questo qualcuno esista veramente. E ammesso che esista, si teme sempre di poterlo "corrompere", come facevi notare, mettendolo a parte del nostro lato più nascosto e profondo.

La situazione che sta vivendo Alice è una sensazione che vivo dal 2010/11. È abbastanza pesante in alcuni momenti, e ci sono stati alcuni momenti in cui avrei voluto parlarne con qualcuno. Il fatto di aver accennato a questa cosa qui nel Forum è stata una cosa molto pensata. Si ha paura a parlare di certe cose non solo per la paura di “corrompere”, o “infettare” qualcuno, ma soprattutto perché si ha paura di non venire capiti, ma solo giudicati.
Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.


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