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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Le prigioni
MessaggioInviato: domenica 26 maggio 2013, 21:01 

Iscritto il: martedì 4 settembre 2012, 21:50
Messaggi: 206
Servo un padrone
fatto di parole
Vivo dentro un
labirinto
con pareti
di omosessuale,
transessuale e
bisessuale
Ed io che non so
chi sono
senza leggere le pagine
di un vocabolario
rimango a guardare
dalla finestra
la vita che scorre
senza istruzioni


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: sabato 8 giugno 2013, 0:17 

Iscritto il: martedì 4 settembre 2012, 21:50
Messaggi: 206
E' morto mio padre,
il cielo si fa buio,
un abbraccio
che non torna
strozza in gola
il fiato
di quelle parole
che non ha udito
E' morto mio padre,
e con lui
è volato in cielo
il rimorso
d'essere omosessuale
E' morto mio padre,
e mi ha lasciato
prigioniero
del rimorso
di aver brindato
alla sua morte
E' morto mio padre,
ridatemi le lacrime;


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: sabato 8 giugno 2013, 9:22 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Che bella poesia Holden. Esprime tutto il dolore del non potersi riconciliare con chi abbiamo perduto . Il sentimento che esprime è questa spaccatura tra il sollievo per il senso di libertà che si prova a non essere più condizionati e il dolore della perdita. Così ci si sente in colpa un'altra volta , e nel senso di colpa ci sentiamo nuovamente imprigionati.
Ma dopo tutto quello che abbiamo sofferto, e sapendo le pesanti responsabilità di chi ci ha lasciato , questo rimorso , mi chiedo, dobbiamo proprio assecondarlo? Queste nuove sbarre dobbiamo proprio accettarle?
Penso che le lacrime abbiano questo potere di riconciliarci prima di tutto con noi stessi e di aprirci a un nuovo giorno.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: martedì 18 giugno 2013, 0:24 

Iscritto il: martedì 4 settembre 2012, 21:50
Messaggi: 206
Sono gay tra le porte di questo forum
ma non tra le strade delle mie giornate;
Come una farfalla che non sappia più volare
resto ad ali socchiuse
all'interno dei miei pensieri
e soffro la mancanza di libertà
Vorrei non essere diverso
da quel colore della maggioranza,
vorrei non essere me stesso
e nel pensare questo ho già perso
la partita della vita
E allora lascio il campo
a chi ha il coraggio di giocarla
e mi nascondo tra le parole
codardo e perdente
e divento spettatore
delle vostre vite,
rubando i vostri sorrisi
e le vostre carezze
io tolgo la maglia di questo gioco
e vago tra i cocci delle mie finzioni


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: martedì 18 giugno 2013, 1:04 
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Iscritto il: mercoledì 29 maggio 2013, 0:55
Messaggi: 30
Codardo? Perdente?
Mi sembri tutto tranne che questo. Tanti scrittori nascondono i loro pensieri in mezzo a rime insidiose e metafore contorte, si nascondono nelle loro stesse parole.
Tu riesci a esprimerti così, apertamente; ciò che scrivi è reale, è parte di ognuno, ed è questo a dargli forza.
Tienila, questa maglia. È una partita ancora lunga e solo perchè finora non l'hai dominata non vuol dire che tu l'abbia persa.
Capita a tutti, anche solo una volta nella vita, di voler essere qualcun altro. Etero, omo, uomini, donne, ragazzi, adulti. Se ognuno si arrendesse a questo punto, a questa partita parteciperebbero ben pochi giocatori.
Siamo forti, più forti di quanto crediamo, e possiamo vincerla questa partita :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: martedì 18 giugno 2013, 15:56 

Iscritto il: martedì 4 settembre 2012, 21:50
Messaggi: 206
Ciao Kerosene,
hai perfettamente ragione, razionalmente la penso proprio come te e sempre razionalmente non avrei mai scritto quelle parole codardo e perdente, parole estremamente compromettenti per un essere umano, ma ho sacrificato la razionalità all'emotività e alla verità, e sotto questo punto di vista è innegabile che in questo momento della mia vita io mi stia comportando da codardo e perdente, da spettatore della vita degli altri e della vita in genere, un momento che perdura oramai da anni e che ha delle motivazioni abbastanza precise; Io come molti altri provengo da un passato abbastanza duro, un passato che mi ha visto vittima di quello che normalmente viene indicato come bullismo e l'essere socialmente disadattato, per un periodo di tempo che va dall'età di sei anni a quella di ventitrè, un periodo lungo che ha sedimentato dentro di me un sentire ben preciso, quello di sentirmi estraneo e non accettato dagli altri e come risposta a questo sentire la voglia feroce di riuscire ad integrarmi all'interno del contesto sociale, la voglia d'essere accettato dagli altri come persona normale, come persona non diversa, la voglia di non essere più additato da sorrisetti maliziosi e parole affilate, la voglia di diventare un membro normale del contesto sociale, il più normale possibile, e con normale intendo tutto ciò che per la maggioranza delle persone è ordinario e quotidiano, in modo da non essere più additato come diverso; questa esigenza è così radicata in me da riuscire ad impedirmi di andare controcorrente, di fare qualsiasi cosa che potrebbe essere giudicata strana, figuriamoci allora cosa significhi per me il pensiero di poter vivere pubblicamente la mia omosessualità , e con pubblicamente intendo persino una passeggiata con un possibile amico omosessuale; Sono totalmente bloccato, immobile, compromesso sino al midollo con il giudizio degli altri, e da qui quel codardo e perdente che sono frutto della frustrazione che provo verso la vita e verso me stesso; La mia unica speranza di cambiare in meglio la mia vita è legata al fatto di accettare di sfidare quella che per me è la divinità della normalità, ma ho il terrore di farlo, ho il terrore di ritornare agli anni in cui mi sentivo un disadattato, in cui non potevo fare una passeggiata senza essere preso in giro da qualcuno, gli anni in cui avevo il terrore persino di respirare in modo diverso da quello ordinario, perchè questo avrebbe voluto significare divenire oggetto di giudizio e di scherno; Ho capito che nascondere questa paura, verso la quale nutro profonda vergogna, contribuisce allo stallo in cui vivo; nascondere la mia vulnerabilità non fa altro che impedirmi di affrontare il problema, ed allora è questo il motivo per cui mi sono presentato con le parole che ho scritto sopra, perchè ho bisogno di aiuto, da solo non ce la faccio a reagire, e mostrare la mia debolezza forse può aiutarmi a prendere delle scelte più coraggiose di quanto non abbia fatto sino ad ora;


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: venerdì 21 giugno 2013, 2:30 
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Iscritto il: mercoledì 29 maggio 2013, 0:55
Messaggi: 30
La conosco la frustrazione. E il senso di inadeguatezza.
Anche la voglia di essere accettato.
Ci ho sbattuto la testa ancora prima di scoprire di essere gay. Non sei mai abbastanza alla moda, non ti comporti mai come farebbe una persona normale. Cazzo vuol dire normale, poi, ancora non lo so. Tu lo hai inteso come ciò che è ordinario e quotidiano quasi per tutti, ma é solo un idea che abbiamo piantata in testa. Ognuno è anormale, e lo è a modo suo. Cercando di essere "normale" ti uccidi, e mi dispiace dirtelo. Prendi quella parte di te che ti rende unico e la strappi, la bruci, la butti nel cassonetto e sei contento di farlo, perchè adesso sei normale. Ma non sei normale. Sei solo vuoto.
Non voglio che tu diventi così. Non ti conosco, non ti ho mai visto, ma SO che hai qualcosa di bello da dare a questo mondo, anche se lui ti ha dato tanta tristezza.
Anche questa poesia, per quanto triste, ha una sua forza. E viene da te.
So che sembra stupido da dire (e io stupido a dirla), una cacchiatella filosofica stile facebook, ma devi cercare una cosa da fare che ti renda felice, e farla. Cosa avrà da dire il mondo? Niente che non abbia già detto. Parole vuote, senza senso. Nebbia. Le parole del mondo non ti daranno la felicità. Tu sì.
Sembrerà assurdo, ma chi lotta per difendere la propria diversità ha più stima di chi cerca di annullarla. E ti assicuro che la differenza si nota.
Non sacrificarti per un mondo ideale, che neanche esiste.
Puoi essere te stesso. Puoi essere anormale. Puoi vantarti di essere anormale.
Per quanto poco possa consolarti, io non mi aspetterò mai che tu sia normale, non vorrò da te la normalità. Spero che tu sia te stesso. Spero di vederti felice. Nient'altro.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: venerdì 21 giugno 2013, 17:09 
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Iscritto il: mercoledì 26 dicembre 2012, 13:38
Messaggi: 268
Ciao holden78
quello che hai scritto è particolarmente toccante...la paura del giudizio altrui, il sentirsi diverso e disadattato tra la gente, la sensazione di prigionia (come pure hai chiamato il 3d) che senti, il tuo immobilismo...
Purtroppo è una condizione in cui molte persone si ritrovano, magari a livelli e con resistenze diverse, però è così; a volte sento anch io queste sensazioni, solo che il tenersi tutto dentro per così tanto tempo mi ha portato a "odiarmi" per il tipo di carattere che ho. Sinceramente non saprei cosa consigliarti, mi rendo conto che quando un pensiero diventa poi una specie di stile di vita, diviene difficile liberarsene se non con il tempo e il duro lavoro. Credo che molto sia dovuto alla solitudine in cui ci si rifugia, ci fa sentire al sicuro per un po' senza capire che se tagli i ponti con il mondo che ci circonda, siamo noi a restare indietro.
Ogni storia è personale e segue un certo percorso, io mi sto sforzando di ricrearmi una vita per i fatti miei ma non è per niente semplice visto che ho notevoli difficoltà anche solo a scambiare 2 parole con qualcuno, figurarsi crearsi un ambiente nuovo dove poter stare bene. La paura della solitudine è diventata un ombra nera su tutta la mia vita, eppure da solo passo la stragrande maggioranza del mio tempo senza che nessuno sappia di me.
Ti auguro davvero di essere fortunato e che qualcosa sblocchi la tua situazione, quello che ti ha scritto Kerosene è tanto vero quanto bello: la normalità è relativa e ognuno di noi può tirarsi fuori dai problemi solo attingendo a metodi e forze proprie, sperare che una mano arrivi da fuori è un mezzo suicidio.



_________________
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. (P. Coelho)
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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: mercoledì 9 ottobre 2013, 1:08 

Iscritto il: martedì 4 settembre 2012, 21:50
Messaggi: 206
Il tuo nome è scritto sulla sabbia
lo prendo tra le mani e lo perdo
il tuo nome è scritto sulla sabbia
lo perdo ma non mi arrendo
il mare cancella le nostre impronte
ma io corro e non mi fermo
Cammino sulla sabbia per scrivere il tuo nome
ma il mare lo cancella e poi piange
Cado in ginocchio e tocco la vita
in cerca di te
ma dio non risponde
Ti prego alzati e cammina
uomo della sabbia
la libertà non è un dono
Prendi forma questa notte
e poi dimmi se sono ancora un vivo
E' un urlo al nostro dio
questo dolore che acceca
e che non trova più le lacrime
Siamo figli di un padre
che ha cresciuto le nostre vite
come fosse un frutto da raccogliere
Ma noi non siamo più dei figli
Siamo la carne dell'amore
ed amiamo i diversi
Stringi forte e non fermarti
perchè altrimenti non ho respiro
Vieni andiamo a casa
il mercato degli schiavi è chiuso


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 Oggetto del messaggio: Re: Le prigioni
MessaggioInviato: mercoledì 9 ottobre 2013, 1:46 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5084
holden78, che belle cose scrivi, quando le leggo mi colpiscono sempre e mi suscitano tante domande. Mi aiuti a pensare.



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