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 Oggetto del messaggio: Re: Progettino (feuilleton a puntate)
MessaggioInviato: giovedì 13 aprile 2017, 8:21 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
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Capitolo VIII



Lasciatemi ogni ruga.
Le ho pagate tutte care.

Anna Magnani



Accostò la poltrona al caminetto che scoppiettava allegramente riscaldando quell'umida sera di aprile.
Zia Margherita lo fissava: - si direbbe che ti piaccia star qui. Non l'avrei mai creduto-.
- Forse - rispose Progettino con fare assorto.
- Sei un ragazzo interessante, avrei dovuto venirti a stanare dal tuo esilio, dire a mio fratello che non aveva diritto di portarti via per sempre dalla tua terra profonda. Ma ci avevano insegnato a non interferir mai, neppur minimamente nella vita altrui. Ci avevano inculcato un totale controllo dei sentimenti e degli istinti. Allora io... - e gli occhi di zia Margherita si accesero di una passione lucida - io li ho scatenati diversamente. Sembra che le mie storie facciano rabbrividire, siano troppo fantastiche, fuori dalla realtà. Ma le cose che contano accadono sempre fuori dalla realtà...voglio dire, da quella strana realtà che molti, troppi, pensano ancora stia da una qualche parte, in un là fuori-.
Progettino s'inchinò leggermente verso di lei: - c'è una stanza all'ultimo piano molto bella con cortine di velo che scendono sul letto, dissimulandolo e, su un mobile, vi ho visto un tuo ritratto-.
-Mi hai riconosciuta?-
-Sì. Eri davvero molto bella con quei capelli lunghi, chiari e sciolti...e...-
Progettino tacque e zia Margherita interpretò il suo silenzio.
-Ti chiedi perchè non abbia nessuno? Perchè conduca qui questa vita solitaria e fuori mano? Fino a ieri c'era ancora mia madre ma per me era come se non ci fosse. Se ne stava chiusa nella sua angusta torre d'avorio in compagnia dei suoi princìpi, delle sue certezze e delle sue fobie. Almeno non c'erano urti e tuo nonno morì ancora giovane quando io non avevo neppure vent'anni. Mi son sempre chiesta se la vita con una donna come mia madre non sia stata troppo ardua per lui-. E la voce della donna era stranamente leggera come se esprimesse banalità invece che asperrimi commenti.
-Ho avuto un ragazzo- riprese -e fu quasi logico che scegliessi un uomo che non piaceva a mia madre, anzi, l'ultimo uomo che lei avrebbe voluto per me-.
Zia Margherita agitò leggermente l'attizzatoio nel caminetto risvegliando lingue di fuoco in una fitta eruzione di scintille.
- C'è una famiglia da queste parti con cui abbiamo sempre avuto relazioni difficili e complesse che risalgono ormai molto indietro nel tempo...alla Rivoluzione, figurati, quando i nostri avi eran riusciti a rifugiarsi in Inghilterra anche grazie ai loro buoni uffici. E questa famiglia plebea, di origine scozzese, i McKoon, ne approfittò poi per comprare molte terre e proprietà che eran nostre a prezzo stracciato...Vecchie storie e di molto esagerate ma che han creato tra noi strani legami d'interdipendenza.
I McKoon divennero, da allora, una famiglia di amministratori e notari e noi Scarole-Catalogne, con i cospicui beni che ancora ci restavano, ne fummo i clienti più importanti e, come dire, assolutamente dipendenti. Siamo sempre stati incapaci, da allora, di padre in figlio, a gestire i nostri interessi in totale autonomia senza di loro.
Anche oggi io stessa non ho le idee del tutto chiare sull'amministrazione complessiva della tenuta. Ci pensa lo Studio McKoon nella persona dell'ultimo discendente della famiglia, Gaster McKoon-.
Zia Margherita depose l'attizzatoio gli occhi persi nel fuoco. - Gaster è rimasto solo perché il suo unico fratello, di poco maggiore di lui, è morto giovanissimo, tanti anni fa. Era lui il mio ragazzo, si chiamava Lou. Contrariamente a Gaster, Lou McKoon era glabro, biondo, slanciato, gentile. Stranamente, non sembravano fratelli proprio in nulla. Ci vedevamo di nascosto e lui aveva per me gli occhi dell'amore. Se hai già avuto un amore, una passione, un sentimento che la tua vita potesse stare tutta nella proiezione magnetica su di te dello sguardo di un'altra persona, nello strettissimo spazio del suo tenero abbraccio, allora puoi capire. E, - con la voce che si velava, - è morto a ventidue anni, quando io ne avevo diciotto, in un incidente di caccia-.
Progettino assentì con un gesto di compassione e gli occhi di zia Margherita divennero due fessure: - Lo sapevi?-
- Forse sì. Ma non saprei dirti come. Mio padre non m'ha mai parlato di nulla ma, stamane, nella tua vecchia stanza...-
-E ti sono rimasti altri echi?-
-No, non saprei, non credo. I miei pochissimi e confusi ricordi non sempre combaciano con le cose che ho trovato qui-.
La voce della zia riprese: - Lou fu ucciso in un incidente di caccia, è vero, nel bosco di Roquette-Déchirée, poco lontano da qui. Malgrado l'inchiesta, non si è mai saputo chi sia stato. Pareva che nessuno dei pochi partecipanti alla battuta potesse esser sospettabile od avere un movente degno del nome. Allora dissero che poteva essere stato un cacciatore di passaggio o di frodo, una di quelle malefiche talpe che vengono a parassitare i giardini altrui. Molti asserirono di aver visto degli esseri oscuri e sconosciuti sbucare a cacciare in quel luogo proprio il giorno della disgrazia. Ma poi, col tempo, cominciarono a girare le voci più assurde: una vendetta della nostra famiglia contro i McKoon, vecchi dissapori rinfocolati dalla mia relazione con Lou che ardiva pretendere alla mia mano...mio padre, persino mia madre che era un'ottima tiratrice avrebbero potuto...Cose pazze, deliranti - concluse zia Margherita abbandonandosi finalmente contro la spalliera della poltrona e, dopo un attimo di silenzio, - La mia vita di donna è finita quel giorno. Son rimasta qui a viver di ricordi, di immagini, di fantasie. E' un fatto che questo lutto mi ha consentito di non misurarmi con la costruzione di una vita alternativa, con una quotidianità in comune che dev'esser dura ed anche snervante a volte. Ho potuto persino immaginare che sarei stata sempre perfetta come moglie e come madre, che sarei stata sempre meravigliosamente felice insieme a Lou. Non sarà, almeno questo, uno straordinario vantaggio?- .


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 Oggetto del messaggio: Re: Progettino (feuilleton a puntate)
MessaggioInviato: sabato 15 aprile 2017, 15:07 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
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Dove avviene la metamorfosi e, per l'irosa vendetta delle ctonie da lui irrise negli ascosi buchi ipogei, il tragico destino di Progettino si compie :shock: :? :o :o .
Je vous salue... Monsieur de la Taupe 8-) ^_^


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 Oggetto del messaggio: Re: Progettino (feuilleton a puntate)
MessaggioInviato: sabato 15 aprile 2017, 15:14 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
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Capitolo IX

E' fuggita l'estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne' il bene ne' il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l'ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami...
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

Arsenij Tarkovskij



Era tornato nella stanza del ritratto e scrutava, ancora ed ancora, quegli occhi, quel viso di cui avrebbe dato qualunque cosa, adesso, per conoscere il senso, le ragioni profonde. S'era messo a frugare con accanimento metodico, a sollevare e scavare ogni vaso, a tirar fuori i cassetti dell'unico mobile, a ravanar le pareti impenetrabili in cerca d'improbabili tane o ripostigli segreti.
Non aveva udito la porta aprirsi alle sue spalle e la voce di zia Margherita, ancorché misurata, gli aveva strappato uno stupito sobbalzo: - Vedo che sei molto interessato alle cose di tua madre. Son contenta-.
Progettino s'era voltato avvampando:-Scusami, zia Margherita-.
-Non ti devi scusare. E' anche casa tua. Ma riuscirai a trovar quello che cerchi? Queste vecchie cianfrusaglie potranno, al più, lasciarti intuire, immaginare qualcosa. Davvero vuoi sapere quel che è accaduto alla tua famiglia o desideri solo provar qualche emozione?-
Progettino taceva.
-Se non vuoi non ti dirò nulla. Sei tu che devi decidere se vuoi davvero sapere che cosa è accaduto a tuo padre e tua madre. Potrebbe anche essere un modo per amarli diversamente ma, forse, preferisci far come ho fatto io: restarne ai margini in un'altra realtà tutta tua e, dopo, continuare a restarci per sempre, come me.
E' un modo tranquillo di vivere. O, fors'anche, come più ti garbi vedere la cosa, di non vivere-.
Progettino gettò sul dipinto uno sguardo angosciato.
-E quel quadro?-
-E' stato l'unico che tua madre abbia dipinto e... sì, è un autoritratto. Tua madre ti amava, ti amava profondamente-.
-Ed allora... -il gesto che protesta contro le assurdità del fato - Perché se n'è andata in quel modo?-
-Ti ha lasciato con dolore - riprese zia Margherita dolcemente - questo almeno lo devi sapere. Ero la sola che le corrispondesse anche se non c'è mai stata tra noi una grande intimità e, nell'ultima cosa che mi scrisse, parlava di te, chiedeva a noi tutti di amarti, confessava che, nel vivere, avrebbe potuto darti soltanto dolori-.
-Ma che cosa le era successo infine?- esalò Progettino.
-Ha amato un uomo che non era tuo padre. Aspettava suo figlio da lui-.
-E chi era quest'uomo?-
-Eh, - sospirò zia Margherita - era quasi inevitabile, come fosse scritto in un destino...-
-Ma di chi parli?-
-Era un McKoon, naturalmente: Gaster McKoon, il fratello di Lou. Te l'avevo detto che, tra le nostre famiglie, ci son sempre stati questi legami terribili-.
-E mio padre...Ha mai saputo?-
-Tuo padre mai. Tua nonna, invece, con quel dono intuitivo che abbiamo sovente noi donne, in qualche modo sapeva. Non so come abbia fatto, ma... sapeva-.
Progettino sentiva lo stomaco chiudersi: -Voglio andarmene, voglio partire-.
Il viso di zia Margherita, tutta la sua persona slanciata, sembrarono impercettibilmente rattrappirsi.
-Va bene, - disse dopo un attimo - come vuoi.

La notte, nelle poche ore di dormiveglia, sognò di camminar lungo lo stagno. La madre emergeva lentamente dall'acqua guardandolo con gli occhi del ritratto. Le sue labbra si muovevano. Senza voce.

Non aveva idea dell'ora quando sentì bussare alla porta.
-Sono zia Margherita, posso entrare?-
Riluttante, si tirò su contro i cuscini. - Sì, prego -
-Buongiorno, posso far chiaro? Hai dormito male questa notte?-
-Avresti potuto immaginare il contrario? -rispose Progettino mentre la stanza s'illuminava della luce del primo mattino.
-No, certo, ma pensavo al tuo ritorno. Mi spiacerebbe se tuo padre ti vedesse così abbattuto e non credo vorresti spiegargliene la ragione-.
-No, infatti-.
-Allora dovresti farti coraggio, e prepararti a tornare a casa fresco come quando ne sei partito. Perché non ti alzi ora che ha appena albeggiato?
Perché non fai due passi in giardino per quest'ultimo giorno? E poi vorrei chiederti un piacere: vorrei che la nostra ultima colazione insieme fosse elegante, garbata, senza scosse. Dopo tutto siamo degli Scarole-Catalogne ed ho un ospite oggi. Senza di te sarebbe stata una delle solite colazioni d'affari come a volte ne ho con il nostro amministratore ma oggi vorrei essere fiera di mio nipote, di Monsieur Progettinò nel suo dominio di Scarole-Catalogne-.
Progettino annuì dolcemente.
Non aveva alcuna ragione di serbar rancore a zia Margherita che gli aveva semplicemente rivelato ciò che lui per primo aveva voluto sapere.
E se adesso non riusciva a reggere il peso di quelle verità doveva fare i conti solo con sé stesso.
Si vestì, uscì, andò a visitare i giardini e la piccola serra e, quando si avvicinò l'ora della prima colazione, si ricordò che la zia aveva un ospite e volle far loro la cortesia di cambiarsi d'abito, profumarsi e rassettarsi con cura i lucidi e neri capelli. Infine scese ed entrò nel vestibolo che dava nel salone da dove, forse, la zia l'avrebbe fatto chiamare per passare a tavola. L'uomo era lì, controluce, sì che, in un primo momento, ne avvertì soltanto una figura stagliata sul fondo verde del giardino.
Si fermò come stupito per una presenza che, pure, gli era stata preannunciata. Poi mosse un passo con un blando sorriso per essere, come voleva zia Margherita, un vero Monsieur de Scarole-Catalogne, divertito in quel pensiero, per un attimo rapito in quel giuoco. Avvicinandosi, finalmente, vide il suo volto. Senza età, pensò, soltanto splendido, risoluto, meravigliosamente costruito, i capelli ancor fini, corti, lucidi e neri, la fronte rotonda ma sfuggente, gli occhi come due minuscole pietre scure.
Piacere, -Sono Gaster- diceva l'uomo tendendogli la mano. Lui continuava, intento, a fissarlo. -Sono il figlio di Dionea!- eran le parole che gli salivano dentro.
Ma non poteva pronunciarle. Non poteva fare altro che guardarlo, cercar invano dentro quegli occhi minuscoli, meravigliarsi per ogni tratto di quel viso affusolato ed oscuro, di quel naso stranamente appuntito, di quella bocca dagli orli avidi e sottili.
Si accorse che anche l'uomo lo fissava, che prendeva coscienza di lui con la stessa avida intensità. Sentì la sua mano spessa e glabra ed il suo calore, le loro corte dita, fortemente ungulate, si tastarono smaniose poi, lentamente, si strinsero. Aver appagato questa smania imperiosa gli pareva ora importante quanto la vita stessa.
L'uomo inclinò leggermente il capo quasi ad assentire.
-La colazione è servita - annunziò zia Margherita affacciandosi dalla porta del salone.

Fine, basta, explicit

La guallera l'amo scassata abbastanza :mrgreen:


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