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 Oggetto del messaggio: Vasari ...
MessaggioInviato: lunedì 12 marzo 2012, 17:33 
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Riapre il Corridoio di Vasari, un chilometro di meraviglie
Ginevra Visconti Bassetti
Riapre il corridoio vasariano. Per Firenze è un evento: tra le 700 opere d’arte del XVII e il XIX secolo esposte in questo prezioso percorso sopraelevato, lungo più di un chilometro, che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, passando attraverso la Galleria degli Uffizi, è inclusa la più grande collezione al mondo di autoritratti in cui ci vengono svelati i volti dei più illustri artisti della nostra storia. Iniziata dal cardinale Leopoldo de’ Medici nel XVII secolo, la collezione è continuamente cresciuta con donazioni e acquisti fino ai giorni nostri.

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11 marzo 2012 - 12:05


Era il 1560 quando Cosimo de Medici incaricò Giorgio Vasari di realizzare uno dei progetti più grandiosi di Firenze: costruire la Galleria degli Uffizi per riunirvi e concentrare gli uffici della sua potente dinastia. Solo cinque anni dopo, l’allora granduca di Toscana, in occasione delle nozze del figlio Francesco con Giovanna d’Austria, pensò di celebrare la sua magnificenza e quella della sua città facendo realizzare dal Vasari un altro progetto straordinario: un corridoio che, passando sopra gli Uffizi, unisse il Palazzo della Signoria, sede del governo, a palazzo Pitti, residenza della famiglia. Strategicamente era un modo per dimostrare che il governo della città non era diviso da quello della famiglia Medici. Metaforicamente, il passare sopra la testa dei fiorentini confermava la sua ambizione di potere assoluto, il segno della sua grandezza.

Consapevole della sua accresciuta potenza, Cosimo aveva valutato anche i vantaggi pratici che avrebbe avuto tale corridoio: memore di come papa Clemente VII fosse fuggito durante il sacco di Roma attraverso il “Passetto”, che collegava i Palazzi Vaticani a Castel Sant’Angelo, il percorso gli avrebbe permesso di trasferirsi da un palazzo all’altro senza bisogno di una scorta armata, consentendogli così una rapida fuga in caso di congiure contro la sua persona. «Il Corridoio non è solo una galleria d’arte, ma è un simbolo della salvezza di Firenze», spiega la guida Marco Carniani, autore, con Paolo Paoletti, di Firenze, guerra e alluvione, in cui racconta la storia del corridoio e di come sia miracolosamente sopravvissuto sia all’alluvione del ’66, sia alla Seconda Guerra Mondiale. «Questo conferma che è un corridoio salvifico», aggiunge.

La salvezza di Cosimo stava a cuore al Vasari, suo architetto di fiducia, al punto che, nonostante i lavori della galleria degli Uffizi non fossero ancora stati completati, riuscì ad accontentare il duca realizzando il corridoio in tempi brevissimi. Nelle sue Ricordanze, Vasari ricorda di aver fatto “in men di cinque mesi cose che non si credeva che si conducessi in cinque anni”. Soddisfatto, Cosimo percorreva il suo corridoio per muoversi indisturbato da un palazzo all’altro, passando sopra alcune delle più affollate vie di Firenze, controllando così le attività delle botteghe, “spiando” i suoi sudditi, e godendo indubbiamente di una delle più affascinanti viste di Firenze.

Costeggiando Palazzo Vecchio per via della Ninna, alzando lo sguardo è possibile vedere l’inizio del corridoio che, dalle centenarie pareti di Palazzo Vecchio, scavalca la via e scende dentro gli Uffizi nel punto in cui anticamente risiedeva la Chiesa di San Pier Secheraggio, che fu demolita durante i lavori. Una volta attraversate le sontuose gallerie degli Uffizi, espressione dello splendore mediceo, e oggi del nostro più grande patrimonio artistico, il corridoio, attraverso una porta che viene aperta solo per le visite speciali, scende verso il basso con una scalinata. È qui che comincia quella parte del Corridoio vasariano ai più sconosciuta. «In realtà il corridoio è visitabile sempre, ma bisogna inviare una richiesta alla segreteria degli Uffizi», spiega Fabio Sostegno, custode esperto e affezionato del museo. «Il problema del corridoio è la mancanza di personale, necessario per coprire la sua lunghezza; per questo si organizzano visite guidate a piccoli gruppi», dice Sostegno richiudendo a chiave dietro di sé la porta. La prima impressione è di accedere a un luogo speciale, aristocratico, segreto e anche un po’ misterioso. Per tre secoli il corridoio fu usato esclusivamente dai granduchi fiorentini. Nel 1866, quando Firenze fu capitale d’Italia, re Vittorio Emanuele II lo aprì al pubblico destinandolo all’esposizione di opere d’arte. “All’epoca di Cosimo il corridoio era solo un passaggio, le opere d’arte erano conservate nella galleria degli Uffizi, il cui accesso era riservato solo all’alta nobiltà”, spiega Carniani.

Percorrendo il corridoio, nel primo tratto, lungo lo scalone, si ammirano pittori caravaggeschi del primo Seicento, prediletti da Cosimo II. La Natività dell’olandese Gherardo Delle Notti, seppur distrutta, è stata conservata a testimonianza della bomba dell’attentato mafioso di via dei Georgofili, che nel 1993 ha provocato la morte di cinque persone e rovinato tre dipinti, rimpiazzati oggi da copie perfette.

Scendendo verso il tratto del corridoio che sovrasta Lungarno Archibusieri, lungo le lunghe pareti spiccano le opere del Borgognone, del Guercino, del Domenichino, e una serie di ritratti che illustrano la famiglia medicea. Uno di questi ritrae l’ultima capostipite della famiglia, Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III, con la quale si estingue la grande dinastia europea. Il ritratto del cardinale Leopoldo de’ Medici del Bacciccio, è degno di nota giacché Leopoldo, ultimogenito di Cosimo II, alla sua morte lasciò numerosissimi quadri, sculture, disegni, medaglie e oggetti preziosi, e la grande collezione di autoritratti. Iniziata e ideata da Leopoldo verso la metà del XVII secolo, proseguita dal nipote Cosimo III e poi ampliata dai granduchi di Lorena, la collezione fu poi accresciuta durante il Regno d’Italia e incrementata costantemente fino ai nostri giorni. Cosí, camminando per il corridoio che passa sopra Ponte Vecchio, ci vengono svelati i volti dei grandi artisti del passato.

Per primo, in onore al suo operato, si trova l’autoritratto di Giorgio Vasari, artefice del corridoio. Di fronte a lui, il quadro di Jacopo Chimenti, detto l’Empoli, ritrae Sant’Eligio. Il santo, protettore degli orafi, è stato collocato all’inizio per ricordare le botteghe degli orafi fiorentini che sostituirono le botteghe dei macellai. La collezione di autoritratti dei pittori più rappresentativi dell’arte continua con l’autoritratto di Leonardo da Vinci, dichiaratamente falso, copiato dal disegno della Biblioteca Reale di Torino, e prosegue con un affreschino su embrice che ritrae Andrea del Sarto. Tra gli autoritratti del Cinquecento s’incontrano quelli di Baccio Bandinelli e Alessandro Allori e l’Empoli, mentre sulla parete opposta sono esposti gli autoritratti dei veneti tra cui Marietta Robusti, detta la Tintoretta, ritrattasi con un clavicembalo e uno spartito in mano per risaltare anche la sua attività di musicista. Particolare il ritratto di Carlo Dolci che si ritrasse mentre nella mano destra mostrava un altro suo autoritratto. Fra i pittori del Settecento spicca l’Autoritratto di Rosalba Carriera che si è dipinta nell’atto di ritrarre sua sorella Giovanna.
Dopo gli autoritratti dei pittori fiorentini del Seicento e Settecento seguono quelli dei pittori della scuola bolognese del Seicento: Annibale Carracci, Guido Reni, Domenichino e Guercino. Non da meno sono gli autoritratti di Pietro da Cortona e del suo allievo e collaboratore Ciro Ferri, l’autoritratto dell’altro genio del barocco Gian Lorenzo Bernini, e quelli di Giuseppe Maria Crespi, Luca Giordano, Salvator Rosa e del Baciccio.

Oltrepassato Ponte Vecchio, il corridoio espone autoritratti di artisti stranieri del Cinquecento e del Seicento tra cui quelli di Rubens, Rembrandt, Van Dyck, Sustermans, Velázquez Kaufmann e quelli di artisti francesi e inglesi. Qui, con una finestra che si apre sull’incantevole chiesa di Santa Felicita, da dove la corte poteva assistere privatamente alle celebrazioni religiose senza mescolarsi con il popolo, s’interrompe la serie degli autoritratti per lasciare spazio a una serie di miniature fatta di ritratti e ritrattini di pittori inglesi, francesi, tedeschi e olandesi e ventiquattro ritrattini medicei del Bronzino. Riprende poi la collezione degli autoritratti con opere dal Settecento fino ai nostri giorni: gli artisti italiani come Canova, Fattori, Boldini, Pelizza da Volpedo a sinistra, gli stranieri tra cui Mengs, David, Ingres, Corot, Delacroix, a destra. Tra gli esponenti del futurismo appaiono i volti di Giacomo Balla, con la tazzina del caffè nel suo Autocaffè, Gino Severini, Renato Guttuso e Giorgio Morandi. L’ultimo autoritratto è di Marc Chagall, donato personalmente dall’autore nel 1976.

Terminata la rassegna dei volti illustri, termina anche il percorso del corridoio, che, come per magia, sbuca all’improvviso sul Giardino di Boboli, presso un’altra grande opera d’arte: la grotta del Buontalenti.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/corridoio-vasar ... z1ouuyEHcs



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 Oggetto del messaggio: Re: Vasari ...
MessaggioInviato: venerdì 14 giugno 2013, 14:26 
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Iscritto il: domenica 1 luglio 2012, 0:16
Messaggi: 137
Quando visitai Firenze guardai i corridoi sopraelevati lungo l'Arno senza rendermi conto che geniale collegamento essi costituiscono, meravigliosi e fortemente scenografici, al di là delle opere d'arte contenute trovo veramente geniale la concezione architettonica in sè.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/c ... e.Arno.jpg
Quel modo di progettare che oggi in Italia è stato perso, non si sa più mischiare funzionalità e bellezza come si faceva prima. Oggi c'è una ripresa, ma molto debole...
Immagino come dev'essere stata la vista di Boboli dopo il lungo percorso, avrei pagato anche 8-10 euro solo per percorrerlo senza la vista delle opere.



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