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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: una richiesta d'aiuto
MessaggioInviato: venerdì 8 gennaio 2016, 18:10 

Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41
Messaggi: 79
Ma certo, Luce, il tuo pensiero era chiarissimo. Erano soltanto valutazioni mie. Grazie ancora, ciao!


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 Oggetto del messaggio: Re: una richiesta d'aiuto
MessaggioInviato: mercoledì 13 gennaio 2016, 1:18 

Iscritto il: domenica 3 gennaio 2016, 19:47
Messaggi: 2
Ci ho messo tanto ad elaborare una risposta, ma ci ho pensato tanto.
Innanzitutto GRAZIE a tutti per le risposte. Mi hanno dato qualche attimo di sollievo come non provavo da un bel po’ di tempo. Sapere che ESISTE qualcun altro è di grande conforto.

Progettogayforum:
Cita:
tradotto in chiaro significa una reale indipendenza economica. In caso si necessità potresti anche cambiare ambiente, perché non si può uscire di senno cercando di conciliare l'inconciliabile.


Sull’indipendenza economica è qualcosa su cui sto cercando di lavorare da diversi anni, e non è più ormai così lontana. Mi fa un po’ paura l’idea del vivere solo, ma ahimè è un passo da fare. Come ben mi scrivi “non si può uscire di senno cercando di conciliare l’inconciliabile” e forse (spero) non avere il silenzioso, assillante, stile di vita che la società (tramite la famiglia) ci impone potrebbe giovare a qualcosa. Non riesco ad immaginare come potrebbe funzionare un eventuale “coming out” senza un compagno vicino, senza un appoggio, vivendo solo. Mi rendo conto - per la prima volta - che l’idea che la famiglia si trovasse in una specie di bolla ben protetta dal mondo, è pura follia. Vivono anch’essi schiavi del pregiudizio altrui, schiavi del «cosa dirà la gente?».
Supponiamo ora di vivere soli, senza nessuno. Sono sicuro di farcela con il mondo addosso? No… ma contemporaneamente, è fattibile all’interno di una realtà familiare già in fase di implosione indipendentemente da cosa interessa a me affettivamente? No.

Melory:
Cita:
Situazione abbastanza simile alla mia, a parte che a scuola era praticamente impossibile solo tentare di fare "coming out"


Anche nella mia, ma sembrava esserci diversità di trattamento fra l’essere un ragazzo normale alla ricerca di un ragazzo normale (dove normale = maschio comune che vive la sua idea di maschio comune) e l’essere un gay capace di dare credito a tutti i chichè sui gay. Loro, e lo dico con il massimo rispetto, facevano anche un po’ di folklore alternativo, perciò potevano anche venire tollerati (di tanto in tanto). C’era poi il problema che non appartenendo ad alcun gruppo i motivi di derisione non scarseggiavano mai, figurarsi fregarsene e dare ulteriore materia su cui lavorare.
Infine c’è l’aspetto caratteriale: così come esiste l’etero donnaiolo e l’etero riservato, non vale anche per gli «anormali»? Ho letto qualche giorno fa sul forum di un ragazzo che si è rivolto ad un Arcigay e ha trovato soltanto tanta delusione, senza contare che volevano fargli distribuire volantini in giro (?!?!?). In che mondo viviamo? Qualcuno ha mai visto una “squadra etero” fare volantinaggio? Se sei etero, hai delle difficoltà e decidi di rivolgerti a qualcuno, ti mandano a fare volantinaggio?

Nexus80:
Cita:
ho dieci anni più di te (mi son svegliato un po' tardi) ma mi identifico perfettamente sia nel senso di smarrimento che provi sia nell'idea dell'amore genuino e rispetto autentico che deve esserci in una coppia. […]Anche io la penso come te sull'amore (sarà forse perché ne ho ancora avuto una storia piena ma due forti e genuini amori etero ) e che tutto non debba essere ridotto al mero incontro occasionale sessuale, la sveltina e via. Confesso che in alcuni momenti preferirei essere uno da sveltina e via, due click su qualche sito di incontri e/o qualche seratina in qualche locale e mi toglierei i miei sfizi e via, sarebbe più facile della ricerca del vero amore, ma che cosa resterebbe dopo qualche ora o una notte? La ricerca della prossima avventura?

Sembra che l’abbia scritto io… Storie ipotetiche con altri ragazzi etero. In dieci anni sarà capitato una manciata di volte. Incontro il bravo ragazzo semplice e mi "innamoro"(?). Non il gran figo, il leader, quello stimato da tutti. Quello semplice, un tantino interessato a sondare la superficie delle cose con genuinità. Mai il sofisticato, l’importante, il riccone. Quello semplice. E tanto più è semplice, tanto più vive di piccole cose, tanto più mi considera anche solo distrattamente e mi aiuta, tanto più ci affosso dentro, ed inizio ad osservarlo distrattamente credendo che prima o poi mi capirà, prima o poi farà un passo avanti. Salvo poi redimermi e rendermi conto di sognare ad occhi aperti, prendendo coscienza del fatto che se ha una ragazza/moglie (e forse pure dei figli) forse si interessa di striscio per pura convenienza sociale, noia quotidiana, stima, conoscenza, superficiale amicizia o perché in fondo su questo pianeta la gente si parla…
Intanto passa altro tempo, e non hai di nuovo risolto nulla.
Quali sono le alternative? Andare in un locale gay? Esistono locali gay seri dove la gente non si autoghettizza, dove lo scopo finale non è la caccia al sesso facile e dove non si finisce per organizzare una serata tematica a conferma di tutti i i clichè? Anche se ci sono io vivo in provincia, e di umanamente raggiungibile c'è ben poco. Oltre a questo dovrei andarci in solitaria, e non aiuterebbe sicuramente a rompere il ghiaccio.

Lao:
Cita:
A conti fatti non è affatto facile nel mio caso, dato che non sono dichiarato, sono molto timido (soprattutto quando ho a che fare con questioni “nuove” che non padroneggio) e ho una vita sociale nulla. L’unico ambiente che frequento è quello lavorativo, ma finora nada de nada.


Il tuo ambiente lavorativo non è omofobo? Quanto pensi possa risultare riassorbibile un eventuale “coming out” - anche poco esplicito - sul posto di lavoro? Non si rischia di far traballare tutto? Spesso si pensa che la violenza, laddove non venga esercitata fisicamente, abbia una dimensione psicologica esplicita, ma da quello che vedo io non è quasi mai vero. Sulla questione del “dichiararsi” ad esempio in casa nessuno ha mai detto “esplicitamente” di non volere un figlio gay. E’ qualcosa che è sottointeso, che tutti pensano e nel silenzio generale tutti condividono. Ammesso e non concesso che uno sul lavoro possa anche godere di qualche buon collega e, se ha fortuna, magari di qualche tiepida amicizia, fino a che punto questa situazione è “sopportabile”? Esiste anche il “me ne frego”, ma uno ce la può fare fino a un certo punto. Non mancherà chi velatamente lo farà notare, chi ne farà strumento per altri fini. Forse sono pessimista, ma succede normalmente, indipendentemente dalla variabile “gay” - figurarsi introducendola.

Lao:
Cita:
D’altra parte l’essere gay non è una sfortuna, perché paradossalmente è ciò che ti rende capace di amare come sai fare tu. E’ ciò che ti rende la persona che sei.


In questi giorni ho riflettuto tantissimo su questo, e tanto più cerco di trovarne corrispondenza nella vita di tutti i giorni, guardandomi in giro, tanto più sembra essere vero. Molti “etero” (lo scrivo fra virgolette, perché non riesco a immaginare che tutta quella platea di gente -soprattutto quella che incontro- sia diversa da me - non hanno fatto le stesse cose? Non hanno anche loro vissuto dove io ho vissuto? Non sono andati a scuola come ho fatto io? Non hanno/cercano un lavoro come me? Non desiderano una bella casa e una vita felice?) sembrano vivere bene, ma sono in realtà schiavi di quello che succede, deve succedere, o succederà. Dovranno presto iniziare a concepire l’idea di avere un figlio, di mandarlo a scuola, e di mantenere il rapporto squisito (e tale farlo sembrare) anche laddove non lo fosse più. Effettivamente su quel lato per noi nessuno di quei problemi si pone come principale, e non esiste uno schema definito di regole tale per cui se tutti lo fanno, lo si deve fare.

Lao:
Cita:
Un futuro sereno per te è possibile se incontrerai la persona giusta (e perché non dovresti incontrarla?)

Vivo nella paura di non trovarla perché come posso trovarla? Quali sono le reali probabilità di trovarla tenuto conto in maniera coerente di tutte le variabili?

Help:
Cita:
continuavo a fare sogni che mi hanno fatto capire che stavo auto-distruggendomi

E’ la sensazione che ho anche io, ma più cerco di venirne fuori, più sembra che le cose mi sfuggano. Dopo il mio primo messaggio ho iniziato a lavorare tanto sul “prenderla bene” (sembra porti a qualche minimo risultato) ma mi rendo conto di aver vissuto per troppo tempo in un ambiente che inietta volutamente la paura per evitare di farti fare quello che vuoi; lo sto capendo soltanto adesso. Intanto però appena mi proietto in un contesto sociale mi sento vulnerabile, ed alla fine mi rifugio in me stesso alla ricerca di un riparo da chi, spesso inconsapevolmente, mi ferisce ogni giorno facendomi tornare allo stesso punto fermo.

Help:
Cita:
Con le altre persone per fare C.O. vacci con i piedi di piombo.

Sono d’accordo, però è anche il principale motivo per cui negli ultimi 10 anni non ho risolto nulla. Come trovo qualcuno se nessuno sa? Come mi trovano gli altri se non sanno e se hanno il ristrettissimo giro che ho io? Perché mai dovrebbero fare il primo passo se aspettano -come me- che lo facciano gli altri? Non è una situazione facile. Se lo faccio io implica che la gente in qualche modo sa. Se non lo sa, lo viene immediatamente a sapere = la situazione precipita a sua volta. Se invece l’uomo del mistero si presenta e mi conquista il fatto che la gente lo sappia è tutto sommato di poco conto, perché in ogni caso non vivrò solo questo peso. Senza contare un altro problema, e cioè: provare, ma con chi? Con l’etero simpatico di turno? Non sembra una buona idea (poi magari lo è, perché potrebbe essere etero quanto sembra che lo sia io) ma vedendo la cosa sul lato pratico mi appare poco realizzabile e abbastanza utopistica...

Sunshine86:
Cita:
Penso che tu possa trovare aiuto da una riflessione, magari aprendoti con qualcuno e cercando di trovare qual è quell'aspetto del tuo modo di approcciarti agli altri (o a te stesso) che ti porta ad essere insoddisfatto.


Anche qui molto d’accordo, con qualche difficoltà a individuare la persona giusta… quando uno ha pochi amici, ha anche paura di perderli. Conviene perderli perché risulteremmo patetici in quanto “gay”? Fino a che punto li si può colpevolizzare per la loro incomprensione?

Nexus80:
Cita:
[…] passato il Capodanno a una festa LGBT, un viaggio per distrarmi e iniziare a conoscere un mondo in cui non ero mai entrato. Ho incontrato persone “lanciate” che girano per locali e siti di incontri e non hanno problemi a trovare qualcuno per una notte, mi sono divertito ma anche sentito un alieno, un bambino impaurito.


Come ha risposto Lao anche io temo di non riuscire a vivere un’esperienza del genere. L’incontro con persone “lanciate” (per mio difetto) mi farebbe ricadere nella stessa spirale di sempre, facendomi domandare compulsivamente «è questa la strada?», «è a quello che miro?», «non sembra che io sia come loro. Cosa ci faccio qui?» e la risposta sarebbe il solito «niente, stai continuando a risultare squisitamente fuori luogo, o forse no - stai superando te stesso!». So bene che il frequentare locali gay o siti di incontri non fa necessariamente di una persona una persona “cattiva”, ma non riesco a capire come una di quelle persone possa comprendere il mio schema mentale (deviato?) che mette davanti ad ogni cosa il sondare la bontà d’animo, la capacità di saper darsi una mano a vicenda, di comprendersi, rispettarsi, intendersi e convivere l’uno nel completamento dell’altro. E’ chiaro che oltrepassata la fase conoscitiva seguirà quella sessuale, ma con affettività. Se devo incanalare l’impulso sessuale me lo si lasci fare almeno dignitosamente, con tutto me stesso, in modo che ne valga davvero la pena. Almeno non sarà puro noleggio dell’attrezzatura altrui con finalità egoistica, ma vero affetto, vera stima, vero amore. Diversamente tutto si riduce alla ricerca di chi ce l’ha più lungo, più grosso, più bello, più profumato; resta soltanto un “quanti me ne sono fatti”, la solita pe me incomprensibile fonte di orgoglio.

Dov’è esattamente che sbaglio?


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 Oggetto del messaggio: Re: una richiesta d'aiuto
MessaggioInviato: mercoledì 13 gennaio 2016, 11:28 

Iscritto il: mercoledì 16 dicembre 2015, 2:52
Messaggi: 12
ciao Spe, felicissimo che ti sei fatto risentire, ci credo che ci hai messo tanto, e' davvero una profonda analisi di te stesso che ci hai offerto e mi ha personalmente commosso.

Non conosco gli amici di cui ti sei infatuato pero' riferendomi alla mia esperienza personale che ha davvero tantissimi aspetti in comune con la tua, sono convinto che le amicizie che hai vissuto fossero davvero vere, da entrambe le parti, ovviamente per te era amore per i tuoi amici e' stata amicizia vera.
Trattandosi di etero puoi escludere a priori il secondo fine sessuale, e quindi se almeno sul piano dell'amicizia e dell'affetto eri corrisposto questo puo' solo significare che il primo ad essere genuino, puro, intelligente e pronto a farti in quattro per un amico sei proprio tu; tolti tutti gli aspetti della dolorosita' che un sentimento non corrisposto possa causare, questo e' bellissimo.

Sull'ultima tua domanda "dove sbaglio?" io non credo tu stia sbagliando, sei tu con le tue qualita', emozioni, paure.
Non cambiare in questo, devi solo lavorare sulla parte che ti connette al mondo, ma te, il tuo cuore, sono ok!

Si', sarebbe bello che arrivasse una risposta "stai sbagliando in questo, fai cosi' e per incanto tutto inizia a funzionare", lo so bene!

Mi sa che entrambi (io e te ma penso anche molti altri) cerchiamo qualcosa di vero, qualcosa che sia come gli amori che abbiamo vissuto con una "leggerissssima" differenza, non con etero in modo che possano essere corrisposti.
So bene che questo complica le cose, i luoghi che usualmente frequentiamo (amici, lavoro, ...) sono "etero" nel senso che la maggiorparte della gente e' etero o presunta tale, nessuno gira con un nastrino e qualora uno e' gay e non e' dichiarato non ce lo dira' mai.

Come se ne esce?
Ancora non lo so, io ti dico un po' di cose che sto facendo, intanto in primis cercare di non perdere il contatto con la realta' e cio' che ci piace fare, piu' perdiamo lucidita' e piu' diventiamo ansiosi meno riusciamo a capire cosa vogliamo, abbiamo dei dubbi interiori e dei problemi, ci serve qualcosa che li controbilanci altrimenti implodiamo in un black-hole come una stella morente.
Poi e' necessario fare conoscenze nel mondo gay, anche io vivo una realta' di provincia dove l'omofobia non e' tanto fatta di insulti e pestaggi ma di indifferenza e questo forse e' anche peggio, locali che hanno aperto con tanto di bei post sui blog e poi nel silenzio sono diventati negozi di vestiti, in sostanza ai bolzanini e trentini occorre spostarsi minimo a verona o in austria!
Io provo a seconda di come e' organizzata la mia associazione LGBT a vedere se esistono dei gruppi per fare amicizia, poi magari una persona ne conosce altre anche che non frequentano l'associazione e la rete si crea.
Prima di arrivare qui e soprattutto sulla chat pensavo fosse impossibile conoscere qualcuno e pensavo che "i gay" fossero tutti quelli dei locali e delle scopate usa-e-getta, ho trovato gente vera qua dentro! Peccato siamo sparsi qua e la' per l'Italia ma non disperiamo, qualcuno vicino a te magari salta fuori e forse all'associazione della tua citta' puoi trovare anche gente apposto! Chi va per locali e cerca la sveltina non frequenta neanche le associazioni.

Altra cosa questa e' una scelta mia personale, sono partito col problema "dove/come conosco qualcuno?" e ora ne ho due "dove/come conosco qualcuno?" + "chi sono/cosa voglio?", sento che malgrado tutte le esperienze qualcosa che mi blocca dal realizzarmi c'e', ansia-immaturita'-stress-delusione amorosa(?)-... e quindi penso di fare un po' di psicoterapia, anche solo per smontare il "magnifico" lavoro che ho fatto in tanti anni di soffocare la mia natura!
E forse mi sara' piu' facile lanciarmi.

Se quando te la sentirai, ti aspettiamo nella chat, confrontarsi aiuta molto e anche se siamo distanti ci si sente meno soli.

Un caro saluto e a presto!


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 Oggetto del messaggio: Re: una richiesta d'aiuto
MessaggioInviato: giovedì 14 gennaio 2016, 0:17 

Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41
Messaggi: 79
Ciao Speranza,

Sono contento che ti sia fatto sentire a distanza di qualche giorno dopo aver ruminato su tutto ciò che ti è stato detto. Leggendoti sembri un ragazzo molto riflessivo, analitico, in cerca di risposte e di un rapporto autentico. È vero, quando si è in coppia si è molto più forti e si è in grado di sostenere meglio le cadute e le umiliazioni.
Rispondo alle questioni che in particolare hai rivolto a me. Nei miei scorsi post non intendevo che bisognasse fare coming out sul posto di lavoro, ma semplicemente che, non avendo altri legami sostanziali con il mondo esterno, per il momento, almeno per quanto mi riguarda, il lavoro è l’unico contesto in cui potrei conoscere persone interessanti. Poi, se c’è intesa, potrebbe nascere un’amicizia o addirittura qualcosa in più, ma in quel caso ci si frequenterebbe fuori, di conseguenza i colleghi non sarebbero coinvolti né dovrebbero saperlo. Non so se il mio attuale contesto lavorativo sia omofobo, visto che spesso cambio sede (nell’ultima sede sono arrivato di recente); in ogni caso al lavoro si va avanti con la banale quotidianità senza toccare le tematiche relative all’omosessualità. Ti posso solo dire che nel mio stesso ambito e nella mia zona lavora un uomo omosessuale di cui da decenni tutti sanno e su cui, non so se solo per una questione di facciata, non si hanno che parole di stima. Non ho mai sentito commenti su di lui relativi a questo aspetto della sua persona, sebbene non escluda che vengano proferiti al di fuori della portata delle mie orecchie. Eppure, quanto a quest’uomo, è una situazione risaputa da decenni che ormai credo sia considerata pienamente normale, e infatti è così che dev’essere. Del resto, cosa importa agli altri se io amo un altro uomo? Io, quando vedo una coppia baciarsi, etero od omo che sia, sono contento, perché mi rendo conto che quelle persone stanno testimoniando lo scopo per cui sono nate. Quando amo qualcuno con intensità, autenticità, passione (nel significato etimologico del termine) mi avvicino straordinariamente al senso per cui sono qui.
Mi chiedi se sia possibile incontrare la persona amata ed essere finalmente ricambiato. Sì, credo sia possibile per te, per me e per gli altri. Magari non la incontreremo domani, non ci aspetterà sorridendo con un mazzo di fiori all’uscita di casa, ma sì. Anch’io condivido le tue stesse paure e spesso sono fin troppo scosso dai miei momenti di sconforto che mi ricordano quanto sia profonda la mia solitudine. Talvolta mi sento davvero inadeguato, soprattutto quando ho tempo a sufficienza per pensare. Eppure mi piace credere, nonostante non sia affatto un ingenuo, che anche per me da qualche parte ci sia un po’ di felicità, che un giorno, un giorno come tanti, mi capiterà qualcosa di eccezionale, che colui che potrò guardare compiaciuto negli occhi a distanza di una sola spanna, toccare, accarezzare, colui su cui potrò finalmente affondare la mia testa, sarà l’amore mio.
Sì, scendo dalle nuvole e torno all’ordinarietà della vita in cui in effetti ci sono le variabili di cui parli tu (timidezza, solitudine, coming out latitante, difficoltà di incontrare qualcuno fuori dalle proprie cerchie, diffidenza verso le modalità di conoscere altre persone diverse dall’esperienza quotidiana, percentuale ridotta di ragazzi omosessuali interessanti che per di più siano liberi, dichiarati o abbiano il coraggio di farsi avanti). Eppure, per quanto il fattore delle variabili sia effettivo e limitante, non credo sia impediente al 100%. Le variabili sono tali perché variano, perciò non so se la situazione in cui mi trovo ora sarà la stessa in cui mi troverò fra un paio di mesi o di anni. Mantengo la speranza.
Sicuramente, per quanto mi riguarda, negli anni scorsi ho vissuto periodi di solitudine più bui dell’attuale, non a caso proprio negli ultimi anni l’aspirazione a costruire una relazione profonda è diventata così pervasiva e costante da costituire l’esigenza di sottofondo di ogni momento della mia giornata. Ecco perché le crisi sono sempre dietro l’angolo: nel momento in cui la fragile scorza del sogno in cui abito si buca, e si buca di frequente, incamero acqua dall’esterno e l’apnea mi fa dono di sé. Anch’io condivido la tua stessa idea dell’amore e difficilmente farei sesso con qualcuno che ho appena conosciuto e che non amo. Non si tratta di motivi etici, ma del desiderio di sentirmi a mio agio e di condividere un’esperienza significativa con una persona di fiducia. In un rapporto la sessualità mi interessa, ma calata in una relazione in cui non sia solo una coreografia. Non mi metto a nudo con chiunque, non solo nel senso letterale del termine.
Tornando alla questione del C.O., a mio avviso va fatto con molta cautela, magari alle persone più vicine, specie dopo aver intrapreso una relazione, che personalmente non riuscirei a nascondere a lungo. Il rischio è vivere in una bolla di sapone con il proprio partner, ma d’altra parte il timore di un’omofobia costante non rappresenta una giusta motivazione per non provarci, anzi, in quel caso la disperazione sarebbe ancora maggiore. Come ti ho già scritto, non siamo in grado di tappare la bocca del vicino di casa, del collega di lavoro, del parente lontano che sparla nonostante le benevolenti apparenze, del passante che inveisce uscendosene con “frocio!” e via così. Se io ho deciso di condividere la vita con un uomo (chiaramente perché ne sento il desiderio, non per la scelta di provare l'ebbrezza del simile che conosce il simile), gli altri, anche i familiari, dovranno farsene una ragione. In Italia e nel mondo ci sono innumerevoli coppie omosessuali che vivono la loro quotidianità. Un punto in meno alle variabili impedienti.

Ciao

Lao


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 Oggetto del messaggio: Re: una richiesta d'aiuto
MessaggioInviato: mercoledì 20 luglio 2016, 17:30 
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Iscritto il: domenica 19 giugno 2016, 17:31
Messaggi: 325
è passato mezzo anno, comunque ciao speranza, voglio lo stesso dirti brevemente la mia. Tanto per cominciare quoto milosmusiker, e poi guarda, ho avuto per anni una comunicazione assolutamente ardua con i miei genitori, perché non perdonavo loro determinati "sbagli" (almeno io li vedevo tali, mentre oggi invece li capisco) e li consideravo a torto incapaci di ascoltarmi su qualsivoglia argomento. Il fatto è che i genitori non sono perfetti, hanno i loro punti deboli com e tutti, spesso i brutti momenti occorrono e servono a far cambiare anche il loro modo di affrontare il dialogo e le difficoltà.
Oggi però si è risolto praticamente tutto, e mi rendo conto della fortuna che ho ad averli, credimi. Ti auguro tanto che accada lo stesso anche a te.
Sulle ragazze un po' dissento, perché io un paio di storie molto leggere le ho avute, posso dire che non avevo affatto intenzione di mettere loro le corna, né con donne né con uomini, e che il desiderio di una bella ragazza a fianco era talmente alto che non avrei mai accettato storie con ragazzi, né ne sentivo il bisogno (e nemmeno oggi). Perché sì, come avrò modo di scrivere per bene in altri post, a me le donne lasciano tutt'altro che indifferente, comunque il bisogno di loro lo sento eccome.
Ad ogni modo mi fa piacere che ci sia anche tu qui e spero di vederti di nuovo sul forum o in chat! Ciao e buone cose.


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