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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: un forte saluto prima della chiusura del forum
MessaggioInviato: giovedì 14 settembre 2017, 22:54 

Iscritto il: martedì 23 ottobre 2012, 14:51
Messaggi: 81
Buonasera,
Tergiversavo molto nello scrivere nuovamente sul forum dopo tutto questo tempo; ma m'ero convinto avendo saputo che c'era l'intenzione di cancellarlo di dare almeno un ultimo saluto.
È ironico pensare che un luogo aperto al dialogo e al confronto venga soppiantato dall'uso dei ''social network'' che - ironicamente - non fanno altro che aumentare la solitudine nelle persone; il facilitare le cose non significa sempre un loro migliorare.

Col passare del tempo ho notato di come la realtà di un forum come questo fosse necessaria a ragazzi e persino ad adulti - dimostrando così la sua totalità - che erano alle prime armi con un cambiamento imminente nelle loro vite. Come può essere l'incessante conoscenza di se stessi un'inutilità? E venire travolta dalla moda perversa dell'incontro occasionale? Perdio, non è così per tutti, ma cosa stanno migliorando davvero questi nuovi mezzi? Nella notte ogni luce sembra essere lume.

Incominciai a frequentare il forum nel lontano duemiladodici, piuttosto ingenuamente, con quell'aria di chi avanza perché non può fare altrimenti. Ricordo tutt'ora molto bene di quanto fossi pargoletto in tutto questo; e non ebbi fin da subito capito quanto fosse la cosa prima orma d'un sentiero sconfinato allo sguardo, che mi vien difficile chiamare vita, tanto che travalica pure la vita stessa. Nella chat trovai la prima cosa che sentii aver bisogno quando mi resi conto pienamente di non essere come gli altri: il confronto; ma un confronto diretto, con altre persone come me, che sentivano quel che sentissi io, che riconoscessero un tipo di dolore cheto ad altri. Provavo la palpitante necessità d'un qualcuno che riuscisse a capirmi, che m'allungasse un palmo e dicesse, seppur remoto da me: ''to', eccoti, eppure io sento come senti te''. E questo fu il modo in cui riuscì a conobbere delle persone che da lì a poco sarebbero cresciute con me - che avrebbero condiviso con me in un modo che tutt'ora mi rimane incapibile - paure, ansie, dubbi, debolezze, forze, emozioni. Così mi par inutile dire che li saluto tutti, e che auguro loro il bene e la forza di riconoscerlo sempre. Certo, la chat non era sempre un posto tranquillissimo, a volte c'era chi cercava inspiegabilmente rogna, ma fortunamente riuscivo sempre a trovare qualcuno che sopportava i miei discorsi - grazie! - e io che ascoltavo i suoi. L'inizio del viaggio interiore, che è fraterno a tutti, in questo modo ebbe il suo inizio. Un inizio pur tuttavia nella realtà omosessuale, che mi verrebbe da descrivere difficilmente adesso ancora, ciò non ostante io abbia addosso conoscenze non più solo telematiche. M'ero fermato un giorno, ''e ora?'', m'ero chiesto: così incominciò per me il ritorno, quell'interiore moto che spinge e spingerà più d'una volta senza un motivo chiunque di noi.

In quel tempo ormai, così senza armi per difendermi, temevo ciò che si potesse pensare di me. Temevo chi ero? Sì. Temevo ripercussioni? Anche. Ero piccino, ma più che piccino ero senza esperienza. Quasi forse provai rossore; perchè mai voi che dite di amarmi, che abitate con me il tetto paterno, avreste vergogna di questo? Devo vergognarmi io più d'un ladro? O più d'uno stupratore? E forse più ancora di un omicida?

Mi sentivo una bestia non tanto lontana dal macello. Fortunatamente durò poco. Presi in mano il carattere - che m'avrebbero i compagni miei definito d'un giovane Foscolo - e mi raggiunse mai più incompleta quella certezza, quella comprensione tanto umana di come ciò che c'era di diverso in me non significava qualcosa di sbagliato; ma tanto qualcosa di giusto, qualcosa per cui combattere e strenuamente, dare forse pure la vita in questo. Capii ancor più in futuro che era un valore che andava ben oltre la mia sessualità, che fino ad allora credevo essere certa. Ciò che c'era di sbagliato non albergava in me, stava nelle menti degli altri e le corrompeva raggiungendo il cuore il petto fino ad avere una voce quasi rocamente irriconoscibile. Eppure, cosa per me ironica anche adesso, di tutti i nomi che avrei potuto utilizzare scelsi il mio; idea eccellente per chi non voleva farsi assolutamente sgamare, ma prevaleva sempre anche nella più abbacinante incertezza quel sentimento imperioso di affermazione, di dire che nonostante tutto io sono così.

Sul forum e in chat lessi di ragazzi che temevano completamente i propri genitori li scaraventassero per strada, di lunghe ''amicizie'' che non sarebbero rimaste in piedi, che tutta una vita potesse scendere nel baratro rapido e silenzioso ch'è tipico della solitudine e poi mai risalire più su: e tutto per cosa? Per una scelta; una scelta che non è affatto scelta. Mi guardavo intorno a me, e di rado vedevo qualcuno, nessuno nelle piazze, tra la gente, nei viottoli accesi di voci.

Dissi: ''Basta''. Non avrei dato metri al timore, non avrei vissuto in una realtà che poteva solo infondermi una costante pressione venefica. Qualora una persona non avesse trovato il rispetto - che a tutti è dovuto - di accettarmi così com'ero non gli sarei stato né complice ma né tantomeno compagno. Vidi per miei occhi che persino con l'amore filiale potevasi tracciare una fine. Imparai, non senza esitazione e di rimpianti, che i legami di sangue potevano non significare niente: che chi avevo davanti poteva essermi sconosciuto, sì, ma con stesso sangue. Trovai - e trovo anche adesso - la mia vera famiglia altrove; e quella è sempre rimasta.

Ma a questi ragazzi io che potrei dire? Fate come faccio io? Non ho mai richiesto approvazione materna o paterna, ma loro non sono me; e non so come pensino. Abbiate per questo coraggio; che è cosa impossibile da portar via nell'animo.

Avevo tredici anni a suo tempo, ma ne ho sentiti sempre molti di più sulle mie spalle. Accettarsi quando si è giovani è impresa ardua e infinita, e forse forse è un'impresa che riguarda tutta la vita. Eppure so che rimane poco ormai di quelle epoche - che furon troppo spese negli affanni - per troppi bei motivi miei. Ma anche nel bel mezzo d'una fosca solitudine profonda con il gola violento il male di vivere, alzavo - e ora alzo - gli occhi poggiandoli nei cieli invernali, miravo alle stelle e infreddolito dicevo e sospirante: ''Ma la vita rimane comunque cosa meravigliosa''. E di lì m'addormentavo.

La solitudine d'altronde è cosa umana; o la si vince o la si porta al proprio fianco come una bestia.

Più avanti, col sopraggiungere del liceo le cose certamente cambiarono tutte. Mi si aprì nel bel mezzo dello sguardo una realtà più indipendente, conoscendo le prime amicizie, le prime delusioni, il primo amore - rigorosamente etero - , imparai a conoscere tutto un altro mondo di rapportarmi alle cose. Se le cose peggiorarono, inizialmente peggiorarono in un modo migliore al precedente. Mi dilaniavo per traguardi, per poggiare i piedi su un suolo che mi fosse sicuro, ma quei mesi tanto ansiosi d'un cambiamento erano serviti ad un indipensabile crescere e a un prepararsi a quello che in futuro prima o poi sarebbe arrivato; e credo insomma che lo siano anche questi che vivo adesso. Ma non vivo più nell'attesa fantastica di qualcosa che non è da attendersi; più perché non m'interessa quanto prima, più perché vivo alla giornata senza crearmi sogni nei cieli.

Durante i mesi passati qua dentro era sempre vigile quel senso opprimente di solitudine; e più si rendeva certo il dubbio per il quale avrei dovuto attendere ferocemente il futuro per un rapporto più io cercavo di allontanarlo. Vedevo constantemente intorno a me ragazzi che erano in grado di cambiare fidanzato come un domino, uno dietro l'altro. Ma non provavo invidia, se da una parte sapevo di rimanerci male nell'altra ne ero anzi felice per costoro che avevano trovato una relazione seria, ma nei confronti degli altri sapevo di non volerlo; e mi domandavo se era davvero quello che volessero loro.

La solitudine è sentimento necessario e imponente nella nostre vite: chi cerca di colmarla con chiunque non fa che dilungarne l'ombra. La facilità delle cose porta di rado mai ad una vita piena.
Ma amare per essere amati? Distrugge l'amore sul nascere. L'emozione dell'amore deve essere priva di vincoli e solo fine a se stessa, altrimenti è impeto utilitaristico e pervertizzato dal guadagno. Questo non è amore, questa è solitudine.

M'è capitato spesso di vedere in riva agli scogli lo stagliarsi fiero di un cormorano; era solitario ma solo non pareva; anzi dava un'imagine di solitudine, ma non - sai - di pianto, quanto d'una realtà ancor più naturale e a molti sconosciuta. Se poi ritornasse al branco, chi sa? Forse la solitudine non dipende neppure dalle persone attorno ma è cosa ancor più ancestrale, quel riconoscere che la distanza tra ogni uomo esiste e rimane sempre.

Quando trovai negli anni del liceo dei ragazzi che volevano avere con me dei rapporti, non senza mio pieno stupore e risa, mi resi conto che avrei preferito attendere ferocemente il necessario e sopportare ancora quel peso greve. Non era quello che volevo. Anzi più mi pareva il mondo luogo impossibile da amare, più cresceva internamente nel cuore quella voglia fulgente d'amare ancor di più.

Non credo adatto il ritenere che lo scopo della vita sia il divertimento, e non da meno il suo confrario. Se questo è il senso che si dà alle cose - senso perlopiù moderno - son cose misere allora. I rapporti occasionali che felicità mai mi daranno? Inseguire il sesso sbavandogli dietro è azione disperata.

La vita è un'avventura, sì sempre, ma non in questi termini. Quali comportamenti sono più vaghi di questi?

I ragazzi - prendo il maschile per una realtà ben più comune - si lagnano troppo difronte al corpo. Intorno ne ho conosciuti troppi a questo modo. Muiono se hanno davanti un ragazzo dal bel fisico, e va benissimo che sia un un povero idiota, ma deve assolutamente avere le braccia in questo modo, le spalle in questo, e il petto in questo altro. Evitando l'eccessivo tepore che davano a questo - per me cosa bellissima rivolgendomi alla scultura e alla sua poetica (es. il corpo è rappresentazione divina) ma comunque cosa finita - li evitavo.
Non capivo come si potesse provare un'amore puramente fisico; era solamente una passione, subitanea d'altronde e stagnante, come tutti i fuochi che paiono imponenti.
Il giudizio è d'altronde inutile nei molti luoghi e unica fonte di mali. Almeno io penso stoicamente in questo - Marc'Aurelio l'ho in trono. Il corpo viene, ed è sempre venuto ultimo. Citando i versi antichi: ''chi è solo bello resta bello all'occhio / ma chi ha valore sarà bello sempre''.

Per questo non tracciai ormai più confini sul mio essere e non essere - che son cosa medesima - vedo sì orizzonti ma son tutti oltrepassabili. La definizione della sessualità non andava a dimostrarmi anzi mi cingeva strettamente. Coming out? Venir fuori? E da dove? Io sono già in luce, non sto nascondendo niente. La gente intorno a me avrebbe capito col tempo che io ero in potenza di molte cose, che ero più solito amare un'anima che un corpo.

La bellezza del forum d'altronde nasce in questo: è nato per le persone omosessuali ma è luogo d'incontro per chiunque.

C'è chi poi divide il mondo in etero e gay, una partita a scacchi: il bianco e nero. Quasi venissero altrimenti chissà da quali mondi alieni. Ma, ragazzi, non è così; io vivo a contatto con entrambi e posso dirvi con immensa certezza che siete uguali. Tutto viene vissuto in maniera differente sì ma ha sempre radice comune. Ma poi eterosessuale che significa? E omosessuale pure? Di sbieco ho sempre visto chi andava a cucire addosso alla gente il termine gay perché aveva modi più dolci oppure paradossalmente il contrario. Nei tempi in cui credevo di esserlo la parola gay significava amarsi per come fossi. Niente più di così.

Andai via dal forum prima di tutto questo cambiamento, che mi travolse, a metà del duemilatredici; me n'andai perché era diventato un posto che non mi rappresentava più. La chat in quel periodo (come potrete notare in un ultimo dei miei post: più conosco i gay e più non mi definisco tale) era annegata nell'indifferenza e nell'omofobia reciproca. E poi questa è anche forse la natura dei forum: un continuo andare, venire, tornare, non tornare più.

Provai i mesi successi a rientrare nel forum con l'idea - più d'una speranza accesa - di poter dare una mano; ma era definita bene quella sensazione secondo la quale io qua dentro non c'entravo un bel niente, e poi ironicamente, la gente finiva col riscrivermi le cose stesse di anni prima. Non ne sentivo più quella crescente necessità interiore; era giunto al termine quel periodo della mia vita nel quale cercavo riposte a domande oramai superate.

Nella chat il medesimo; tornare col nome vecchio avrebbe significato ricordare solo l'idea mia passata - alquanto fanciulla ed errata - nei vecchi utenti mentre nei nuovi avrei scatenato una miriade di domande. Mi sentii in maniera pirandelliana ''senza nome'', e fu per quello il mio nick. Di vecchi utenti poi non era rimasto praticamente più nessuno.

Il mio nome utente non mi rappresentava più - rileggendo il modo in cui scrivevo e pensavo non mi riconoscevo in niente, eppure so che per un breve tempo son stato così ingenuamente. Adesso tuttavia è diverso, non c'è più solo il passato.

E' vero che nello stesso fiume non possiamo entrarvi due volte. Domani forse non sarò più neanche così: le cose cambiano in un moto quasi inconcepibile. Per questo essere e non essere son cosa medesima - momento di inneggiamento al mio caro Efesio.

E può darsi che forse abbia perso tempo - in fondo non c'è necessità nel leggermi. Ma spero che qualcuno abbia trovato il tempo per farlo, e sopra tutto in questo il piacere. D'altronde volevo darvi un saluto! E ringraziare di cuore chi ha permesso tutto questo nonostante le innumerevoli difficoltà nel corso degli anni e senza mai chiedere niente in cambio, sebbene sia giunto al suo naturale termine.
Grazie.

Una forte stretta di mano a voi tutti



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"La durata della vita umana non è che un punto e la sostanza è un flusso, e nebulose ne sono le percezioni, e la composizione del corpo è corruttibile, e l'anima è un turbine, e la fortuna imperscrutabile, e la fama cosa insensata ... E dunque, cosa c'è che possa guidare un uomo? Una cosa e solo una, la Filosofia".
(Marco Aurelio, Meditazioni)
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 Oggetto del messaggio: Re: un forte saluto prima della chiusura del forum
MessaggioInviato: giovedì 14 settembre 2017, 23:26 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5097
Grazie di questo bellissimo post, che è un'opera di poesia che ho letto d'un fiato e con enorme soddisfazione!
Il forum è in fase di magra, è vero, altri media ormai dominano la rete, ma Progetto, nonostante tutto non chiuderà, almeno finché avrò la forza per portarlo avanti. Qualcuno interessato a leggere e a capire post come il tuo si troverà sempre, saranno pochi, certo, ma non spariranno del tutto.
Non solo non chiuderò il forum, ma ne ho aperto un altro in Inglese http://gayprojectforum.altervista.org/index.php
Non so se tutto questo lavoro produrrà mai qualche risultato, ma in 10 anni di Progetto penso che qualche risultato ci sia stato e il tuo post ne è la prova evidente.
Grazie per quello che hai scritto, che aiuta a pensare e solleva lo spirito!



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