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 Oggetto del messaggio: Martini e il rispetto dell'amore omosessuale
MessaggioInviato: venerdì 31 agosto 2012, 18:25 
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E’ morto oggi il Cardinale Carlo Maria Martini. Nel libro-intervista con Ignazio Marino (Credere e conoscere, Einaudi) il Cardinale Martini si è espresso anche sulla omosessualità e sulle coppie omosessuali. Il Corriere della Sera ( “Martini: il valore di un legame tra persone dello stesso sesso”, 23/4/2012 http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_23/martini-marino-credere-conoscere_40c6c1da-74eb-11e1-9cbf-6c08e5424a86.shtml), ha pubblicato significativi estratti del libro che riporto integralmente qui di seguito.

Quanto detto dal Cardinale Martini (pochi mesi prima della morte) ha scatenato in ambienti cattolici (?) reazioni acide come: “Rifiutiamo quindi anche la sua ultima patetica lezioncina”, oppure: “Come si può ancor oggi accettare che dei preti, dei vescovi, dei cardinali, e anche in gran numero, possano insegnare delle autentiche eresie, esaltare una morale che non è più cattolica, senza nonostante tutto essere preoccupati? Chi meriterà di essere scomunicato? Coloro che si sforzano di trasmettere ciò che la Chiesa di ogni giorno ha insegnato o coloro che travisano il deposito rivelato?”

Quanto detto dal Cardinale Martini è in effetti in una dimensione di rispetto dell’altro molto lontana dagli usi tradizionali della Chiesa che considera l’omosessualità come “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966). Chi ha orecchio per intendere intenda!
____

Martini: il valore di un legame tra persone
dello stesso sesso

«Un'amicizia duratura e fedele è sempre stata
un grande onore»


Dialogo tra il cardinale Carlo Maria Martini e il senatore pd Ignazio Marino nel libro Credere e conoscere. Si affrontano questioni legate alla vita, alla sessualità e alla fede. Il porporato difende «il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori», ma ammette: «Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili».

Marino - A proposito dei cambiamenti sociali e culturali con cui ci confrontiamo in questa nostra epoca, si pone naturalmente a questo punto anche la questione dell'omosessualità. Mi sembra che l'ipotesi della possibilità di un distacco completo fra sessualità e procreazione porti a interrogarci anche su questo punto.

Martini - Tenendo conto di tutto questo vorrei esprimere anche una mia valutazione sul tema dell'omosessualità. È difficile parlarne con poche parole, perché oggi ha assunto soprattutto in alcuni Paesi occidentali anche un rilievo pubblico e ha fatto sue quelle suscettibilità che sono proprie dei gruppi minoritari, o che si credono tali, e che aspirano a un riconoscimento sociale. Di qui si possono capire (non necessariamente approvare) certe insistenze che in un primo momento potrebbero parere esagerate, penso per esempio a manifestazioni come il Gay Pride, che riesco a giustificare solo per il fatto che in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori. Personalmente ritengo che Dio ci ha creato uomo e donna e che perciò la dottrina morale tradizionale conserva delle buone ragioni su questo punto. Naturalmente sono pronto ad ammettere che in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l'inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso.
Nel mondo attuale tale comportamento non può venire perciò né demonizzato né ostracizzato. Sono pronto anche ad ammettere il valore di una amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso. L'amicizia è sempre stata tenuta in grande onore nel mondo antico, forse più di oggi, anche se essa era per lo più intesa nell'ambito di quel superamento della sfera puramente fisica di cui ho parlato sopra, per essere un'unione di menti e di cuori. Se viene intesa anche come donazione sessuale, non può allora, mi sembra, venire eretta a modello di vita come può esserlo una famiglia riuscita. Quest'ultima ha una grande e incontestata utilità sociale. Altri modelli di vita non lo possono essere alla stessa maniera e soprattutto non vanno esibiti in modo da offendere le convinzioni di molti.

Marino - Non si può ignorare, tuttavia, che le unioni di fatto, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, sono una realtà del nostro tempo sebbene in molti Paesi non siano riconosciute. Di conseguenza, a coppie legate da un sentimento di amore vengono negati alcuni diritti fondamentali, per esempio la possibilità di assistenza al proprio compagno o compagna ricoverato in ospedale, la condivisione di contratti assicurativi, fino all'esclusione dall'eredità dei beni acquistati insieme o condivisi durante la vita e via di seguito. Non capisco perché lo Stato incontri delle difficoltà nel riconoscere tali unioni, pur nel rispetto del ruolo fondamentale della famiglia tradizionale per l'organizzazione della società, e d'altro canto fatico a comprendere perché le maggiori resistenze arrivino dalla Chiesa cattolica che, per lo meno in Italia, si mostra molto poco tollerante nei confronti dell'idea di ampliare i diritti a tutte le unioni. Perché tanta contrarietà, a giudicare dal pensiero che viene comunemente diffuso e reso pubblico?

Martini - Io ritengo che la famiglia vada difesa perché è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente e per il ruolo fondamentale che esercita nell'educazione dei figli. Però non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. Se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia? Io penso che la coppia omosessuale, in quanto tale, non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio e d'altra parte non credo che la coppia eterosessuale e il matrimonio debbano essere difesi o puntellati con mezzi straordinari perché si basano su valori talmente forti che non mi pare si renda necessario un intervento a tutela.
Anche per questo, se lo Stato concede qualche beneficio agli omosessuali, non me la prenderei troppo. La Chiesa cattolica, dal canto suo, promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità, e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni.

Marino - Con una certa frequenza si ascoltano dichiarazioni pubbliche, anche di uomini e donne che ricoprono cariche istituzionali, che sostengono come l'omosessualità sia in qualche modo correlata alla pedofilia. Il 13 aprile 2010 in un'intervista a una radio cilena il cardinal Bertone, segretario di Stato del Vaticano, ha affermato che: «Numerosi psichiatri e psicologi hanno dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri - e mi è stato confermato anche recentemente - hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia». Va ricordato che il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi ha poi spiegato che il segretario di Stato del Vaticano si riferiva «alla problematica degli abusi all'interno della Chiesa e non nella popolazione mondiale».
Sono affermazioni che disorientano. Già nel 1973 l'American Psychiatric Association ha indicato che l'omosessualità non è una patologia psichiatrica ma un orientamento normale della sessualità umana, alternativa alla prevalente eterosessualità. È anche ben noto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riaffermato con chiarezza lo stesso principio il 17 maggio 1990. Quindi la scienza ha chiarito che l'omosessualità non è una malattia, non è un comportamento anomalo e gli omosessuali devono essere rispettati, avere gli stessi diritti degli eterosessuali e non essere discriminati. Invece, la pedofilia è una patologia psichiatrica e i pedofili rappresentano un gravissimo pericolo sociale. Purtroppo, negli ultimi anni sono emersi molti dati che illustrano come un crimine così orribile e ripugnante quale la pedofilia abbia trovato spazio all'interno della Chiesa.

Martini - Mi limiterò a ricordare che in questo caso c'è un inganno e una violenza che vengono usati verso chi è incapace di difendersi, anche se appare consenziente. Inoltre, gli si fa un danno incalcolabile, le cui conseguenze potranno durare per tutta la vita. Per questo l'opinione pubblica, di solito così permissiva, ha seguito con orrore queste vicende. In alcune c'era poi l'aggravante di un patto almeno implicito in cui si esprimeva la fiducia dei genitori e che veniva violato da coloro che avrebbero dovuto educare i ragazzi. È con molto dolore che abbiamo veduto che erano implicati in tali vicende anche alcuni sacerdoti e religiosi. Ma abbiamo appreso dall'esperienza che occorre essere inflessibili nell'individuare tempestivamente coloro che hanno l'inclinazione per tale pericolosa patologia e rigorosi nell'escluderli subito dalla vita sacerdotale e dalla consacrazione religiosa. Tali persone dovrebbero essere sottoposte a cure psicologiche.
dialogo di Carlo Maria Martini con Ignazio Marino



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: venerdì 31 agosto 2012, 19:32 
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Il cardinale è stato un personaggio che a vario titolo è spesso tornato nella mia vita e che a modo suo ha saputo costituire una punto d'unione importante in questo passaggio. Dico solo che ho scritto un messaggio simile a questo alla guida spirituale che allra ce l'ha fatto conoscere. Le grandi menti hanno la capacità di prendere diezioni del tutto inaspettate rispetto ai tempi e i contesti in cui si trovano.
Condivido un ragionamento in particolare rispetto a quello che ho letto. Porre dei sentieri, dei tracciati di ordine morale servirebbe anche a noi gay. Capire che pedofilia, vita promiscua, rapporti occasionali e vita di coppia sono cose che stanno su diversi gradini, aiuterebbe ad orientare tutti noi. L'idea che l'omosessualità in quanto tale sia immorale e che quindi qualsiasi cosa si faccia si è già condannati conduce spesso a rifiutare non questo ragionamento come falso, ma la morale in quanto tale. E questo è un grosso problema sopratutto per noi. Un saluto al Cardinale... Che dire "ci rivediam più tardi"!


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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: venerdì 31 agosto 2012, 21:11 
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Effettivamente le grandi menti hanno un’autonomia anche nella fede e la vedono come ricerca che deve essere condotta sempre con rispetto degli altri, è proprio questo che rende la fede un’ipotesi degna di rispetto.
E’ molto bello il saluto che Alyosha rivolge al cardinale e anche io mi unisco al suo spirito e alle sue parole.



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: sabato 1 settembre 2012, 14:48 
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Ricevo e pubblico questa mail, ringrazio l’autore e gli auguro di realizzare quello che più profondamente desidera. - Project
_____
Ciao Project,
ho visto che tutti cominciano così quando ti scrivono e allora lo faccio anche io, anche se per me scriverti vuol dire fare uno sforzo enorme, praticamente oltrepassare un muro altissimo che mi sono costruito tutto intorno. Ho letto il tuo post sul Cardinale Martini e comincio proprio di qui. Il Vaticano dal 2005 (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_20051104_istruzione_it.html) ha chiuso esplicitamente le porte dei seminari agli omosessuali, una scelta che però ha escluso solo quelli che “praticano l’omosessualità”, che hanno “tendenze omosessuali profondamente radicate” o sostengono la cosiddetta “cultura gay”. È ovvio che le zone di ambiguità sono enormi e che le pressioni sulla coscienza di un ragazzo che voglia diventare prete e che senta delle pulsioni omosessuali sono gravissime. Comunque, almeno formalmente, l’atteggiamento della Chiesa circa l’ingresso in seminario di ragazzi con tendenze omosessuali è cambiato e questo, forse, ha un risultato positivo, nel senso che trattiene molti ragazzi dal fare passi falsi dei quali poi potrebbero pentirsi tutta la vita. È pure vero, e di esempi ne ho visti, che ci sono ragazzi che fanno sforzi titanici per reprimere la loro omosessualità e sentirsi “degni” di essere ammessi in seminario, ma mi resta sempre il dubbio che queste ipotetiche vocazioni siano in realtà delle risposte nevrotiche, cioè dei tentativi di spegnere del tutto la propria sessualità chiudendosi in un ambiente religioso che ti costringe a farlo, salvo poi a rendersi conto con gli anni che la repressione è la scelta peggiore. Ma questi sono i problemi dei ragazzi omosessuali che oggi vorrebbero diventare preti, problemi che io non ho vissuto perché appartengo a una generazione precedente. Premetto che non sono un prete perché me ne sono andato prima ed è stato veramente traumatico da tutti i punti di vista, in pratica fare una scelta di quel genere, cioè rinunciare alla via del sacerdozio, ha significato andare contro tutto e contro tutti, a partire dal mio padre spirituale che ha cercato di fare di tutto per portarmi verso il sacerdozio, minimizzando quello che gli dicevo, perché probabilmente era talmente abituato a vedere l’omosessualità come vizio e come vizio in fondo tollerabile, che non si rendeva conto che per me non era un vizio ma una cosa seria, come dici tu, una forma d’amore di cui, dentro di me, non mi vergognavo affatto. Direi che sono state proprio le sue insistenze nel minimizzare le cose che mi hanno portato alla decisione definitiva. Ero già grande, ero ormai legato, direi affezionato a quell’ambiente, che sentivo mio, ma alla fine mi sono reso conto che la mia visione dell’omosessualità non era quella del mio padre spirituale e nemmeno quella che avevo studiato. Quando ho preso la mia decisione ufficialmente non mi hanno contrastato, ma era evidente che mi consideravano come un’anima persa, uno che posta mano all’aratro si volta a guardare indietro. Naturalmente non ho dato spiegazioni, salvo quella più ovvia che mi ero reso conto che non avevo una vera vocazione e che il mio padre spirituale mi aveva aiutato a fare chiarezza. Poi c’è stato il trauma in famiglia. I miei genitori sono rimasti allibiti, non capivano, naturalmente anche in famiglia nulla ho potuto dire dei veri motivi della mia scelta. I primi giorni è stata durissima, mi sentivo segregato in casa, trattato quasi come un appestato, e in paese ancora peggio (un paese piccolo, dove tutti si conoscono). Il parroco mi faceva solo discorsi di circostanza che mi davano tremendamente fastidio. Andavo alla messa la domenica e facevo anche la comunione ma quando andavo a confessarmi me ne andavo in un altro paese dove c’è un grosso santuario e dove nessuno mi conosce. Non me ne sono andato per darmi alla cosiddetta vita gay, che poi nel mio paese è impossibile, ma solo per recuperare la mia dignità, mi costava carissimo fare una cosa del genere ma sapevo che era l’unica strada che mi avrebbe portato a stare meglio. Uno dei problemi concreti peggiori è stata, per i primi tempi, la dipendenza economica dai miei genitori, che per me era umiliante, anche perché loro erano anziani e vivevano solo della pensione. Allora non c’era la crisi economica e ho trovato da lavorare in città abbastanza presto, mi sono iscritto all’università, uscivo di casa la mattina alle 5.30, arrivavo all’università poco prima delle 8.00, frequentavo le lezioni e durante le pause studiavo in biblioteca, il pomeriggio alle 14.30 andavo al lavoro in una pizzeria non lontana dall’università e staccavo alle 22.30, in tempo per prendere l’ultimo autobus che mi riportava a casa poco dopo mezzanotte. Toglievo da quello che guadagnavo il necessario per gli studi e per la mia sopravvivenza personale e il resto lo davo a casa perché i miei, quando avevano qualche spesa in più per la salute rischiavano di non arrivare alla fine del mese. Il contatto coi miei genitori (sono figlio unico) in quegli anni era ridotto per questioni di orario alla buonanotte o poco più ma mia madre mi lasciava la cena sul tavolo, il meglio che poteva, mio padre aveva un pezzettino di orto e la frutta migliore era per me, mi facevano tenerezza. Poi mi sono laureato e ho anche trovato un lavoro stabile in città, guadagnavo meglio e soprattutto avevo una vita mia, continuavo a uscire di casa alle 5.30 ma alle 15.30 ero quasi sempre di nuovo a casa. Poi mio padre è mancato improvvisamente e mia madre è finita in depressione e pochi mesi dopo se ne è andata anche lei e sono rimasto solo. Avevo un lavoro, avevo 35 anni, ero omosessuale, questo lo sapevo, ma avevo tanti complessi per la testa. Cercavo la mia dignità, avrei sognato di vivere con un ragazzo, ma mi sentivo fuori da tutto e da tutti, capace solo di tirare avanti stancamente giorno per giorno. All’università avevo conosciuto tanti ragazzi ma li sentivo diversissimi da me, io avevo i miei complessi e con loro non riuscivo a socializzare, ma non c’entrava niente il fatto che fossero etero, quello che di loro non sopportavo era che erano tutti ragazzi di livello sociale medio-alto che parlavano di cose che per me non erano e non sarebbero mai esistite. Poi i contatti con quei ragazzi si sono persi del tutto. Piano piano ho cominciato a staccarmi anche dalla Chiesa e a cercare una strada mia per andare avanti nonostante tutti i miei condizionamenti. Ho fatto fatica perfino a convivere con la masturbazione perché in fondo l’idea che fosse una cosa negativa non l’avevo rimossa del tutto, poi ho cominciato a vedere le cose in un altro modo e, in questo, progetto gay ha avuto un ruolo. Ho anche conosciuto dei ragazzi gay ma hanno della omosessualità una visione lontanissima dalla mia e non mi sono sentito a mio agio. In fondo mi sento uno che sta a metà, una specie di contraddizione e di compromesso vivente tra cose lontanissime che sento però in qualche modo entrambe mie. Questa estate ho letto il libro con l’intervista al cardinal Martini e mi ha colpito molto, devo dire che, anche se non l’ho mai conosciuto personalmente, adesso che è morto mi pare di aver perso un punto di riferimento importante verso una fede possibile anche per me. Poi ho visto che tu hai pubblicato il post sulla morte del cardinale ed era un post di grande rispetto verso quest’uomo e mi sono detto che allora scriverti poteva avere un senso. Non credo che avrò mai un ragazzo o forse potrebbe accadere solo se mi lasciasse spazio per la mia spiritualità, non vorrei rinunciare per niente né al mio tentare di credere né al mio essere omosessuale a modo mio, secondo la mia coscienza. Project, questa è la mia testimonianza, ho pensato molto prima di mandartela ma credo sia giusto farlo, se pensi possa essere utile pubblicala, magari come risposta al post sul cardinale, se invece pensi che possa produrre solo polemiche lascia perdere. Ti auguro di poter portare avanti il tuo progetto per tanti e tanti anni ancora, anche tu sei un uomo che ha rispetto degli altri.



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: domenica 2 settembre 2012, 10:25 
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Iscritto il: sabato 11 giugno 2011, 13:55
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Mi unisco al ricordo della figura del card. Martini, uomo di grande spessore e uomo di Chiesa che ha dato tanto alla sua "sposa". R.I.P.

Ricordo inoltre che, sul tema dell'omosessualità, Martini era già intervenuto nel volume "Conversazioni notturne a Gerusalemme sul rischio della fede", un dialogo coinvolgente tra l'arcivescovo emerito di Milano e il gesuita austriaco Georg Sporschill. Si tratta di una sorta di intervista, il confratello austriaco pone le domande a Martini e il nostro risponde.
A pagina 98, il cardinale risponde a questa domanda, dopo aver parlato in generale della sessualità e dello sviluppo positivo nei confronti di essa da parte del Concilio Vaticano II:
domanda di Sporschill: "questa liberalità vale anche per il tema Chiesa e omosessualità?"
Martini risponde:
"Nel rispondere a questa domanda, conceda anche a me la riservatezza e la discrezione che a mia volta chiedo alla Chiesa in tema di sessualità. Nella mia cerchia di conoscenze vi sono coppie omosessuali, persone stimate e altruiste. Non mi è mai stato chiesto, né mai mi sarebbe venuto in mente, di giudicarle.
La questione è come possiamo affrontare questo argomento. Mi riesce più facile trovare un modo quando conosco qualcuno di persona e non devo difendere tesi generali.
La Bibbia condanna l'omosessualità con parole forti. A motivarle era la problematica prassi dell'antichità, quando gli uomini avevano, accanto alla famiglia, amanti di sesso maschile, a volte anche ragazzi. Un famoso esempio è Alessandro Magno. La Bibbia vuole invece tutelare la famiglia, la donna e lo spazio per i figli. (passa poi a descrivere come l'omosessualità viene considerata dalle diverse Chiese cristiane e dall'Ebraismo).
In questa pluralità, cerchiamo la nostra strada [...] Io propendo per una gerarchia di valori e non, in linea di principio, per una parità di diritti. Ho già detto più di quanto non avrei dovuto. Percorriamo insieme e con prudenza cammini che si differenziano. Ma non dobbiamo farci la guerra a causa di questi percorsi diversi.
Nel rapporto con l'omosessualità, tuttavia, nella Chiesa dobbiamo rimproverarci di essere spesso stati insensibili. Penso ad un giovane che si sforzava di comprendere il proprio orientamento sessuale. Era in grande difficoltà. Non poteva parlarne con nessuno perché si vergognava. Sentiva che se avesse confessato le sue tendenze omosessuali sarebbe stato emarginato. Questo giovane si è ammalato perché non lo abbiamo aiutato. Le depressioni lo hanno condotto da uno psichiatra, dal quale ha trovato un orecchio pronto ad ascoltarlo e un incoraggiamento".

Sporschill prosegue con un'ulteriore domanda, su che insegnamento deve trarne la Chiesa, e Martini risponde profeticamente:
"La Chiesa deve lavorare ad una nuova cultura della sessualità e della relazione".

Mi è piaciuto citare queste riflessioni del Cardinale perché ne mettono in risalto la profonda umanità e il suo rifuggire dal giudizio nei confronti delle persone e delle loro storie. Non era uomo da brandire crocifissi per lanciar crociate in nome della moralità e del perbenismo, no. La sua ricchezza spirituale e la sua fedeltà al Vangelo gli permettevano una visione molto più serena dell'uomo, dei suoi desideri e delle sue domande di senso.
Grazie, Carlo Maria, per quel che hai donato ai cattolici: ambrosiani, italiani e di ogni dove, e ad ogni persona, anche non credente o di altra fede, che da te si è sentita attratta e conquistata. Sembravi una persona fredda e distaccata a prima vista, ma non era così. Non è così. :)



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La lotta spirituale è dura quanto la guerra tra uomini
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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: domenica 2 settembre 2012, 11:06 

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A parte alcune letture, di Martini io ho due ricordi personali.

Il primo risale a quando ero veramente molto giovane. La sua figura mi incuriosì, perché avevo appreso che era stato al capezzale di Giovanni Testori … scrittore, drammaturgo e omosessuale. Se non sbaglio, Testori era stato per molto tempo ateo ed era approdato alla fede cattolica negli ultimi anni della sua vita. Ricordo che nelle rare interviste rese alla stampa, che ebbi l’occasione di leggere, Testori diede dell’omosessualità in generale e della propria in particolare una visione tragica e, se vogliamo, molto legata al concetto di peccato originale (c’è da dire che gli ultimi anni di Testori furono segnati dalla malattia e credo che anche questo abbia influito sul suo pensiero …). La posizione di Testori riguardo all’omosessualità mi aveva colpito e, da credente, molto immalinconito: allora ero giovanissimo e ancora ben lontano tanto dal conoscere adeguatamente il fenomeno quanto dall’accettarmi. Mi sono sempre chiesto che cosa potevano essersi detti Martini e Testori sul letto di morte. E ovviamente la curiosità non riuscii mai a soddisfarla.

Qualche anno più tardi ho invece avuto l’occasione di ascoltare una messa celebrata da Martini allora arcivescovo di Milano. Devo dire che la mia impressione non era stata particolarmente entusiasta, forse perché il cardinale mi era apparso come una figura ieratica, priva di quel calore umano che mi sarei aspettato da un pastore. Credo però che fosse una questione di carattere. Martini non ha mai avuto atteggiamenti di grande empatia da quel che ricordo, anche quando era intervistato in televisione. Chissà … nel privato come poteva essere … Tuttavia ha dimostrato un’apertura e una propensione al dialogo schietto con chi non la pensava come lui, che non è facile trovare nella Chiesa. L’istituzione della Cattedra dei non credenti ne è un esempio chiarissimo.

E’ morto un grande uomo, non c’è che dire. Un uomo che aveva capito benissimo che per dare a Dio quel che è di Dio (le ragioni della fede) occorreva prima di tutto riconoscere e dare a Cesare quel che è di Cesare (le ragioni di questo mondo e di tutto quel che contiene).



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: lunedì 3 settembre 2012, 14:05 

Iscritto il: lunedì 6 agosto 2012, 14:23
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Aggiungo anch'io il mio tributo al cardinale Martini. Non lo conobbi mai di persona ma ebbi modo di apprezzare la sua capacità di stare al mondo di oggi con la gente di oggi.

Ho ricevuto la confidenza di un ragazzo gay che convive e che veniva seguito spiritualmente dal cardinale. Lungi dal vedere nel suo stato una anomalia, il cardinale dimostrava chiaramente di aver capito la differenza che c'è tra amore gay e dissipazione gay. Il primo infatti è positivo e comporta una crescita e una evoluzione della persona nel quadro di un amore fedele e di una relazione stabile. La seconda comporta un disordine di fondo e una immaturità che si protrae.

E già questa è una lezione che dovrebbero apprendere molti che fanno di tutta l'erba un fascio!


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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: lunedì 3 settembre 2012, 17:32 
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Sì pavlosss, hai ragione, e quella differenza la dovrebbero capire anche i gay, ma il clima omofobo che la stesa chiesa contribuisce ad alimantare non aiuta certo i gay a vedere la loro omosessualità in una luce positiva.



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: lunedì 3 settembre 2012, 17:54 

Iscritto il: giovedì 2 giugno 2011, 16:40
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Sempre nel segno del ricordo riporto un passaggio dell’ultima intervista resa dal cardinale l’8 agosto scorso.

L’intervistatore gli chiedeva: “Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?” (la Chiesa è stanca - diceva Martini poco prima nell'intervista - “nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (…) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo”).

E lui ne consigliava tre, di cui il primo è il seguente: “la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un’autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?”.

C'è poco da fare ... è il rapporto con il corpo che la Chiesa o, meglio, la dottrina della Chiesa ha sempre vissuto in modo non sereno ... e sarebbe interessante capirne le radici (io ho le mie idee in proposito ... ma non essendo un esperto di dottrina della Chiesa preferisco tenerle come oggetto di riflessione strettamente personale ...).



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 Oggetto del messaggio: Re: MARTINI E IL RISPETTO DELL’ALTRO
MessaggioInviato: martedì 4 settembre 2012, 13:21 

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Io credo che una mente grande come quella del cardinal Martini, sia destinata a lasciare una traccia. Spero che la Chiesa sappia riconoscere questa traccia e abbia il coraggio di seguirla ed andare anche oltre, per cambiare, e così sopravvivere al mondo che evolve, altrimenti si estinguerà come succede per le grande casate nobiliari, lasciando fastose testimonianze di se, vuote e senza vita che le abiti.

Io credo che la famiglia "tradizionale" sia da tutelare a livello giuridico e che la chiesa non sbagli nell'elevarla a sacramento per la sua potenzialità di generare la vita e dare prosecuzione alla nostra specie, per l'onere del quale si fa carico nell'educare i figli cercando di arricchire di amore per il prossimo e di sapere le future generazioni...
Solo mi chiedo: le coppie sterili, una donna isterectomizzata, gli individui affetti da alterazioni cromosomiche che impediscono un normale sviluppo sessuale e di conseguenza la capacità di procreare, sono degne di ricevere il sacramento del matrimonio, se il suo valore consiste in quelle peculiarità? L'aspetto che la natura, Dio, ha impresso sul corpo di un essere umano è il parametro che deve condizionare il suo diritto alla famiglia, anche quando, per un'alterazione genetica, esso non corrisponde al genere dei suoi organi genitali interni? Forse un individuo omosessuale conserva le potenzialità procreative, ma non mettendole in atto può essere considerato colpevole di rinunciarvi e pertanto immeritevole di un riconoscimento come il matrimonio?
Forse prima o poi qualcuno solleverà nella chiesa queste domande, magari una mente aperta come quella che fu del cardinal Martini.


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