PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

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PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » martedì 12 febbraio 2013, 20:03

L’11 Febbraio 2013, quando ho appreso dalla radio della rinuncia al pontificato da parte di Papa Benedetto XVI, avevo pensato di scrivere un articolo in proposito, ma preferisco astenermi dal dare giudizi di qualunque genere e riportare qui di seguito due documenti a firma dell’allora Cardinale Ratzinger sul tema della omosessualità:
1) LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA SULLA CURA PASTORALE DELLE PERSONE OMOSESSUALI - 1° ottobre 1986.
2) CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI- 3 giugno 2003,
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CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
SULLA CURA PASTORALE DELLE PERSONE OMOSESSUALI


1. Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli atti omosessuali è divenuto sempre più oggetto di pubblico dibattito, anche in ambienti cattolici. In questa discussione vengono spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni non conformi con l'insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di conseguenza questa Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso da giustificare la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.
2. Naturalmente in questa sede non può essere affrontata una trattazione esaustiva di tale complesso problema; si concentrerà piuttosto l'attenzione sul contesto specifico della prospettiva morale cattolica. Essa trova conforto anche in sicuri risultati delle scienze umane, le quali pure hanno un oggetto e un metodo loro proprio, che godono di legittima autonomia.
La posizione della morale cattolica è fondata sulla ragione umana illuminata dalla fede e guidata consapevolmente dall'intento di fare la volontà di Dio, nostro Padre. In tal modo la Chiesa è in grado non solo di poter imparare dalle scoperte scientifiche, ma anche di trascenderne l'orizzonte; essa è certa che la sua visione più completa rispetta la complessa realtà della persona umana che, nelle sue dimensioni spirituale e corporea, è stata creata da Dio e, per sua grazia, chiamata a essere erede della vita eterna.
Solo all'interno di questo contesto, si può dunque comprendere con chiarezza in che senso il fenomeno dell'omosessualità, con le sue molteplici dimensioni e con i suoi effetti sulla società e sulla vita ecclesiale, sia un problema che riguarda propriamente la preoccupazione pastorale della Chiesa. Pertanto dai suoi ministri si richiede studio attento, impegno concreto e riflessione onesta, teologicamente equilibrata.
3. Già nella « Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale », del 29 dicembre 1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva esplicitamente trattato questo problema. In quella Dichiarazione si sottolineava il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza. Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali. Questi ultimi venivano descritti come atti che vengono privati della loro finalità essenziale e indispensabile, come « intrinsecamente disordinati » e tali che non possono essere approvati in nessun caso (cf. n. 8, par. 4).
Tuttavia nella discussione che seguì la pubblicazione della Dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona. Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata.
Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l'attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un'opzione moralmente accettabile.
4. Una delle dimensioni essenziali di un'autentica cura pastorale è l'identificazione delle cause che hanno portato confusione nei confronti dell'insegnamento della Chiesa. Tra esse va segnalata una nuova esegesi della Sacra Scrittura, secondo cui la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema dell'omosessualità, o addirittura ne darebbe in qualche modo una tacita approvazione, oppure infine offrirebbe prescrizioni morali così culturalmente e storicamente condizionate che non potrebbero più essere applicate alla vita contemporanea. Tali opinioni, gravemente erronee e fuorvianti, richiedono dunque speciale vigilanza.
5. È vero che la letteratura biblica è debitrice verso le varie epoche, nelle quali fu scritta, di gran parte dei suoi modelli di pensiero e di espressione (cf. Dei Verbum, n. 12). Certamente, la Chiesa di oggi proclama il Vangelo a un mondo che è assai diverso da quello antico. D'altra parte il mondo nel quale il Nuovo Testamento fu scritto era già notevolmente mutato, per esempio, rispetto alla situazione nella quale furono scritte o redatte le Sacre Scritture del popolo ebraico.
Dev'essere tuttavia rilevato che, pur nel contesto di tale notevole diversità, esiste un'evidente coerenza all'interno delle Scritture stesse sul comportamento omosessuale. Perciò la dottrina della Chiesa su questo punto non è basata solo su frasi isolate, da cui si possono trarre discutibili argomentazioni teologiche, ma piuttosto sul solido fondamento di una costante testimonianza biblica. L'odierna comunità di fede, in ininterrotta continuità con le comunità giudaiche e cristiane all'interno delle quali le antiche Scritture furono redatte, continua a essere nutrita da quelle stesse Scritture e dallo Spirito di Verità di cui esse sono Parola. È egualmente essenziale riconoscere che i testi sacri non sono realmente compresi quando vengono interpretati in un modo che contraddice la Tradizione vivente della Chiesa. Per essere corretta, l'interpretazione della Scrittura dev'essere in effettivo accordo con questa Tradizione.
Il Concilio Vaticano II così si esprime al riguardo: « È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non poter indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime » (Dei Verbum, n. 10). Alla luce di queste affermazioni viene ora brevemente delineato l'insegnamento della Bibbia in materia.
6. La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce il punto di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi posti dall'omosessualità. Dio, nella sua infinita sapienza e nel suo amore onnipotente, chiama all'esistenza tutta la realtà, quale riflesso della sua bontà. Egli crea a sua immagine e somiglianza l'uomo, come maschio e femmina. Gli esseri umani perciò sono creature di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi, l'interiore unità del Creatore. Essi realizzano questo compito in modo singolare, quando cooperano con lui nella trasmissione della vita, mediante la reciproca donazione sponsale.
Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale. Ne segue inevitabilmente una perdita della consapevolezza del carattere di alleanza, proprio dell'unione che le persone umane avevano con Dio e fra di loro. Benché il corpo umano conservi ancora il suo « significato sponsale », ora questo è oscurato dal peccato. Così il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma (cf. Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l'Autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.
Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, San Paolo sviluppa una prospettiva escatologica, all'interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf. 1 Cor 6, 9). In un altro passaggio del suo epistolario egli, fondandosi sulle tradizioni morali dei suoi antenati, ma collocandosi nel nuovo contesto del confronto tra il Cristianesimo e la società pagana dei suoi tempi, presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l'umanità. Sostituendosi all'armonia originaria fra il Creatore e le creature, la grave deviazione dell'idolatria ha condotto a ogni sorta di eccessi nel campo morale. San Paolo trova l'esempio più chiaro di questa disarmonia proprio nelle relazioni omosessuali (cf. Rom 1, 18-32). Infine, in perfetta continuità con l'insegnamento biblico, nell'elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina, vengono esplicitamente menzionati come peccatori coloro che compiono atti omosessuali (cf. 1 Tim 1, 10).
7. La Chiesa, obbediente al Signore che l'ha fondata e le ha fatto dono della vita sacramentale, celebra nel sacramento del matrimonio il disegno divino dell'unione amorosa e donatrice di vita dell'uomo e della donna. È solo nella relazione coniugale che l'uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente.
Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale. L'attività omosessuale non esprime un'unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un'esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l'essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un'attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall'autocompiacimento.
Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico.
8. L'insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica con la visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione. Anche se il mondo di oggi è da molti punti di vista veramente cambiato, la comunità cristiana è consapevole del legame profondo e duraturo che la unisce alle generazioni che l'hanno preceduta « nel segno della fede ».
Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un'ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo.
I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all'insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi.
9. Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l'omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell'omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. Essa si preoccupa sinceramente anche dei molti che non si sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e di quelli che potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole propaganda. Essa è consapevole che l'opinione, secondo la quale l'attività omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l'espressione sessuale dell'amore coniugale, ha un'incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo.
10. Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano.
11. Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera.
A questo proposito è necessario rifarsi alla saggia tradizione morale della Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi singoli. Di fatto in un caso determinato possono essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla. Dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità. Come in ogni conversione dal male, grazie a questa libertà, lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire ad esse di evitare l'attività omosessuale.
12. Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. Per il credente, la croce è un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono la vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono seguaci di Cristo.
In realtà questo non è altro che l'insegnamento rivolto dall'apostolo Paolo ai Galati, quando egli dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: « amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé » e più oltre: « Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne con le sue passioni e i suoi desideri » (Gal 5, 22. 24).
Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato solo come un inutile sforzo di auto-rinnegamento. La croce è sì un rinnegamento di sé, ma nell'abbandono alla volontà di quel Dio che dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono in Lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece del vizio.
Si celebra veramente il Mistero Pasquale solo se si lascia che esso permei il tessuto della vita quotidiana. Rifiutare il sacrificio della propria volontà nell'obbedienza alla volontà del Signore è di fatto porre ostacolo alla salvezza. Proprio come la croce è il centro della manifestazione dell'amore redentivo di Dio per noi in Gesù, così la conformità dell'autorinnegamento di uomini e donne omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro una fonte di autodonazione che li salverà da una forma di vita che minaccia continuamente di distruggerli.
Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere la grazia del Signore, in esso così generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela.
13. È evidente, d'altra parte, che una chiara ed efficace trasmissione della dottrina della Chiesa a tutti i fedeli e alla società nel suo complesso dipende in larga misura dal corretto insegnamento e dalla fedeltà di chi esercita il ministero pastorale. I Vescovi hanno la responsabilità particolarmente grave di preoccuparsi che i loro collaboratori nel ministero, e soprattutto i sacerdoti, siano rettamente informati e personalmente ben disposti a comunicare a ognuno la dottrina della Chiesa nella sua integrità.
La particolare sollecitudine e la buona volontà dimostrata da molti sacerdoti e religiosi nella cura pastorale per le persone omosessuali è ammirevole, e questa Congregazione spera che essa non diminuirà. Tali ministri zelanti devono nutrire la certezza che stanno seguendo fedelmente la volontà del Signore, allorché incoraggiano la persona omosessuale a condurre una vita casta, e ricordano la dignità incomparabile che Dio ha donato anche ad essa.
14. Considerando quanto sopra, questa Congregazione desidera chiedere ai Vescovi di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così. Un attento studio delle dichiarazioni pubbliche in essi contenute e delle attività che promuovono rivela una calcolata ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli. Per esempio, essi presentano talvolta l'insegnamento del Magistero, ma solo come una fonte facoltativa in ordine alla formazione della coscienza. La sua autorità peculiare non è riconosciuta. Alcuni gruppi usano perfino qualificare come « cattoliche » le loro organizzazioni o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in realtà essi non difendono e non promuovono l'insegnamento del Magistero, anzi talvolta lo attaccano apertamente. Per quanto i loro membri rivendichino di voler conformare la loro vita all'insegnamento di Gesù, di fatto essi abbandonano l'insegnamento della sua Chiesa. Questo comportamento contraddittorio non può avere in nessun modo l'appoggio dei Vescovi.
15. Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l'insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l'attività omosessuale è immorale. Un atteggiamento veramente pastorale comprenderà la necessità di evitare alle persone omosessuali le occasioni prossime di peccato.
Vanno incoraggiati quei programmi in cui questi pericoli sono evitati. Ma occorre chiarire bene che ogni allontanamento dall'insegnamento della Chiesa, o il silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale, non è forma né di autentica attenzione né di valida pastorale. Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di cui hanno bisogno e diritto.
Un programma pastorale autentico aiuterà le persone omosessuali a tutti i livelli della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e in particolare la frequente e sincera confessione sacramentale, mediante la preghiera, la testimonianza, il consiglio e l'aiuto individuale. In tal modo, l'intera comunità cristiana può giungere a riconoscere la sua vocazione ad assistere questi suoi fratelli e queste sue sorelle, evitando loro sia la delusione sia l'isolamento.
16. Da questo approccio diversificato possono derivare molti vantaggi, non ultimo la constatazione che una persona omosessuale, come del resto ogni essere umano, ha una profonda esigenza di essere aiutato contemporaneamente a vari livelli.
La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un « eterosessuale » o un « omosessuale » e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna.
17. Offrendo all'attenzione dei Vescovi tali chiarificazioni e orientamenti pastorali, questa Congregazione desidera aiutare i loro sforzi volti ad assicurare che l'insegnamento del Signore e della sua Chiesa su questo importante tema sia trasmesso a tutti i fedeli in modo integro.
Alla luce di quanto ora esposto, gli Ordinari del luogo sono invitati a valutare, nell'ambito della loro competenza, la necessità di particolari interventi. Inoltre, se ritenuto utile, si potrà ricorrere ad una ulteriore azione coordinata a livello delle conferenze episcopali nazionali.
In particolare i Vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa.
Soprattutto i Vescovi non mancheranno di sollecitare la collaborazione di tutti i teologi cattolici, i quali, insegnando ciò che la Chiesa insegna e approfondendo con le loro riflessioni il significato autentico della sessualità umana e del matrimonio cristiano nel piano divino, nonché delle virtù che esso comporta, potranno così offrire un valido aiuto in questo campo specifico dell'attività pastorale.
Particolare attenzione dovranno quindi avere i Vescovi nella scelta dei ministri incaricati di questo delicato compito, in modo che essi, per la loro fedeltà al Magistero e per il loro elevato grado di maturità spirituale e psicologica, possano essere di reale aiuto alle persone omosessuali, per il conseguimento del loro bene integrale. Tali ministri respingeranno le opinioni teologiche che sono contrarie all'insegnamento della Chiesa e che quindi non possono servire da direttive in campo pastorale.
Inoltre sarà conveniente promuovere appropriati programmi di catechesi, fondati sulla verità riguardante la sessualità umana, nella sua relazione con la vita della famiglia, così come è insegnata dalla Chiesa. Tali programmi forniscono infatti un ottimo contesto, all'interno del quale può essere trattata anche la questione dell'omosessualità.
Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone omosessuali, nell’affrontare un problema che le tocca così profondamente.
Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti. Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all'uso di edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di disporre delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori. A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo.
Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia.
18. Il Signore Gesù ha detto: « Voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi » (Gv 8, 32). La Scrittura ci comanda di fare la verità nella carità (cf. Ef 4, 15).
Dio che è insieme verità e amore chiama la Chiesa a mettersi al servizio di ogni uomo, donna e bambino con la sollecitudine pastorale del nostro Signore misericordioso. In questo spirito la Congregazione per la Dottrina della Fede ha rivolto questa Lettera a voi, Vescovi della Chiesa, con la speranza che vi sia di aiuto nella cura pastorale di persone, le cui sofferenze possono solo essere aggravate da dottrine errate e alleviate invece dalla parola della verità.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Lettera, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 1° ottobre 1986.
Joseph Card. Ratzinger
Prefetto
+ Alberto Bovone
Arc. tit. di Cesarea di Numidia
Segretario
____________________

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE
DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI


INTRODUZIONE

1. Diverse questioni concernenti l'omosessualità sono state trattate recentemente più volte dal Santo Padre Giovanni Paolo II e dai competenti Dicasteri della Santa Sede.(1) Si tratta infatti di un fenomeno morale e sociale inquietante, anche in quei Paesi in cui non assume un rilievo dal punto di vista dell'ordinamento giuridico. Ma esso diventa più preoccupante nei Paesi che hanno già concesso o intendono concedere un riconoscimento legale alle unioni omosessuali che, in alcuni casi, include anche l'abilitazione all'adozione di figli. Le presenti Considerazioni non contengono nuovi elementi dottrinali, ma intendono richiamare i punti essenziali circa il suddetto problema e fornire alcune argomentazioni di carattere razionale, utili per la redazione di interventi più specifici da parte dei Vescovi secondo le situazioni particolari nelle diverse regioni del mondo: interventi destinati a proteggere ed a promuovere la dignità del matrimonio, fondamento della famiglia, e la solidità della società, della quale questa istituzione è parte costitutiva. Esse hanno anche come fine di illuminare l'attività degli uomini politici cattolici, per i quali si indicano le linee di condotta coerenti con la coscienza cristiana quando essi sono posti di fronte a progetti di legge concernenti questo problema.(2) Poiché si tratta di una materia che riguarda la legge morale naturale, le seguenti argomentazioni sono proposte non soltanto ai credenti, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società.

I. NATURA E CARATTERISTICHE IRRINUNCIABILI DEL MATRIMONIO

2. L'insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla complementarità dei sessi ripropone una verità evidenziata dalla retta ragione e riconosciuta come tale da tutte le grandi culture del mondo. Il matrimonio non è una qualsiasi unione tra persone umane. Esso è stato fondato dal Creatore, con una sua natura, proprietà essenziali e finalità.(3) Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio soltanto tra due persone di sesso diverso, che per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, tendono alla comunione delle loro persone. In tal modo si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite.
3. La verità naturale sul matrimonio è stata confermata dalla Rivelazione contenuta nei racconti biblici della creazione, espressione anche della saggezza umana originaria, nella quale si fa sentire la voce della natura stessa. Tre sono i dati fondamentali del disegno creatore sul matrimonio, di cui parla il Libro della Genesi.
In primo luogo l'uomo, immagine di Dio, è stato creato « maschio e femmina » (Gn 1, 27). L'uomo e la donna sono uguali in quanto persone e complementari in quanto maschio e femmina. La sessualità da un lato fa parte della sfera biologica e, dall'altro, viene elevata nella creatura umana ad un nuovo livello, quello personale, dove corpo e spirito si uniscono.
Il matrimonio, poi, è istituito dal Creatore come forma di vita in cui si realizza quella comunione di persone che impegna l'esercizio della facoltà sessuale. « Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne » (Gn 2, 24).
Infine, Dio ha voluto donare all'unione dell'uomo e della donna una partecipazione speciale alla sua opera creatrice. Perciò Egli ha benedetto l'uomo e la donna con le parole: « Siate fecondi e moltiplicatevi » (Gn 1, 28). Nel disegno del Creatore complementarità dei sessi e fecondità appartengono quindi alla natura stessa dell'istituzione del matrimonio.
Inoltre, l'unione matrimoniale tra l'uomo e la donna è stata elevata da Cristo alla dignità di sacramento. La Chiesa insegna che il matrimonio cristiano è segno efficace dell'alleanza di Cristo e della Chiesa (cf. Ef 5, 32). Questo significato cristiano del matrimonio, lungi dallo sminuire il valore profondamente umano dell'unione matrimoniale tra l'uomo e la donna, lo conferma e lo rafforza (cf.Mt 19, 3-12; Mc 10, 6-9).
4. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».(4)
Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni... (cf. Rm1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».(5) Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli (6) ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.
Secondo l'insegnamento della Chiesa, nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali « devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione ».(7) Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità.(8) Ma l'inclinazione omosessuale è « oggettivamente disordinata »(9) e le pratiche omosessuali « sono peccati gravemente contrari alla castità ».(10)

II. ATTEGGIAMENTI NEI CONFRONTI DEL PROBLEMA DELLE UNIONI OMOSESSUALI

5. Nei confronti del fenomeno delle unioni omosessuali, di fatto esistenti, le autorità civili assumono diversi atteggiamenti: a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno; a volte promuovono il riconoscimento legale di tali unioni, con il pretesto di evitare, rispetto ad alcuni diritti, la discriminazione di chi convive con una persona dello stesso sesso; in alcuni casi favoriscono persino l'equivalenza legale delle unioni omosessuali al matrimonio propriamente detto, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere all'adozione di figli.
Laddove lo Stato assuma una politica di tolleranza di fatto, non implicante l'esistenza di una legge che esplicitamente concede un riconoscimento legale a tali forme di vita, occorre ben discernere i diversi aspetti del problema. La coscienza morale esige di essere, in ogni occasione, testimoni della verità morale integrale, alla quale si oppongono sia l'approvazione delle relazioni omosessuali sia l'ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male.
In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza.

III. ARGOMENTAZIONI RAZIONALI CONTRO IL RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI OMOSESSUALI

6. La comprensione dei motivi che ispirano la necessità di opporsi in questo modo alle istanze che mirano alla legalizzazione delle unioni omosessuali richiede alcune considerazioni etiche specifiche, che sono di diverso ordine.
Di ordine relativo alla retta ragione
Il compito della legge civile è certamente più limitato riguardo a quello della legge morale,(11) ma la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligare la coscienza.(12) Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona.(13) Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell'istituzione matrimoniale, all'unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un'istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.
Ci si può chiedere come può essere contraria al bene comune una legge che non impone alcun comportamento particolare, ma si limita a rendere legale una realtà di fatto che apparentemente non sembra comportare ingiustizia verso nessuno. A questo proposito occorre riflettere innanzitutto sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell'ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per comportare modificazioni dell'intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune. Le leggi civili sono principi strutturanti della vita dell'uomo in seno alla società, per il bene o per il male. Esse « svolgono un ruolo molto importante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume ».(14) Le forme di vita e i modelli in esse espresse non solo configurano esternamente la vita sociale, bensì tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti. La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l'oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell'istituzione matrimoniale.
Di ordine biologico e antropologico
7. Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi biologici e antropologici del matrimonio e della famiglia che potrebbero fondare ragionevolmente il riconoscimento legale di tali unioni.
Esse non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana. L'eventuale ricorso ai mezzi messi a loro disposizione dalle recenti scoperte nel campo della fecondazione artificiale, oltre ad implicare gravi mancanze di rispetto alla dignità umana,(15) non muterebbe affatto questa loro inadeguatezza.
Nelle unioni omosessuali è anche del tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse infatti sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei sessi nel matrimonio e rimangono aperte alla trasmissione della vita.
Come dimostra l'esperienza, l'assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente inseriti all'interno di queste unioni. Ad essi manca l'esperienza della maternità o della paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell'adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si porrebbe in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche dalla Convenzione internazionale dell'ONU sui diritti dei bambini, secondo il quale l'interesse superiore da tutelare in ogni caso è quello del bambino, la parte più debole e indifesa.
Di ordine sociale
8. La società deve la sua sopravvivenza alla famiglia fondata sul matrimonio. La conseguenza inevitabile del riconoscimento legale delle unioni omosessuali è la ridefinizione del matrimonio, che diventa un'istituzione la quale, nella sua essenza legalmente riconosciuta, perde l'essenziale riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed educativo. Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune. Mettendo l'unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri.
A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona. Una distinzione tra persone oppure la negazione di un riconoscimento o di una prestazione sociale non sono infatti accettabili solo se sono contrarie alla giustizia.(16) Non attribuire lo statuto sociale e giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali non si oppone alla giustizia, ma, al contrario, è da essa richiesto.
Neppure il principio della giusta autonomia personale può essere ragionevolmente invocato. Una cosa è che i singoli cittadini possano svolgere liberamente attività per le quali nutrono interesse e che tali attività rientrino genericamente nei comuni diritti civili di libertà, e un'altra ben diversa è che attività che non rappresentano un significativo e positivo contributo per lo sviluppo della persona e della società possano ricevere dallo Stato un riconoscimento legale specifico e qualificato. Le unioni omosessuali non svolgono neppure in senso analogico remoto i compiti per i quali il matrimonio e la famiglia meritano un riconoscimento specifico e qualificato. Ci sono invece buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale.
Di ordine giuridico
9. Poiché le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l'ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell'ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune.
Non è vera l'argomentazione secondo la quale il riconoscimento legale delle unioni omosessuali sarebbe necessario per evitare che i conviventi omosessuali perdano, per il semplice fatto della loro convivenza, l'effettivo riconoscimento dei diritti comuni che essi hanno in quanto persone e in quanto cittadini. In realtà, essi possono sempre ricorrere – come tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata – al diritto comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse. Costituisce invece una grave ingiustizia sacrificare il bene comune e il retto diritto di famiglia allo scopo di ottenere dei beni che possono e debbono essere garantiti per vie non nocive per la generalità del corpo sociale.(17)

IV. COMPORTAMENTI DEI POLITICI CATTOLICI NEI CONFRONTI DI LEGISLAZIONI FAVOREVOLI ALLE UNIONI OMOSESSUALI

10. Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche.
Nel caso in cui si proponga per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.
Nel caso in cui il parlamentare cattolico si trovi in presenza di una legge favorevole alle unioni omosessuali già in vigore, egli deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione: si tratta di un doveroso atto di testimonianza della verità. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli, richiamandosi alle indicazioni espresse nell'Enciclica Evangelium vitae, « potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica », a condizione che sia « chiara e a tutti nota » la sua « personale assoluta opposizione » a leggi siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo.(18) Ciò non significa che in questa materia una legge più restrittiva possa essere considerata come una legge giusta o almeno accettabile; bensì si tratta piuttosto del tentativo legittimo e doveroso di procedere all'abrogazione almeno parziale di una legge ingiusta quando l'abrogazione totale non è possibile per il momento.

CONCLUSIONE

11. La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Udienza concessa il 28 marzo 2003 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Considerazioni, decise nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 giugno 2003, Memoria dei Santi Carlo Lwanga e Compagni, Martiri.
Joseph Card. Ratzinger
Prefetto
Angelo Amato, S.D.B.
Arcivescovo titolare di Sila
Segretario

(1) Cf. Giovanni Paolo II, Allocuzioni in occasione della recita dell'Angelus, 20 febbraio 1994 e 19 giugno 1994; Discorso ai partecipanti dell'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, 24 marzo 1999; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2359, 2396; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana, 29 dicembre 1975, n. 8; Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986; Alcune Considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa circa la risoluzione del Parlamento Europeo in merito alle coppie omosessuali, 25 marzo 1994; Famiglia, matrimonio e « unioni di fatto », 26 luglio 2000, n. 23.
(2) Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 4.
(3) Cf. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, n. 48.
(4) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357.
(5) Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana, 29 dicembre 1975, n. 8.
(6) Cf. per esempio S. Policarpo, Lettera ai Filippesi, V, 3; S. Giustino, Prima Apologia, 27, 1-4; Atenagora, Supplica per i cristiani, 34.
(7) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 10.
(8) Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 12.
(9) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.
(10) Ibid., n. 2396.
(11) Cf. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae, 25 marzo 1995, n. 71.
(12) Cf. ibid., n. 72.
(13) Cf. S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 95, a. 2.
(14) Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae, 25 marzo 1995, n. 90.
(15) Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae, 22 febbraio 1987, II. A. 1-3.
(16) Cf. S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 63, a. 1, c.
(17) Occorre non dimenticare inoltre che sussiste sempre « il pericolo che una legislazione che faccia dell'omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge » (Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 24 luglio 1992, n. 14).
(18) Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae, 25 marzo 1995, n. 73.

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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da Yoseph » mercoledì 13 febbraio 2013, 14:19

Vedo che ricorre l'uso del termine "dilagare ", come se l'omosessualità fosse una malattia contagiosa. Al massimo il riconoscimento delle unioni omosessuali e della omogenitorialità potrà essere da stimolo a chi vive nell'ombra a non vergognarsi più e a sentirsi tutelato. I timori della Chiesa sembrano legati al fatto che il cattivo esempio degli omosessuali, che rimarrebbero comunque una minoranza esigua sul totale della popolazione, potrebbe contagiare anche gli eterosessuali e così non ci sarebbe più nessuno a procreare e l'umanità finirebbe :D E' assurdo e sembra che vivano in un altro mondo, mi piacerebbe tanto sapere quali sono i reali timori che spingono le gerarchie ecclesiastiche a combattere con tanta determinazione l'omosessualità, come se fosse il male peggiore del mondo, quando invece ci sono dei veri mali di cui la chiesa si potrebbe davvero occupare: la fame, la distruzione dell'ambiente, le guerre...ecc.

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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 13 febbraio 2013, 19:32

Ciao Yoseph,
sì effettivamente quei documenti sono il segno di una assoluta non conoscenza della omosessualità, sulla quale si formano giudizi su base biblica, cioè sulla base di concezioni assolutamente preconcette. I documenti citano la condanna espressa nel Levitico che però considera nell’abominio di Dio anche radersi la barba o mangiare crostacei. Riconoscere il Levitico come fonte legittima della condanna della omosessualità da parte di Dio comporterebbe anche l’obbligo di lapidare le adultere o di mettere a morte i figli che disobbediscono ai genitori, cose tutte che, secondo il Levitico, sono legge di Dio. In fondo lo stesso Gesù era stato un profondo modernizzatore e attualizzatore della legge Mosaica, l’antica legge, in contrapposizione alla nuova che è basata sul comandamento dell’amore di Dio e del prossimo: è il sabato che è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. La Chiesa ha però una tradizione alle spalle che difficilmente potrà rinnegare. In quella tradizione l’omofobia è radicatissima. Posizioni di rispetto vero nei confronti della omosessualità come quelle espresse dal cardinale Martini sono di fatto una assoluta eccezione nella Chiesa e in modo particolare nell’alta gerarchia. La Chiesa, storicamente, ha dato numerosissimi esempi di quanto sia lontana dal messaggio originario. Potrà tornare ad essere un punto di riferimento credibile per le coscienze di uomini che sentono ancora oggi la serietà del messaggio evangelico? Non so se questo sarà possibile, ma certo richiederebbe una inversione di rotta di 180° che è realmente poco credibile.
Ci si chiede come mai una congregazione vaticana possa considerare l’omosessualità une specie di ideologia sovversiva che rischia di minare le basi del matrimonio, istituzione che peraltro fa acqua da tutte le parti, con percentuali di fallimento superiori al 50%. È mai possibile che la Chiesa si pronunci tanto autorevolmente senza la minima conoscenza delle realtà sulle quali sta pronunciando condanne così pesanti e definitive, limitandosi solo a riferimenti biblici che sono la negazione della realtà? La prova dai fatti dice però che è proprio così, e questo accade perché la cultura del clero è limitata al solo magistero e alla tradizione e perfino le scienze bibliche sono accettate sono in quanto non in contrasto con il magistero. Mi chiedo che cosa possa sapere un prete (che non sia egli stesso omosessuale) della omosessualità. Se un prete si forma esclusivamente sulla base di preconcetti e gli viene ribadito continuamente che l’omosessualità è una cosa mostruosa non potrà che ritenere che sia così, poi diventerà vescovo e si sentirà in dovere non di usare il proprio cervello, perché non è stato educato a questo, ma di conformarsi alla gerarchia, perché è proprio a questo che è stato formato, resterà comunque del tutto fuori dal mondo e si comporterà nella sua attività pastorale come uno posto al comando di un veliero che non abbia mai visto il mare, e naturalmente, in funzione del principio di autorità, la conservazione ideologica della tradizione attraverso la conformità e l’obbedienza saranno confusi con la fede e col rispetto del messaggio di Cristo. È difficile fare una colpa ad un singolo dell’aver seguito ciò che gli è stato inculcato essere la strada unica per la realizzazione del messaggio di Cristo. In fondo, l’istituzione che si perpetua finisce per essere più importante del messaggio che dice di predicare. Ma quando alla base ci sono tradizioni secolari è molto difficile aspettarsi qualcosa di diverso da una riedizione del passato.

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Yoseph
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da Yoseph » mercoledì 13 febbraio 2013, 21:00

Hai ragione Project, è già difficile per un eterosessuale che non sia prete avere idea di cosa sia l'omosessualità, figuriamoci un sacerdote che ha studiato solo quella dottrina!

Nicomaco
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da Nicomaco » venerdì 15 febbraio 2013, 21:34

Alcune considerazioni fatte nei post precedenti mi ricordano un episodio televisivo di qualche annetto fa, quando Fabio Fazio, durante la trasmissione “Che tempo che fa”, intervistò Mons. Ersilio Tonini, anzi sua Eminenza il Cardinal Ersilio Tonini (che mi pare sia ancora vivo ed è nato nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale ….).
In quell’occasione – se non ricordo male – Fazio chiese al Cardinal Tonini perché mai la Chiesa continuava a condannare l’amore tra due persone dello stesso sesso, visto che lui non ci vedeva nulla di male.
Alla domanda Tonini si affrettò a rispondere lapidariamente (era imbarazzato?) citando il catechismo della chiesa cattolica che, sempre se non sbaglio, si era addirittura portato nello studio televisivo (che la domanda fosse stata preparata prima?).
Dopo di che l’intervista venne dirottata su altri temi.
Morale: direi che una discussione del genere non è una discussione, è un monologo tra due sordi.
Uno scambio cordiale di opinioni.
Nulla di più.
Debbo però dire che Tonini non mi sorprese, né fui scandalizzato.
Forse perché Tonini mi è sempre stato simpatico come “buon pastore”: ho anche avuto l’occasione di conoscerlo di persona parecchio tempo fa, quando era solo Vescovo.
Ad ogni modo, in tutta franchezza, mi chiedo: che cosa ci si poteva aspettare da un Tonini allora ultraottantenne sul tema dell’omosessualità?
Un’apertura?
Forse una riflessione ragionata?
Direi di no.
E non gliene faccio una colpa.
Darei piuttosto qualche colpa a Fazio, visto che non era il caso che facesse una domanda del genere a Tonini.
Tonini ha doti di umanità straordinarie per quel che ho potuto capire anche conoscendolo, ma su questi temi non sapeva rispondere se non citando a memoria, o quasi, una frasetta del catechismo.

Chiusa la parentesi su Tonini, per quanto riguarda invece i documenti ufficiali riportati nel topic iniziale da Project e scritti da Ratzinger, le cose stanno in modo MOLTO diverso.
Lascerei perdere le considerazioni che trovano appoggio sulle Sacre Scritture.
Non perché le Scritture non siano rilevanti.
Ma perché non mi paiono, nell’ordine delle cose di questo mondo di cui un uomo, anche se credente, fa esperienza, quelle che vengono per prime.
Prima viene la vita vissuta come uomo e quindi anche l’argomentazione razionale che l’accompagna (o che la dovrebbe accompagnare) per quanto poco.
E in effetti nel secondo documento c’è un capitolo, guarda caso, dedicato agli argomenti razionali (si parla di retta ragione….) che dovrebbero condurre alla negazione della tutela matrimoniale (o quasi) alle coppie dello stesso sesso.
Di quel capitoletto sarebbe interessante fare un’analisi (magari qualcuno l’ha già fatta….), scomponendo, nei suoi elementi costitutivi, il modo di ragionare di Ratzinger.
E credo che si potrebbero trovare parecchie cose interessanti, ma anche non pochi punti deboli e assai discutibili per non dire fuorvianti.

Ma qui mi fermo per mancanza di tempo ... magari in un’altra occasione …
Ultima modifica di Nicomaco il lunedì 18 febbraio 2013, 14:27, modificato 1 volta in totale.
La verità, vi prego, sull'amore (W.H. Auden)

Ilex
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da Ilex » venerdì 15 febbraio 2013, 22:41

Hai ragione Project, è già difficile per un eterosessuale che non sia prete avere idea di cosa sia l'omosessualità, figuriamoci un sacerdote che ha studiato solo quella dottrina!
Secondo me invece una buona parte dei sacerdoti sa bene cosa sia l'omosessualità. Ma come accade spesso, le critiche più feroci vengono da chi vive nella stessa condizione dell'oggetto bersagliato. Che senso avrebbe il sacrificio della propria affettività e sessualità, in nome della conquista della santità, se diventasse lecito anche per la Chiesa stessa vivere serenamente la propria omosessualità?
A pensarci bene vanificherebbe le rinunce di una vita intera....

pavlosss
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da pavlosss » venerdì 15 febbraio 2013, 23:27

Ilex ha scritto:Secondo me invece una buona parte dei sacerdoti sa bene cosa sia l'omosessualità. Ma come accade spesso, le critiche più feroci vengono da chi vive nella stessa condizione dell'oggetto bersagliato. Che senso avrebbe il sacrificio della propria affettività e sessualità, in nome della conquista della santità, se diventasse lecito anche per la Chiesa stessa vivere serenamente la propria omosessualità?
A pensarci bene vanificherebbe le rinunce di una vita intera....
Il problema del mondo cattolico (e del cristianesimo integralista, vedi ad esempio gli evangelici) sta nell'aver demonizzato il sesso. L'omosessualità è l'icona del male perché condensa in sé tutto il proibito:
- sessualità senza fine procreativo
- sessualità per puro piacere
- sessualità con una persona dello stesso sesso.

L'idea di fondo è che in questo campo non può mai esserci qualcosa di buono e, se mai esiste, si fa finta che non lo sia. I discorsi papali sono chiari, in merito!

Certo che i preti sanno bene cos'è l'omosessualità, dal momento che nel clero esiste una forte percentuale omosessuale (qualcuno ipotizza essere addirittura il 70 per cento).
Ma, in parte per averlo visto, so che il clero la vive assai male e, nonostante ciò, si fa maestro di vita. E' questa la "Chiesa esperta in umanità" come diceva Paolo VI? Diffidare di questi maestri è il minimo da farsi.

Una parte di clero vive semplicemente castrandosi per cui sono uomini eternamente insoddisfatti.

Un'altra parte vive in modo libertino (spesso in giro per battuage e con rapporti occasionali). [Nella Roma rinascimentale fiorivano i postriboli, poiché la parte di clero eterosessuale li manteneva copiosamente. Questo è un dato storico!].

Una terza parte sta tentando di avere rapporti fissi (questi ultimi stanno aumentando, negli ultimi tempi, al punto che esistono siti e chat in cui manifestano tali intenzioni).

A parte il clero eterosessuale (che si fa le sue storie e simpatizza col movimento dei preti sposati), esiste poi anche un certo tipo di clero quasi assessuato, ossia con una sessualità direi pre-adolescenziale. In un certo senso questo è il "miglior" clero ed è posto come esempio dalle gerarchie ecclesiastiche.

Loro sì che non creano "problemi" ai vescovi! Ma questi come potranno capire il cuore delle persone normali?

Detto ciò hai un quadro più esauriente di cosa sia quel mondo. Certo che questi uomini nel campo della sessualità s'improvvisano o la vivono in un modo talmente contorto da far pietà. Prima di capire qualcosa al rigaurdo ci mettono su anni e anni e quello che uno capisce in 4 mesi, loro lo fanno in 10 anni con scrupoli e paure incredibili.
Sono tutt'altro che rari i casi di preti con doppia vita e doppia morale, sdoppiati e quindi malati: moralissimi e perfettamente anafettivi di giorno ma libertinissimi di notte.

I laici, credimi!, nonostante i loro difetti sono molto più concreti e realisti di costoro che, credendo di nascondersi al mondo, si parano dietro alle solite condanne e alle frasi fatte e di convenienza. Il papa li aiuta fornendo loro la solita letteratura trita e ritrita.

Fintanto che, a livello di Chiesa, quindi ufficialmente, non si affronterà in modo adeguato e realistico la sessualità, continueranno a prolificare mostri.

Nicomaco
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da Nicomaco » lunedì 18 febbraio 2013, 11:15

Piccolo appunto a Pavlosss.
Io non so dove tu attinga questa conoscenza esaustiva della sessualità dei preti (e quella dei frati, delle suore, dei monaci e delle monache? magari potresti illuminarci anche su quella …).
Preferisco prendere quello che dici come uno sfogo personale e anche un po’ rancoroso.
Non te ne faccio una colpa.
E’ uno “sport” moto diffuso tra gli omosessuali … e non solo … dare giudizi onnicomprensivi sulla realtà della Chiesa.
Del resto è capitato che anche altre “firme”, più o meno autorevoli, di questo forum abbiano espresso giudizi piuttosto trancianti sulla realtà del clero secolare in tema di sessualità.

Io peraltro non riesco a seguire questi sfoghi, né tuoi, né di altri, forse perché per me il forum ha o dovrebbe avere un senso diverso.

Io non so chi tu sia nella realtà, come non conosco una miriade di altri utenti che frequentano questo forum, non so da dove vengano, che cosa facciano nella vita, che vissuto abbiano, che carattere abbiano che educazione li contraddistingua.
D’altra parte non credo che questo forum sia in grado di “bucare” il video offrendo uno squarcio della realtà concreta che resta SEMPRE fuori da qui.

Forse occorrerebbe essere un po’ più cauti e umili prima di dare giudizi così sicuri e lapidari.

So che questo attirerà le ennesime critiche.
Comunque, da persona credente e omosessuale che non condivide i contenuti di quella che tu definisci la solita letteratura trita e ritrita proposta da Ratzinger (magari si potrebbe analizzarla no? invece di esprime giudizi liquidatori che oltretutto vanno molto di moda nel mondo contemporaneo), sentivo il dovere di esprimere quello che penso.
La verità, vi prego, sull'amore (W.H. Auden)

pavlosss
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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da pavlosss » martedì 19 febbraio 2013, 20:01

Rispondendo a Nicomaco e a questo forum, posso dire che, ovviamente, non sono tenuto a dare conto della mia vita nei dettagli anche perché, seppur lo facessi, ci sarebbe sempre qualcuno disposto a dubitare e a negare quanto non gli sta bene.

Mi rendo conto che certe affermazioni possono parere dure e sono veramente fastidiose, in chi non è disposto ad accettarle.

Avevo pure io questi sentimenti, molto tempo fa, dinnanzi a mio padre, quand'era ancora vivo.

Lui, uomo onesto ma molto sintentico, mi disse solo: "Perché frequenti i preti, cosa hai tu in comune con loro?".

Mi diede molto fastidio. Mi parve la critica aspra di uno che ce l'avesse con la Chiesa e con i sacerdoti. E così continuai a frequentare il mondo ecclesiastico e clericale senza che quella frase mi ponesse dei dubbi o un minimo di necessaria prudenza. Loro erano uomini che predicavano il vangelo, che indicavano le cose eccelse. Potevo mai io ridimensionarli o cancellarli con quella critica "ingenerosa" di mio padre?

Da allora sono corsi parecchi anni (pur non essendo vecchio ho una certa esperienza oramai) e, vedendo molte cose ed avendo pure pagato di persona, ho capito cosa diceva il mio povero babbo, ho raggiunto le sue posizioni e le ho pure superate. Ho quindi ben distinto le questioni umane (i preti in quanto uomini) dalla mia fede (altrimenti l'avrei di certo persa!).

Sono sostanzialmente convinto di quanto dico e non per odio o per amarezza ma per pura esperienza consumata (sulla quale ovviamente non entro in dettaglio perché non devo giustificarmi). Se poi lo dico con una certa forza, ebbene, non si equivochi questa con l' "odio" (che è cosa ben diversa).

Uno puo' essere libero di accettare o rifiutare vedendo in queste affermazioni livore o quant'altro. Da parte mia posso solo dire che indicare il brillare del sole in cielo non significa livore, significa solo indicare un dato evidente. Se poi per qualcuno additare il sole è livore penso non sia un problema mio.

Certo non contestero' colui che me lo nega (mi fa ricordare com'ero io tanti anni fa) ma, ovviamente!, non amo che la mia esperienza sia buttata nel ridicolo.

Per lo stesso motivo mio padre non insistette con me, non si giustificò e rimase molto sul vago. Se uno non ci sbatte la faccia contro, continuerà sempre a dubitare delle parole altrui, soprattutto quando queste non sono "rosee". In fondo tutti noi desideriamo sognare nonostante la realtà sia ben distante dai sogni...

Aggiungo solo qualche elementare osservazione in merito.
Oggi la stoffa umana si è consumata in ogni ambito societario (nelle famiglie, nelle scuole, nelle istituzioni); non ci sono più uomini di gran tempra o ce ne sono molto meno di un tempo in cui, le difficoltà del vivere, forgiavano gli esseri.

Mi chiedo in nome di chi o di cosa la Chiesa non dovrebbe subire le stesse situazioni del mondo intero? Perché si deve pensare che "non sia così"?
Spero che questa reazione di difesa non nasca dal fatto di sentirsi toccare nella propria fede perché, allora, forse qui ci sta un problema: una fede si dovrebbe appoggiare su Dio, non sulla confidenza eccessiva verso gli uomini (la Scrittura dichiara addirittura "maledetto" l'uomo che confida nell'uomo. La "maledizione" è essersi posti con le proprie mani in un luogo di oscurità e fluttuazione esistenziale, aver appoggiato i propri piedi su un pavimento traballante e pericoloso).

D'altronde so bene che oggi l'istituzione ecclesiastica subisce tutte le problematiche attuali e, per molti versi, è anche un po' oltre rispetto alla società in questo processo di deterioramento che ci avvolge un po' tutti.

Detto questo mi sembra di essere stato esauriente, per il momento (e ho comunque detto molto di più di quanto avrebbe detto mio padre).
Ultima modifica di pavlosss il martedì 19 febbraio 2013, 21:25, modificato 1 volta in totale.

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Re: PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'

Messaggio da pavlosss » martedì 19 febbraio 2013, 20:57

Nicomaco ha scritto: Comunque, da persona credente e omosessuale che non condivide i contenuti di quella che tu definisci la solita letteratura trita e ritrita proposta da Ratzinger (magari si potrebbe analizzarla no? invece di esprime giudizi liquidatori che oltretutto vanno molto di moda nel mondo contemporaneo), sentivo il dovere di esprimere quello che penso.
In realtà mi sembra che l'unico ad esprimere giudizi liquidatori su questi temi, permettimi di dirlo con pacifica oggettività, è lo stesso papa.
E lo dico da credente in Dio.

La teologia morale cattolica, semplicemente ricordata da Ratzinger, nei riguardi dell'omosessualità si appoggia su una lunga tradizione di condanne (= letteratura trita e ritrita). Per lo stesso motivo, qualche tempo fa', fu condannato un teologo moralista il quale cercava di valutare l'amore omosessuale. La congregazione della fede disse chiaramente (cito a memoria): "Il rapporto sessuale tra omosessuali è masturbazione reciproca e, proprio perché tale, non può avere nulla di positivo". Non è, questo, un "giudizio liquidatorio"?

Per questa letteratura "trita e ritrita", l'amore tra omosessuali (con la sua conseguente espressione sessuale) non esiste. Puo' esistere solo l'amore eterosessuale perché nell'ordine stabilito da Dio, non in un ordine a Lui contrario, espressione, semmai, demoniaca (a volte su certi gay cattolici si pratica l'esorcismo proprio per questo).
Tale amore eterosessuale deve indispensabilmente avere una finalità procreativa (che in nessun caso deve essere esclusa, neppure, in teoria, nel caso di una coppia sterile, da cui la condanna del profilattico).

Si potrebbe portare qui, tutta una serie di documenti ufficiali ma, si puo' star certi, vanno tutti in questa direzione.

Ratzinger non ha fatto altro che riprendere questi principi e, in parte, inasprirli.

Nelle sue parole non esiste alcuna positività, per quanto riguarda l'espressione affettiva dei gay.

I gay devono essere rispettati, si dice, hanno diritto di vivere ma, nella Chiesa, devono solo essere casti; non devono esprimere in alcun modo la loro affettività (in pratica, pur avendo diritto di vivere, non devono vivere) altrimenti non fanno altro che esprimere una malattia in grado di deteriorare la società e la famiglia (se non sono cose criticabili e gratuite, queste, quali lo sarebbero?).

E' esattamente su questo principio che pure la chiesa greco-ortodossa in America esclude dalla comunione i gay che hanno una relazione. La logica è la stessa ed è discriminatoria e vessatoria.

Questo è così vero che i primi a voltare le spalle alle parole papali sono gli stessi chierici gay che, come ho sopra ricordato, si fanno la loro vita, bella o brutta che sia (chierici che fanno vita promisqua, che convivono in una relazione stabile ed affettiva, che vanno con uomini sposati, che cercano prostituti, ecc).

Spesso i vescovi lo sanno bene (sia perché il clero è molto chiacchierone sia perché nelle curie esiste un faldone informativo per ogni sacerdote) ma fanno finta di nulla instaurando, in tal modo, una sorta di "doppia morale": tollerante all'estremo per i chierici (si deve salvare l'istituzione anche davanti alle evidenze contrarie) e tagliente per tutti gli altri.

In ogni caso, da quanto si constata, le parole papali sono e restano parole al vento e indicano un idealismo sempre più difficilmente praticabile...

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