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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Discriminazione gay
MessaggioInviato: sabato 11 aprile 2015, 15:03 
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Buon pomeriggio,
navigando sul web ho trovato questo interessantissimo articolo della Congregazione per la dottrina della fede nel 1992 in merito all'argomento della non discriminazione delle persone omosessuali.

http://www.alleanzacattolica.org/temi/b ... lita_a.htm

Aspetto vostri commenti. Nonostante sia stata pubblicata nel 1992, credo, smentitemi se qualcuno è maggiormente informato, che tali prescrizioni siano ancora valide.


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 Oggetto del messaggio: Re: Discriminazione gay
MessaggioInviato: sabato 11 aprile 2015, 18:25 
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Il 12 Febbraio 2013 avevo pubblicato integralmente il testo di quel documento e di un altro di tipo analogo: https://sites.google.com/site/progettog ... sessualita . Il documento è stato citato diverse volte da me in vari contesti. Quel documento è un documento ufficiale, non solo è ancora valido ma rappresenta le posizioni della chiesa (cioè quelle di San Giovanni Paolo II e del futuro Papa Ratzinger) e penso che nessuno abbia interesse a smentirlo ora. La chiesa afferma che la verità che essa presenta è immutabile e per questo non può smentirsi, sarebbe troppo umano. I contenuti sono veramente incredibili, in sostanza la chiesa indice una crociata di tipo moderno e dimostra di essere interessata solo al mantenimento di posizioni storiche che sono esattamente il contrario di quello che sostiene ormai tutta la comunità scientifica e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ripete da molti anni. È cambiato qualcosa con l’arrivo di Papa Bergoglio? Chi sono io per giudicare un gay? Lo ricordate? Lo stesso Bergoglio, da cardinale, aveva fatto crociate contro la legalizzazioni delle unioni omosessuali in Argentina, definite da lui opera del Maligno: http://progettogay.myblog.it/2013/03/13 ... osessuali/ . Forse ha provato a fare qualcosa nel Sinodo sulla famiglia, ma i gattoni del Vaticano hanno divorato subito il topolino gay: viewtopic.php?f=73&t=4859 D’altra parte è “secondo natura” che il gatto divori il topo!



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 Oggetto del messaggio: Re: Discriminazione gay
MessaggioInviato: sabato 11 aprile 2015, 21:40 
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Iscritto il: mercoledì 4 aprile 2012, 21:00
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Ho postato il documento perché non avevo trovato una discussione apposita. Beh, che dire? Sicuramente che sono posizione del tutto anacronistiche in Europa ed ormai superate, in parte, anche in Italia. Giustamente risalgono al 1992 ma, come avevo il sospetto e come tu confermi Project, ancora valide. In sostanza in questo documento il filo logico è il seguente: noi riconosciamo che sia ingiusto discriminare una persona per qualsiasi ragione, anche se gay. Al contempo, però, un omosessuale deve soltanto vivere in maniera repressa, nascondendosi da tutti, non potendo ambire a posti chiave nella società in quanto inadeguato come, ad esempio, il poter fare l'insegnante, entrare nell'esercito ecc... Lo stile di vita omosessuale non deve essere ostentato né promosso perché l'intera società verrebbe distrutta compresa la "famiglia naturale". Dunque tutti quegli Stati che vogliono introdurre norme antidiscriminazione, in realtà, stanno promuovendo lo stile di vita omosessuale. Non ci sono bisogno di leggi perché i gay vengono già protetti come tutti gli altri.

Ovviamente questo è il punto centrale del discorso che si fa nel documento o, almeno, così lo ho interpretato io. Project tu cosa ne hai dedotto? Il senso che io gli ho attribuito o no?


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 Oggetto del messaggio: Re: Discriminazione gay
MessaggioInviato: domenica 12 aprile 2015, 13:58 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Beh, ne ho dedotto che cambiano le scene ma, su questi punti, la commedia è sempre quella. D’altra parte sarebbe stato ingenuo aspettarsi il contrario. Francamente, una volta preso atto che quello che dice la chiesa contraddice quello che dice la coscienza individuale e che non è possibile salvare capra e cavoli, o si rinuncia ad avere una coscienza individuale, delegando tutto alle scelte della chiesa, il che mi sembra profondamente immorale, o si passa semplicemente oltre e si segue la propria coscienza. Il bene e il male consistono nel fare del bene o del male al proprio prossimo, cioè nel causarne il benessere o la sofferenza, poi chiunque può definire buono o cattivo quello che vuole e dire che quella è la volontà di Dio o la legge della Natura, o quello che gli pare e, purtroppo, troverà sempre una certa percentuale di persone che gli andranno appresso e anche qualcuno disposto alla guerra santa per qui falsi principi. È per questo che la libertà di pensare va difesa, perché è la base della dignità umana. La libertà è un valore assoluto. Rispettavo molto il mio cane e ho imparato molto da lui, perché quando volevo mettergli il guinzaglio resisteva con la massima fierezza. Anche il mio cane amava la libertà! Ma ci sono persone che rinunciano a pensare e delegano ad altri le scelte morali e questo è veramente terribile.



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 Oggetto del messaggio: Re: Discriminazione gay
MessaggioInviato: giovedì 14 maggio 2015, 23:26 

Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08
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Mi sono sempre chiesto il percorso con cui la Chiesa è giunta alle posizioni morali attuali, per quanto riguarda la questione del sesso in generale e l'omosessualità in particolare.

Non è facile seguire questo percorso anche perché non è sempre chiaro, soprattutto perché si legge sempre il "prima" con il criterio del "poi", come se tutto fosse sempre stato uguale a se stesso. È bene dunque riscotruire almeno genericamente il cammino in materia. Laddove non ci sono tratti evidenti del percorso si possono in qualche modo ricostruire osservando altri contesti religiosi.

Ed ecco allora dei punti passando attraverso i quali si è modificato il modo di considerare la sessualità.


1) Generalmente le religioni trattano la questione sessuale come qualcosa che "abbassa" la coscienza rispetto alla consapevolezza spirituale. La consapevolezza spirituale non è opposta ma si trova su un piano differente rispetto a quello naturale, secondo tutte le religioni. Non è dunque un caso che tutte le religioni storiche raccomandano l'astinenza sessuale per vivere determinate festività religiose. Questo lo possiamo verificare anche nell'ebraismo.
In questa prospettiva non esiste la sessuofobia. È come se uno dicesse: "se devo studiare mi devo impegnare, non girovagare con la testa". Ovviamente non si condanna il "girovagare con la testa" ma, in un certo contesto, non solo lo si ritiene inutile ma pure dannoso.
I buddisti lo spiegano in modo "energetico": le energie dell'uomo si dislocano in parti diverse del corpo, a seconda di cosa si fa. L'attività sessuale porta le energie del corpo in ben altra parte, rispetto a quello che richiederebbe l'attività spirituale o religiosa che sensibilizza la persona al sacro.
Ed ecco spiegato perché pure nel buddismo i monaci non fanno attività sessuale.
Credo siano dati che qualsiasi storico delle religioni registra "sine ira".

San Paolo sarebbe portato a non far sposare i cristiani e lo fa quasi costretto dalle situazioni pratiche che ha davanti. Che fosse sessuofobo? si chiedono alcuni. A mio avviso è una domanda mal posta. Paolo pensava ad un'immediata venuta di Cristo e alla conseguente fine del mondo per cui bisognava prepararsi spiritualmente e, per farlo in modo più efficace, era meglio non sposarsi (e in genere non dedicarsi al sesso). Qui rientriamo nella prospettiva precedente che con Paolo viene amplificata poiché Cristo sta per venire; è come chi spegne radio e televisione e prepara velocemente la valigia perché manca poco tempo alla partenza del suo treno.
L'ostracismo paolino del libertinismo sessuale nella società romana non è ancora moralismo, cosa che non poteva esistere nell'antichità cristiana e nell'ebraismo. È semmai ritenere le pratiche sessuali libertine una dispersione pericolosa di energie, quando bisognerebbe indirizzarle in altra direzione. Non a caso egli dice che è un seminare in una direzione nella quale si miete corruzione. Si noti come l'immagine del "seminare" sia tutt'altro che legale!

2) Quello che per diversi aspetti ha rappresentato una "disgrazia" è stata la visione agostiniana di uomo e di sesso. Qui sì che inizia la "fobìa" che poi fa da humus al moralismo che nascerà solo dopo in epoca moderna. Per Agostino l'uomo trasmette il peccato di Adamo al nascituro già al concepimento, attraverso il coito. Il disordine e la ribellione verso Dio vengono particolarmente legati all'attività sessuale il che porta immediatamente all'equivalenza sessualità=male.
Mentre prima l'attività sessuale era una dispersione dello spirito riguardo al contesto religioso, qui oramai l'attività sessuale diviene un peccato a prescindere da ogni genere di contesto (tranne quello generativo e matrimoniale)!
La posizione agostiniana è una svolta rispetto a quanto prima si mostrava.
Da questa posizione il Cristianesimo (soprattutto occidentale) non tornerà più indietro nei secoli a venire. I dati biblici sono dunque orientati in modo sessuofobico assumendo un valore che prima non esisteva.

3) L'instaurarsi del clericalismo, nella società basso medievale comporta una forte valutazione della legge e un'interpretazione biblica puramente intellettuale, sempre più slegata da eventuali esperienze religiose.
La stessa teologia da "sophia" di vita tende a divenire "gioco" intellettuale.
Questo significa che da questo punto in poi l'astinenza sessuale non è un semplice strumento per affinare l'intuizione interiore in vista di una esperienza spirituale (come si riteneva fino a poco prima). L'astinenza diviene un "obbligo di legge" stabilito dall'Auctoritas religiosa. Ecco pronte le basi per il moralismo. Moralismo è, infatti, una pratica morale fine se stessa o con un pretesto totalmente fittizio (se fai il buono guadagnerai il paradiso).
La tendenza a vivere la religione come obbedienza ad una legge viene qui esasperata e questo contribuisce ad inquadrare la sessualità in una dimensione moralistica. Il cattolicesimo postridentino può essere visto come l'apogeo di questo genere di cose.

Una volta che si ha fatto questo genere di percorso si finisce per parlare in termini assoluti e per condannare il sesso, come se per lo stesso credente Dio si fosse vergognato di aver fatto l'uomo sessuato. Già qui ci si accorge che qualcosa non quadra e che si è introdotta una distorsione nel pensiero religioso.

La distorsione la si intuisce con questo ulteriore esempio.
Se io, mettiamo, dico che si devono condannare tutti quelli che portano un coltello nel taschino perché possono uccidere le persone, ho fatto un'equivalenza forzata "uomo con coltello nel taschino"=delinquente.
Questa è una equivalenza che gli ambienti cattolici più tradizionali fanno quando parlano di un omosessuale, ad esempio.
Non ci si accorge di avere fatto un cortocircuito: infatti su 100 uomini con il coltello nel taschino forse uno solo potrebbe essere un delinquente!
Gli altri 99 usano il coltello in modo diverso e con fini diversi. C'è ad esempio quello che lo usa per tagliare una mela e offrirla ad un affamato!

L'omosessualità grida vendetta al cospetto di Dio, si scriveva un tempo e qualcuno lo ripete ancora.
E' come dire "l'uomo con il coltello nel taschino è un delinquente".

Ho fatto questo lungo discorso per questi motivi:

a) nel giudizio religioso sulla sessualità esiste una progressiva formazione che nel tempo ha portato a determinati risultati. Quello che vediamo oggi è il prodotto di una storia lunga, non è qualcosa che è sempre esistito.

b) è chiaro che la sessualità in se stessa non è affatto un male e dipende da "come" la si utilizza per renderla positiva o negativa, farla entrare in un'area di amore o di umiliazione (umiliando se stessi e chi si "usa").

c) dovrebbe essere chiaro che, in certi contesti e in modo tutt'altro che coercitivo, chi non ne usa non deve essere condannato poiché in tutti i tempi e in ogni contesto religioso gli uomini casti possono avere un modo di vedere il reale che può arricchire noi stessi e che giunge da intuizioni non immediatamente evidenti e che chiamiamo "spirituali", cosa davanti alla quale è prudente non chiudere la porta o negarla poiché appartiene all'umano e, come ogni cosa positiva dell'umano, è da conservare.
L'esistenza di chi sa vivere periodi di castità (o cerca di vivere la vita castamente) può forse scandalizzare qualcuno ma indica una cosa interessante: la sessualità non deve essere sopravvalutata o resa fine se stessa, essendo un semplice strumento, una parte e non la totalità di se stessi.
Così c'è chi, dopo averla vissuta, può essere passato ad un altro stadio, molto meno bisognoso di essa (fisiologico in alcuni di età avanzata), fino a prescinderne pure. Questo è normale e non dovrebbe scandalizzare nessuno.

d) Riportare la palla al centro è dunque non solo necessario ma urgente. L'uomo religioso non può condannare a scatola chiusa senza capire la vita del prossimo e le sue possibilità. Ma non può neppure raggiungere il campo dell'altro e "buttare via il bambino con l'acqua sporca", ossia buttare via tutta l'eredità della sua religione come se fosse tutta negativa. Abbiamo infatti visto che ci sono state diverse svolte epocali che hanno determinato la difficile situazione presente e l'incapacità di dialogo tra religione (una religione che da tempo si è svuotata, in realtà) e mondo attuale.
Nella vita personale, un uomo deve cercare di vivere in modo sensato ed equilibrato cercando di essere molto onesto con se stesso e, se è credente, con la propria fede da non prendere a scatola chiusa in modo fondamentalistico ma da cogliere nei suoi aspetti essenziali, cosa forse complessa ma tutt'altro che impossibile.


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 Oggetto del messaggio: Re: Discriminazione gay
MessaggioInviato: venerdì 15 maggio 2015, 15:40 
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Condivido quello che scrive pavloss, vorrei solo riportare un esempio concreto, risalente alla fine dell'800, dell'applicazione delle idee del cattolicesimo sulla omosessualità. Ho pubblicato da poco, nella Biblioteca di Progetto Gay, gli annali dell'unisessualità di André Raffalovich. Riporto qui di seguito alcuni brani dell'introduzione alla mia traduzione.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800. Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Nel 1896 Raffalovich pubblica “Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell’istinto sessuale”. Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore. Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba. Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati. Il testo di Raffalovich non è distinto in capitoli, ho tuttavia ritenuto opportuno procedere ad una divisione in capitoli operata sulla base dei contenuti. Il secondo capitolo è dedicato al rapporto tra educazione e omosessualità. Si è detto da più parti che, dopo la sua conversione al Cattolicesimo, Raffalovich ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle sue posizioni erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico. Nel primo capitolo, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto. Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Il terzo capitolo degli Annali è dedicato all’analisi del libro Das Kontraere Geschlechtsgefühl [La sensazione sessuale contraria] del Dr Havelock Ellis e di J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896, che il Dottor Havelock Ellis aveva scritto insieme a John Addington Symonds. La presentazione che Raffalovich fa del libro, a quei tempi di difficilissima reperibilità e per di più in Tedesco, permette la diffusione delle idee di Havelock Ellis anche tra i lettori di lingua francese. Raffalovich, come risulterà evidente dalla lettura, dà giudizi sprezzanti sul contributo all’opera da parte di John Addington Symonds che egli taccerà apertamente della peggiore immoralità. Raffalovich e Addington Symonds sono personaggi diversissimi anche se entrambi omosessuali (il lettore potrà trovare una ricca biografia di Addington Symons nel volume Gay e Storia della Biblioteca di Progetto Gay, nella quale sono presenti anche due importanti opere intere di Symonds concernenti l’omosessualità e precisamente “Una questione di etica moderna” e “Un problema di etica greca”, ovviamente tutti i testi sono scaricabili gratuitamente dalla home del forum di Progetto Gay.) Raffalovick è sostanzialmente un moralista che parte dall’idea che l’omosessuale non sia necessariamente un malato di mente o un degenerato ma per lui, in buona sostanza, l’unica via che un omosessuale ha davanti per vivere una vita dignitosa è la castità. Addington Symonds, un omosessuale sposato e padre di famiglia, crede invece che l’omosessualità vada vissuta anche a livello fisico, con rispetto, con amore per il proprio compagno, ma vada vissuta. I due punti di vista non potrebbero essere più lontani. Secondo Raffalovich, Addington Symonds è un vizioso che approfitta della sua condizione di uomo ricco e colto per usare a livello sessuale di quanti sono di livello sociale più basso del suo, come un signore feudale approfittava dei suoi sudditi. In realtà leggendo quanto scrive Addington Symonds si ha un’impressione totalmente diversa. In sostanza il terzo capitolo degli annali di Raffalovich [nella divisione adottata in questa edizione] è l’espressione del moralismo introiettato da un omosessuale, che per accettare la sua omosessualità deve necessariamente sublimarla. Nello stesso anno in cui scrisse questo testo Raffalovich si convertì al cattolicesimo e di lì a poco il suo amante si fece addirittura prete. Sono scelte probabilmente molto sofferte che vanno rispettate, certo, ma si sarebbe voluto da parte di Raffalovich un po’ più di rispetto per chi vede le cose più laicamente e ritiene che la sessualità abbia un valore anche nella sua fisicità.



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Condivido quello che scrive pavloss, vorrei solo riportare un esempio concreto, risalente alla fine dell'800, dell'applicazione delle idee del cattolicesimo sulla omosessualità. Ho pubblicato da poco, nella Biblioteca di Progetto Gay, gli annali dell'unisessualità di André Raffalovich. Riporto qui di seguito alcuni brani dell'introduzione alla mia traduzione.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800. Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Nel 1896 Raffalovich pubblica “Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell’istinto sessuale”. Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore. Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba. Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati. Il testo di Raffalovich non è distinto in capitoli, ho tuttavia ritenuto opportuno procedere ad una divisione in capitoli operata sulla base dei contenuti. Il secondo capitolo è dedicato al rapporto tra educazione e omosessualità. Si è detto da più parti che, dopo la sua conversione al Cattolicesimo, Raffalovich ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle sue posizioni erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico. Nel primo capitolo, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto. Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Il terzo capitolo degli Annali è dedicato all’analisi del libro Das Kontraere Geschlechtsgefühl [La sensazione sessuale contraria] del Dr Havelock Ellis e di J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896, che il Dottor Havelock Ellis aveva scritto insieme a John Addington Symonds. La presentazione che Raffalovich fa del libro, a quei tempi di difficilissima reperibilità e per di più in Tedesco, permette la diffusione delle idee di Havelock Ellis anche tra i lettori di lingua francese. Raffalovich, come risulterà evidente dalla lettura, dà giudizi sprezzanti sul contributo all’opera da parte di John Addington Symonds che egli taccerà apertamente della peggiore immoralità. Raffalovich e Addington Symonds sono personaggi diversissimi anche se entrambi omosessuali (il lettore potrà trovare una ricca biografia di Addington Symons nel volume Gay e Storia della Biblioteca di Progetto Gay, nella quale sono presenti anche due importanti opere intere di Symonds concernenti l’omosessualità e precisamente “Una questione di etica moderna” e “Un problema di etica greca”, ovviamente tutti i testi sono scaricabili gratuitamente dalla home del forum di Progetto Gay.) Raffalovick è sostanzialmente un moralista che parte dall’idea che l’omosessuale non sia necessariamente un malato di mente o un degenerato ma per lui, in buona sostanza, l’unica via che un omosessuale ha davanti per vivere una vita dignitosa è la castità. 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Sono scelte probabilmente molto sofferte che vanno rispettate, certo, ma si sarebbe voluto da parte di Raffalovich un po’ più di rispetto per chi vede le cose più laicamente e ritiene che la sessualità abbia un valore anche nella sua fisicità.



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