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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: mercoledì 20 luglio 2016, 20:06 
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Lucrezio, il poeta-filosofo epicureo del primo secolo a. C., nel suo De Rerum Natura, dopo aver raccontato come il re Agamennone giunse a sacrificare sua figlia Ifianassa agli dei, spinto da un timore religioso, commenta lapidario: “La religione poté indurre a mali così grandi!” Un padre è indotto in angoscia dagli dei che gli chiedono di sacrificare sua figlia, il padre è dilaniato dal dubbio, ma poi il timore religioso ha la meglio su di lui ed egli decide di obbedire alla volontà divina e di uccidere la figlia. Se vogliamo la storia di Agamennone e di Ifianassa è l’esatta replica di quella di Abramo e Isacco. Dio chiede ad Abramo di sacrificare suo figlio e Abramo decide di obbedire e di uccidere suo figlio. Sia Ifianassa che Isacco saranno salvati miracolosamente dalla morte, ma questo espediente non sminuisce l’idea che la religione comporti l’assoluta obbedienza a ciò che si ritiene volontà di Dio, anche se questo dovesse significare uccidere i propri figli. Da un lato c’è l’amore paterno, che è amore umano, e dall’altro c’è la religione, che è amore divino, e la religione, che comporta un legame, un vincolo, un’obbedienza, una sottomissione, può chiedere al credente di mettere del tutto da parte la propria coscienza umana in nome del vincolo dell’obbedienza religiosa.
L’asservimento dell’intelligenza, del libero arbitrio, della coscienza individuale in nome dell’obbedienza e della sottomissione è stato storicamente e in molti casi è tuttora la cifra tipica della religione.
Essere laici non vuol dire rigettare ogni forma di religione, ma preservare sempre e comunque l’intelligenza, il libero arbitrio e la coscienza individuale. Questo significa che quando la religione mi richiama al rispetto della mia coscienza, alla coerenza della mia vita con i valori che ritengo migliori, e mi induce ad andare più a fondo in quella direzione, allora la religione può essere laicamente accettata e onorata come una guida per una maggiore conoscenza di sé, ma significa anche che quando la religione confligge con la coscienza individuale, il primato spetta certamente alla coscienza individuale. L’essenza della moralità sta nella libertà non nell’obbedienza, in particolare quando l’obbedienza ci porterebbe in conflitto con la nostra coscienza. La laicità insegna che l’asservimento dello spirito è il peggiore dei mali, perché spegne ogni capacità di pensare e ogni istinto morale. La laicità insegna che la libertà è il centro della vita umana e che la vera libertà si conquista progressivamente attraverso la conoscenza e l’esperienza, insieme con gli altri e mai contro gli altri.



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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: mercoledì 20 luglio 2016, 23:26 
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Aaaaah guarda non me ne parlare project. Certo che tra fthonos tòn theòn e quell'altro che a quegli altri lì gliene ha fatto più di Carlo in Francia mi sembra che questi dei si siano mostrati cattivelli fin da subito :?
Siamo proprio sicuri che la religione sia amore divino? :?


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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 2:59 
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Francamente penso che la laicità dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ciascuno fin dalla più giovane età. Laicità vuol dire assunzione di responsabilità, per questo la conoscenza rappresenta il fondamento stesso della laicità. Valori come la solidarietà umana, che siamo abituati a considerare valori religiosi, sono in realtà valori tipicamente laici che non hanno bisogno di fondazioni trascendenti ma semplicemente di una coscienza veramente libera.



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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 8:08 
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Sono considerazioni rispetto alle quali è possibile convenire project ma a me pare che, al livello dei significati originari, come i greci usavano due parole per denotare ciò che noi chiamiamo vita, al tempo stesso ne usavano due che sono passate nelle nostre lingue in modo a volte non chiaro ed univoco. Queste due parole erano demos e laos. Mentre il primo significato di demos era divisione/partizione e, spazializzando/personalizzando potremmo dunque pensare ad un atteggiamento mentale più riduzionista, a qualcosa come popolo in quanto residente in/partecipante ad una suddivisione tipo distretto/dipartimento/comune, laos aveva un significato più estensivo riferendosi in maniera più olistica a tutto l'insieme di una popolazione con le sue possibili divisioni e differenze interne che insistesse su una determinata area geografica a prescindere da esse. In questo senso termini come laicità e laicismo passano a mio avviso nelle nostre lingue moderne a denotare un'apertura, un'attitudine alla considerazione delle differenti istanze/manifestazioni di tutti coloro che si possano considerare appartenenti ad una collettività allargata.
E per questo non sono probabilmente neppur richieste particolari conoscenze, assunzioni di responsabilità o bagagli culturali che, naturalmente, nessuno nega si possano apporre consecutivamente come arricchimenti al concetto di partenza che, però, non mi pare da esse determinato ab origine.


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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 18:28 
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Concordo in pieno, quando parlo di una base di conoscenza indispensabile all'esercizio della libertà intendo solo dire che purtroppo chi cresce con orizzonti molto ristretti è di fatto condizionato e indotto al non esercizio della libertà individuale, perché le identità di gruppo non possono realmente essere messe in discussione. La cultura, quelle vera, ha una funzione sostanziale perché insegna a pensare col proprio cervello e a mettere in dubbio tutto ciò che è dato per scontato. Penso che ci sia da fare un lavoro enorme ovunque nel mondo. Al di là della schiavitù economica c'è la schiavitù dell'ignoranza che crea il terreno propizio per tanti comportamenti del tutto irrazionali.



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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: giovedì 21 luglio 2016, 22:32 
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Certo appaiono anche a me problemi complessi. Su un piano storico però è stato detto che il secolo passato ed il primo scorcio dell'attuale sono stati i periodi in cui maggiormente si è avuta una diffusione di questa cultura. Si potrebbe discutere ovviamente su quanto ciò che si sia guadagnato in estensione e nella facilità di ottenerla non si sia perso in intensione e nella possibilità di esercitare una capacità critica ma, visto che l'esperimento di Milgram con i suoi risultati, in fin dei conti, risale al 61, ad un'epoca che noi ancora ricordiamo in cui per farsi questa cultura ancora occorreva muovere il culo e consumar le scarpe, sarei piuttosto inclinato a credere che un enorme lavoro lo si debba fare su di noi e su questo persistente problema di un autoritarismo più o meno ideologizzato ed interiorizzato. Non credi? :)


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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: sabato 23 luglio 2016, 1:31 
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L'esperimento di Milgram sottolinea proprio l'idea di obbedienza-asservimento, l'idea di esimersi dal dare giudizi morali autonomi delegandoli ad altri sulla base di un principio di presunta autorità, non si tratta, purtroppo, solo di teoria ma di pratiche di vita molto estese, che sono l'esatto opposto della laicità. Purtroppo l'idea del branco e l'idea del leader carismatico sono ancora dominanti in moltissimi campi.



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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: sabato 23 luglio 2016, 18:14 
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progettogayforum ha scritto:
L'esperimento di Milgram sottolinea proprio l'idea di obbedienza-asservimento, l'idea di esimersi dal dare giudizi morali autonomi delegandoli ad altri sulla base di un principio di presunta autorità, non si tratta, purtroppo, solo di teoria ma di pratiche di vita molto estese, che sono l'esatto opposto della laicità. Purtroppo l'idea del branco e l'idea del leader carismatico sono ancora dominanti in moltissimi campi.


Certamente.
...che poi, in effetti, nel complesso, la si potrebbe anche chiuder qui ché, fino a non troppi anni fa, avrei condiviso parola per parola le tue considerazioni ed ogni tanto, believe it or not, mi capita anche di rispondere con un lapidario "sono d'accordo. Ciao". Poi, però, mi parve che mentre l'ampiezza di una "cultura" potesse essere, per la presenza nell'attività mentale di una maggior abbondanza di "ligandi", un ingrediente utile a favorire il dispiegamento di un' "intelligenza" nel senso etimologico di inter-ligare e di una conseguente apertura laica, non ne costituisse tuttavia, per gli innumerevoli esempi contrari, fattore né necessario né sufficiente. Tolto il fatto che nell'esperimento di Milgram non apparvero particolari correlazioni tra i risultati e lo status sociale-educativo dei soggetti reclutati, vedevo esempi di persone immensamente colte ed in grado di esprimere elaborazioni sofisticate e complesse ma, al tempo stesso, agli antipodi di quello che potremmo definire un laicismo. L'immensa cultura non aveva salvato Giovanni Gentile dal diventar ministro dell'istruzione in un governo fascista; la presumibile cultura di più di 1200 professori universitari non li convinse (con 18 sole eccezioni) a rinunciare al loro incarico pur di non piegarsi all'atto d'omaggio a quel medesimo governo imposto dall'obbligatorietà del giuramento fascista; l'immensa cultura non aveva salvato René Guenon e Julius Evola dall'esprimere concetti elitisti come quell'"ebreitudine interiore" che poi, così facilmente, si sarebbe ribaltata in esiti molto più concreti; né furono salvati da un'indubbia cultura il Marchese e lo Sprengher dal mettere in atto efficacemente le loro pulsioni sadiche. Vedi bene che mi sembrava si potesse continuare ad nauseam e, forse, per risolvere l'antilogia, mi parve possibile tentare la via di una soluzione che passasse attraverso la costruzione mentale originaria dei concetti verbalizzati più che passare attraverso la strada stretta del truismo di una "vera" o "buona" cultura che non avrei ben saputo come giustificare. Parlando di cultura mi parve dapprincipio di potermi riferire all'ottenimento di un "sapere" ma da questo sapere sembrava dipendere anche la "sapienza" e se ne associavano presumibilmente anche parole come "savio" e "saggezza". Il sapere era poi affiancato dalla diade conoscere/conoscenza. Certo, se queste parole coesistono nella nostra lingua, per il principio dell'univocità semantica non mi sembravano denotare attività mentali soggiacenti del tutto sovrapponibili... Che differenza ti parrebbe di poter costruire mentalmente tra sapere e conoscere project? :) Ma, dall'obbligo di questa risposta, ritieniti ovviamente esentato :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: LAICITA' E RELIGIONI
MessaggioInviato: sabato 23 luglio 2016, 20:47 
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No problem, mi sento esentato, anche perché condivido quello che dici (se l’ho capito bene, perché decodificare un tuo scritto non è cosa semplice). Io credo che la conoscenza non debba produrre convergenze ma pensiero divergente, capacità di autonomia e di critica. Certo queste cose non sono comuni nelle nostre scuole e nelle nostre università in cui, bene o male, si insegna il conformismo intellettuale, d’altra parte la vera cultura è la risposta ad una esigenza individuale ed ha ben poco di standardizzabile.



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