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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: La felicità possibile e il naturalismo
MessaggioInviato: giovedì 22 maggio 2014, 15:54 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 4824
Ho finito di leggere in questi giorni “Elogio della felicità possibile” http://www.donzelli.it/libro/2547/elogi ... -possibile L’autore, Orlando Franceschelli, è un filosofo di orientamento naturalista, l’approdo maturo di una filosofia della plausibilità in continuo dialogo con la scienza. Il libro è profondamente laico, nel senso più serio del termine, cioè cerca senza polemiche un dialogo con i credenti sul piano della plausibilità ma senza rinunciare ad una ricerca del tutto autonoma, che affranchi la filosofia dall’essere una trascrizione in chiave antropologica di concetti legati alla dimensione del metafisico e del religioso. In sostanza la laicità diventa per Franceschelli la condizione stessa della ricerca filosofica sulla natura, libera finalmente dai condizionamenti del creazionismo e dall’idea di una necessaria redenzione.
Leggendo il libro, ho trovato un brano in cui si parla esplicitamente di omosessualità. Si tratta dell’idea della omosessualità “contro natura”. Franceschelli scrive:

“Si pensi, per fare un esempio certo di stringente attualità, alle diverse modalità in cui gli esseri umani vivono la propria sessualità. Ebbene, sostenere che in natura non esistano anche comportamenti omosessuali, risulta sempre meno compatibile con le evidenze empiriche. Ma tutti sappiamo quanto influenti possono rivelarsi determinati pregiudizi storico-culturali, a cominciare dall’idea di ordine naturale voluto da un Dio creatore. Ancora oggi, è a causa di questi pregiudizi, che l’omosessualità, invece di essere riconosciuta tutelando anche legalmente le relazioni tra perone dello stesso sesso, finisce per essere discriminata e persino repressa nei modi più crudeli e antiliberali, in quanto ritenuta addirittura contro natura, ossia contro il presunto piano del creatore, come sarebbe necessario dire per evitare l’ossimoro natura creata.”

In questo brano mi sembra di scorgere una risposta alle reiterate affermazioni di Benedetto XVI sulla omosessualità e sul “piano di Dio”. Altrove nel libro si rileva l’inaccettabilità metodologica della tendenza, comune a diversi autori di area cattolica, a spacciare la teologia sotto le vesti di antropologia.

In sostanza La felicità possibile, laicamente intesa, si realizza in una dimensione umana eco-solidale senza riferimenti a metafisiche di nessun genere. Il messaggio di grandissimi autori come Spinoza e Darwin, che rivive nel moderni naturalisti, tende a ridare alla natura il suo significato classico, sulla scia di Epicuro, di Lucrezio e di Leopardi. Il naturalismo moderno non vuole certo togliere ai credenti la loro speranza ma vorrebbe che anche con loro ci fosse un dialogo aperto a recepire la plausibilità di un’etica non fondata sulla metafisica e sulla religione.

Il libero merita di essere letto.



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 Oggetto del messaggio: Re: La felicità possibile e il naturalismo
MessaggioInviato: sabato 31 maggio 2014, 7:34 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Molto interessante. Mi chiedo cosa ci sia alla base della difficoltà di riconoscere dati di fatto come quello che in natura esista il comportamento omosessuale. Forse le persone non si documentano? Forse la paura o il disgusto per ciò che non si conosce prevalgono al punto da annullare le verità scientifiche? Credo che la storia possa darci molti esempi di come alla fine la scienza venga asservita alla morale corrente, che tende a condizionarla e ,quando non ce la fa, a negarla.
Avverto che le cose stanno lentamente cambiando, e spero che non ci siano ritorni al passato. Bisogna seminare bene e alla fine si raccoglie!


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 Oggetto del messaggio: Re: La felicità possibile e il naturalismo
MessaggioInviato: lunedì 2 giugno 2014, 14:55 

Iscritto il: mercoledì 1 maggio 2013, 13:35
Messaggi: 35
In molti dei nostri discorsi torna spesso fuori la naturalità dell’omosessualità. Non essere considerati dei malati è certamente stato un progresso e da questo punto di vista la scienza sta dalla nostra parte. Non sono sicuro però che risolva tutti i nostri problemi. Può ben essere, anzi è probabile che quello che penso sia intriso di moralismo. Credo però che, con tutto quel che abbiamo imparato sulla natura e sul modo di manipolarla, non possiamo più prendere il naturale come buono, giusto e necessitato. Non mi sembra che la scienza spieghi nulla sul bene e sul male, sulla gioia e sul dolore, sul perché, non sul come, delle scelte che si fanno. Una delle cose che rende difficile accettare l’omosessualità, per noi e per gli altri, è il trovarle un senso. Per gli etero è apparentemente più facile. Come per loro, la soluzione più immediata per noi è quella dell’innamoramento. C’è poi quella della possibile peculiarità del nostro ruolo nei meccanismi di evoluzione culturale. È quella che battiamo quando mettiamo in evidenza quanto l’umanità debba al genio di gay ma il legame tra omosessualità e genialità non è ovvio. Certo da molti punti di vista siamo diversi ma ogni persona è diversa da un’altra, ha i propri doni e le proprie sensibilità, ha proprie capacità di migliorare il mondo. Come soluzione al problema di senso mi sembra una strada forse più attraente ma molto più difficile ma sposta il problema dall’omosessualità a cose più generali e astratte.


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 Oggetto del messaggio: Re: La felicità possibile e il naturalismo
MessaggioInviato: giovedì 5 giugno 2014, 20:10 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 4824
Ciao 476!
Dici cose molto giuste e che fanno riflettere, però al di là delle discussioni sul perché della omosessualità, che è ancora molto lontano dall’essere compreso, resta il fatto che quello che conta non è se l’omosessualità sia per qualcuno un bene o un male (cosa estremamente variabile a seconda della scala di valori o di pseudo-valori che si adotta) ciò che conta è il concreto benessere delle persone. Che ancora oggi l’omofobia sia un dato di fatto della nostra società è sotto gli occhi di tutti (e in altre società è ancora peggio). Se la felicità di un gay potesse condizionare la felicità altrui, beh, allora, un problema morale me lo porrei anche io, ma la felicità di un gay, che non condiziona proprio nessuno, purtroppo viene pesantemente condizionata dall’ignoranza della gente, voglio dire che è sofferenza del tutto gratuita e priva di un qualsiasi senso. Che essere gay sia bene o male, sia morale o immorale, sia o meno conforme alla volontà di Dio, a giudizio di questa o quella Chiesa… sono tutti problemi che non hanno niente a che vedere con i diritti dei gay che sono la base della loro integrazione sociale e una condizione concreta della loro serenità. Una volta ero in contatto con un ragazzo americano gay per il quale il problema di fondo era riuscire a dimostrare a suo padre e alla sua comunità che essere gay non era in contrasto con la sacra scrittura, evidentemente il condizionamento era talmente profondo che l’accettazione della omosessualità era subordinata alla religione. Ma per un gay, in un mondo laico, quello che conta è avere gli stessi diritti di tutti gli altri senza alcuna limitazione pregiudiziale e trovare un’accettazione a livello sociale che non sia in nessun modo discriminatoria. Che poi la chiesa cattolica o qualsiasi altra chiesa considerino l’omosessualità disordinata o anche peggio, non deve essere un problema se non per il credente gay, ma non deve condizionare nessuno, al di fuori di chi vuole farsi condizionare, per un gay laico la questione non deve avere nessuna importanza perché uno stato laico non impone nulla a nessuno, se non ciò che giova al benessere collettivo.
Quanto poi al cosiddetto genio gay, beh non si tratta di un genio gay ma di un istinto di libertà che accomuna tutte le persone che vivono in una situazione di sopraffazione e di mancata parità sociale per motivi imputabili solo all’ignoranza e all’arroganza altrui. Rileggevo giorni fa gli ultimi discorsi si Martin Luther King, pochi giorni prima che fosse assassinato. Beh, se non fosse stato un pastore nero che vedeva la situazione concreta della sua gente in Alabama all’inizio degli anni ’60, credo che non sarebbe stato il Luther Kung che conosciamo. Aveva un istinto di libertà e di uguaglianza proprio perché vedeva ogni giorno la violenza della segregazione raziale.



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 Oggetto del messaggio: Re: La felicità possibile e il naturalismo
MessaggioInviato: martedì 12 agosto 2014, 9:01 
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Iscritto il: sabato 21 luglio 2012, 20:23
Messaggi: 160
In riferimento al libro di Franceschelli "Elogio della felicità possibile" citato all'inizio, segnalo questa intervista:
http://www.uaar.it/news/2014/08/09/elog ... nceschelli



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