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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: domenica 2 novembre 2014, 13:09 
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Fermo restando il massimo rispetto per chi la pensa diversamente, resta il fatto che un punto di vista laico molti di questi discorsi e di queste preoccupazioni risultano veramente incomprensibili, per esempio il fatto che una vita religiosa debba essere vissuta in castità, penso che la rinuncia forzata imposta da una castità che diventa solo un obbligo, sia un veleno per qualsiasi forma di spiritualità. Che poi la spiritualità abbia come condizione necessaria la rinuncia alla sessualità è veramente contro natura, capisco dove uno spontaneamente la vede così, ma questa idea mi sembra derivare più da una imposizione ereditata culturalmente che dalla spontaneità individuale. Non so che cosa sia la santità, forse è una categoria che non sono in grado di capire, vedendola in termini laici come una forma di amore del prossimo, non capisco perché una cosa del genere non possa conciliarsi con il sesso. Mi chiedo se un credente capisce il senso della parola libertà e se è in grado di applicarla alla propria coscienza o se invece la fede si debba tradurre per forza in una totale sottomissione a una pretesa parola di Dio, anche quando questa pretesa parola di Dio è manifestamente contraria alla propria coscienza. Poi se la parola fede è legata a una dimensione metafisica, beh, allora ognuno può raccontare quello che vuole ed è ovvio che non c’è dialogo possibile, siamo nel totalmente irrazionale e uno può compiere anche il gesto più folle, come ammazzare suo figlio, nella convinzione che quella sia la volontà di Dio, ma su questo piano la religione diventa veramente pericolosa.



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: domenica 2 novembre 2014, 15:17 

Iscritto il: giovedì 16 gennaio 2014, 21:43
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progettogayforum ha scritto:
Mi chiedo se un credente capisce il senso della parola libertà e se è in grado di applicarla alla propria coscienza o se invece la fede si debba tradurre per forza in una totale sottomissione a una pretesa parola di Dio, anche quando questa pretesa parola di Dio è manifestamente contraria alla propria coscienza.


Ciao Project,
io anche se sono credente credo di sapere cosa sia la parola libertà. Chi crede in Dio non deve rinunciare alla propria sessualità, e sono anche convinto che riesco ad applicare questa scelta alla mia coscienza. Nessuno mi ha imposto di credere, almeno io non lo faccio perché è la nostra cultura ipocrita a chiedercelo, in modo che sia una dimensione solo "di facciata".
Come ho già scritto è una dimensione molto personale il credere o non credere, secondo me non si dovrebbe ragionare tanto sulla coscienza di chi crede (ognuno ha la sua) ma sulla coscienza di chi impone o si fa imporre, o peggio senza consapevolezza alcuna applica agli altri (e a se stesso) una "punizione" terrena, come ad esempio la rinuncia alla sessualità.
Secondo te il mio essere credente non può essere applicato ad una vita gay ?
Dovrei rinunciare al primo per vivere pienamente il secondo?
Ti chiedo questo non per cercare di convincerti, ma per sentire il tuo (e vostro) parere... nel senso che il confronto è sempre positivo...


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: domenica 2 novembre 2014, 15:19 

Iscritto il: giovedì 16 gennaio 2014, 21:43
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Poi io sono il primo a dire che il mio "essere credente" forse mi rende anche peggio degli altri, non è una condizione che comporta di certo un giudizio di valore sulla persona, anzi..
E poi qualcuno potrebbe pensare anche: "Ma chi se ne frega se sei credente, perché continui a dirlo?" E io risponderei che è vero, non serve a niente dirlo... Insomma non lo dico per vantarmi o farmi vedere... non penso di essere migliore per questo.


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: lunedì 3 novembre 2014, 11:27 
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Ciao melograno, beh, se per te credere significa anche usare il tuo cervello, è ovvio che conciliare l’omosessualità con la fede intesa in quel modo è certamente possibile, perché non sei un soggetto passivo che deve solo adeguarsi ad un codice prefabbricato, anche quando lo sente contrario alla propria coscienza.
Ricordo un discorso che mi fece un ragazzo gay che proveniva da un ambiente profondamente religioso. Il suo confessore pretendeva che lui si pentisse di essersi innamorato di un ragazzo e di aver avuto anche contatti sessuali con quel ragazzo, ma, capiamoci bene, erano cose volute e condivise, nell’ambito di un rapporto affettivo profondo e reciproco, non c’era nessun inganno, nessuna volontà di strumentalizzare l’altro, la base era un affetto vero, pulito che non ha niente a che fare con la terminologia che la chiesa usa a proposito della omosessualità. Quel ragazzo rispose al prete onestamente che non si sentiva pentito e non capiva ci che cosa avrebbe dovuto pentirsi e il prete si arrabbiò e lo mandò via senza assoluzione. Il rapporto di quel ragazzo con la chiesa è finito così. La moralità ha una dimensione strettamente individuale, altrimenti la si trasforma in una specie di codice penale. La coscienza ci ciascuno sa di che cosa deve pentirsi perché solo la coscienza individuale può valutare le cose dal di dentro. Personalmente sono radicalmente laico e non capisco le scelte di fede che mi sembrano consolatorie ma ciò non toglie che io stesso, in altre situazioni, potrei tornare a una qualche forma di fede. Adesso non è così, ma anche in queste cose non ha senso appiccicarsi etichette definitive. Osservo solo una cosa in rapporto alla morale sessuale su base religiosa. Diversi studi statistici molto seri, fatti in ambienti molto diversi, dimostrano che al di là dei principi dichiarati, il comportamento sessuale reale dei credenti è del tutto sovrapponibile a quello della popolazione generale, più o meno identica è la percentuale di separazioni, di divorzi, di tradimenti coniugali, di accesso alla prostituzione e alla pornografia. Mi chiedo allora se la morale sessuale su base religiosa è di fatto, salvo rare eccezioni, solo un puor parler che lascia le cose come stanno, perché mai insistere tanto sui cosiddetti principi non negoziabili. Sembra che dietro i santi principi ci sia parecchia ipocrisia.



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: lunedì 3 novembre 2014, 23:43 

Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08
Messaggi: 192
Project scrive:

La coscienza ci ciascuno sa di che cosa deve pentirsi perché solo la coscienza individuale può valutare le cose dal di dentro.

____________

Questa osservazione mette in primo piano la persona, i suoi bisogni e caratteristiche personali.
Ma il sistema religioso cattolico ha, tradizionalmente, un'altra base che non parte mai dalla persona ma da un insieme di idee (giuste o sbagliate che siano) poste al di sopra della persona e alle quali la persona deve adeguarsi.

Nei tempi recenti ci sono stati alcuni che hanno cercato di fare un raccordo tra questa "oggettività di valori" e le possibilità personali, con la cosiddetta "morale della situazione" che, pero', è stata condannata.

A tutt'oggi il sistema è ancora rigido e questo spiega perché il sacerdote abbia allontanato il penitente che non capiva di cosa avrebbe dovuto pentirsi...

A mio avviso, invece, alcuni cosiddetti "valori oggettivi" possono avere il loro senso ma non devono assolutamente essere calati come letti di procuste sulle persone. E qui c'è la coscienza personale che deve funzionare!


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: martedì 4 novembre 2014, 13:03 
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E' sempre e comunque una morale normativa esterna, qualcosa che la coscienza individuale può ampiamente condividere ma può anche rifiutare per ragioni profonde di morale individuale. Io sono una gay e ho la mia dignità, ho visto sempre l'omosessualità come una forma d'amore e non come “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. Dire certe cose, come fa la Chiesa, è immorale, perché si dà un messaggio falso che dipende solo dal tentativo di conservare oltre i limiti della verità e del buon senso un'affermazione dogmatica che non ha nulla a che vedere con l'essenza del messaggio cristiano.



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