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 Oggetto del messaggio: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: martedì 21 ottobre 2014, 23:07 
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Caro Project,
ho visto che nel forum c’è una sezione sulla laicità e ho anche letto qualcuno degli articoli. Condivido quello che dici, ma una società laica mi sembra molto molto lontana da venire, ammesso e non concesso che sia una realtà possibile. Concordo sul fatto che una concezione laica debba caratterizzare lo stato, che non può e non deve fare distinzioni tra religioni e ideologie che, a vario titolo, sono diffuse al suo interno, ma uno stato laico dovrebbe essere creato da una società che laica non è affatto ma è anzi impregnata di intolleranza ed è dominata dall’idea che la morale debba essere unica per tutti e che la legge debba essere una specie di pedagogia sociale per portare la gente verso quella o quell’altra mentalità. Aspettarsi che uno stato laico venga promosso da gente che è mille miglia lontana dall’idea di uno stato laico è come aspettarsi la Repubblica sociale per decreto reale. Il papa Benedetto XVI parlava tanto di radici cristiane dell’Europa ma io ho l’impressione che quello che caratterizza la cultura occidentale non è tanto il Cristianesimo, ma l’idea stessa di stato laico che è un’eredità dell’Illuminismo. Io sono gay e non sono cresciuto in un ambiente laico, tutt’altro, eppure per me la laicità è ormai da parecchi anni un abito mentale, non riuscirei a dare credito a nessuna metafisica e penso che il fatto di essere gay mi abbia in sostanza costretto a ragionare con la mia testa. Come non era possibile per me una omologazione sociale così non era possibile nemmeno una omologazione mentale. Ma io non sono una mosca bianca, ho conosciuto diversi ragazzi gay e anche diversi uomini adulti e perfino anziani gay, alcuni erano un po’ scivolati verso la depressione ma altri si erano formati un loro mondo razionale in cui la categoria fondamentale era usare il proprio cervello. Project, voglio sottolineare che non è neppure una questione di cultura o di ambiente sociale. Ho conosciuto ragazzi che faticavano a scrivere in Italiano corretto ma quando ci parlavo mi mettevano in crisi perché erano abituati a ragionare in modo autonomo ed erano molto più avanti di me. Uno di questi ragazzi mi dava delle risposte che mi spiazzavano proprio e mi facevano vedere la debolezza dei ragionamenti di cui andavo tanto fiero. Una volta, parlando con un ragazzo gay cattolico, che era nello stesso tempo cattolico praticante e gay praticante, ho provato a dirgli che le due cose mi sembravano inconciliabili. Beh, si vedeva che qual ragazzo aveva cercato tutte le vie per continuare a mantenere un piede in due scarpe e lo faceva con grande disinvoltura, vabbe’, ma il punto non è questo, quel ragazzo era convinto di avere qualcosa in più di me perché diceva di avere la fede e questo mi lasciava sconcertato, perché anche se a me sembrava incoerente, lui era veramente convinto di quello che diceva. Il mondo lo divideva nettamente in due: credenti e non credenti e questo mi faceva arrabbiare. Non ho mai capito che differenza ci sia tra credenti e non credenti. Se è una questione formale, cioè il credente è quello che dice di credere e recita un credo, beh, allora la divisione in due categorie sembra reggere, ma, appunto, sono differenze solamente formali. Facciamo un passo più avanti, chi ha fede dovrebbe dedicare la vita al suo prossimo, ok mi sta bene, ma non vedo perché non dovrebbe farlo anche chi non ha fede. Il non credente non è un uomo senza valori, anzi! Dà un valore alle cose di dimensione umana senza bisogno di metafisiche: il rispetto e l’amore del prossimo sono valori profondamente laici. Quindi anche sul campo delle opere non regge alcuna distinzione. L’altra ipotetica distinzione tra credenti e non credenti è fatta proprio in base alla fede, ma di che siamo parlando? Ecco che allora l’astrazione è massima e quindi è massima la confusione dei concetti. Banalmente arriverei alla conclusione che tra credenti (o presunti tali) e non credenti non c’è di fatto nessuna differenza, sarà anche semplicistico ma mi sembra più realistico e più onesto. Ma non solo, molti scritti e molti simboli che le religioni gestiscono a loro esclusivo uso e consumo sono di fatto patrimonio dell’umanità. Si potrebbe dire che quegli scritti e quei simboli per un credente e per un non credente hanno significati diversi, ma questo sarebbe tutto da verificare e il terreno, su questi argomenti, è quanto mai scivoloso e cedevole. Adesso vengo al punto dolente, Project, e questa mi sa che non te l’aspetti: mi sono innamorato di un ragazzo ultra-cattolico gay, abbiamo parlato diverse volte, ammette eccome di essere gay e anche di essere interessato a me, secondo me tanto basterebbe per cominciare una storia ma secondo lui non basta affatto perché c’è di mezzo la religione e quindi tanti discorsi, tante discussioni su cattolicesimo e laicità ma contatti fisici zero, la sua parola d’ordine è castità. Vabbeh, contento lui, è strano ma io mi sto adattando a questo modo di fare e poi adesso ho l’impressione che il suo modo di starmi vicino sia finalizzato “anche” a convertirmi, lui dice che in fondo io la fede me la porto ancora dentro, che è addormentata ma che lui la sveglierà. Peccato che io pensi più o meno le stesse cose riguardo al rapporto tra lui e l’omosessualità. Mi vuole fare conoscere i suoi amici, tutti ex scout legatissimi alla chiesa ma io penso che quello non è il mio mondo e che mi ci sentirei a disagio e fino adesso gli ho sempre detto di no, ma lui insiste. Prima o poi probabilmente cederò. Gli ho chiesto se loro sanno che è gay e mi ha risposto: “Beh… no, non lo sanno… ma io ti presento come un amico.” Project, mi sono innamorato di un bel ragazzo, di questo non c’è dubbio, certe volte me lo mangio con gli occhi, però nello stesso tempo ho l’impressione che sarà solo una perdita di tempo e che l’essere cattolico, o il credere di esserlo, sia una specie di malattia dalla quale non si guarisce. Certe volte, nelle cose che dice, avverto la presenza di cose che non capisco affatto, di condizionamenti che non capisco affatto. Se mi dicesse: “Non me la sento di fare sesso con te.” Beh, lo capirei, ma quel “vorrei ma non devo” mi sembra masochismo mescolato a ipocrisia anche perché lui con altri c’è stato eccome e lo ha ammesso senza problemi, ma mi risponde che allora non riusciva a prendere la fede sul serio, mentre adesso ci riesce! Ma allora che cos’è la fede? È solo non fare sesso? E allora io mi chiedo: “Ma che cosa ho da spartire io con questo ragazzo?” Ecco, è questo che ti volevo dire. Che ne pensi Project?



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: lunedì 27 ottobre 2014, 22:13 

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Caro amico,
ti sei messo in un bel pasticcio!
Sicuramente Project ti risponderà con rigore razionale ma, dal mio punto di vista, mi sento di dirti che affinché la vostra unione possa funzionare o prima o poi ci deve anche essere intimità sessuale altrimenti scoppi.
Le parole e i valori possono avere un senso ma non possono essere dei bastoni che si interpongono tra le ruote nella vita di una coppia (poiché vi penso così).
Se sono bastoni che si interpongono, allora la coppia salta.

Sono un credente che cerca di esserlo in modo solido pur con le contraddizioni di ogni uomo. Nel mio modo di vedere, che pure cerca di essere anche scrupoloso, uno non può applicare alla lettera i dettami morali della fede perché a quel punto non ha vita affettiva alcuna. In queste condizioni è meglio vivere da soli. Ma se, ad un certo punto, si sente la necessità di amare e di essere amati si deve mettere da parte quanto ce lo impedisce. Ovviamente non parlo di una vita sessuale spensierata ma di una unione monogamica, per così dire.

La questione umana, anche per un gay credente, non può essere così secondaria da rifiutare sistematicamente il dono di se stessi a chi si ama.

Questa a mio avviso è pura crudeltà. Anche fatta in nome della legge morale, per sentirsi a posto con la norma, rimane sempre crudeltà e il fatto non può essere coperto o negato dalle parole poiché rimane nella sua cruda evidenza.

Ecco perché, a mio avviso, ti sei messo nei pasticci e bene, pure!

Qui a mio avviso ci sono due soluzioni:
o lui cambia capendo che la sua condizione di compagno lo mette in una situazione diversa da quella di uomo solo che vive in castità o tu ti castri e lo segui fino in fondo.
Ma penso che, prima di seguirlo fino in fondo, troverai un'altra persona.

Scusami se ti scrivo in un modo così diretto ma è stata una lunga e sofferta esperienza personale a spingermi a queste conclusioni. Con se stessi e con la propria affettività, il proprio bisogno di amare ed essere amati, non si può scherzare.


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: lunedì 27 ottobre 2014, 23:50 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Pavloss la mette sul piano sessuale e il discorso lo condivido al 100%, anche se forse per ragioni un po’ diverse, cioè non tanto per l’essenzialità del sesso in sé ma per il fatto che arrivare al sesso significa essere capaci di rivedere le proprie posizioni, ma nella mia risposta privata al post di apertura ero stato molto più drastico, nel senso che il problema del “sesso no” deriva da convinzioni più o meno radicate che sono il segno di mentalità fodamentaliste. Qui si tratta di un ragazzo radicalmente laico e di uno radicalmente cattolico. È possibile creare una coppia da due persone che non potrebbero essere più lontane? Faccio un esempio: se avessi un compagno che è convinto sostenitore della pena di morte o manifesta sentimenti xenofobi, beh, prima proverei a capire se è davvero convinto, ma se capissi che lo è lo manderei per la sua strada e preferirei stare solo. In genere quando ci sono patrimoni di esperienze radicalmente diversi e mentalità sostanzialmente inconciliabili, prima o poi tutti i legami crollano. Mi chiedo: è possibile per in cattolico integralista e per un laico radicale costruire un legame di coppia serio? A mio parere non lo è. Se poi si tratta di mezzi cattolici e di mezzi laici, ovviamente, il discorso è diverso. Di quello che dice pavloss mi piace molto l’idea del sesso come dono di sé all’altro, cioè mi piace molto la dimensione altruistica del sesso che credo abbia molto senso nella vita di moltissime persone.



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2014, 23:30 

Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08
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Il problema manifestato dal nostro amico è molto spinoso.

È bene avere idee molto chiare per non perdere tempo e non prendersi in giro.
Dopotutto, come dice Project, piuttosto di sentire la qualità della propria vita venir meno è meglio vivere da soli!

Il sesso per me è visto unicamente come dono di sé, vertice di intimità che presuppone almeno una certa comunanza di vita, una coppia, non un puro spasso e divertimento senza un minimo di responsabilità e impegno comune.

Purtroppo il sesso in quanto tale non è mai stato visto particolarmente bene nel mondo cristiano (a parte le confessioni protestanti che di fatto hanno concezioni laiche "travestite" da cristiane).

Già questo impone un allontanamento del gay da alcune dottrine tradizionali che non sono altro che letti di Procuste.

Comprendo che il cristianesimo nelle sue forme tradizionali ha un forte slancio ascetico dettato da una specie di "eros divino" in cui tutto si da per ottenere il Tutto.

Ma l'umanità non è tutta uguale. Ci sono quelli che decidono di essere "casti per il regno dei Cieli", come dice il Vangelo, ma ci sono altri che per natura non sono affatto facilitati ad esserlo. Allora, che si fa? L'unica cosa da fare è trovare un mezzo per dare una via anche agli altri. E la via, a mio modo di vedere, non prescinde da un uso “razionale” della sessualità in un ambito di fedeltà mongamico.

Per alcuni questo è un discorso stringente, me ne rendo conto, soprattutto per chi vive la sessualità come gli pare.
Ma trovo sia l'unico discorso possibile per un cristiano.

E nonostante sia "stringente" si deve considerare che sarebbe una conquista copernicana se le istituzioni ecclesiastiche più conservative lo potessero ammettere (dal momento che questa soluzione rimane a solo appannaggio del singolo, nella sua coscienza, e non è ammessa istituzionalmente).

Giusto per facilitare il compagno del nostro amico a riflettere ed evitare le zone d'ombra (sto con te ma niente sesso) e a porsi in zone più definite (non sto più con te, o: sto con te con sesso), traduco da un recentissimo libro estero alcune idee nei riguardi dell'omosessualità come emergono dalla dottrina ecclesiastica tradizionale e antica. Chi l'ha scritto (che non cito) conosce bene la storia delle idee cristiane e, dunque, è affidabilissimo, essendo un prolifico e assai apprezzato autore di opere sul cristianesimo e sulle idee cristiane.

Tali idee che hanno costituito una forte tradizione sono così stringenti da invitare ad una presa di distanza poiché mi paiono lesive in chi aspira ad amare una persona, in quanto gay.
Spero possa distanziarsene anche il compagno del nostro amico e trarne le debite conseguenze.
Se non lo fa l'unica sua alternativa coerente mi pare essere quella di divenire asceta in qualche romitorio. Infatti, non si può vivere in zone d'ombra poiché, oltre ad essere molto difficile, psicologicamente non è sano!

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Citazione:

«L'istituzione di un matrimonio civile per gli omosessuali in numerose società occidentali moderne e, ancor più, il matrimonio di persone omosessuali celebrato religiosamente da alcuni gruppi di protestanti e di anglicani obbligano a ricordare un fatto evidente: il matrimonio [e dunque l'uso della sessualità] nella Chiesa è concepibile solo tra un uomo e una donna.

L'omosessualità sotto tutte le sue forme [omosessualità maschile, lesbismo, pederastia, pedofilia] è considerata dalla Chiesa sulla base degli insegnamenti dell'antico testamento [Gn 19,7; Lv 18,22] e delle epistole di san Paolo [2 Rom 18-32; 1 Cor 6, 9-10; 1 Tm 1, 8-11] dei padri [Didaché, Clemente d'Alessandria, Arnobio di Sicca, Atanasio di Alessandria, Giovanni Crisostomo] e di tutta la tradizione canonica della Chiesa come un modo di unione fisica o psico-affettiva contro natura o, detto differentemente, come una perversione, una malattia spirituale e una passione sessuale che si traduce in intenzioni, pensieri, immaginazioni, desideri, sentimenti e atti costituenti dei peccati. San Giovanni Crisostomo vi vede un disordine introdotto nella natura dal diavolo per rovesciare l'ordine originalmente stabilito da Dio col fine di distruggerlo [Cfr. Omelia su Tito, V, 4]. Il peccato dell'omosessualità è considerato dai Padri e dai canoni della Chiesa antica come uno dei più gravi, dal momento che Clemente d'Alessandria lo aggiunge ai comandamenti del Decalogo, mentre altri lo situano a fianco dell'adulterio e della fornicazione. Altri ancora giungono perfino a porlo a livello dell'omicidio. I Padri non hanno parole sufficientemente dure per qualificarlo e considerano che gli omosessuali incorrono in pesanti pene sia in terra che nell'al di là.
Conferire il sacramento del matrimonio a due persone omosessuali equivalerebbe, per la Chiesa, a benedire, legittimare e consacrare uno stato di peccato la qual cosa sarebbe una contraddizione.

Degli omosessuali che giustificano il loro stato e non rinunciano ad esercitare le loro tendenze non possono, d'altronde, ricevere alcun sacramento dalla Chiesa [questa è né più né meno che una scomunica]. Sin dai primi tempi del Cristianesimo, gli omosessuali che non rinunciavano al loro stato non erano ammessi nella comunione cristiana e ancor oggi in alcune Chiese cristiane (specialmente quelle ortodosse), pur testimoniando compassione e amore verso gli omosessuali, non li si accetta tra i loro fedeli e non si dispensa loro i sacramenti. Lo si fa solo a patto che essi si pentano e conducano una lotta contro la loro passione per cambiare la loro condotta. […]
Il modo franco di parlare e la severità della Chiesa, lungi dal testimoniare una mancanza di amore, esprime al contrario la sua preoccupazione di condurre le persone in un percorso conforme alla loro vera natura e ai loro veri interessi dal quale erano state fuorviate da una passione che le ha condotte all'autodistruzione spirituale, psichica e, a volte, fisica. È quanto spiega Giovanni Crisostomo».

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Questo è lo zoccolo duro sul quale il ragazzo del nostro amico finisce per ammettere la castità assoluta, pur condividendo con lui dei sentimenti di affetto.
Mi risulta sinceramente poco probabile che la Chiesa possa spogliarsi di una tradizione tanto lunga e profonda come questa relativamente all'omosessualità.
Questo dunque impone a chi vuole mantenersi cristiano di "barcamenarsi" in una qualche via intermedia altrimenti è più che evidente l'abbandono del cristianesimo.


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: giovedì 30 ottobre 2014, 2:39 
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Ho letto la citazione riportata da Pavloss. Mentre, pur con qualche riserva capisco, il discorso di Pavloss, devo fare presente in tutta onestà che la citazione che ha riportato, agli occhi di un laico come me, appare semplicemente grottesca e offensiva della libertà di coscienza. Naturalmente ognuno può presumere di parlare in nome di Dio e può fargli dire quello che vuole, ma l’essere omosessuale nel senso serio del termine, postula una dignità di base alla quale non si può rinunciare. L’omosessuale è ammesso dalla chiesa solo se accetta di violentare la propria natura e questo è violentemente contro natura. L’idea che l’omosessualità sia una scelta o un peccato è ridicola e moralmente inaccettabile, a parte il fatto che è del tutto formale e pregiudiziale. La radicale laicità è l’unica garanzia di una libertà morale ed è incompatibile con qualunque forma di chiesa. Francamente ho smesso da parecchio di sperare che la chiesa assuma posizioni più serie in materia di sessualità. Il mondo è sempre più laico, o consapevolmente o di fatto, e la chiesa (basti l’esperienza del sinodo) si limita a chiudere i cancelli quando ormai il 99% delle pecore se ne è già andato.



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: giovedì 30 ottobre 2014, 21:41 

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Io dico una semplice cosa:

quando vedo l'amore (perché di amore vero si tratta) con cui mi circonda il mio ragazzo, l'attenzione, a volte la preoccupazione davanti a qualche problema (oggi ne ho avuta un'ennesima prova), posso mai definire tutto questo "sullo stesso piano di un omicidio", come qualche fonte antica a cui accenna l'autore della lunga citazione, per altro assai attendibile?

E quando vedo l'incomprensione di qualche persona (che ha problemi evidenti di accettazione verso queste realtà), posso mai pensare che questo sia un castigo già nell'al di qua, per il semplice fatto di essere omosessuale?

Certo, qualcuno dirà che questi sono eccessi, oggi abbandonati, ma questi eccessi si reggono su una base o un presupposto oggi tutt'altro che abbandonato nelle Chiese che hanno una impostazione tradizionale: l'omosessualità è contro il disegno di Dio.

Davanti a questo o un credente ne prende le distanze (per non abbandonare la sua fede) o rischia seriamente di abbandonare tutto, dal momento che il contesto ecclesiale - con queste idee - gli è fondamentalmente contrario. Davanti a questo è perfettamente inutile dire di essere comprensivi e di portare amore per chi è nato omosessuale.

Non ci si deve prendere in giro; è necessario vedere le cose per quel che sono!


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: venerdì 31 ottobre 2014, 0:11 
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Perfettamente d'accordo!! :D



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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: venerdì 31 ottobre 2014, 17:53 

Iscritto il: giovedì 16 gennaio 2014, 21:43
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Ennesimo messaggio in poche ore, giuro che mi fermerò presto, scusate :)

Desidererei dare un consiglio anch'io, se posso, a questa persona che ti ha scritto, Project.
Sto passando un periodo dove rifletto spesso sulla mia condizione di "credente" e di gay. Da tempo però sono arrivato ad una conclusione, che anche se parziale, la reputo salda. Le due condizioni non sono inconciliabili, e questo lo dico perché sono convinto come la Chiesa sia rimasta al palo su alcune questioni, e non riesca veramente a comprendere la condizione umana.
Se da quanto sembra l'8 o il 10% della popolazione umana è gay (non importa se repressa, dichiarata, convivente, single...) secondo la Chiesa tutta questa marea di gente andrebbe curata?!? Ma per piacere! A me fanno tanto ridere certe idee strampalate; eppure permeano la nostra società, oltre che le istituzioni religiose. Come sappiamo bene è grazie a queste che la maggior parte di noi non può vivere la propria vita serenamente, alla luce del sole.
Verrebbe da chiedersi allora che senso ha rimanere credenti se non si condivide l'impianto generale della Chiesa.
Io però credo in Dio, non nella Chiesa (ne nella sua perfezione, ne che solo attraverso di essa io come uomo possa riuscire a raggiungerlo).
La mia condizione di credente però non può mettermi in testa l'idea che in quanto Persone ci sia una differenza tra credenti e non.
E poi c'è molta arroganza quando questo ragazzo ha detto che riuscirà a cambiarlo...e perché mai l'altro dovrebbe cambiare? L'amore esiste quando riusciamo ad accettare l'altro per ciò che è! Certo i difetti si possono migliorare, ma nelle grandi questioni etiche e spirituali delle persone non c'è molto da cambiare, secondo me.
In sintesi, se questo ragazzo si libera dalla repressione (basata su presupposti falsi, perché infondati) e vive la propria vita serenamente dentro sé stesso, allora avrà una speranza come coppia. Se però non è così (e temo vada proprio in questo modo) meglio che lo lasci perdere..
Credere in Dio è un fatto personale, riguarda la propria anima. Ma in una società laica ogni persona, può credere o non credere, e vale allo stesso modo. E chi crede non deve per forza convincere gli altri, ma dovrebbe vivere la vita in modo giusto. E quindi, un gay che crede e uno che non crede valgono allo stesso modo.
La persona in quanto tale, ha propria dignità e valore.

E' per questo che continuo a credere, nonostante io sia gay. Me ne frego di una Chiesa nei fatti omofoba e intollerante, Dio esiste comunque dal mio punto di vista...


Scusate per alcune frasi che sembrano non ammettere opinioni contraddittorie, se volete criticarmi ben venga ho scritto proprio per questo, in modo che ciò che penso possa migliorare!
Grazie


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: sabato 1 novembre 2014, 9:59 

Iscritto il: venerdì 28 agosto 2009, 20:56
Messaggi: 8
Consapevole di quanto sia difficile trovare punti di contatto tra mondo laico e cattolico, vorrei sottolineare un aspetto a cui tengo particolarmente.

Se si vive la propria fede seguendo pacchetti preconfezionati che sanno molto di politica e poco di spiritualità, allora comprendo l'atteggiamento dell'amico "ultracattolico".
Se la fede invece è una ricerca sincera, e per questo apertura a realtà che non si conoscono, vi confesso la mia distanza da alcune posizioni.

Da uomo, trovo pericoloso annullare tutta la componente affettiva e sessuale in una relazione, si vivrebbe costantemente con una mancanza di "completezza" che a lungo termine mostrerebbe i suoi effetti negativi.
Da credente mi chiedo come si possa costruire un rapporto tra due persone relegando tutto nella dimensione dell'amicizia. Se non si è chiamati ad uno stato di vita diverso (vita religiosa), quale senso ha la continenza? se non quello di seguire norme che oggi ci sono e domani non si sa?
Se volete può sembrare un approccio semplicistico ma basta guardare nella storia della chiesa come sono cambiati dal 1200 ad oggi la visione del peccato e dell'uso della confessione. La domanda in fondo è se la chiesa può sbagliare oppure no. ognuno di noi risponde posizionandosi più o meno dentro questa Istituzione.


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 Oggetto del messaggio: Re: INNAMORARSI DI UN GAY CATTOLICO
MessaggioInviato: sabato 1 novembre 2014, 16:00 

Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08
Messaggi: 188
C'è un insieme di cose che un uomo semplicemente laico (e ateo) non può capire come, ad esempio, la rinuncia religiosa di alcuni beni (la vita comoda, la vita sessuale, il piacere in senso lato) in vista di un bene più grande, Dio.
In senso tradizionale questa rinuncia non è altro che una "preparazione" ad uno stato futuro, ed è ovvio che chi non condivide la fede non lo può capire.

Detto ciò, però, ci sono alcuni punti che dovrebbero interpellare fortemente il cosiddetto credente: i beni attuali (a cui sopra faccio riferimento) se non sono abusati (poiché anche il troppo cibo fa male) e se non sono utilizzati in modo da vedere solo in essi il proprio senso di vita, possono mai essere rifiutati?
C'è chi per un eccesso di "eros divino", come scrivo sopra, lo fa. Ma non tutti sono chiamati a seguire questa via!

Ecco perché l'affettività non può essere buttata al macero ma dev'essere seriamente considerata. Può effetivamente essere un dono con cui arricchire e arricchirsi. Un timido cammino in questo senso sembra essere stato fatto nelle antiche chiese storiche (cattolicesimo-ortodossia). Ma esiste tutt'ora un muro nei riguardi di chi è omosessuale, un muro che mi pare assai difficile superare, considerati i suoi fondamenti e la sua tradizione nel mio post sopra.

L'umanità con tutto il suo corredo è un dono che ci è stato fatto. La possiamo valutare positivamente (senza abusarne o chiudersi ermeticamente in essa). E' questo il cammino del gay credente, a mio avviso.
E se in questo cammino il gay si sente solo, l'importante è che sia sincero e ben formato nella sua coscienza.
D'altra parte, spesso, chi scrive contro il mondo gay è ben lungi dall'averlo capito e parte unicamente da asserzioni di principio in nome di Dio o di una certa "legge naturale".

Ecco cosa precisamente manca nel ragazzo dell'amico che ha scritto a Project, una considerazione più matura e profonda del suo situarsi, come credente, nella Chiesa, senza annullare ciò che lo fa essere persona.


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