I camaleonti

Romanzi, racconti, poesie, canzoni e componimenti di ogni genere scritti dai ragazzi del Progetto
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progettogayforum
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Re: I camaleonti

Messaggio da progettogayforum » domenica 7 agosto 2011, 12:01

mh... da brivido, un insieme di sensazioni di cui non vedi il confine o il significato, solo sensazioni.

Alyosha
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Re: I camaleonti

Messaggio da Alyosha » domenica 7 agosto 2011, 21:41

Grazie Prò. Si in effetti ogni tanto mi capita di lasciare scorrere la penna (ormai i tasti) e farli andare dove vogliono :)

Alyosha
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Re: I camaleonti

Messaggio da Alyosha » venerdì 19 agosto 2011, 3:58

E mentre tu vai e non ci sei
ripercorro i passi tuoi in cerca di te e quel che non hai
E mentre tu vai e dici che mi vuoi
cerco sempre tra i sogni miei
ma che vuoi, se non prendi e non dai?
E se un posto per me non c'è mai?
E mentre ti perdi tu già vai
perché sono sempre fatti tuoi
e quel che trovi non c'è mai
e le tue mani stringono voraci i pensieri miei
E non c'è nulla che parli di noi
perché taci e dici che mi vuoi?
Torno indietro e mi ritrovo tra i giochi tuoi
quelli che non vuoi, quelli che non sai
perché sai chi sei, ma un posto per me non ce l'hai?

A te che vuoi tutto perché sai già come andrà a finire
a te che non ti lasci andare se non ti vendi
come le cianfrusaglie troppo usate
come le conchiglie che ti fanno sentire solo il tuo rumore
A te che non rischi di farti male
perché non si può camminare senza cadere
A te che ti sciogli facilmente e che come la neve scivoli via
perché nulla ti trattiene
come la stagione che ti porti via
e forse è un po' colpa mia
che ti prendo in giro
ritornando sui passi miei e le cose che non vuoi.

Alyosha
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Re: I camaleonti

Messaggio da Alyosha » venerdì 9 marzo 2012, 5:19

Amore

Mi chiedo quanto mi sia sconosciuta questa parola
che sempre inseguo e sempre mi sfugge.
Avrei voluto sopravvivere ai miei errori e ai tuoi
come le cose che sanno di vero
e invece mi ritrovo qui
cullato da questo mirabile vento
che se fossi d'aria sarei vento anch'io
e invece mi ritrovo qui
con quello stesso vento che fece fuoco
e mi porta via come fossi cenere
lieve e leggera
nera come la pece
come il fondo della notte
come ciò che resta di te nei miei occhi.
Come le cose che non ci siamo mai dette
le emozioni si fermano alla gola
e non ne vogliono sapere di cader giù e resti tu
in mezzo ai denti nel momento in cui vorrei dire
e invece resto ad ascoltare questo eterno mare
che sa a fare a meno di noi

Nemesis

Re: I camaleonti

Messaggio da Nemesis » venerdì 9 marzo 2012, 9:12

boy-com ha scritto:e forse è solo un sussurrare del vento, perché al ventio avrebbe detto si...

Prima di citare il duo Mogol-Battisti,potresti almeno scrivere che parte della tua frase è loro. Ricordi il verso?
"...avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi al vento avrebbe detto sì".
Ma se ricordo bene qui è una moda scrivere altrui frasi o poesia senza citarne la fonte, mi sovviene Gandhi ad esempio...

barbara
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Re: I camaleonti

Messaggio da barbara » venerdì 9 marzo 2012, 9:40

Ho trovato questa tua poesia molto toccante, Boy Com. E' una poesia che mi ha riempito di tenerezza. La sensazione che ho percepito è una sorta di cedimento . L'immagine che ho davanti adesso è quella di un cavaliere che si toglie la corazza e resta esposto ai colpi del nemico, come se volesse metterlo alla prova . O volesse mettere alla prova se stesso , capire fino a che punto sia vulnerabile.
Non so bene cosa sto scrivendo veramente... :roll: . La poesia fa questo genere di cose... Ci confonde. E nel confonderci spesso ci svela verità inaccessibili alla ragione. Verità che appartengono all'autore? oppure appartengono al lettore? Chi può dirlo?

Alyosha
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Oggi come ieri

Messaggio da Alyosha » lunedì 7 gennaio 2019, 7:04

Da poco ho preso la decisione di ripassare al computer tutte le mie poesie, di dare una bellissima spolverata ad un vecchio live space di messenger. Questo era in realtà l'ultimo post che scrissi. Cominciava proprio con l'evento per me particolare di chiusura dei live space. Microsoft traghetto forzosamente tutto su wordpress. Allora detti una sistemata molto generica e di fatto smisi di entrarci. Restò una sorta di tomba fino a due anni.
A distanza di due anni è cambiato tutto. Adesso ho un blog che parla di filosofia, cucina, arte, politica e tutto ciò che mi passa per la testa. E' un luogo virtuale dentro il quale mi sono raccolto tutto o quasi. Manca infatti una parte importante di me che è proprio questa qui. Lì ho deciso per il momento di non parlare di omosessualità. Mantengo tutto il senso del pudore (che non è vergogna), che ho imparato qua dentro e semplicemente non mi va. Pubblicare qui questa poesia e parlare del mio blog ha però per me anche il senso quanto meno di creare un ponte e fare in modo che tutte le esperienze siano interconnesse.

Vi racconto questa storia solo per dirvi una cosa che reputo importate. Il tempo è la nostra prigione, ma anche la nostra vittoria.Ho imparato che serve tempo, il giusto tempo. Il tempo matura le cose, permette di trasformare le esperienze e di renderle digeribili. Cose morte dentro me sono ora diventate vive, hanno preso una nuova forma. Non ho tolto nulla di quello che scrissi. Al contrario ho provato a metterci cose che mancavano. Ho solo dato una forma diversa e un senso più fruibile. E' un po' la metafora del lungo lavoro fatto su me stesso insomma.

L'ho chiamato "il barattolo delle idee". Il barattolo che ho in mente io è trasparente. Gli strati si depositano l’uno sopra l’altro ancora visibili, fino a riempirlo. L’effetto è molto artistico e rappresenta una metafora di quello che è la vita secondo me. Non abbiamo l’esigenza di essere una cosa sola, di portare a termine tutto, di riuscire in tutto. Le nostre esperienze sono là, con i loro successi e i loro fallimenti, i nostri ripensamenti. L’importante è tenere tutto assieme. Non rinnegare nulla. L’importante è non smettere di essere anche quei sentieri interrotti.

Questa poesia ho deciso di regalarla al progetto. Diciamocelo pure, non sono una penna. Però se guardate la data praticamente coincide quasi con la mia iscrizione al forum che è del 19/10/2010. Dentro c'è già una testimonianza lucida del cuore del mio problema, ma credo di tanti qui dentro: l'incapacità di una riconciliazione. Avevo cominciato da poco la mia terapia (giusto qualche seduta), quando mi iscrissi al forum. E' durata 8 anni- Un percorso lungo e molto faticoso e questo per altro è stato il primo faticoso Natale senza. Sento però che siamo ormai abbondantemente oltre la china.

Come ho scritto, più in là ho imparato che i cocci della propria vita non vanno rattoppati, perché non c'è nessuna forma da dare alle cose. LE cose devono restare fluide e capaci di scorrere, come i moti dell'anima che uno si porta dentro. Bene credo possa bastare, spero vi piaccia :)



OGGI COME IERI (4/10/2010)

Ho davvero poche parole
e un fil di voce per raccontare.
L'età avanza
ma la mente profuma ancora d'aceto.
E come ogni volta passeggio ignaro nei meandri della mia mente.

La mia anima scissa racconta del dramma della separazione,
mentre percorre il sentiero della cesura originaria.

E mi ritrovo qui senza una mia identità
a ragionare su storie senza amore,
con fili di nilon
reggo i burattini della mia rappresentazione.

Oggi come ieri
le persone della mia storia non hanno un nome,
nel mio racconto tutti sono uguali a tutto
tutto mi è indifferente.

E guardando alle mie memorie cerco un volto
Ma vedo solo superfici lisce
Il loro volto è lo stesso del mio

La mia storia è finzione,
è commedia
con protagonisti anonimi, figuranti, marionette
messi lì a recitare il racconto degli altri.

Un racconto dove mi sono perso
Uno spettacolo che è la mia gabbia
Cammino passo passetto sul filo
della mia ferita per non perder la strada

Cosa resta di me?
La mia scissione
Un filo di paglia, un giorno finito
Io e il mio mito
Campana di sabbia che non suona più.

"Cosa stringe la mano aria o sei d'aria anche tu?"

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Re: I camaleonti

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 9 gennaio 2019, 13:52

Caro Alyosha,
quanti anni sono passati, eppure, oggi come allora, è un piacere fermarsi a riflettere sulle cose che scrivi. Certo le marionette senza volto di una rappresentazione fanno pensare alla solitudine, al tentativo di rappresentarsi, di costruire la propria commedia, fatta di immagini, ariose al punto di essere evanescenti. Mi sono chiesto quale sia la scissione, le risposte potrebbero essere tante ma un’idea credo di essermela fatta. Quanto alla conclusione, beh, stai certo che non sei una campana di sabbia. E che tutto quello che hai scritto sul forum ha fatto il suo lavoro e ha portato e continuerà a portare il suo frutto. Le cose che hai scritto prima della poesia sono molto significative e in quelle ti riconosco molto più che nella poesia. Non c’è nemmeno bisogno di dire che condivido praticamente tutto quello che dici in positivo (che è molto), su quello che dici in negativo ho le mie riserve di principio. Abbiamo discusso tanto fino a perdere la pazienza da entrambe le parti, ma quando sento Alyosha mi tolgo tanto di cappello!

Alyosha
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Re: I camaleonti

Messaggio da Alyosha » sabato 12 gennaio 2019, 0:09

In effetti la poesia risale a 8 anni fa, nemmeno io nel rileggerla mi ci rivedo più. Resta quello che è, l'inizio di un lungo percorso. Le divisioni sono le parti frammentate di sé. Dentro me qualche cosa s'è rotto tanti anni fa. Ero piccolo avevo appena 11 anni e mio zio moriva di HIV. In un paio d'anni si ridusse uno scheletro. Ricordo ancora l'ultimo natale del '92 con tutti gli zii intorno a casa si mia nonna, come ad avvolgere quella che era ormai una salma. Io e mio fratello andammo a scuola quel giorno, come se nulla fosse. La morte ai bambini sembra un gioco. Ti accorgi solo dopo delle conseguenze che ha non solo su di te, ma sopratutto sulla tua famiglia.
Allora vivevo in una geografia familiare ben precisa. Mia nonna al centro e 4 delle sorelle tutte attorno a lei. Dopo la morte di mio zio se ne annunciava già un'altra, quella del fratello. Incredibile anche lui malato di HIV. Lui però sopravvisse altri 10 anni. Nel frattempo le cure erano andate avanti ed ebbe modo di rifarsi una piccola vita.
Il primo zio fu invece colto d'improvviso, né lui né la famiglia allora sapeva molto di questa malattia. Ci bevve su per dimenticare e ovviamente accelero il tutto. Uno strano sentimento misto di vergogna, scandalo, orrore, paura, timidezza, spavento, angoscia si impossesso di tutta la famiglia. Distrutta dalla morte e sottrattasi allo scandalo attraverso il silenzio.
Li ricordo bene i Natali a casa di mia nonna. Duravano 15 giorni. Era una festa ininterrotta e si riuniva allora l'intera famiglia. 14 fratelli, più nipoti, più zii. Era una meraviglia. Dopo mia nonna chiuse le porte di casa sua e del suo cuore per sempre. Noi non festeggiammo più nulla.
Mi trasferii a 11 in un quartiere malfamato e lontanissimo da dove stavo. Cambia scuola, le medie, in corso d'opera. Eravamo solo io e mio fratello in un mondo di perfetti sconosciuti.
Certi lutti non sono i tuoi, ma recuperarne il senso è una strada lunga e tortuosa. Recuperare il senso di quello strappo. La reazione di mia madre che nego a se stessa la possibilità di viversi un lutto, sommerso di vergogna, rese tutti noi gelidi, indifferenti a tutto, apatici e incapaci di pensare la continuità nella separazione.
Tutti i passaggi fondamentali della mia vita furono accompagnati da angoscia. C'era la scuola allora a tormentarmi, l'ansia di arrivare primo per essere visto, c'erano tante altre cose che in tutti questi anni non ho mancato di mettere anche qua dentro. C'erano le ragazze, le storie d'amore tormentate, la mia incapacità di vivermi l'intimità. Forse da qualche parte c'era anche la mia omosessualità.
Ho fatto fatica a riappropriarmi di questa storia a percorrere sentieri che tracciavo nel mentre che camminavo. La morte ha sempre soffiato sul mio cuore, una morte non mia, ma che ha condizionato l'intera esistenza.
Ora so che i lutti vanno vissuti, che i posti vuoti non vanno riempiti. So che il tempo andato perduto nessuno me lo ridarà indietro e va bene così. Non tornerò adolescente, non vivrò le esperienze che allora non ho vissuto angosciato com'ero da tutto. Non riavrò le scarpe nuove, il motore e la comitiva. I balli in discoteca, i muscoli in vista e la bella ragazza accanto con la mia storia d'amore. Questo è quello che ho, un vuoto che non si può riempire, nonostante in tutti questi anni abbia provato in mille modi a riempirlo. Mi resta il silenzio, che è però un silenzio di commemorazione, di cordoglio e di rispetto.
Credo che adesso conosci un po' la parte più importante della mia storia e la cosa bella è che non ricordo più cosa centrasse con la risposta che volevo darti. Però va bene così, mi ha fatto piacere parlarne. LE cose distanti da noi non perdono capacità di generare effetti, ricomporsi non è ripararsi, ma solo avere la capacità di tenere assieme i cocci.

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Re: I camaleonti

Messaggio da agis » domenica 13 gennaio 2019, 14:56

Alyosha ha scritto:
sabato 12 gennaio 2019, 0:09
LE cose distanti da noi non perdono capacità di generare effetti, ricomporsi non è ripararsi, ma solo avere la capacità di tenere assieme i cocci.
Ben detto Alessio! Tra l'altro ora capisco perché non vuoi più dare forma alle cose! :idea:
Nel processo di ricomposizione ti sono venute le palle quadrate ^_^

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