Combattere la depressione da non-lavoro

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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barbara
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Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da barbara » giovedì 1 marzo 2012, 8:45

Questo topic è dedicato a tutti coloro che vivono o hanno vissuto periodi di depressione a causa della disoccupazione.
Per i giovani universitari è stato addirittura coniato il termine depressione post-lauream.
E' una realtà di cui si parla molto poco e soprattutto non vengono offerte soluzioni, come se l'unica scelta possibile fosse quella di rassegnarsi e aspettare che passi.
Questa politica dello struzzo mi pare molto irrazionale, considerato che il Journal of Psychiatry , attraverso una ricerca, ha recentemente lanciato un allarme , affermando che il fenomeno è in crescita esponenziale, soprattutto fra gli uomini.

Per chi volesse approfondire :
http://gaianews.it/cultura-e-societa/uo ... ro/id=8277

Ciò significa che o ci si attrezza ad affrontarlo come evento possibile o lo si subisce. A me pare più intelligente prenderne atto e usare la creatività per trovare rimedi e soluzioni.
Come è possibile prevenire questa situazione? Quali sono i segnali ? Cosa succede a una persona quando ci si trova dentro? E cosa si può fare per reagire?
Se avete un'esperienza diretta o riferita da altri, sarà molto utile poterla conoscere ! :)

Tozeur
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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da Tozeur » giovedì 1 marzo 2012, 16:32

Grazie Barbara per questa indicazione. Io ho avuto a che fare con una persona che dopo la laurea si è ritrovata completamente spaesata, nessuna proposta di lavoro per un anno intero. I suoi occhi erano spenti, non sapeva cosa fare, l'unica cosa era restare nel divano ad aspettare una chiamata. Alla fine si è riscritta all'università con la speranza di avere un titolo in più.
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serpentera
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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da serpentera » giovedì 1 marzo 2012, 22:14

Ho appena letto in tv che i disoccupati italiani sono tra i 2,3-2,4 milioni,la maggioranza al sud(e dove,sennò?) :shock:

Dalla mia passata esperienza da "attendista del posto di lavoro" una cosa che ho capito è quella di non aspettare in casa seduti sul divano ma uscire,abbandonare gli annunci sul pc e cercare di persona e soprattutto tramite conoscenze.Se occorre andare anche all'estero.Anzi,quest'ultima opzione la consiglio a tutti i neo-diplomati/laureati visto che il futuro è tetro nella nostra "amata" (per noi giovani) penisola.

Personalmente l'impossibilità di avere opportunità lavorative concrete fino a qualche mese fa non solo mi ha spinto in una condizione di quasi depressione ma ha fortemente influito negativamente sulla mia già scarsa autostima che tuttora mi sto trascinando dietro e dalla quale sto cercando di uscire con la mia forza di volontà...

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progettogayforum
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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da progettogayforum » giovedì 1 marzo 2012, 23:32

Penso che questa discussione sia quanto mai necessaria, quello che dice serpentera è vero e arrivare alla depressione per mancanza di lavoro, oggi, per un giovane, e a maggior ragione per un non più giovane, non è affatto una cosa rara. Il primo principio della vita adulta è l’indipendenza economica e questa si consegue solo col lavoro. L’imperativo oggi è lavorare, comunque e senza perdere tempo in attesa del lavoro giusto. In altri tempi, quando le pensioni erano commisurate all’ultima retribuzione percepita (pensione retributiva), o alla media degli ultimi anni, forse, poteva avere senso aspettare il lavoro buono, oggi la pensione è contributiva, cioè dipende dall’ammontare dei contributi versati nel corso di tutta la vita lavorativa, questo significa che non lavorare e quindi non pagare contributi pensionistici vuol dire che la propria pensione, quando ci si arriverà, sarà più bassa. E secondo le nuove regole si andrà in pensione non prima dei 62 anni e con almeno 35 anni di contributi versati, oppure con 42 anni e un mese di contributi versati, il che ormai significa almeno 62 anni e nella stragrande maggioranza dei casi ben più di 62. Comunque è previsto che si possa continuare a lavorare fino a 70 anni per arrotondare la pensione o per arrivare al minimo di contributi. E qui si apre un doloroso capitolo, gli etero sposati, se il coniuge muore (cosa ovvia perché in tutte le coppie uno se ne va prima dell’altro), hanno una pensione di reversibilità, cioè una quota della pensione del coniuge defunto, che integra spesso in modo essenziale la pensione diretta personale del coniuge superstite. Il fatto che i gay non abbiano accesso al matrimonio toglie loro anche l’accesso alla pensione di reversibilità e li colloca in una condizione economica si netto sfavore. Gli etero, a parità di contributi pagati, per effetto del diritto loro riconosciuto alla reversibilità pesano nettamente di più sulle casse degli enti previdenziali. La condizione di sfavore in cui si trovano i gay viene letta di norma positivamente come una condizione di favore per le famiglie, si tratta di scelte di fondo del legislatore che hanno una loro logica, peccato però che una prestazione previdenziale dovrebbe essere il corrispettivo dei contributi versati (la pensione se le paga il lavoratore e non è una forma di generosità dello Stato) e la regola dovrebbe valere per tutti, ma è ovvio che se qualcuno ha una condizione di favore c’è anche qualcuno che paga perché quella condizione di favore possa realizzarsi e questi sono i gay, che lavorano come gli altri, pagano i contributi come gli altri ma non hanno accesso al matrimonio e quindi nemmeno alla pensione di reversibilità. Per sopravvivere dignitosamente in vecchiaia, cosa comunque difficile con le regole di oggi, l’unica cosa sensata è lavorare subito, non importa che il lavoro sia o non sia conforme alle proprie aspettative, ciò che conta è lavorare.

Alyosha
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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da Alyosha » venerdì 2 marzo 2012, 10:37

Project secondo me puoi rilassarti sul punto, tanto la reversibilità della pensione è un diritto che stanno togliendo anche agli etero, insieme alla pensione del resto e a tutto il resto. E' ridicola sta storia che la vita media si è allungata e che quindi anche la pensione deve rimandarsi nel tempo. Già Dante a 35 anni scriveva nel mezzo del cammin di nostra vita, contando di viverne altri 35. Facendo un pò di conti la vita media si è allungata di una decina d'anni, che ben venga ovviamente, ma qua ci fanno credere di avercela raddoppiata. Dagli anni '90 ovvero dalla prima riforma Dini ad oggi la vita media non si è allungata così tanto da giustificare 42 anni di contributi. Cioè personalmente dovrei andare in pensione almeno a 73 anni, praticamente mi daranno i soldi per il corteo funebre e se li possono tenere, che almeno per morire non ci voglio soldi. Sai cosa? A questo punto non voglio versare i contributi e non voglio la pensione, che dopo 42 anni che lavoro se non c'ho i soldi per il funerale sono un fallito a prescindere. Almeno i soldi me li tengo e me li spendo finché sono giovane. Meglio lavorare in nero ormai, tanto diritti del lavoro un giovane non ne ha praticamente più.
Ci vogliono far credere che sia stato il progresso tecnico in sé ad aver migliorato le condizioni di vita, quando invece è stato il progresso civico che ha fatto la vera differenza. Piuttosto che allungare la vita media infatti è successa un'altra cosa nel frattempo: i privilegi dei nobili che riuscivano a vivere così tanto sono diventati diritti di tutti e lo standar medio di vita è migliorato. Questo è ciò che ha veramente prodotto l'innalzamento della vita media, non il progresso scientifico in sé. Le innovazioni tecniche e i progressi della scienza se non vengono diffusi sono solo appannaggio dei ricchi. Oggi in Africa si continua a morire per una diarrea, altro che alta ricerca scientifica! Stiamo ritornando ai tempi di Boccaccio, quando in giro si moriva di peste mentre una decina di ragazzetti per vincere la noia trovavano il tempo di raccontarsi le storielle tra loro è questa la verità!
Ultimamente s'è scoperto però che i diritti costano, perché si è completamente perso l'idea di bene comune. Si pensa che lo Stato si indebiti sul serio, come fosse un privato e abbiamo maturato l'ossessione del risanamento, che è in realtà un annichilire il cittadino ridotto a "consumatore" e un rincoglionire i giovani sopra i banchi di scuola in una sorta di formazione perenne, è una dittatura finanziaria in cui ci governano le banche sull'onda di politiche neoliberali balorde e senza alcun senso. Lo stato a moneta sovrana redistribuisce ricchezza indebitandosi con se stesso, la moneta è sua e la stampa quando vuole, non può mai restarne senza, che è proprio un'altra storia. E' che quando lo stato non è a moneta sovrana, ovvero quando i soldi non sono più i suoi, ma vengono stampati da una BCE che vende i propri soldi agli istituti finanziari con tassi all'1%, che al loro volta li rivendono agli stati con tassi almeno al 6%, il debito degli stati diventa un debito reale e sopratutto di cui non può liberarsi. Avete presente cosa succedeva quando ai tempi si comprava per dire sterline con le lire? La sterlina costava di più del suo valore perché si doveva pure pagare una commissione sull'acquisto. Bene adesso è esattamente così per l'euro. Un euro ci costa dai 5 ai 6 centesimi in più perché lo compriamo, non è il nostro. Questa truffa viene perpetrata almeno dagli anni '70 da quando si separò la Banca d'Italia dal Ministero degli interni. Prima era proprio lo stato che stampava moneta, poi la Banca d'italia per conto dello stato e adesso La banca centrale europea che nei fatti sopra di sé non ha un stato, visto che l'Europa politica non esiste e viviamo nell'assurdo di una commissione europea che detta legge agli stati nazionali ma non viene eletta e un parlamento europeo che viene eletto, ma non fa le leggi.
Ormai si ha la sensazione che si difendano privilegi, anche quando invece si tratta di norme di civiltà. I diritti o sono i diritti di tutti o sono guarentigie concesse per somma benevolenza del potentato di turno. E' stato un errore non allargare i diritti a tutti, un errore commesso da chi quei diritti li aveva maturati dopo anni di lotta e ora ne piangano le conseguenze. Chi aveva un lavoro a tempo indeterminato doveva con la forza della propria posizione difendere chi lavorava a tempo determinato, le famiglie tradizionali avrebbero dovuto difendere i diritti delle famiglie di fatto e tutti assieme avremmo potuto ottenere tutto. E invece ci hanno diviso, diviso a litigare tutti sopra un osso, mentre la cena se la sono già mangiata da un pezzo.
Probabilmente quello che ho appena postato è un piccolo fallo rispetto al regolamento, accetto volentieri il cartellino giallo, ma il tema sollevato da Barbara ha radici molto, ma molto più complesse. Le crisi finanziare non piovono dal cielo come il cattivo tempo, ma sono pilotate e programmate negli anni.

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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da progettogayforum » venerdì 2 marzo 2012, 12:02

Ci sarebbe molto da dire, perché si tratta di temi importantissimi, ma come hai detto bene tu boy-com, rischiamo di andare fuori dal tema del forum, quindi mettiamo punto alla ricerca delle cause e chiediamoci che cosa si può fare non "lato server" ma "lato client" cioè nel nostro piccolo.

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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da Alyosha » venerdì 2 marzo 2012, 17:02

Project lo sai che io di solito sto buono buono, però è il tema in sé che non centra con l'omosessualità. Ho visto che hai cercato di riportarlo sul binario però si restringe troppo il tema se si guarda il problema del lavoro rispetto all'omosessualità (altra cosa è il tema della discriminazione nei posti di lavoro ovviamente). Quindi o lo si affronta con le sue sfaccettature o non lo si affronta affatto, per me stanno bene entrambe le cose. Si parla di depressione generica dovuta alla mancanza di lavoro, per cui da quel che leggo il tema è quello del lavoro e devo proprio tenermi per non dire la mia, visto che so perfettamente che parlerei abbondantemente d'altro come s'è visto. Sono tra quelli che si sta prendendo una seconda laurea, pur di lavorare che se raccontassi la mia storia verrebbe un pò da ridere un pò da piangere, quindi se mi si da il la parto a raffica. La mia sventura ha a che fare con scelte politiche ben precise, mi risulterebbe del tutto impossibile affrontare il tema senza tirare dentro al politica. In generale l'unico modo per combattere la depressione da non-lavoro è averci un lavoro, le altre discussioni stanno a zero. E quindi o si fanno analisi di ampio respiro o il tema lo si affronta per forza in modo grossolano e quindi a quel punto vale la pena non prenderlo neanche. Ragiono un po' così. Non è una provocazione, ma proprio un evitiamone di parlarne, mi pare un tema suscettibile peggio di quello della religione :mrgreen: .

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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da progettogayforum » venerdì 2 marzo 2012, 17:16

Capisco e condivido, ma se allarghiamo il discorso rischiamo di finire in polemiche infinite che possono mettere a rischio il forum, quindi direi di stare al regolamento, che deriva dall'esperienza, e di chiuedere la questione.

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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da Alyosha » venerdì 2 marzo 2012, 17:25

Capisco perfettamente pure io. Chiudo volentieri per quel che mi riguarda la discussione. Mi becco contento il cartellino rosso è un colore che mi piace :ugeek:.

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Re: Combattere la depressione da non-lavoro

Messaggio da progettogayforum » venerdì 2 marzo 2012, 17:36

E' più bello il palloncino rosso che il cartellino rosso!! Un abbraccio Boy-com!!

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