GAY E MORALE

Che cosa significa essere gay
Alyosha
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Alyosha » lunedì 6 agosto 2012, 21:32

Project, sono sempre il solito pignolo mi spiace, ma toglierei quel nick dalla mail che hai pubblicato. Il nick di uno "molto leggereo diciamo così" :P (parlo di quella che ti critica ovviamente).
Se devo essere sincero conoscendoti da un pò devo dirti che tutto sto peso alla sessualità proprio non lo dai. Voglio dire stiamo tutti qua dentro con dei nick anonimi. Però credo che sopratutto a ragazzi incerti le cose vadano dette con franchezza, per quanto possano risultare risposte aride. Un amicizia affettuosa è qualcosa che chiunque può auspicare, ma qui il punto è che la differenza tra un amicizia e una relazione di coppia è il desiderio fisico che ci deve essere. Questo va sottolineato più che parecchio ad una persona che è dentro una relazione etero.
Vorrei se fosse possibile scavalcare la questione della religione, perché per paradosso mi pare secondaria. Vedo solo un ragazzo possibilmente gay che ha fatto leva su convizioni prese altrove per reprimere la sua sessualità.
Voglio dire la chiesa cattolica esiste da duemila e rotti anni e in passato è stata ben più rigida su tanti temi e tuttavia scava scava, tra poesie di poeti maledetti e canti popolari si trova un fondo prezioso e inesauribile di perversioni, amanti, scapatelle e tradimenti, che tesstimoniano il fatto che da che mondo e mondo le regole esistono per essere infrante. Se il lui la spinta sessuale fosse stata più chiara certe esigenze sarebbero state insopprimibili...
Beh credo che le rigide regole di celibato siano state per chi scrive un gigantesco meccanismo di repressione. E pare che lentamente lo stesso se ne stia rendendo conto. Lo accenna in modo chiaro che probabilmente è rimasto così fedele alla regola della castità per una mancanza reale di desiderio.
Lo dico io che ho provato la differenza tra un contatto con una donna e una con un uomo e so perfetttamente cosa intende quando dice che anche una stretta di mano con un uomo produce emozioni fortissime ed esplosive, che il contatto fisico con la sua ragazza non gli da. Il fatto di averlo sognato poi deve essere stato devastante, perché i sogni amplificano alla quintupla potenza le emozioni e le sensazioni, però hanno di buono che parlano un linguaggio diverso, più emotivo e immediato rispetto agli stati d'animo.
Per concludere vorrei solo precisare che per potersi conciliare omosessualità e credenza devono innanzitutto dividersi. Evidentemente possono conciliarsi due cose separate tra loro. Cosa voglio dire con questo? Che conviene separare i problemi derivanti dalla chiara repressione sessuale, dai problemi che derivano dal dover conciliare il proprio codice morale e i propri desideri con i precetti religiosi (problema che, anche se in modo diverso, hanno tutti).
Per essere più precisi un etero, legandosi mani e piedi, dopo tre anni di relazione con la ragazza può anche riuscire a non avere rapporti sessuali ne a masturbarsi, ma dovrebbe essere epilettico almeno. Il desiderio fisico per la persona che si ama dovrebbe essere chiaro ed evidente, poi uno (giusto o sbagliato che sia) magari lo reprime, ma intanto dovrebbe esserci. Ecco perché mi pareva invece importante la sottolineatura di Project sul punto relativo alla spinta sesssuale. Per tutti voi sarà scontato, ma per una persona che non conosce neanche cosa sia il desiderio, non quello puramente fisico/meccanico, ma proprio quello che ti viene dalla pancia diciamo così non è una precisazione inutile.
Aggiungo infine che se l'idea di essere omosessuali può essere scabrossa non so quanto possa esserlo quella di sposare una donna che non si ama veramente e che probabilmente l'idea di un "amicizia affettuosa" verso un ragazzo al momento è solo una trasposizione del tuo modello di coppia etero su un rapporto gay, visto che con lei nei fatti il ragazzo ha un'amicizia affettuosa per l'appunto con la propria ragazza. Questo meccanismo mi pare quasi ovvio per uno che prima si pensa etero e vive storie con donne e poi prova ad immaginarsi con un uomo. Qual'è la prima cosa che uno fa se non proiettare le esperienze di coppia già vissute?

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » martedì 7 agosto 2012, 1:09

Alyosha ha scritto:
Vorrei se fosse possibile scavalcare la questione della religione, perché per paradosso mi pare secondaria. Vedo solo un ragazzo possibilmente gay che ha fatto leva su convizioni prese altrove per reprimere la sua sessualità.
Concordo per esperienza vissuta. Anch'io l'ho fatto ma l'ho capito solo dopo molto tempo perché il super-ego in me ha fatto di tutto per resistere. Era lui che si serviva della religione per costruire un'immagine di me che non corrispondeva affatto alla realtà. E com'è successo in me è logico aspettarselo in altri.
Alyosha ha scritto: Beh credo che le rigide regole di celibato siano state per chi scrive un gigantesco meccanismo di repressione. E pare che lentamente lo stesso se ne stia rendendo conto. Lo accenna in modo chiaro che probabilmente è rimasto così fedele alla regola della castità per una mancanza reale di desiderio.
Non è esattamente così. Celibato e castità sono cose differenti anche se, in teoria, interdipendenti. Il controllo dell'impulso sessuale (come il fatto di non riempirsi la pancia a pranzo e a cena) nasce da una "dieta" monastica di tipo ascetico il cui fine è sviluppare una sensibilità di tipo spirituale insita nell'uomo. Questo emerge chiaro dai primi trattati d'ascetica orientale bizantina (per altro molto simili a certe pratiche orientali attuali). Quando in Occidente si perde il contatto con questi "esercizi" psicofisici e con queste memorie monastiche (in piena età di decadenza monastica e di insorgenza clericale, il XIII-XIV secolo), si codificano pure norme di comportamento esteriore-morale per cui anche la castità diventa quasi fine se stessa o - addirittura! - un'attività che concorre a "comperare" la benevolenza divina e "meritarsi" il paradiso. Ma qui siamo in uno stadio storico totalmente differente e in un approccio assai diverso con cui la cosa è considerata.
Ed è qui che abbiamo la repressione in seguito al moralismo o, almeno, lo vediamo chiaramente e massivamente come fenomeno sociale. Il punto culmine di questo fenomeno è proprio il XVII secolo! E' in piena epoca moderna che nasce il moralismo come costume esterno e anche simulazione, anche se si notano le radici qualche secolo prima. (L'epoca vittoriana sarebbe stata impensabile nel rinascimento o nello stesso primo Medioevo!).
Sono fenomeni religioso-sociali chiari agli studiosi. Per queste cose, il tardo antico e il primo medioevo sono molto più "liberali" (nonostante certi rigorismi) rispetto alla modernità che rappresenta un regresso.

Altra cosa ancora è "usare" di questi meccanismi di repressione pensando, in buona fede, di farsi del bene ma nascondendosi dietro di essi ed equivocandoli per puro sentimento religioso. E' qualcosa che anche io, ahimé!, ho fatto per diversi anni!
La cosa è complessa ma bisogna stare in questa complessità se si vuol comprendere la mutazione di costume e gli inghippi psicologici che ne possono scaturire!
Alyosha ha scritto:Il fatto di averlo sognato poi deve essere stato devastante, perché i sogni amplificano alla quintupla potenza le emozioni e le sensazioni, però hanno di buono che parlano un linguaggio diverso, più emotivo e immediato rispetto agli stati d'animo.
A mio avviso non poteva chiedere grazia più grande che vedere in modo plateale la verità di se stesso!
Alyosha ha scritto: Per concludere vorrei solo precisare che per potersi conciliare omosessualità e credenza devono innanzitutto dividersi. Evidentemente possono conciliarsi due cose separate tra loro. Cosa voglio dire con questo? Che conviene separare i problemi derivanti dalla chiara repressione sessuale, dai problemi che derivano dal dover conciliare il proprio codice morale e i propri desideri con i precetti religiosi (problema che, anche se in modo diverso, hanno tutti).
La conciliazione e possibile e non da adito a risultati patologici. Tutto dipende da COME viene effettuata. Certo ci vuole molto equilibrio e non prendere per oro colato quello che non puo' calzare a se stessi, neppure se lo dice un'autorità che si ritiene essere "suprema".
Uno che non puo' vivere la castità (che io non farei coincidere automaticamente con la repressione se non altro per la spiegazione che ne ho dato sopra) è chiamato a fare altro senza per questo, dal punto di vista religioso, sentirsi "fuori" dalla Chiesa o un "dannato".
La soluzione rimane sempre a livello di coscienza. La questione non è leggera. Sarebbe più semplice (e scontato) adagiarsi comodamente in chi accetta tutto senza criterio (quindi anche reprimendosi e soffrendo) e in chi, sempre senza troppo criterio, butta via tutto (vedendo in tutto una sorta di non-senso ma rischiando di fare di tutta l'erba un fascio).
Alyosha ha scritto: Il desiderio fisico per la persona che si ama dovrebbe essere chiaro ed evidente, poi uno (giusto o sbagliato che sia) magari lo reprime, ma intanto dovrebbe esserci. Ecco perché mi pareva invece importante la sottolineatura di Project sul punto relativo alla spinta sesssuale. Per tutti voi sarà scontato, ma per una persona che non conosce neanche cosa sia il desiderio, non quello puramente fisico/meccanico, ma proprio quello che ti viene dalla pancia diciamo così non è una precisazione inutile.
Quoto.

Alyosha
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Alyosha » martedì 7 agosto 2012, 12:22

Proponevo solo di separare i due momenti. Quello in cui uno prende consapevolezza della sua sessualità, del suo desiderio e quello in cui capisce come questo complesso di cose può rapportarsi alla sua fede e l'insieme di credenze che questa comporta. Se uno mette tutto assieme il pericolo è che si crei una sorta di cortocircuito che nei fatti ti impedisce sia l'uno che l'altro, ovvero, di indagare la sua sessualità e al contempo di credere con convinzione. Io non sono mai arrivato a livelli di credenza forti come quelli del ragazzo che scrive, però ricordo esattamente quanto mi turbava la questione fede e la necessità che sentivo di riconciliarmi con essa.
Pavlosss provo se riesco a fare un discorso più ampio relativo al rapporto del singolo rispetto alle regole. Esiste nel momento di crescita di ciascuno di noi, una fase di conflitto necessario in cui per l'appunto ci si scaglia contro tutto e tutti e solitamente ahimé contro i genitori che per noi incarnano le regole costrette a seguire. In quella "fuira del dileguare" mettiamo in crisi tutto l'insieme di quelle regole, per poi rifondarlo partendo da noi stessi però. Questo meccanismo è fondamentale perché permette l'emancipazione del singolo, che in questa presa di distanza acquista una sua autonomia di giudizio. Più tardi sarà richiamato a rivalutare quelle regole confrontarle con quello che ha imparato in questo percorso, valutarle nel senso di renderle concrete. Vedi il problema delle regole è che sono universali e vada come vada il singolo è chiamato a renderle particolari, applicarle alle proprie situazioni o in modo più generico interpretarle. Per adesso dovressti sospendere il giudizio sulle questioni diciamo così morali, sospenderne la validità, proprio per poterle valutare. Posto così forse è un discorso troppo astratto, me ne rendo conto. Detto in maniera più semplice significa quello che ho detto all'inizio, ovvero accantonare la questione del rapporto tra omosessualità e fede, chiarire prima il proprio orientamento e poi riprenderla in seguito. Il rischio altrimenti è di affrontare la questione in modo astratto, con ragion amenti sicuramente affascinanti, ma poco utili per te, perché pocco "vissuti".
Certe tensioni adolescenziali rischiano di restare sepolte e in questo senso stretto di parla di "repressione sessuale", però un pò tutti dovremmo capire che siamo essere completi, non segmentati in parti, siamo anima e corpo assieme, esseri singoli e sociali, pulsioni e ragionamenti. Questo momento in cui uno si pone domande, si interroga su cose che prima di allora ha ritenuto insindacabili, questa fase in cui uno sfida i propri "dei" (in senso metaforico) è un passaggio essenziale. Posta in questo modo non è neanche questione di omosessualità in senso stretto. Certe tensioni in genere si aprono con i primi approcci sessuali e non è detto che vengano mai correttamente risolti. Non vederla una questione di omosessualità in senso stretto, ma di formazione della proria personalità, può aiutare, credo, a superare quelli che sono i falsi problemi relativi all'omosessualità e per "falsi" intendo indotti dalla società. Il carico di ansia e di stress che deriva dalla condizione di omosessualità è in realtà un falso problema nel senso che non deriva dalla condizione intrinseca dell'essere omosessualità, ma dalla pressione diciamo così sociale e familiare. Liberarsi di questa ansia è essenziale per fare il resto e non è neanche troppo difficile. Un confronto sano e sereno con gente simile a noi aiuta tanto.

P.S.: Pavlosss scusa ma credo che stia cominciando ad essere affetto da deficienza senile :P. Ti ho risposto come se fossi l'autore del post e ho legato l'ultima risposta che mi hai dato al primo post. Mi sono solo confuso, non volevo alludere ad alcunché. Mi rendo conto che leggendola la mia risposta potrà sembrati strampalata, sappi che il motivo è questo qui. La lascio perché credo che comunque il discorso tenga (lo voglio sperare almeno).

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » martedì 7 agosto 2012, 12:59

Alyosha ha scritto: Esiste nel momento di crescita di ciascuno di noi, un momento di conflitto necessario in cui per l'appunto ci si scaglia contro tutto e tutti e solitamente ahimé contro i genitori che per noi incarnano le regole costrette a seguire. In quella "fuira del dileguare" mettiamo in crisi tutto l'insieme di quelle regole, per poi rifondarlo partendo da noi stessi però. Questo meccanismo è fondamentale perché permette l'emancipazione del singolo, che in questa presa di distanza acquista una sua autonomia di giudizio. Più tardi sarà richiamato a rivalutare quelle regole confrontarle con quello che ha imparato in questo percorso, valutarle nel senso di renderle concrete. Vedi il problema delle regole è che sono universali e vada come vada il singolo è chiamato a renderle particolari, applicarle alle proprie situazioni o in modo più generico interpretarle. Per adesso dovressti sospendere il giudizio sulle questioni diciamo così morali, sospenderne la validità, proprio per poterle valutare.
E' una risposta bellissima, direi.

Comunque, dal momento in cui non sono più giovanissimo e certe fasi le ho oramai già vissute, quest'attività di sospensione è qualcosa che in parte ho già fatto ma che, vivendo, continuo a fare per continuare a rifondare.

La morale ha regole "generali" come dici tu ma, all'interno di un certo contesto religioso, ha la pretesa d'essere "oggettiva" e di voler cadere come sta nella coscienza di una persona per imporsi e farsi valere.
Invece, soprattutto nel caso del gay, ci vuole una capacità di comprensione e di adattamento che una morale rigida come il cemento intrinsecamente non ha.

Di qui è normale il primo movimento di rifiuto per poi un recupero della stessa nei suoi aspetti illuminanti per la propria situazione.
Il sentimento religioso - vissuto come percezione di realtà superiori che espandono e illuminano la coscienza aprendola a orizzonti infiniti - è una cosa nobile, a mio avviso, senza nulla togliere a chi non riesce o non vuole averlo.

Per questo non lo vedo conflittuale con il proprio essere gay a patto, però, di distinguerlo bene da quegli elementi ereditati da una certa tradizione che lo renderebbero indigesto.

Per fare un esempio, san Giovanni Crisostomo è detto "bocca d'oro" per la sua eloquenza affascinante che emerge in gran parte dei suoi scritti. In questo senso è certamente un autore religioso positivamente rappresentativo. Non lo è assolutamente quando, forse in contrasto con la Corte bizantina, inizia a polemizzare pesantemente contro l'omosessualità, dichiarando che Dio, poco prima d'incarnare Cristo, ammazzò tutti gli omosessuali sulla terra per non contaminare la nascita del proprio Figlio.

In questo passo oltre a rappresentare in modo totalmente distorto Dio (uno sterminatore!) ha una visione terrifica dell'omosessuale, visione che oggi - giustamente! - ci sconvolge.

Scoprii questo racappricciante passo in un giornaletto cattolico tradizionalista che un giorno un cattolico tradizionalista mi spedì credendo di colpirmi "a morte". Il poveretto, a differenza del sottoscritto, è malato perché se di notte si scatena in super libertinismi gay (al punto d'aver preso l'AIDS), di giorno fa il paladino di queste...."tradizioni"!

Viceversa saper distinguere perle da orrori è l'opera paziente di un credente maturo laddove sarebbe assai più facile o prendere tutto come sta (lo fanno i fondamentalismi religiosi che sono assai ottusi e dissocianti come il tizio che ho appena nominato) o buttare via tutto (lo fanno coloro che, stanchi e delusi, non hanno più voglia né forza di proseguire un cammino religioso che ritengono sterile e inutile).

Ma se una realtà religiosa diviene incapace d'essera casa anche per un gay credente, che aderisce a valori come la fedeltà, il rispetto, l'amore, la giustizia, il dono di sé, ecc., allora non è più universale e quindi non serve realmente più a nulla. A questo cercano di ridurla certuni non sapendo che così, fanno il peggior servizio al proprio credo e alla propria Chiesa.
Ultima modifica di pavlosss il martedì 7 agosto 2012, 14:06, modificato 1 volta in totale.

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » martedì 7 agosto 2012, 13:53

Alyosha ha scritto: P.S.: Pavlosss scusa ma credo che stia cominciando ad essere affetto da deficienza senile :P. Ti ho risposto come se fossi l'autore del post e ho legato l'ultima risposta che mi hai dato al primo post. Mi sono solo confuso, non volevo alludere ad alcunché. Mi rendo conto che leggendola la mia risposta potrà sembrati strampalata, sappi che il motivo è questo qui. La lascio perché credo che comunque il discorso tenga (lo voglio sperare almeno).
Sì il discorso tiene e penso sia utile anche all'autore del post.
Grazie.

Alyosha
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Alyosha » martedì 7 agosto 2012, 22:38

Comunque, dal momento in cui non sono più giovanissimo e certe fasi le ho oramai già vissute, quest'attività di sospensione è qualcosa che in parte ho già fatto ma che, vivendo, continuo a fare per continuare a rifondare.
Si in effetti questa è un'operazione continua da fare rifondarsi "sempre di nuovo" o almeno nelle fasi di passaggio, in quelle in cui inevitabilmente una vecchia forma si appresta a sfiorire e la nuova già bussa alle porte. Comunque vada le cose cambiano si tratta solo di decidere se farsi carico di questo cambiamento o lasciare che gli eventi decidano per noi. Probabilmente l'età in cui ci si scopre sessualmente ha un che di esplosivo che più i là si perde. Al momento almeno mi sento molto ritornato in una fase adolescenziale, con conflitti genitoriali riaperti, pulsioni sessuali da gestire, curiossità, paura, ecc. ecc. Devo essere sincero sono un pò stanco perché non ho più vent'anni e vorrei un pò concludere le vecchie cose. Per quel che mi riguarda ad ogni modo era proprio tutto da riscrivere e in più ho dovuto prima fare la fatica di demolire anni di impalcatura, tiranti e muraglie. Insomma conto proprio di essere in una fase risolutiva, perché è ovvio che questa operazione comporta comunque una gran fatica.

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FreedomTower
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da FreedomTower » mercoledì 8 agosto 2012, 1:42

Premetto che non sono un grande fan dei libri sacri anche se credente, perchè ho una fede tutta mia che poggia con un solo piede sulle fonti scritte e all'1% con quello che la Chiesa sostiene, però penso che si possano conciliare molto facilmente sessualità gay e cristianesimo, non capisco dove sia il problema, è solo amare una persona dello stesso sesso, se la si vede dal lato sessuale, dovrebbe essere una cosa "sporca" quanto la sessualità etero perchè è sempre di sessualità che si parla...
Mi suona un pò strano anche come questo ragazzo parla di pornografia, che è una cosa normalissima che moltissime persone consumano e che con il passare del tempo rompe sempre più tabù, ovviamente non se ne deve fare un uso esagerato e si può benissimo vivere senza ma per me che uno ne faccia uso e non ne faccia è uguale, dopotutto non fa male a nessuno... Anzi, allevia la repressione forse!
Questo ragazzo fa comunque tutto in buona fede quindi non è una critica nei suoi confronti :)
PS: il sogno secondo me è un pò un sogno rivelatore, non tanto per il contenuto, che può succedere, a me è successo a tema etero, ma non mi ha fatto l'effetto che ha fatto a questo ragazzo, è proprio sull'eccitazione provata che secondo me emerge la possibilità per niente minima che questo ragazzo possa essere gay.
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Don't make me cry
Sometimes Love is not enough when the road gets tough
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monox
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da monox » venerdì 10 agosto 2012, 11:21

Ho letto con interesse questi post, anche se un po' non ho capito dove stanno i confini fra il parlare di religione (cosa che non sarebbe ammessa) e il farlo in pratica ma magari con quello che significa nella vita della persona (cosa che evidentemente in questo ambito è lecita) e sono anche un po' titubante a scrivere qualcosa forse di impopolare ma in fin dei conti non così distante da quello che ha scritto il primo ragazzo.
Tante cose sono state scritte... gli sviluppi per questo ragazzo saranno da vedere, credo che quelli prospettati siano tutti possibili e ammiro comunque la sua forza e solidità morale.
Quello che scrive Pavloss sulla castità mi pare importante, non si tratta di pura repressione (che alla fine sfocia nella trasgressione o nella malattia), ma uno stato coltivato, volto all'elevazione spirituale, e giustamente come rileva lui nella tradizione occidentale i mezzi ascetici per raggiungerlo sono stati dimenticati o trascurati e alla fine ci si è ridotti a un puro "diktat", in pratica si indica una via valida ma non si danno i mezzi per percorrerla.
La morale cristiana dà comunque due possibilità una via solitaria o matrimoniale, ma anche qui non penso si parli di un matrimonio ordinario, ma uno nel quale i due coniugi formano una sola carne non nel senso ovvio e materiale del termine ma in un unione a tre, cioè con Dio, in pratica anche qui un amplesso ma casto.
Cosa ugualmente non facile, se dovessimo trovare maggiori indicazioni dobbiamo andare a pescare nella tradizione dell'India, del tantra (operazione a due vasi, maithuna) ma quella vera non certo certe volgarizzazioni occidentali!
Quindi non è che con il matrimonio uno è "a posto" in senso cristiano, la via è comunque stretta ma è vero anche che ognuno fa quel che può.
Comunque una è cosa accettare le proprie possibilità operative e debolezze in maniera dialettica, cioè non perdendo di vista di come le cose dovrebbero essere, facendo lo sforzo di avvicinarsi e contemporaneamente i conti con se stessi in senso concreto, altro è chiedere all'istituzione di cambiare idea in base alle nostre idee, o al modo di vita che ci è più naturale e confacente, alla fine è un dialogo fra ciechi, si chiede di buttare via qualcosa perchè non se ne capisce più il senso (nemmeno chi detiene questo patrimonio sa bene come fare) ma non è detto che questo senso non ci sia, magari un po' impolverato e nascosto.
Sostanzialmente, parlo per me, la via che la Chiesa indica, A CHI VUOL PERCORRERE UN CERTO CAMMINO, sia giusta anche se poco spiegata, ai gay non si dice perchè il sesso non è ammesso, agli etero non si spiegano i requisiti del matrimonio cristiano, è ovvio che l'approssimazione è una via più facile... una maggiore chiarezza e consapevolezza unita a una comprensione delle possibilità umane sarebbe un atteggiamento più corretto ma quello della chiesa è ormai un peccato fondamentalmente di ignoranza.
Perchè però alla coppia etero è data una possibilità, cioè un sesso lecito e addirittura nella sua vera espressione "casto" (quando siamo a livelli meno elevati credo sia tutto un mix) e questa possibilità non viene data, ma non solo nel cattolicesimo ma in pratica in tutte le tradizioni spirituale e religiose a una coppia dello stesso sesso? Cioè in pratica si ritiene che la "fusione" uomo-donna, nella migliore espressione, dia risultati diversi dall'unirsi fra persone dello stesso sesso, oppure come via alternativa quella solitaria supportata dall'amicizia, anche speciale.
Personalmente, in me ho trovato sempre intimamente vero questo fatto, e quindi ho cercato e cerco di perseguirlo, pur con i miei "incidenti" di percorso ma non sistematici, cioè è ovvio che non è la doppia vita la soluzione (vizi privati e pubbliche virtù), cerco di essere coerente (e la coerenza è un traguardo).
In questo senso , uno in se può avvertire come sbagliata una inclinazione e questa per me non è una acquisizione recente ma oramai consolidata... e paradossalmente nella via indicata dalla religione ho trovato serenità, di base pur con i miei travagli, e risposta e libertà invece di costrizione.
Poi certo ci vorrebbe comprensione dell'umana natura da parte della chiesa, cioè non chiedere "tutto e subito", o chiederlo ma ammettere che è un traguardo, magari lontano, comprensione assistenza (manca anche questa) per chi invece il cammino lo vuol fare.
Spero con questo post di non essere andato fuori tema e di essere anche stato comprensibile, un saluto a tutti

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Re: GAY E MORALE

Messaggio da marc090 » venerdì 10 agosto 2012, 11:44

monox ha scritto:Ho letto con interesse questi post, anche se un po' non ho capito dove stanno i confini fra il parlare di religione (cosa che non sarebbe ammessa) e il farlo in pratica ma magari con quello che significa nella vita della persona (cosa che evidentemente in questo ambito è lecita) e sono anche un po' titubante a scrivere qualcosa forse di impopolare ma in fin dei conti non così distante da quello che ha scritto il primo ragazzo.
Monox, ne aproffito della tua domanda per segnalare, a te e a tutti i nuovi utenti, il nuovo regolamento: viewtopic.php?f=5&t=2657; al punto 1.2 trovi le nuove regole sui contenuti politici e religiosi.

Ciao.

Marc090
Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
Martin Niemoller


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Re: GAY E MORALE

Messaggio da progettogayforum » venerdì 10 agosto 2012, 12:21

Benvenuto monox!! E grazie per il tuo intervento!
Premetto che non mi è facile capire il senso di fondo di quello che dici perché mi manca il presupposto di una fede che possa dirsi tale e quindi vedo le cose necessariamente dall’esterno. Mi è difficile capire il senso di una dimensione ascetica che vede nella castità (concetto che mi sembra molto astratto e troppo flessibile) uno strumento per l’avvicinamento a Dio. È un modo di vedere le cose che pone come fondamento una fede che non ho e che quindi non posso capire. Non so nemmeno che cosa la chiesa dovrebbe o potrebbe fare in concreto per non aggravare la condizione degli omosessuali credenti e addirittura quella di tutti gli omosessuali, ispirando criteri che “di fatto” si trasformano in supporti per comportamenti omofobi e discriminatori. I documenti del magistero ecclesiastico in questo senso sono purtroppo molti, autorevoli e senza possibilità di letture edulcorate. Vedo spesso ragazzi omosessuali credenti che sono veramente costernati nel prendere atto che per loro non c’è posto nella chiesa a meno che non reprimano (o sublimino, che è un modo nobile di dire la stessa cosa) del tutto la loro sessualità. Da qui un’amplissima schiera di persone che tentano come possono di salvare il salvabile, che cercano di riadattare la dottrina conciliando quello che lo steso magistero ritiene inconciliabile. Queste cose provocano sofferenza, conflitti interni, senso di abbandono e di solitudine finché poi nella maggioranza dei casi non si arriva a tagliare i ponti definitivamente con chiesa, ritenendo cristianesimo e chiesa come due cose completamente diverse. Mi sono abituato, nel tempo, a valutare le cose pragmaticamente, verificando quello che producono di buono e quello che producono di cattivo (non può l’albero cattivo fare frutti buoni…), ecco, certe definizioni che la chiesa ha considerato fondamentali tanto da assumerle addirittura nel catechismo, francamente, hanno provocato solo grandissimo disagio e autentica sofferenza in tante persone che si ritengono credenti. Non sono un teologo certo, ma mi sono chiesto se nel messaggio di Cristo ci siano le premesse per considerare l’omosessualità come un peccato secondo per gravità solo all’omicidio volontario (sono parole di San Pio X), se così fosse non potrei nemmeno sentirmi genericamente cristiano.

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