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 Oggetto del messaggio: Concetto di normalità
MessaggioInviato: giovedì 25 agosto 2016, 18:19 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
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Scrivo questo topic non proprio in chiave gay, perchè è un discorso che si estende anche agli etero, bambini, adolescenti, adulti, insomma tutti.

E' una domanda che si fanno tutti, nessuno escluso e che mi sono sempre fatto anche io, ovvero:

cos'è la normalità, o meglio, il concetto di normalità? Esiste o la creiamo noi? Esiste a metà, quindi è per metà soggettiva e metà ce la mettiamo noi con il nostro carattere, i nostri modi di fare?

Provo a dire la mia secondo le mie idee formatesi anche (e soprattutto) durante e dopo il mio vissuto molto doloroso del passato:
la normalità per me è un concetto che esiste a metà: sono sempre per le vie di mezzo, e anche quì trovo le vie di mezzo perchè non sempre si possono trovare le vie di mezzo e troppe vie di mezzo sono dannose quindi spesso si ricorre agli estremi. Non so se ho spiegato bene il mio ragionamento.

Sta di fatto che l'uomo non tollera le incertezze ma adora tanto gli schemi perchè danno una sicurezza interiore che spesso l'incertezza non da.
La normalità per me è un ideale (fisico, modi di fare, professionale) che ci si crea in mente e che si vuole raggiungere. Ognuno ha il suo. E spesso chi come me ha sofferto tende a vedere la normalità come la tranquillità delle cose perchè per noi ex sofferenti la normalità di vita è già tantissimo.

Ma anche quì casca l'asino e ora vi spiego perchè: sempre secondo il mio vissuto personale da almeno 7 anni a questa parte, io immagino sempre un me stesso che fosse stato se non avesse sofferto, o per lo meno, se avesse sofferto molto meno di quanto abbia realmente sofferto; mi immagino molto più abile socialmente, senza disturbi alimentari, avrei già conseguito il titolo di studi, sarei già semi affermato, con un gruppo di amici ma allo stesso tempo rilassato, sorridente. Ovviamente non avrei avuto problemi ad accettare la mia gayezza e non ci avrei messo molti anni.

Però poi faccio il paragone con ciò che mi è successo e con ciò che sono stato realmente, ovvero sono stato solo, ho avuto vari disturbi tra cui quello più imponente è stato il DOC da cui sembra che non mi sia mai staccato del tutto e spesso mi domando se è una condizione cronica con cui io ci debba sempre fare i conti o meno, anche se il terapeuta mi dice che sono "guarito".
Ovviamente oggi mi ritrovo diverso da altri miei coetanei: magari sul piano della socializzazione e della condivisione io sono ancora parecchio indietro nonostante non abbia più le mie insicurezze ma su altri aspetti mi vedo molto avanti, ovvero io credo e ripeto credo di aver cacciato una forza di volontà enorme per salvarmi e purtroppo sono stato costretto a farlo perchè in situazioni di emergenza quali erano le mie non potevo starmene con le mani in mano. E ciò mi ha reso più maturo nonostante io abbia bruciato un po' le tappe.

E anche quì casca l'asino: perchè credo che in fondo ciò che ho fatto sia stato semplicemente (si fa per dire, è stato molto difficile) ad uno stato di normalità , ovvero fare una vita più o meno normale, studiare, vivere la vita in pieno e che io non abbia fatto nulla di così straordinario e che in fondo io non debba vantarmi di nulla perchè adesso mi vedo alla pari degli altri anche se mia madre, il terapeuta e qualche altro amico di famiglia tende ad elogiarmi dicendomi che ho fatto cose spaventose e che devono farmi onore; io invece mi dico che sono guarito da alcune malattie e non so se vantarmi di questa cosa o considerarla una cosa che dovevo fare per raggiungere lo stato di più o meno normalità che ho raggiunto anche se non ancora come vorrei ma credo ci voglia ancora un po' di tempo e quì ci ricolleghiamo al discorso iniziale; lo stato di normalità lo devo ancora raggiungere o è questa la mia normalità?

E' stato normale per me, combattere e soffrire per stare bene oppure è la vita che è così, già normalmente? O sono io che sono stato purtroppo parecchio sfortunato e come me tantissimi altri ragazzi della mia età che fanno fatica ad andare avanti, che hanno famiglie che li appoggiano poco o non li appoggiano per niente e per sopravvivere devono tirare avanti in modo faticoso?


E' un discorso a cui non riesco a trovare risposte precise, perchè suppongo non esistano, però mi farebbe piacere cosa voi ne pensate anche rispetto a voi stessi e ai vostri vissuti, e non solo per linee generali.

Spero di essere stato chiaro nell'esposizione.

Un abbraccio



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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: venerdì 26 agosto 2016, 2:05 
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Iscritto il: lunedì 25 aprile 2016, 22:42
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Ciao Gio, è una domanda molto stimolante quella che poni, specie perché in alcune tue parole rivedo parte del mio vissuto.
Io credo, sulla base di quella che è stata la mia esperienza, che la normalità che definisci tu è una conquista, diventa un traguardo da raggiungere se ti ritrovi con determinate problematiche.
Tu parli, soprattutto, dell'aver contratto un DOC e anch'io posso capirti su cosa voglia dire avere un disturbo di questo genere (da parte mia dei ritorni, seppur estremamente diminuiti, ci sono ancora): è come sentirsi in trappola nella propria stessa pelle, ci si sente quasi impossibilitati a vivere e le azioni più semplici del quotidiano a volte sembrano delle fatiche gigantesche. Non lo auguro a nessuno.
Tuttavia ritengo bisogna essere consapevoli che il potere di cambiare le cose siamo noi e soltanto noi ad averlo, e quando questa consapevolezza arriva perché è il nostro spirito che è pronto ad accoglierla, allora è come rinascere, e non esagero dicendo questo.
Io penso che una volta giunto questo momento chi abbia alle proprie spalle questi disagi si senta un po' come se fosse stato a digiuno per tutta la vita: piano piano le cose iniziano davvero a possedere un colore, una forma, un profumo, un sapore, e penso che tutto ciò non sia assolutamente cosa da poco. E' una "normalità" speciale perché è una condizione che ci si è dovuti conquistare con dedizione, si arriva a provare un attaccamento molto personale e guai a chi o a cosa si azzarda a portartela via.
Dal tuo discorso mi sembra di capire anche che provi un certo rammarico nel non aver potuto raggiungere precedentemente la stabilità mentale ed emotiva che puoi avere adesso, e ti confesso che qualche volta anch'io avverto come una specie di malinconia al riguardo. Mi sarebbe piaciuto aver capito prima più cose importanti, aver fatto più esperienze, essermi preso più cura di me stesso. Se tornassi indietro, non sai quante cose cambierei del mio passato. Però poi penso che probabilmente se tutto fosse andato diversamente adesso non sarei neanche qui a scrivere questo messaggio. Essere più aperti alla vita così come viene può aiutare moltissimo.
Spero di averti dato un'opinione pertinente.


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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: venerdì 26 agosto 2016, 19:24 
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Pertinentissima, caro Illuminist.
Anzi, ti ringrazio davvero tanto, sei stato l'unico che si è degnato di rispondermi, sarà che ho posto anche una questione piuttosto difficile.

Illuminist ha scritto:
Tu parli, soprattutto, dell'aver contratto un DOC e anch'io posso capirti su cosa voglia dire avere un disturbo di questo genere (da parte mia dei ritorni, seppur estremamente diminuiti, ci sono ancora)


Anche io credo di non essere guarito del tutto, spesso mi capita ancora di pensare e ripensare a una determinata cosa o a una determinata sensazione. Da un lato vorrei migliorare ancora, ma se mettiamo gli eventi dall'esterno che spesso vivo, la situazione familiare che ancora spesso degenera e pensando a come ero ridotto male anni e anni fa sono migliorato e già è tanto per me vivere una vita più misurata, meno faticosa da vari punti di vista e che bene o male è più fluida.
In questi giorni mi sto accorgendo che ho quasi elaborato del tutto il passato, nel senso che quando qualche associazione mi riporta indietro nel tempo , è come se io guardassi in una sfera di cristallo tutte le scene che mi vengono in mente ma io sono al di fuori, come lo spettatore di un film.
E poi spesso mi dico che già il presente è difficile da gestire in certi momenti, già ho l'ansia per il mio futuro, non è di troppo pure il passato? Tanto è l'unico dei tre che non potrò mai cambiare.

Illuminist ha scritto:
Io penso che una volta giunto questo momento chi abbia alle proprie spalle questi disagi si senta un po' come se fosse stato a digiuno per tutta la vita: piano piano le cose iniziano davvero a possedere un colore, una forma, un profumo, un sapore, e penso che tutto ciò non sia assolutamente cosa da poco. E' una "normalità" speciale perché è una condizione che ci si è dovuti conquistare con dedizione, si arriva a provare un attaccamento molto personale e guai a chi o a cosa si azzarda a portartela via.


Esatto, io sono diventato gelosissimo delle mie conquiste e se qualcuno prova a giudicarmi io mi incazzo e non poco. Spesso penso, e lo dico anche a mia madre, che quello che ho è già tanto, e va salvaguardato. Spesso paragono la mia malattia a un cancro, forse esagero, ma la sensazione è quella, ovvero quella di aver sconfitto un cancro, di essermi salvato. La mia chemio è stata la psicoterapia e sono stati i farmaci e lo sono ancora. Per la serie: se giudicano il tuo percorso, prestagli le tue scarpe

Illuminist ha scritto:
Essere più aperti alla vita così come viene può aiutare moltissimo.

Sì, per quanto possa essere doloroso ma è ancor più doloroso rimuginare su "cosa sarebbe successo se....".

Si soffre in entrambi i casi, ma nel secondo molto di più.



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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: venerdì 26 agosto 2016, 20:31 
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Iscritto il: venerdì 30 marzo 2012, 18:40
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Dolce Gio,
il fatto che solo Illuminist abbia risposto alla tua domanda non significa che agli altri utenti non interessi quello che hai scritto, ma, come hai notato anche tu, hai fatto una domanda che merita una riposta che in un primo momento può sembrare banale, ma invece è una domanda che merita una riflessione. La riflessione è una cosa importante, proprio per evitare di dare risposte superficiali (e io ho proprio paura di questo nel rispondere alla tua domanda).
Ti scrivo brevemente quello che penso.
Io penso che esistano due “tipi” di normalità, quella “oggettiva”, e quella “soggettiva”.
Quella “oggettiva”, coincide con le regole che dobbiamo rispettare per poter vivere tutti insieme (non rubare, non uccidere, non fare del male agli altri, etc), mentre quella “soggettiva”, e viene dal nostro modo di essere, per esempio (e qui rischio troppo di cadere nel banale), per una persona vedere due uomini che si baciano lo può ritenere come “normale”, mentre per un'altra persona, sia per carattere che per un retaggio di come è stato cresciuto, può vederlo come anormale.
Gio92 ha scritto:
Sta di fatto che l'uomo non tollera le incertezze ma adora tanto gli schemi perchè danno una sicurezza interiore che spesso l'incertezza non da.

Ti lascio questo breve stralcio del libro, Dalla parte delle bambine, di Elena Gianini Belotti:
“I pregiudizi sono profondamente radicati nel costume: sfidano il tempo, le rettifiche, le smentite perché presentano un’utilità sociale. L’insicurezza umana ha bisogno di certezze, ed essi ne forniscono. [...] Per confutarli e distruggerli occorre non solo una notevolissima presa di coscienza ma anche il coraggio della ribellione che non tutti hanno. La ribellione suscita ostilità e la condanna di colui che tenta di sovvertire le leggi del costume, più profonde e più tenaci delle leggi scritte, può essere l’ostracismo, l’emarginazione sociale.”



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Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.
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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: sabato 27 agosto 2016, 20:58 
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Iscritto il: venerdì 30 marzo 2012, 18:40
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Gio,
Intanto ti chiedo scusa per quello che ho scritto ieri :oops: . Mi sembra di essere stata veramente banale :oops: .
Di sicuro adesso sarò ancora più banale, ma voglio comunque scriverti quello che penso.
Gio92 ha scritto:
E' stato normale per me, combattere e soffrire per stare bene oppure è la vita che è così, già normalmente? O sono io che sono stato purtroppo parecchio sfortunato e come me tantissimi altri ragazzi della mia età che fanno fatica ad andare avanti, che hanno famiglie che li appoggiano poco o non li appoggiano per niente e per sopravvivere devono tirare avanti in modo faticoso?

Per me la normalità è avere vicino una famiglia che ti capisce e ti vuole bene, e cerca in tutti i modi possibili di lasciarti la libertà delle tue scelte. Che poi di famiglie “normali” ce ne siano poche è un altro paio di maniche.
Gio92 ha scritto:
perché credo che in fondo ciò che ho fatto sia stato semplicemente (si fa per dire, è stato molto difficile) ad uno stato di normalità , ovvero fare una vita più o meno normale, studiare, vivere la vita in pieno e che io non abbia fatto nulla di così straordinario e che in fondo io non debba vantarmi di nulla perché adesso mi vedo alla pari degli altri anche se mia madre, il terapeuta e qualche altro amico di famiglia tende ad elogiarmi dicendomi che ho fatto cose spaventose e che devono farmi onore; io invece mi dico che sono guarito da alcune malattie e non so se vantarmi di questa cosa o considerarla una cosa che dovevo fare per raggiungere lo stato di più o meno normalità che ho raggiunto anche se non ancora come vorrei ma credo ci voglia ancora un po' di tempo e qui ci ricolleghiamo al discorso iniziale; lo stato di normalità lo devo ancora raggiungere o è questa la mia normalità?

Non penso che sia importante vantarsi o meno, ma una cosa è certa, tu hai fatto sì qualcosa di straordinario, guarire dalle proprie malattie non è così semplice. Hai fatto un lavoro enorme su di te, e io penso che hai raggiunto una normalità, però devi vedere tu se ti senti “normale”, perché i sentimenti che provi, li provi tu.

Ti abbraccio Gio.



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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: domenica 28 agosto 2016, 11:02 
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Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55
Messaggi: 192
Parlando di normale mi viene in mente normativa

Complesso ordinato di disposizioni e principi che regolano un determinato settore SIN legislazione.

Nel nostro caso il settore è quello sociale. Le disposizioni e i principi da seguire sono quelli "del branco". Una persona che segue tali principi può definirsi normale.

Parlando di esempi concreti, se tutti indossano una maglia gialla, indossarla diventa normale, indossare una maglia rossa è anomalo.

Essendo il concetto di normalità variabile, è del tutto soggettivo, dipende infatti da tutti i soggetti coinvolti e da nessun fattore oggettivo. Il dato oggettivo è il risultato.

Tornando a esempi concreti, il giorno dopo la maglietta gialla tutti potrebbero decidere di mettersi una maglietta rossa, e tale pratica diventerebbe normale per quanto il concetto di normalità sia stato modificato.il dato oggettivo è che la maggioranza/totalità dei soggetti indossa una maglietta rossa.

È una risposta esauriente? Comunque è solo il mio punto di vista.


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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: lunedì 29 agosto 2016, 17:26 
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Iscritto il: lunedì 25 aprile 2016, 22:42
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Come ha scritto anche Isabella è una domanda complessa alla quale tutti possono dare un'interpretazione differente in riferimento al proprio vissuto. Credo che le opinioni siano tutte validissime.
Gio, vorrei sottolineare questo stralcio:

Gio92 ha scritto:
In questi giorni mi sto accorgendo che ho quasi elaborato del tutto il passato, nel senso che quando qualche associazione mi riporta indietro nel tempo , è come se io guardassi in una sfera di cristallo tutte le scene che mi vengono in mente ma io sono al di fuori, come lo spettatore di un film.


Posso dirti che questa è un'altra sensazione nella quale mi rispecchio molto. Alcuni mesi fa riordinavo la mia stanza e molto per caso mi sono capitate fra le mani delle vecchie fotografie di quando ero al liceo. Erano ricordi di per sé felici, sì, ma il fatto è che sembravano così lontani da chi sono adesso che quasi non mi appartenevano. Ha senso come ragionamento?


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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2016, 9:55 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
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Gio92 ha scritto:
Sta di fatto che l'uomo non tollera le incertezze ma adora tanto gli schemi perchè danno una sicurezza interiore che spesso l'incertezza non da.



Questo che scrivi è un concetto importante a mio avviso Gio.
Di natura e norma avevamo già parlato nel thread di Helpino e lui ha espresso molto bene un pensiero da me condiviso.
Una trattazione più approfondita richiederebbe necessariamente un preambolo piuttosto complesso il cui tentativo abbandono alla tua discrezione.


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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2016, 20:32 
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Help ha scritto:
Parlando di normale mi viene in mente normativa

Complesso ordinato di disposizioni e principi che regolano un determinato settore SIN legislazione.

Nel nostro caso il settore è quello sociale. Le disposizioni e i principi da seguire sono quelli "del branco". Una persona che segue tali principi può definirsi normale.

Parlando di esempi concreti, se tutti indossano una maglia gialla, indossarla diventa normale, indossare una maglia rossa è anomalo.

Essendo il concetto di normalità variabile, è del tutto soggettivo, dipende infatti da tutti i soggetti coinvolti e da nessun fattore oggettivo. Il dato oggettivo è il risultato.

Tornando a esempi concreti, il giorno dopo la maglietta gialla tutti potrebbero decidere di mettersi una maglietta rossa, e tale pratica diventerebbe normale per quanto il concetto di normalità sia stato modificato.il dato oggettivo è che la maggioranza/totalità dei soggetti indossa una maglietta rossa.

È una risposta esauriente? Comunque è solo il mio punto di vista.


Esatto, questo è più o meno ciò che volevo intendere io.
Ma spesso, vissuti negativi molto forti o addirittura traumatici possono incidere notevolmente su questa normalità che magari rappresentano per un ragazzo che magari vive una sua normalità fisica, psicologica e sociale.
In questo frangente si ritrova a cacciare una forza enorme per sopravvivere alle tempeste e lo fa dunque per ritornare alla sua normalità, al suo ideale di vita che faceva e che gli è stato tolto, purtroppo.

E' un concetto complessissimo, ma secondo il mio vissuto, la normalità per me è un punto a cui ci sono arrivato in parte e che ancora adesso mi ritrovo con una sintomatologia (anche se lieve) del disturbo che ho sempre avuto e che dunque mi ha impedito di fare una vita normale. Per vita normale io non intendo essere necessariamente alla moda, spiccato socialmente o altro, ovvio che il mio riferimento va ANCHE a questo ma io intendo una vita nell'insieme che va abbastanza bene, in cui la salute psicofisica non è compromessa da fattori interni ed esterni.

Quindi mi sono sempre chiesto se per me avere delle strategie mentali difensive di tipo ossessivo-compulsivo sia per me la normalità, perchè spesso il terapeuta mi ha detto che il DOC non è una vera e propria malattia, è una patologia che se intralcia notevolmente la vita di una persona, deve essere curata del tutto e/o ridimensionata di molto.

Quindi viene da chiedermi se io sto rincorrendo una normalità per stare bene con me stesso che è stata stabilita in primis dalla mia testa, concordata con i medici che mi stanno seguendo tutt'oggi oppure è questo già il mio viaggio e quindi è già questa la mia vittoria.
Io sinceramente vorrei che fosse la prima opzione, perchè altrimenti la mia vita diventerà un'eterna lotta e arriverò a 70 anni che non mi sono goduto nulla e rimpiangerò tutto. Oggi sto benino ma tendo sempre al basso e non all'alto.

Sta di fatto che io mi faccio sempre molte domande sulla vita in genere, sugli standard, sulle persone, sugli atteggiamenti, sulle doverizzazioni.

Alla fine però, che io stia inseguendo la normalità che ho sempre sognato e che voglio io in primis perchè nessuno mi ha imposto nulla, o che già questa è la mia normalità, sarebbe il caso che io vivessi facendomi meno domande perchè questo tratto molto pensante che ho sempre avuto mi fa soffrire molto e mi ha fatto soffrire molto ma in molti casi mi aiuta a progettare e a portare a termine molti compiti. Stesso il terapeuta mi dice che il DOC, per quanto possa sembrare un grande mostro da combattere, si rivela in futuro un punto di forza. Io spesso dico "il DOC è una spiccata intelligenza usata male."

Spero vivamente che abbia espresso bene il concetto, se qualcuno non l'ha capito magari provo a spiegarlo a parole più semplici.



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 Oggetto del messaggio: Re: Concetto di normalità
MessaggioInviato: martedì 30 agosto 2016, 20:40 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
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Illuminist ha scritto:
Come ha scritto anche Isabella è una domanda complessa alla quale tutti possono dare un'interpretazione differente in riferimento al proprio vissuto. Credo che le opinioni siano tutte validissime.
Gio, vorrei sottolineare questo stralcio:

Gio92 ha scritto:
In questi giorni mi sto accorgendo che ho quasi elaborato del tutto il passato, nel senso che quando qualche associazione mi riporta indietro nel tempo , è come se io guardassi in una sfera di cristallo tutte le scene che mi vengono in mente ma io sono al di fuori, come lo spettatore di un film.


Posso dirti che questa è un'altra sensazione nella quale mi rispecchio molto. Alcuni mesi fa riordinavo la mia stanza e molto per caso mi sono capitate fra le mani delle vecchie fotografie di quando ero al liceo. Erano ricordi di per sé felici, sì, ma il fatto è che sembravano così lontani da chi sono adesso che quasi non mi appartenevano. Ha senso come ragionamento?


Sì, ha senso perchè l'hai descritto in chiave positiva, mentre io in chiave negativa. In entrambi i casi però , ognuno di noi reagisce in maniera differente. Anche a me succede ciò che hai descritto tu, perchè diciamo che nel mio passato infernale qualcosa di positivo è successo e lo ricordo con un po' di nostalgia però se dovessi riproiettare quelle sensazioni positive quì nel presente non potrei farlo perchè dovrebbe succedere in automatico, se non succede vuol dire che oggi la mia vita è un'altra , con altre sensazioni, con altre persone e con un altro atteggiamento mentale.

Spero di aver spiegato bene anche stavolta. :oops: :oops:



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