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 Oggetto del messaggio: PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)
MessaggioInviato: venerdì 21 aprile 2017, 18:50 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5126
Comprendo che quello che scriverò non incontrerà il consenso di parecchie persone, parlo specialmente delle persone più giovani, ma, dal punto di vista del vecchio gay, quanto sto per dire corrisponde ad un’esperienza reale.

I gay che sono giovani oggi, hanno un background culturale molto diverso da quello dei gay della mia generazione, sono cresciuti in un mondo più libero, in cui la ricerca della propria felicità era almeno un’ipotesi possibile, per me e per molti della mia generazione non è stato così, e il risultato di tutto questo, che si avvertiva meno nelle età intermedie della vita, pesa invece significativamente nella vecchiaia, perché, salvo rare eccezioni, un gay della mia generazione ha di fonte a sé una vecchiaia di solitudine. Era in fondo un destino atteso fin dall’inizio e accettato come tutto ciò che è inevitabile, ma con l’andare degli anni questo destino appare sempre meno facile da gestire.

Un etero aveva davanti a sé un progetto di vita basato sull’idea della famiglia, idea che comporta certo problemi e difficoltà ma sono problemi a difficoltà legati comunque alla vita di coppia e ai rapporti familiari, in questi casi la solitudine è talvolta un desiderio di fuga ma non è certo una condizione imposta.

Oggi è concepibile l’idea di famiglia gay, o almeno di coppia gay, quarant’anni fa non lo era: non c’era internet, non c’erano i telefonini, e i messaggi si mandavano per espresso, e l’espresso, che impiegava tre giorni per essere recapitato, poteva finire in mani sbagliate e non c’erano password che potessero proteggere la privacy. Le possibilità di conoscere altri ragazzi gay erano minime se non nulle, perché il coming out equivaleva all’esclusione sociale e familiare definitiva, i rischi della comunicazione erano enormi e in sostanza la possibilità di costruire un rapporto erano affidate esclusivamente alla conoscenza personale e ad un’esplorazione lentissima e prudentissima che nella stragrande maggioranza dei casi portava solo a pie illusioni, destinate per giunta a durare anni.

Un gay della mia generazione sapeva in pratica molto bene e fin dall’inizio che le possibilità di costruire una vita affettiva conforme ai propri desideri era praticamente nulla e che sarebbe stato necessario spendere la vita in qualche cosa di alternativo che aiutasse a darle un senso comunque serio, anche se come scelta di ripiego, le ipotesi classiche erano il perseguimento di una carriera importante e di prestigio, il farsi prete per poter comunque dedicare la vita al prossimo evitando di pensare ad altro, o la scuola che avrebbe comunque permesso di mantenere un rapporto con quel mondo giovane il cui fascino era all’epoca insopprimibile.

Poi gli anni passano, gli ideali di prestigio sociale svaniscono, la chiesa, che sembrava una via di salvezza, comincia ad apparire come una trappola dalla quale non si potrebbe comunque uscire e lo scarto generazionale con i giovani si fa abissale e con questo vengono meno anche gli interessi.

Che cosa ci resta di gay, più o meno frustrato? La risposta e semplice: non ci resta niente e allora si comincia a valorizzare, anche con gli amici gay, tutti quei contenuti che non hanno nulla di gay, in pratica li si considera buoni amici per fare due chiacchiere o per prendere una pizza nonostante il fatto che siano gay, che alla fine diventa una questione del tutto accessoria.

L’omosessualità, oltre una certa età, più che una questione di identità personale diventa una questione di principio, o meglio un aspetto particolare del problema globale dei diritti umani, in pratica una questione astratta.

Quando anche i 60 sono lontani e ci si avvicina piano piano ai 70, le prospettive cambiano, le difficoltà di dialogo aumentano sia con le persone più giovani che con i coetanei. Le spinte di base alla socialità vengono meno e l’abitudine sostituisce l’interesse.

Io penso che per un etero che ha figli e nipoti le prospettive siano diverse, perché c’è a protezione la rete dei rapporti familiari. Per un gay ci può essere il cane, ci possono essere le piante, poi qualche hobby e poi il dover fare i conti con la pensione che non basta mai e con le malattie che sono l’unica cosa che appartiene realmente al vecchio.

Non so come sarebbe stato essere etero e non ho mai desiderato di non essere gay. Ora davanti a me c’è la vecchiaia, non dico la vecchiaia gay ma le vecchiaia in solitudine. Qualche soddisfazione c’è ancora… e a me, tutto sommato, è andata bene.



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 Oggetto del messaggio: Re: PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)
MessaggioInviato: sabato 22 aprile 2017, 10:19 

Iscritto il: domenica 12 ottobre 2014, 14:11
Messaggi: 100
Caro Project,
non vedo perché non dovrebbe incontrare consenso quello che dici. è vero, i tempi sono cambiati fortemente e continuano a farlo. La situazione dei gay di oggi è migliore per molti aspetti e credo che le strade che hai preso siano pienamente comprensibili. Se penso alla difficoltà con cui mi sono staccato io da certi pregiudizi, da certe visioni "imposte", ti assicuro che, ai tuoi tempi, avrei fatto lo stesso percorso. Probabilmente sarei stato un musicista completamente votato all'arte; un po' come Ravel o Beethoven.
Detto questo, mi è capitato di conoscere un paio di gay della tua generazione che, invece, hanno avuto occasione di inserirsi in contesti molto omosessuali (teatro) fin da giovani e quindi le loro esperienze in tal senso le hanno fatte. Hanno potuto maturare la loro accettazione e non hanno problemi a dichiararsi gay. Non credere che sia molto diverso lo scenario della loro vecchiaia dalla tua... Hanno mantenuto una piccola rete di conoscenti dell'ambiente associativo ma anche qui c'è ricambio generazionale. E siamo pochi a continuare ad ascoltarli. Una vita di coppia gay che duri fino alla vecchiaia è probabilmente una realtà per una minoranza assoluta di gay.
Ti abbraccio e ti auguro di toglierti ancora delle belle soddisfazioni. Come sai, con i suoi pregi e difetti, questo forum ha comunque aiutato molte persone. Non è poco, hai contribuito in modo anonimo alla "causa" molto più di altre iniziative. è un contributo prezioso, direi di "base", perché di supporto alla persona più che all'accettazione dell'omosessualità nella società.


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 Oggetto del messaggio: Re: PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)
MessaggioInviato: sabato 22 aprile 2017, 12:31 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5126
Grazie milosmusiker!! Mi ci voleva proprio!! :D



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 Oggetto del messaggio: Re: PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)
MessaggioInviato: sabato 22 aprile 2017, 19:32 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
Messaggi: 836
E mo adesso sei esagerato. E dei mitici telefoni a gettone ti eri dimenticato? ^_^
Vabbè, vabbè. Io, diversamente da milos, ho conosciuto anche gay della nostra età che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco in tempi meno facili pur senza frequentare ambienti particolarmente gay friendly. Il coraggio, però, come diceva Don Lisander, se uno non l'ha non se lo può dare ed io ho finito per trovarmi bene semplicemente non negandomi, non rifiutando le possibilità che mi trovavo davanti come, per altro, continuo a fare ancora adesso. Passabilmente ridicola la tua concezione di "prospettiva famigliare" per gli etero. Il mondo è pieno tanto di etero quanto di gay che, pur del tutto inadatti ad una vita di coppia, venivano e vengono tuttavia forzati dalle pressioni e convenienze sociali al tuo "progetto di vita basato sulla famiglia". Sarà che ho avuto la personale fortuna di avere un fratello etero ma tu mi sembri, alle volte un po' troppo omocentrato per i miei gusti :lol: .


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