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 Oggetto del messaggio: GIUSEPPE E IL SUO AMICO (BAYARD TAYLOR) CAP. 9
MessaggioInviato: martedì 13 giugno 2017, 16:21 
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Il nono capitolo del romanzo di Bayard Taylor segna un momento di svolta nella vita di Giuseppe. Di ritorno dal viaggio che lo ha portato ad incontrare i futuri suoceri e a stabilire a breve la data del matrimonio, incontra per caso Philip, a seguito di un incidente ferroviario, un ragazzo che avrà un peso enorme nella sua vita. L’incontro con Philip, apparentemente in tono minore, ha in realtà la dimensione dell’affettività forte e gratuita che non ha nulla a che vedere con i riti sociali. Quello che Philip dice entra in modo diretto nell’anima di Joseph. La simpatia tra i due è spontanea e immediata, i discorsi sono molto diretti e molto significativi. Philip assiste Joseph senza curarsi di se stesso (anche lui era stato ferito nell’incidente), mentre Miss Julia, promessa sposa di Joseph, non va a trovarlo per non disobbedire ai genitori che ritengono che la cosa potrebbe dare origine a pettegolezzi. Joseph costruisce tanti ragionamenti che giustifichino ai suoi occhi il matrimonio ormai prossimo, ma i suoi pensieri riguardano molto più Philip che Julia.

CAPITOLO IX.

JOSEPH E IL SUO AMICO.

Il treno si muoveva lentamente lungo i sobborghi dispersi e squallidi, aumentando la sua velocità mentre la città si scioglieva gradualmente nella campagna; e Giuseppe, dopo un vano tentativo di concentrare la propria mente su uno dei volumi che si era procurato per la sua esile biblioteca domestica, si appoggiò al suo sedile e si fermò ad osservare i suoi compagni di viaggio. Dal momento che aveva cominciato ad avvicinarsi al normale destino degli uomini, essi rivestivano pe lui un nuovo interesse. Fino a quel momento aveva considerato le facce estranee proprio come una lingua straniera, senza pensare di interpretarle; ma ora i loro geroglifici sembravano suggerire un significato. Le figure che lo circondavano erano altrettante storie sedute e silenziose, altrettante registrazioni consolidate di lotte, sconfitte, vittorie e di tutte le altre forze che danno forma e colore alla vita umana. La maggior parte di loro erano estranei gli uni agli altri, e altrettanto reticenti (nella loro convenzionalità ferroviaria) come era lui stesso; tuttavia, così lui pensava, tutta la gamma delle passioni, dei piaceri e delle sofferenze era probabilmente illustrata in quella raccolta di esistenze. La sua stessa inquietante individualità si fece più fredda, tanto che sembrava esser fusa nell'esperienza comune degli uomini.
C'era il corpulento signore sulla cinquantina, ancora rubicondo e pieno di forza ben conservata. L'ardore e la freddezza dei suoi occhi, le poche linee fortemente marcate sul suo volto, il colore e la durezza delle sue labbra, proclamavano a tutti: «Sono audace, astuto, ho successo negli affari, sono scrupoloso nell'eseguire i miei doveri religiosi (il sabato), voto per il mio partito, ed è improbabile che mi faccia ingannare da qualunque sciocchezza sentimentale.» L'uomo sottile, non molto ben vestito, accanto a lui, con le fattezze irregolari e l'espressione incerta, annunciava altrettanto chiaramente a chiunque potesse capire: «Sono debole, come gli altri, ma non ho mai fatto coscientemente alcun male. Cerco solo di andare d’accordo col mondo, ma se avessi avuto solo una possibilità, avrei fatto di me qualcosa di meglio.» Il ragazzo fresco e sano, nel cui grembo stava dormendo un bambino, mentre la moglie accudiva un bambino più piccolo, - l'uomo con la bocca larga, le grandi narici e le mani da meccanico, - anche lui raccontava la sua storia: «Nel complesso, trovo la vita una cosa gradevole. Non ne so molto, ma la prendo come viene e non mi preoccupo mai per quello che non riesco a capire.»
I volti degli uomini più giovani, comunque, non erano così facili da decifrare. Su di loro la vita cominciava soltanto il suo lavoro plastico e per questo c’era bisogno di un un occhio più vecchio per individuare i delicati segni del risveglio di passioni e speranze. Ma Giuseppe si consolò con il pensiero che il suo segreto fosse altrettanto facile da scoprire come il loro. Se ancora ignoravano la dolce esperienza dell'amore, era già al di spora di loro; se invece ne erano partecipi, anche se estranei, gli erano vicini. Non aveva forse abbandonato l’ultimo posto della classe, dopo tutto?
Tutto d'un tratto il suo occhio fu attirato da un nuovo volto, a tre o quattro posti di distanza. Lo sconosciuto aveva cambiato posizione, così che non lo si vedeva più di profilo. Era apparentemente di pochi anni più vecchio di Giuseppe, ma ancora brillate, con tutto il fascino della prima virilità. La sua bella carnagione era abbronzata per l’esposizione al sole, e le sue mani, aggraziate senza essere effeminate, non erano quelle di un gentiluomo sfaccendato. I suoi capelli, di colore dorato, si espandevano piacevolmente in corti riccioli su una fronte liscia e aperta; gli occhi erano grigio scuro, e la bocca, nascosta in parte dai baffi, era insieme ferma e piena. Era moderatamente bello, ma non era a questo che pensava Giuseppe; sentiva che in quelle fattezze c'era un carattere più sviluppato e una storia più ricca che in qualsiasi altro volto che fosse lì. Si sentiva sicuro, - e tuttavia sorrise a se stesso per l'impressione, - che almeno alcuni dei suoi dubbi e delle sue difficoltà avessero trovato la loro soluzione nella natura di quell’estraneo. Più studiava quel volto, più era consapevole della sua forza di attrazione e il suo istinto di affidamento, sebbene del tutto privo di basi, si giustificava nella sua mente in un modo misterioso.
Non ci volle molto prima che l'estraneo sentisse il suo sguardo e, girandosi lentamente sul suo sedile, rispondesse a quello sguardo. Joseph abbassò gli occhi in una certa confusione, ma non prima che avesse colto la piena, calda e intensa espressione degli occhi che avevano incontrato i suoi. Immaginava di leggervi, in quel lampo momentaneo, ciò che non aveva mai trovato negli occhi degli sconosciuti, un semplice interesse umano, al di sopra della curiosità e al di sopra della diffidenza. La solita risposta a questo sguardo è una sfida inconscia: la natura sconosciuta si mette in guardia: ma lo sguardo che sembra rispondere: «Siamo uomini, conosciamoci!» è, ahimè! troppo raro in questo mondo.
Mentre Joseph stava combattendo l'irresistibile tentazione di guardare di nuovo, ci fu un improvviso rumore delle ruote del vagone. Molti dei passeggeri furono sbalzati dai loro posti, solo per esserci gettati di nuovo da una rapida successione di violenti scossoni. Giuseppe vide l’estraneo avvicinarsi alla corda della campana; poi lui e tutti gli altri sembrarono rotolare gli uni sugli altri; ci fu uno schianto, un terribile suono di schiacciamento e di rottura, e alla fine di tutto ci fu un colpo, in cui Joseph perse conoscenza prima di poterne immaginarne la violenza. Dopo un po’ di tempo, come uscendo da un momento di vuoto, spinto solo dal senso smarrito e delirante di esistere, cominciò a risvegliarsi lentamente alla vita. Le fiamme continuavano a ballare nei suoi bulbi oculari, e acque e vortici ruggivano nelle sue orecchie; ma era solo una sensazione passiva, senza la volontà di saperne di più. Poi si sentì parzialmente sollevato e sentì che la sua testa era appoggiata, e finalmente un morbido calore calò sulla regione del suo cuore. C'erano rumori tutto intorno a lui, ma non li ascoltò; Il suo sforzo per riconquistare la sua coscienza si fissò solo su questo obiettivo, e si rafforzò mentre il calore calmava la confusione dei suoi nervi.
«Immergilo nell’acqua!» Disse una voce, e la mano (ora sapeva che era una mano) fu rimossa dal suo cuore. Qualcosa di freddo arrivò sulla sua fronte, e allo stesso tempo gocce calde caddero sulla sua guancia. «Pensa a te stesso: hai la testa ferita!» Esclamò un'altra voce: «È solo un graffio: prendi il fazzoletto dalla tasca e legacelo sopra, ma prima chiedi al signore la sua fiaschetta!»
Joseph aprì gli occhi, riconobbe il volto che era chinato su di lui e poi li chiuse di nuovo. Mani gentili e forti lo sollevarono, un fiasco fu messo sulle sue labbra e bevve meccanicamente, ma un senso pieno di vita seguì il sorso. Guardò in viso l’estraneo con aria sbalordita: «Aspetta un attimo» disse quest'ultimo; «Devo sentire le tue ossa prima che tu cerchi di muoverti, braccia e gambe in ordine, -impossibile dire delle costole, ora metti il braccio attorno al mio collo e appoggiati a me quanto vuoi, mentre ti sollevo.» Giuseppe fece come gli era stato richiesto, ma era ancora debole e frastornato, e dopo pochi passi, entrambi si sedettero insieme su una panca. Il vagone ridotto in pezzi stava accanto a loro capovolto; i passeggeri ne erano stati estratti e ora erano impegnati ad aiutare i pochi che erano stati feriti. Il treno si era fermato e stava aspettando sui binari, poco sopra. Alcuni erano molto pallidi e gravi, sentendo che la Morte li aveva toccati senza prenderseli; ma per la maggior parte erano preoccupati solo per il ritardo al treno. «Come è successo?» Chiese a Giuseppe: «dove stavo, come mi hai trovato?» «La solita storia, un binario rotto», disse l’estraneo. «Avevo appena preso la corda quando il vagone è deragliato, e ho perso l’equilibrio così fortunatamente che in qualche modo sono scampato allo shock peggiore. Non credo di aver perso i sensi neppure per un momento. Quando siamo arrivati in fondo tu giacevi proprio davanti a me, ho pensato che tu fossi morto finché non ho sentito il tuo cuore, è uno shock brutto, ma spero che non sia niente di più.»
«Ma tu, non sei ferito malamente?» L’estraneo spinse in alto il fazzoletto legato ala testa, sentì la sua tempia e disse: «Deve essere stata una delle schegge, non lo so, ma non c'è niente di male in un po’ di sangue, tranne che» - aggiunse sorridendo - «tranne le macchie sul tuo volto.»
Ormai gli altri passeggeri feriti erano stati trasportati al treno; il fischio mandò un segnale che preavvisava della partenza: «Penso che possiamo salire sul terrapieno ora» disse l’estraneo. «Devi lasciare che mi prenda ancora cura di te: io sto viaggiando da solo.»
Quando furono seduti fianco a fianco e Giuseppe appoggiò la testa all’indietro sul braccio che la sosteneva, mentre il treno si allontanava con loro, sentì che un nuova forza, un nuovo sostegno, era arrivato nella sua vita. Il viso che guardava non era più estraneo; la mano che si era appoggiata sul suo cuore era calda di sangue fraterno. Involontariamente Joseph porse la sua mano; che fu presa e stretta, e gli occhi coraggiosi e grigio-scuri, si rivolsero a lui con una certa sicurezza silenziosa che lui sentì non aver bisogno di alcuna parola.
«È una presentazione un po’ approssimativa», disse poi: «il mio nome è Philip Held. Stavo andando alla stazione di Oakland, salvo che tu non stia andando oltre …» «Ma no, quella è anche la mia stazione!» esclamò Joseph, dicendo anche lui il suo nome. «Allora probabilmente ci saremmo incontrati, prima o poi, in ogni caso, sono diretto alla forgiatura e al forno di Coventry, che è in vendita. Se la società che mi impiega decide di acquistare - secondo la relazione che farò - le opere saranno affidate a me.» «È solo a sei miglia dalla mia fattoria », disse Giuseppe, «e la strada verso la valle è la più bella del nostro circondario. Spero che tu possa fare una relazione favorevole.» «È solo mio interesse farlo. Sono stato in miniera e ho fatto il geologo in Nevada e nelle Montagne Rocciose per tre o quattro anni, e desidero una vita tranquilla e ordinata È un buon segno aver trovato un vicino prima del mio insediamento. Ho percorso spesso cinquanta miglia per incontrare un amico che si interessasse a qualcosa di diverso dalle corse di cavalli o dall’ippica; e le tue sei miglia sono solo un passo!» «Quante cose hai visto!» Disse Giuseppe. «Io so molto poco del mondo: deve essere facile per te prendere il tuo posto nella vita.»
Un’ombra passò sul volto di Philip Held. «È facile solo per una certa categoria di uomini», rispose, «categoria cui non mi importa di appartenere. Comincio a pensare che non ci sia nulla di veramente prezioso, di cui un uomo non meriti di avere diritto, tranne l'amore umano e che sembra venire dalla grazia di Dio.»
«Sono più giovane di te, non ho ancora venticinque anni», osservò Joseph, «troverai che sono molto ignorante.»
«E io ne ho ventotto, e comincio appena ad aprire gli occhi, come un gattino di nove giorni. Se fossi stato abbastanza sincero da confessare la mia ignoranza, cinque anni fa, come fai tu adesso, sarebbe stato meglio per me. Ma non misuriamo noi stessi o le nostre esperienze uno contro l'altro. Questa è una buona cosa che impariamo nella vita delle Montagne Rocciose; non c'è né alto ne basso, né conoscenza né ignoranza, tranne quello che si adatta alle esigenze degli uomini che si incontrano. Quindi ci sono bisogni che la maggior parte degli uomini ha, ma essi vanno per tutta la vita alla ricerca di quello che loro manca, perché si aspettano che quelle cose siano loro fornite in una forma particolare. C'è qualcosa,» concluse Philip, «di più profondo di questo nella natura umana.»
Giuseppe desiderava aprire il suo cuore a quest'uomo, ogni parola del quale colpiva nel segno qualcosa dentro di lui, ma la stanchezza che lo shock aveva lasciato lo vinse gradualmente, Accettò che la sua testa fosse attirata sulla spalla di Philip Held, e dormì fino a quando il treno raggiunse la stazione di Oakland. Quando i due si avvicinarono alla piattaforma, trovarono Dennis in attesa di Joseph, con una carrozza leggera di campagna. Le notizie dell’incidente avevano raggiunto la stazione, e il suo sgomento fu grande quando vide le due facce sporche di sangue, un medico era già stato chiamato dal villaggio vicino, ma loro avevano poco bisogno dei suoi servizi: una prescrizione di tranquillità e di sedativi per Giuseppe e una striscia di gesso per il suo compagno, furono rapidamente preparate e loro si presentarono insieme alla fattoria Asten. Non è necessario descrivere l'agitazione di Rachel Miller quando arrivò il gruppo, o la separazione dei due uomini che si erano così rapidamente avvicinati l'uno all'altro; o l’ulteriore viaggio di Philip Held verso la forgiatura quella sera. Resistette a tutte le richieste di trattenersi nella fattoria fino alla mattina, a causa di un appuntamento con l'attuale titolare dell’impianto. Dopo la sua partenza, Giuseppe fu mandato a letto, dove rimase per un giorno o due, molto afflitto e un po’ febbricitante. Aveva un sacco di tempo per pensare, ma non proprio a quel tipo di pensiero che la zia sospettava, perché per puro e onesto interesse al suo bene, fece un passo che si rivelò di dubbio vantaggio. Se lui non fosse stato così innocente, - se non fosse stato abbastanza inconsapevole della sua natura interiore, come era fin troppo consapevole del suo manifestarsi esterno, avrebbe percepito che i suoi pensieri avevano molto più a che fare con Philip Held che con Julia Blessing. La sua mente sembrava correre attraverso una catena di ragionamenti rapida e involontaria, che gli desse una spiegazione del suo sentimento verso di lei e del fatto che lei avrebbe inevitabilmente condiviso il suo futuro; ma verso Philip il suo cuore s'innalzò con un istinto che non poteva controllare. Era impossibile immaginare che anche quest'ultimo non sarebbe stato lanciato, come un filo brillante, attraverso la rete dei suoi giorni a venire.
Alla terza mattina, quando aveva abbandonato il letto per una poltrona, gli fu portata una lettera proveniente dalla città. «Carissimo Giuseppe,» diceva, «che spavento e che ansia che abbiamo avuto!» Quando papà ha portato il giornale a casa, la scorsa notte, e ho letto l’articolo sull’incidente, che diceva, «J. Asten, contusioni severe» Il mio cuore ha smesso di battere per un minuto, e posso scrivere solo ora (come vedi) con mano tremante: il mio primo pensiero è stato di venire direttamente da te, ma mamma ha detto che avremmo fatto meglio ad aspettare informazioni. A meno che il nostro fidanzamento non fosse cosa ben nota, avrebbe dato origine ad osservazioni. In breve, non c’è bisogno che ti ripeta tutte le ragioni mondane con le quali si è opposta al mio progetto, ma quanto desideravo il permesso di stare accanto a te per accertarmi che il terribile, terribile pericolo fosse passato! Papà è stato abbastanza sconvolto dalla notizia: stamattina a stento si sentiva in grado di andare alla Dogana, ma sta della parte di mamma per quanto riguarda la mia partenza, e ora che il tempo che dovrò trascorrere con loro come figlia sta diventando così breve, sento di non dover disobbedire. So che capirai la mia posizione, anzi, caro e vero come tu sei, non puoi indovinare l'ansia con la quale aspetto una riga di tua mano, quella mano che è stata così prossima all’essermi portata via per sempre!» Joseph lesse la lettera due volte e stava per iniziare la terza lettura, quando fu annunciato un visitatore. Ebbe appena il tempo di mettere in tasca il foglio profumato; e gli occhi brillanti e la faccia arrossata con cui incontrò il Rev. Mr. Chaffinch convinse entrambi, il signore e la zia, mentre lei faceva entrare l’ospite nella stanza, che la visita era considerata come un onore e una gioia. Sul volto di Mr. Chaffinch l'aria di autorità che era stato portato a credere che facesse parte della sua vocazione, non era riuscita a farsi notare; ma la malinconia, la cosa migliore subito dopo l’aria di autorità, era invece fortemente evidente. La sua carnagione scura e la sua cravatta bianca si sottolineavano a vicenda; e i suoi occhi, così a lungo sollevati sopra le preoccupazioni di questo mondo, avevano fisicamente cessato di variare la loro espressione per un interesse umano. Ci si aspettava tutto questo da lui e lui aveva semplicemente fatto del suo meglio per soddisfare le esigenze del gregge di cui era stato costituto pastore. Qualunque pecora del suo gregge avrebbe potuto essere abbastanza veloce da indovinare in anticipo che cosa il pastore avrebbe detto, in una data occasione; e ciascuna di loro sarebbe stata insieme delusa e disturbata se non l'avesse detto. Dopo adeguate e simpatiche indagini riguardanti la condizione fisica di Giuseppe, egli continuò a sondarlo spiritualmente. «È stata una salvezza misericordiosa. È una cosa solenne guardare la Morte in faccia.»
«Non ho paura della morte», rispose Joseph.
«Tu vuoi dire del dolore fisico, ma la morte include ciò che viene dopo di essa, "il giudizio", ed è un pensiero molto terribile.»
«Può essere che lo sia per gli uomini malvagi, ma non ho fatto niente perché io debba averne paura.» «Tu non hai mai fatto una professione aperta di fede, ma potrebbe essere che la grazia ti ha raggiunto», disse Mr. Chaffinch. «Hai trovato il tuo Salvatore?»
«Credo in lui con tutta l'anima mia!» esclamò Joseph; «ma voi intendete qualcosa di diverso con ‘trovato’, sarò sincero con voi, Mr. Chaffinch. L'ultimo sermone che vi ho sentito predicare, un mese fa, era sulla nullità di tutte le opere buone e di tutte le azioni cristiane; voi le avete chiamate ‘cenci, polvere e cenere.’ E avete dichiarato che l’uomo si salva solo per la fede. Io ho fede ma non posso accettare una dottrina che nega il valore delle opere, e voi, a meno che io non l’accetti, ammetterete che io ho ‘trovato’ Cristo?»
«C'è solo una verità!» esclamò Mr. Chaffinch in modo molto severo.
«Sì,» rispose Joseph, con rispetto «ed è nota perfettamente solo a Dio.»
L’ecclesiastico fu molto più irritato di quanto avesse voluto mostrare. La sua esperienza era stata limitata principalmente all'incoraggiamento delle anime ignoranti, disposte ad accettare il suo messaggio, se solo fossero state capaci di comprenderlo, o di scontrarsi con dubbi e negazioni. Una natura così apparentemente aperta alle influenze dello Spirito, ma inflessibilmente chiusa a certi punti della dottrina, era qualcosa di problematico per lui. Apparteneva ad una categoria di persone, ora divenuta scarsa, che, avendo imparato a seguire passo passo una concatenazione teologica ragionata, può solo incontrare efficacemente quegli antagonisti che volontariamente entrano nel suo stesso campo. La sua abitudine all’autocontrollo, però, gli permise di dire, in un modo moderatamente amichevole, quando si allontanò: «Parleremo di nuovo quando sarai più forte, è mio dovere dare aiuto spirituale a coloro che lo cercano.» Rachel Miller disse: «Non posso dire che è triste. La sua mente è nebulosa, ma scopriamo che le vanità della gioventù spesso oscurano la vera luce per un certo tempo.»
Joseph si distese sulla poltrona, chiuse gli occhi e meditò seriamente per mezz'ora. Rachel Miller, non sapendo se sentirsi incoraggiata o scoraggiata dalle parole di Mr. Chaffinch, scivolò nella stanza, ma avanzò in punta di piedi, supponendo che lui dormisse. Joseph era pienamente consapevole di tutti i suoi movimenti e alla fine la colse di sorpresa con una domanda improvvisa: - «Zia, per quale motivo pensi che sono andato in città?» «Dio buono, Joseph, pensavo che tu fossi addormentato, suppongo per vedere i prezzi autunnali del grano e del bestiame.»
«No, zia», disse lui, parlando con determinazione, anche se il suo sangue impazzito gli correva allegramente sul viso, «sono andato a prendere moglie!» Lei rimase lì impalata, pallida e senza parole, fissandolo. Se non fosse stato per due segni rosei sulle guance e sulle tempie non avrebbe potuto credere alle sue parole.
«Miss Blessing?» disse alla fine, quasi in un sussurro. Joseph annuì con la testa. Lei cadde nella sedia più vicina, tirò due o tre lunghi respiri e, con un tono indicibile, esclamò, «Bene!»
«Sapevo che saresti rimasta sorpresa» disse lui; «perché è quasi una sorpresa pure per me, ma tu e lei sembravate trovarvi bene una con l’altra così facilmente, che io spero ...»
«Tu la conosci appena!» esclamò Rachel. «È una cosa così affrettata e sei così giovane!» «Non più giovane di mio padre quando sposò mia madre, e ho imparato a conoscerla bene in poco tempo. Non è così anche per te, zia? Ti piaceva veramente?»
«Non lo negherò, né potrei dire il contrario: ma la moglie di un contadino dovrebbe essere figlia di un contadino.»
«Ma supponi, zia, che al contadino non capiti di amare la figlia di un contadino, e che ami invece una ragazza brillante, amabile e molto intelligente, deliziata dalla vita di campagna, desiderosa e disposta ad apprendere e molto interessata alla zia del contadino (che può insegnarle tutto)?»
«Mi sembra comunque un rischio» disse Rachel; ma lei stava evidentemente cedendo: «Non c'è nessun rischio per te», rispose lui, «e per quanto mi riguarda non ho paura. Tu resterai con noi, perché Julia non potrebbe fare a meno di te, nemmeno se volesse. Se fosse figlia di un agricoltore, con diverse idee su come gestire la casa, potrebbe causare problemi a tutti e due noi, ma ora avrai la gestione nelle tue mani finché non avrai insegnato tutto a Julia, e poi lei porterà avanti tutto alla tua maniera.» Lei non rispose; ma Joseph poteva vedere che si stava riconciliando con quella prospettiva. Dopo un po', lei attraversò la stanza, si chinò su di lui, lo baciò sulla fronte e poi si allontanò in silenzio.



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