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 Oggetto del messaggio: CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO
MessaggioInviato: giovedì 8 febbraio 2018, 21:22 
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È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 ... osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.

Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.

Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.

Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto ... -nosiglia/)

“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:

A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.

La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omossessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla

Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.
È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).

Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.
Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).

Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.

Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.

Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”


Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:

“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277]

251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278]

[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”


Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:

“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.

Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.

Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.

Chi ha orecchio per intendere intenda!
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Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T ... pe-francis



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 Oggetto del messaggio: Re: CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO
MessaggioInviato: venerdì 9 febbraio 2018, 12:41 
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A distanza di anni invece posso dirti che non capisco le ragioni di questa tua crociata personalissima contro la chiesa cattolica. Lungi da me difendere questa istituzione che come sai non m'è mai appartenuta. Capisco perfettamente l'esigenza di allontanare il giovane gay da una formazione omofoba e discriminatoria quel'è quella che strutturalmente assicura il catechismo, insieme alla famiglia e al gruppo dei pari.

Però quanto scrivi su Papa Francesco è oggettivamente limitante. Davvero ci si aspettava che un solo uomo potesse cambiare l'approccio millenario di una istituzioni che sta in piedi da 2000 anni? Ma sopratutto perché ci si aspetta da un Papa che sia d'accordo con i matrimoni omosessuali?

C'è una differenza e credo sia sostanziale tra il mettere al centro dei problemi della collettività la questione morale relativa a povertà, corruzione, difesa dei diritti del più debole, pace, ecc. ecc. piuttosto che le questioni sessuale. Gli argomenti di Benedetto XVI prima che omofobi con l'incalzare della crisi stavano cominciando a risultare inattuali. Questa differenza che per altro vedi anche tu è una differenza sostanziale e non puramente formale come sembri suggerire.

C'è un clima molto più sereno e disteso. Adesso la chiesa sembra più orientata sul "lasciar fare", pur mantenendo intatte le sue posizioni. Evita le brusche incursioni in politica cui pure ci avevano abituati Giovanni Paolo secondo e il suo successore.
Insomma si ha tutta la sensazione che la materia sessualità sia diventata secondaria rispetto ai temi dell'inclusività, della lotta alle ingiustizie e alla povertà. Sarà un'operazione di immagine di imbellettamento che sta tentando la chiesa dopo la disastrosa esperienza di Benedetto XVI, questo non esisto a crederlo.
Ci sono circostanze nelle quali la forma è sostanza. E credo sia innegabile che l'atteggiamento di Papa Francesco sia più distensivo. Io non sono un credente per cui la cosa mi riguarda poco, ma se lo fossi trarrei innegabilmente giovamento dal fatto di non dover discutere un giorno e l'altro pure del perché continuo a credere nonostante sia gay.


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 Oggetto del messaggio: Re: CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO
MessaggioInviato: venerdì 9 febbraio 2018, 21:21 
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Ciao Alyosha,
condivido praticamente tutto quello che hai scritto. Stimo molto papa Francesco che ha cercato di dare una svolta in senso più chiaramente evangelico alla chiesa cattolica. In ogni caso, anche nel sinodo sulla famiglia, che era partito da premesse che lasciavano ben sperare, l’opposizione è stata talmente forte che alla fine, almeno in tema di omosessualità, la montagna ha partorito il topolino ed è rimasto tutto come prima. E la Amoris laetitia non fa che ripetere i contenuti del sinodo.
Perché porto aventi questa battaglia? Beh, non è una battaglia, perché sarebbe persa in partenza, mi preme solo mettere in evidenza che, salvo interpretazioni molto personalistiche del catechismo, omosessualità e chiesa non sono conciliabili perché dire che il disegno di Dio su un omosessuale prevede una scelta di radicale castità, come fa il Catechismo, significa privare quella persona della sua sessualità sulla base si puri assunti dogmatici che non hanno niente a che vedere con la realtà. Due ragazzi che si amano, anche sessualmente, possono essere capaci di forme d’amore reciproco profondissimo, perché l’omosessualità seriamente intesa è una forma d’amore. La chiesa ancora oggi considera l’omosessualità: “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”, queste affermazioni o sono il segno di una totale ignoranza della realtà o sono il segno di un istinto omofobo perverso ereditato dal medioevo.



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 Oggetto del messaggio: Re: CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO
MessaggioInviato: venerdì 9 febbraio 2018, 23:34 
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Iscritto il: mercoledì 20 ottobre 2010, 0:41
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Credo che tutta la sessualità per come viene intesa oggi non sia conciliabile con la dottrina morale della chiesa. Un coppia di fidanzati, una di divorziati non sono meno in torto rispetto alla sessualità di quanto non siano gli omosessuali.
Per come la vedo, ma è il mio personalissimo punto di vista, Papa Francesco ha portato la questione omosessualità sullo stesso piano delle altre "violazioni". Cose insomma che formalmente sono peccati, ma che di fatto vengono derubricati a vizi minori.
Non è la soluzione ne sono certo, però infondo è un problema che dovrebbero porsi i credenti.


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 Oggetto del messaggio: Re: CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO
MessaggioInviato: venerdì 9 febbraio 2018, 23:49 
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Certo! Ma l'idea stessa che l'unico uso lecito della sessualità sia solo a fini riproduttivi è di per sé così lontana dalla realtà che la sua assurdità è evidente. Una volta mi trovai ad una tavola rotonda con un prete, per lui parlare di omosessualità significava ripetere quello che ne dice la Bibbia e quello che ne dice la Chiesa, per lui la realtà era quella, perché non aveva la più pallida idea di che cosa fosse realmente l'omosessualità.
Una volta parlai con una insegnante di religione, che non sapeva chi fossi, e che mi fece tutto un discorso sulla omosessualità (vista dalla Chiesa, ovviamente). Le domandai come facesse a sapere tutte quelle cose (avrei dovuto dire tutte quelle assurdità) e le chiesi se aveva amici gay, lei mi rispose che non aveva mai conosciuto un gay ma che quelle cose le aveva lette sul libro di pastorale! Il discorso è finito lì!



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