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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY TRA DEPRESSIONE E BASSA AUTOSTIMA
MessaggioInviato: lunedì 7 maggio 2018, 13:54 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Premetto che il titolo di questo post non intende affatto avallare l’idea che l’essere gay comporti depressione e bassa autostima intendo invece dire che, in alcuni casi, le situazioni di depressione e di bassa autostima possono essere complicate dal fatto di essere gay. Va sottolineato che la tendenza depressiva non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale e costituisce il vero problema da affrontare. Ciascuno di noi è portatore di predisposizioni genetiche ed epigenetiche che costituiscono il supporto del carattere, ma il cervello è plastico e, specialmente nell’infanzia e nella prima adolescenza, l’interazione con un ambiente accogliente e gratificante può determinare il futuro di una persona. L’autostima è per la gran parte un riflesso delle gratificazioni effettive e un clima freddo o ostile è spesso la base di una vita adulta caratterizzata da bassa autostima. Se l’ambiente è anche omofobo e se il ragazzo è gay, il senso di ribellione si converte spesso in senso di inadeguatezza. Non intendo occuparmi qui delle cause o delle concause della depressione e della bassa autostima, né del peso dell’educazione nel determinare o nell’appesantire queste condizioni ma dei giovani adulti che presentano già un quadro caratterizzato da tendenza depressiva e da bassa autostima e che sono omosessuali. Insisto sul fatto che il problema non è nell’essere omosessuali ma nel presentare tendenze depressive e bassa autostima. Mi capita purtroppo sempre più spesso, nei colloqui coi ragazzi di trovarmi di fronte a situazioni del genere. Il primo problema che mi pongo è che cosa fare e soprattutto che cosa non fare.

Parlare con un ragazzo depresso
Nei colloqui coi ragazzi emerge praticamente in modo costante che l’omosessualità ha un ruolo assolutamente marginale e molto diverso a seconda che il ragazzo abbia o non abbia una vita affettiva gratificante. I problemi non sono comunque identificabili in modo preciso, i giudizi negativi sulla vita che questi ragazzi danno non riguardano un solo aspetto, ma si estendono senza eccezione a tutti gli aspetti della vita, talvolta i momenti di crisi sono determinati da episodi minimi, se considerati dall’esterno, che assumono però per il ragazzo depresso il carattere di una ennesima conferma delle proprie incapacità e della propria inadeguatezza. L’ascolto “rispettoso” è importantissimo perché crea un’atmosfera tranquilla che abbassa i livelli dell’ansia. È essenziale non banalizzare mai il colloquio, tendenza che purtroppo è difficilissimo tenere a freno. Chi parla con un ragazzo depresso deve cercare di capire senza pensare di avere già capito, deve mettersi in mente che capire vuol dire immedesimarsi e che immedesimarsi è difficile perché si proviene da esperienze spesso lontanissime. I toni scioccamente incoraggianti, che tendono a svalutare i problemi sono assolutamente controproducenti, perché celano un atteggiamento giudicante, del tipo: “Stai male perché ingigantisci problemi che in realtà sono banali! … In fondo, se stai male, è colpa tua!” L’unica cosa da fare è cercare di capire i problemi come essi possono essere visti dall’interno, in questo senso, un silenzio attento e meglio di qualsiasi commento. Una chiamata al telefono non sollecitata, anche per scambiare soltanto due parole, è certamente migliore di una “predica” con toni ottimistici. I ragazzi depressi sono quasi sempre lucidissimi e hanno una sensibilità fortissima, che li porta spesso a scattare, ad arrabbiarsi in modo forte, quando avvertono che l’interlocutore banalizza o che vuole cercare di chiudere il colloquio in fretta perché lo percepisce come ansiogeno per sé. Ad un ragazzo depresso bisogna dare tutto il tempo che serve e soprattutto nel parlare con lui bisogna mettere da parte ogni, anche remoto, atteggiamento giudicante, bisogna reggere lo stress del colloquio che spesso è grande perché richiede un’attenzione costantemente vigile e tocca argomenti difficili e di per sé ansiogeni. Bisogna imparare a non farsi coinvolgere dall’ansia legata al sentimento depressivo lucido, evitando soprattutto di dare alle parole del ragazzo depresso un valore fuori contesto. Faccio un esempio: i toni aggressivi, usati nella vita ordinaria, sottintendono indifferenza e fastidio, usati da un ragazzo depresso sono un modo per richiamare l’interlocutore ad un tono più rispettoso, per indurlo a un colloquio meno banale, meno standard, meno a livello di ruoli e più a livello personale e profondo. Mi è capitato più volte di essere fermato e corretto da ragazzi depressi nei colloqui che ho avuto con loro. Che l’apparente aggressività è la reazione a un mio comportamento inadeguato, banalizzante e sostanzialmente poco rispettoso, e non è un modo per interrompere o per liquidare del tutto il dialogo, si vede dal fatto che il tono aggressivo è momentaneo e il colloquio non si interrompe, e non si interrompe nemmeno quando intervengono lunghi silenzi. Talvolta però il colloquio sembra interrompersi in modo brusco ma poi interviene magari un sms che serve ad alleggerire la situazione e a dire che il colloquio non è realmente interrotto. Dai colloqui coi ragazzi depressi sto imparando moltissime cose sulla sofferenza umana e sto imparando soprattutto a non banalizzare e a rispettare la sofferenza altrui. Un’altra cosa penso di avere capito e cioè che la cosa fondamentale non è ciò che si dice ma il fatto che si è presenti e che nonostante la situazione sia a volte profondamente ansiogena non si abbandona il colloquio, cioè, in buona sostanza si cerca di resistere all’ansia in due. I colloqui che possono avere un senso sono solo quelli in cui si accetta di mantenere un basso profilo e ci si rende conto che le situazioni oggettive possono essere molto difficili da affrontare. I problemi di un ragazzo depresso non si possono affrontare in modo semplicistico, ma richiedono che intorno a quel ragazzo si crei un clima rispettoso e serio, che quel ragazzo possa contare su qualche amico (anche pochissimi amici) che gli voglia veramente bene, che si preoccupi per lui, che non lo abbandoni a se stesso quando la situazione si fa più difficile. La sparizione degli amici di fonte alle difficoltà è vista come un tradimento dell’amicizia e provoca un ulteriore calo dell’autostima. Nel parlare con un ragazzo depresso non ci si può aspettare una facile gratificazione, bisogna capire che si può solo cercare di cooperare alla creazione di un ambiente adeguatamente rispettoso e che il fine non è la gratificazione di chi cerca di stare vicino al ragazzo depresso ma il fatto di rompere, mantenendo un basso profilo, la solitudine sostanziale di quel ragazzo.

Depressione e omosessualità
Vengo ora al tema specifico del post. Preciso che mi riferisco ad adulti che ormai hanno superato da tempo i problemi dell’accettazione dell’omosessualità e di come gestirla. Le relazioni omosessuali per un ragazzo depresso possono essere estremamente positive se si stabilizzano e durano nel tempo, perché creano rapporti affettivi importanti e duraturi. Va precisato che in genere per un ragazzo, gestire un rapporto affettivo di lunga durata con un ragazzo depresso e con bassa autostima può rappresentare uno stress non indifferente e che proprio per questo, non è raro il caso di relazioni di coppia di questo genere che reggono in fase iniziale ma vanno poi rapidamente incontro a logoramento perché il partner non depresso non sopporta lo stress di quel rapporto di coppia. In questi casi il rapporto si interrompe con effetti talvolta devastanti per il ragazzo depresso, che tende a colpevolizzarsi e a sentirsi inadeguato a gestire il rapporto. Naturalmente le situazioni possono essere le più varie, se la rottura del rapporto di coppia è comunque seguita dal mantenimento di un rapporto di amicizia sincera, la rottura è vissuta in modo meno traumatico, ma se la rottura è improvvisa e l’interruzione del rapporto è definitiva e, peggio ancora, senza spiegazioni plausibili, l’effetto depressivo diventa pesante. I ragazzi gay depressi sono perfettamente consapevoli di non essere i partner ideali ma tendono ad attribuire questo fatto a qualche loro tradimento delle fedeltà di coppia dovuto spesso al fatto che il rapporto di coppia era oggettivamente debole, cosa peraltro possibile. In due casi ho potuto parlare con gli ex-ragazzi di due ragazzi depressi e entrambi mi hanno detto che il vero motivo della rottura dei rapporti col ragazzo depresso non era il tradimento ma le tendenza a riemergere dei toni depressivi, che rendeva oggettivamente difficile mantenere un rapporto sufficientemente sereno. In buona sostanza erano proprio gli atteggiamenti depressivi di uno dei due partner a determinare l’insostenibilità del rapporto. In un unico caso ho riscontrato quanto la creazione e il mantenimento di un rapporto affettivo importante potesse contribuire a ridurre il peso della depressione e ad aumentare l’autostima. Ho avuto modo di parlare a lungo con entrambi i ragazzi e, come loro stessi hanno ammesso, avevano entrambi problemi simili e sono riusciti a costruire un rapporto di coppia che dura ormai da cinque anni e che ha portato questi ragazzi ad una visione più positiva della vita. In effetti la loro esperienza è stata di coppia anche nel condividere sensi di depressione a bassa autostima. In genere però l’esito non è questo, e il rapporto di coppia si interrompe, se poi la cosa accade più volte il sentimento di inadeguatezza si conferma sempre di più, come l’idea di essere condannati a un destino di solitudine. Vorrei chiarire che, al di là di una vita di coppia, i ragazzi depressi hanno soprattutto bisogno di rispetto e affetto non strillato o troppo dichiarato. Quei pochi amici che conservano hanno di loro un’immagine moto positiva perché capiscono la profondità del rapporto che è possibile creare con loro se si è capaci di andare oltre le banalità dei rapporti superficiali.



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