PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

La vera vita dei gay anziani, Gay e problemi della terza età, Gay anziani e ricordi di vita.
Rispondi
Avatar utente
progettogayforum
Amministratore
Messaggi: 5439
Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05

PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 29 aprile 2019, 23:17

È bella la mattina di fine Aprile, luminosa. L’estate è alle porte, perfino in un cortile si sente il profumo del pitosforo fiorito. La vita si rinnova, il ciclo si ripete. Non è solo un messaggio di colori e di profumi, la primavera presuppone l’autunno, e ogni anno è sempre più autunno.

La fisicità elementare è in fondo l’essenza della vita. Stare bene significa innanzitutto non stare male o forse significa soltanto non stare male, e già questo non ha nulla di scontato.

I vecchi diffidano delle parole, parlano poco, riducono il discorso all'essenziale, sfrondano la memoria, la puliscono via via di tutto ciò che non serve più, se non la svuotano del tutto la riempiono di fatti mai accaduti e di valori.

Svanire è il concetto base della vecchiaia, perdere i contatti gradualmente, trasformare i drammi in banalità, abituarsi alla solitudine come normalità. Il fatalismo in fondo è necessario per non sprecare le energie che rimangono.

La rinuncia non è una scelta, è solo un altro nome della impossibilità.

Domani sarà un altro oggi, l’ennesimo rinvio.

Gay? Roba per giovani o presunti tali.

Distrarsi, cioè pensare ad altro, è il migliore anestetico, quando il disagio è solo psicologico.

Pasolini scriveva:
Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto.

Questo è il senso profondo del presente: essere transitorio. Mi chiedo se anche l’essere gay sia transitorio, non nel senso che si cambi orientamento, ma nel senso che l’essere gay finisca per perdere qualsiasi connotato reale.

Perché si cerca tanto una vita di coppia (e l’ho fatto anche io)? Mi manca tutto questo? Alla fine della strada non desidero certo cominciare da capo, perché alla fine della strada si capisce il senso della solitudine, che non spaventa più perché non è più un fantasma, una privazione, ma il quotidiano.

Pensare è un vizio che devo togliermi piano piano.

Fin qui ho scherzato, domani spererò in dopodomani.

Scendo a prendere la metro, su 4 macchine per i biglietti ne funziona una soltanto, pago due biglietti ma la macchina me ne dà uno solo. Chiedo al gabbiotto che posso fare, mi rispondono che non è competenza loro ma posso mandare un reclamo scritto all'azienda.

Accedo al mio account telefonico (fisso + mobile), vedo che oltre i miei numeri ce ne sta anche un altro che non ho mai visto. Vado a chiedere al negozio di chi è quel numero ma non lo sanno, mi consigliano di chiamare il numero di supporto, lo faccio ma sono solo risponditori automatici, torno al negozio, mi danno un altro numero dove, mi dicono, rispondono gli operatori. Chiamo quel numero, ma si avvia un risponditore automatico che legge una lunga comunicazione pubblicitaria, e poi mi chiede dei dati, ma mezzo secondo dopo (in modo che nessun dato possa essere inserito) mi risponde che il sistema non riconosce il numero da me inserito (avevo inserito solo la prima cifra) e mi invita a richiamare più tardi! Ma non basta, mi è stato attivato un nuovo numero di telefono, ormai da mesi ma ricevo puntualmente il bollettino di pagamento sia per il nuovo numero che per il vecchio, in pratica pago il telefono due volte, ma i chiarimenti me li dovrebbe dare l’operate che è impossibile contattare. Dopo una mattinata in giro per queste cose, e senza ottenere nulla, rientro a casa. Metto la pentola sul fuoco, poi mi distraggo e dopo un bel po’ sento odore di bruciato. Il pranzo è andato in fumo e la pentola è tutta nera. Così va il mondo nel secolo XXI.

La vita è una corsa affannosa con tante false mete, dubito che sia possibile darle un qualunque senso. Un tempo pensavo che l’essenza della morale fosse nel diminuire la sofferenza, ma l’unico modo per diminuire la sofferenza consiste nel non mettere al mondo figli.

Che sono i sentimenti se non un modo per cercare di dare un senso alla vita inventando una finalità che non è nelle cose?

La stanchezza non è una costante della vita perché aumenta giorno dopo giorno.

Dovrei andare a fare la spesa, ma sono sfinito, se fossi solo resterei digiuno almeno stasera, ma non sono solo e il supermercato mi attende. Non conta quello che vuoi o puoi fare, ma solo quello che devi.

Tendo ad addormentami sulla sedia, poco fa stavo scivolando per le scale, adesso devo andare a fare la spesa. Che cosa c’è di gay in tutto questo? Mah … fino a pochi anni fa credevo di avere dei doveri verso i gay derivanti dal mio essere gay, quei doveri pensavo di essermeli auto-imposti, ma non ci sono doveri scelti volontariamente, i doveri si possono solo subire, sono solo un’imposizione, mai una scelta e neppure un’auto-imposizione. Oggi mi sento libero da quei doveri, li trascuro perché so che non servono a nulla e non avrei il tempo nemmeno per fare le cose minime.

Sta piovendo, anzi diluviando! Il supermercato dovrà attendere, ho trovato una scusa per ingannare il senso del dovere.

Il cielo è grigio, ma ne vedo solo un striscia tra le persiane accostate, chissà che non smetta di piovere.

Avatar utente
progettogayforum
Amministratore
Messaggi: 5439
Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05

Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 1 maggio 2019, 19:30

Il primo maggio pioviggina e fa freddo, si sta relativamente bene a letto, perché i dolori si sentono anche lì, ma meno, e questo già consola. Ho tante cose da fare, tutte fondamentali, tutte improcrastinabili ma cerco di prendere tempo, voglio avere tempo per me, tempo da perdere, non per pensare ma per non fare nulla, per mandare in vacanza anche il cervello. Oggi riflettevo sull’identità, sul che cosa sono io, la risposta è banale, non sono niente, qualcuno si chiede perché io? Come se avesse un senso, nella casualità o nella meccanicità del tutto che tanto sono concetti praticamente indifferenti perché comunque incontrollabili: Un aggregato ordinato di molecole che regge per un po’ perché in teoria dovrebbe perpetuale la specie, quella sembra una ragione biologica seria, ma poi perché? Per seguire un processo evolutivo come specie, anche se poi pure la specie finirà. Vedevo le foto di 50 anni fa, il mondo era diverso, c’erano tanti che non ci sono più e non c’erano tanti che ora ci sono, poi pensavo a me stesso e al punto della strada dove sono arrivato, guardando il mondo dall’esterno non è cambiato nulla, se non un pizzico di tecnologia, allora pensavo di dover concludere qualcosa, oggi penso solo di dover concludere, e l’illusione passa alle generazioni successive. Mettere al mondo figli, non pensando che dovranno soffrire, fare grandi cose che non sarà possibile fare, per ignavia o perché l’ambiente non lo permetterà. E poi, il solito bla bla, il solito cercare un senso, il solito porsi domande assurde. Vedo le generazioni dopo la mia affannarsi sulle stesse cose sulle quali io mi sono affannato, farsi le stesse domande. Io le risposte le avrei, un po’ disilluse, squallide, direbbe qualcuno, ma le avrei, ma non interessano a nessuno. Ciascuno nasce con l’illusione di essere un punto e basta, ma è al massimo un punto e a capo. Vado a stendermi sul letto, almeno non faccio danni. Il silenzio è una virtù, parlando meno si dicono meno sciocchezze.

Rispondi