VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
Rispondi
Avatar utente
progettogayforum
Amministratore
Messaggi: 5552
Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05

VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

Messaggio da progettogayforum » martedì 3 maggio 2011, 17:19

Ciao Project,
ti ringrazio per tutto il tempo che mi hai dedicato e per la pazienza che hai avuto. In pratica sono riuscito per la prima volta a parlare di me in modo serio. Non penso di avere risolto tutti i miei problemi ma sicuramente mi sento meno spaventato e mi sono reso conto che il mondo gay può essere veramente diversissimo da quello che pensavo e da cui ero piuttosto turbato. Comincio a pensare che essere gay possa essere una cosa vivibile, non dico normale come essere etero ma nemmeno una specie di carnevale. In effetti progetto gay mi aveva fatto capire tante cose sui gay però a rompere il ghiaccio ci ho messo anni. Devo ringraziarti soprattutto perché mi hai tolto definitivamente dalla testa l’idea di provare, cioè di sperimentare magari mettendomi anche a rischio. Comincio a pensare che innamorarsi di un ragazzo possa essere una cosa bella, una cosa vera, una cosa che coinvolge sentimenti profondi e puliti. Mi restano ancora tanti dubbi per la testa ma penso che aver trovato almeno una persona con cui scambiare una mail con la certezza di una risposta seria mi abbia tranquillizzato almeno un po’. Non mi sento ancora di iscrivermi al forum, questa cosa le devo metabolizzare per un altro po’ di tempo, però mi piacerebbe sapere se ci sono altri che hanno vissuto esperienze simili alla mia e soprattutto come le hanno affrontate. Nel forum ho trovato dei post che sento abbastanza vicini alla mia condizione ma mi piacerebbe ricevere delle risposte mie, cioè date a me e proprio in rapporto alla mia situazione. Non è assolutamente per mancanza di fiducia verso di te che faccio questo, anzi è proprio un modo di dirti grazie. Se lo ritieni opportuno (e da quello che mi hai detto penso proprio di sì) pubblica pure la mail.
Sono un ragazzo di 22 anni (fatti da poco), fino al Natale del 2008, cioè fino ai 19 anni e mezzo mi sono ritenuto sempre etero. Ho avuto una ragazza in pratica da quando avevo 17 anni, di quella ragazza ero innamorato, me ne sentivo profondamente attratto soprattutto a livello affettivo, lei a me ci teneva moltissimo. Uscivamo un pomeriggio sì e uno no (perché bisognava pure studiare). Premetto che ho avuto una educazione cattolica piuttosto rigida, al punto che la masturbazione per me praticamente non esisteva. In pratica avevo eliminato la sessualità del mio orizzonte, capisco che sia difficile crederci ma era successo così, mi sentivo gratificato da tante altre cose e mi facevo un merito di non masturbarmi e di non usare pornografia. Mettermi con quella ragazza, tra l’altro conosciuta in parrocchia, cioè uscire spesso con lei, per me era gradevole, ci stavo bene e il fatto che tutto questo non mi procurasse quasi nessuna reazione sessuale (perché sul momento l’erezione c’era e questo mi faceva pensare ad un amore da tutti i punti di vista, tenuto a freno da ragioni morali, tanto più che dopo la fantasia non ci tornava più) mi sembrava una cosa ovvia dato che non mi masturbavo nemmeno. Con lei stavo bene e lei stava bene con me, io non tentavo nessun approccio sessuale e lei nemmeno e la cosa andava bene così, almeno per me, probabilmente per lei non era la stessa cosa. Avevo degli amici maschi, ma anche quelli per la maggior parte conosciuti o a scuola o in parrocchia, bravi ragazzi coi quali ci si vedeva appunto o a suola o in parrocchia. Anche con quei ragazzi stavo bene, ma tutto sommato erano rapporti alquanto superficiali. A Natale ho conosciuto un ragazzo più grande di me di un anno e siamo diventati amici. All’inizio eravamo amici come lo ero con tutti gli altri ragazzi, poi ho cominciato a sentire la sua presenza come più importante, aspettavo di poterlo vedere e cercavo di allontanare il più possibile il momento di salutarlo. Lui con me era dolcissimo, era attento a tutto quello che dicevo, cosa che nemmeno la mia ragazza aveva fatto fino a quel punto. Le cose sono andate avanti così per qualche mese e quando non potevo vederlo perché dovevo stare con la mia ragazza la cosa mi dispiaceva. Lui sapeva che avevo la ragazza e non ha mai mostrato alcuna attenzione sessuale verso di me. A lui mi ero affezionato moltissimo. Dopo circa sei mesi che lo conoscevo la mia ragazza ha cominciato ad insistere per avere dei rapporti sessuali, sulle prime le ho detto che prima del matrimonio non si deve fare, ma lei insisteva e piano piano provava delle forme di contatto fisico che mi davano fastidio perché mi sembravano aggressive. In pratica mi sono convinto che quella ragazza non fosse una brava ragazza come la volevo io, cioè capace di fare a meno del sesso, e siamo arrivati alla rottura, ovviamente senza combinare nulla prima, in questo modo ho potuto tenere il punto per motivi morali, diciamo così. Ma devo dire che quando ho lasciato la mia ragazza io ero convinto di lasciarla perché una brava ragazza non deve pensare al sesso prima del matrimonio, a distanza di tempo ho capito che le motivazioni vere erano molto diverse. Una volta lasciata la ragazza il rapporto col mio amico è divenuto fortissimo, lo vedevo tutti i pomeriggi e passavamo insieme molte ore ma anche in queste situazioni non provavo alcuna forma di coinvolgimento sessuale. Il problema si è creato quando mi è venuta la malaugurata idea di iscrivermi alla palestra dove andava lui. Era gennaio 2010. Sono andato in palestra senza alcuna attesa e senza alcun problema, ma vedere qual ragazzo nudo mi ha turbato profondamente. Sottolineo che non mi ha turbato la disinvoltura dell’ambiente ma proprio il fatto di vedere lui nudo e in uno stato se non di erezione, non proprio in uno stato di riposo. Io non ho fatto la doccia, mi sono cambiato e basta. All’uscita lui era del tutto normale ma io no anche se ho fatto finta che non fosse successo nulla. Intanto ero in mezza erezione e dovevo coprirmi e poi mi sentivo anche imbarazzato dal parlare con lui dopo che lo avevo visto nudo. Tra noi non è cambiato nulla. Io quella sera ho ricominciato a masturbarmi ma il trauma e il senso di sconfitta per aver ripreso a masturbarmi mi ha fatto passare del tutto in secondo piano il fatto che mie fantasie erano tutte per quel ragazzo ed erano fortissime, come mai mi era capitato prima. Il giorno appresso depressione nera! Mi sentivo uno che aveva tradito i suoi ideali, ecc. ecc. una specie di fissato col sesso, ecc. ecc., sono andato a confessarmi, con terribili sensi di colpa, ma per la masturbazione in sé, non perché avessi fatto mente locale sul fatto che fosse successo pensando a un ragazzo. Al prete la cosa sembrò una vera banalità, ne uscii rincuorato e giurai a me stesso che non sarebbe mai più successo, così dissi a quel ragazzo che non lo avrei più potuto accompagnare in palestra e non ci andai più, ma è inutile dire che mi sembrò un sacrificio sovrumano, il pensiero tornava sempre lì ed è così che mi è cominciata a venire l’idea, o meglio sarebbe dire la paura, di essere gay, mi facevo tutti i ragionamenti più strani per arrivare alla conclusione che io con la gente del gay pride non avevo niente a che vedere. Per di più i rapporti con quel ragazzo erano ottimi e quando stavo con lui andavo in erezione e allora cercavo di non starci ma stavo malissimo e lui si chiedeva perché lo schivavo. Non so se abbia mai capito qualcosa, fatto sta che ci siamo un po’ allontanati, continuavamo a vederci ma meno anche perché c’era l’università di mezzo, questo fatto mi ha permesso di stare meglio per qualche mese, di nuovo niente masturbazione e di nuovo contento di me stesso. Poi quel ragazzo l’ho rivisto con una ragazza in un parco e si baciavano in un modo che non lasciava spazio ad equivoci. In teoria quindi i miei problemi erano risolti e così ho pensato per qualche mese, poi non ce l’ho fatta più. Ho messo da parte i sensi di colpa e mi sono buttato sulla pornografia. Oscillavo dall’esaltazione ai sensi di colpa più profondi, ma è diventata una fissazione, al punto che pensavo di dovermi proprio rivolgere a uno specialista. Ma la cosa non si è fermata lì, ho provato le chat erotiche ma ne sono rimasto proprio disgustato, e devo dire che sarei arrivato magari anche a fare qualche esperienza a rischio per la smania di provare. Allora mi sono ricordato di progetto gay che mi sembrava proprio un mondo a parte. Devo dire che lo avevo trascurato parecchio perché avevo cominciato proprio a cercare occasioni per fare sesso, anche se poi la paura era tale che non l’ho mai fatto. È così che ho scritto a project. Ho bisogno di credere che nel mondo gay ci sono anche persone come me che non vogliono buttarsi via, anche se per un po’ io l’ho fatto. Ho bisogno di credere che per un gay la vita non è solo sesso, ho bisogno di staccare l’idea di essere gay dalla fissa per la pornografia, ho bisogno di amare e di essere amato e poi ho bisogno di trovare una mia dignità da gay perché mi sembra che ormai ho tagliato i ponti con la mia vita precedente e ho paura di non trovare nulla di buono in una nuova vita gay. Ecco questo è tutto.
Il nome lo salto

Avatar utente
Gio92
Utenti Storici
Messaggi: 630
Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19

Re: VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

Messaggio da Gio92 » martedì 3 maggio 2011, 20:34

ciao ;)

i tuoi ragionamenti e le tue affermazioni somigliano a quelle che facevo e dicevo io fino a un pò di tempo fa...

ti vorrei dire alcune cose...
tu ora se all'inizio di un percorso, il percorso che ti porterà alla felicità e alla consapevolezza del fatto che essere omosessuali è una cosa naturale ed è un dono di Dio e quindi non lo devi trascurare ma prendertene cura. Questo percorso sarà molto lungo ma tu non ti devi spaventare per questo, ma con tutta calma devi cominciare ad intraprenderlo. Per il lato religioso purtroppo devi pensare che la Chiesa è amministrata da uomini e non da Dio e quindi dice anke un sacco di cose non vere, tipo quelle che hai citato tu (sesso prima del matrimonio no e masturbazione no)... devi pensare solo una cosa e cioè che la sessualità fa parte di noi e quindi masturbarsi o avere rapporti sessuali non sono un peccato! anzi! fanno parte del nostro essere, della nostra natura (sia di gay che di etero), sono delle cose del tutto naturali e devi viverle come è giusto che si vivano... Ma per arrivare a questa conclusione devi fare un pò di strada (ti aiuterà lo specialista a fare questo) perchè superare i condizionamenti non è facile, ma sono sicuro che se tu ti metterai con la volontà di riuscirci, ci riuscirai ;)
per arrivare alla felicità gay penso che bisogna farne di strada eccome! Ma non è impossibile, se ogni gay si mettesse con la pazienza di affrontare questo percorso tutti i gay del mondo sarebbero felici.
Anche io sto facendo un percorso simile al tuo, e mi rendo conto che sto migliorando, anche se lentamente. Tu vuoi amare ed essere amato, è quello che vogliamo tutti, ma dobbiamo portare pazienza e intraprendere prima il percorso con noi stessi perchè se non amiamo noi stessi come si deve non possiamo amare gli altri.

Ti auguro buona fortuna e spero che tu ti iscriva presto al forum così possiamo parlare e confrontarci

ciao!! ;)
Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!

pavloss
Messaggi: 192
Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08

Re: VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

Messaggio da pavloss » martedì 10 maggio 2011, 10:48

Anche se il messaggio è di un paio di anni fa, provo a esprimere una mia opinione in merito a questa vicenda.
Il percorso del ragazzo, tra scoperte e sensi di colpa nell'essere gay, è un classico: ogni omosessuale lo ha fatto, impiegandovi più o meno tempo a seconda degli ambienti e della mentalità delle persone incontrate.

Dover constatare che, in noi, esiste un ordine di cose - la sessualità ad esempio - che possono "deluderci" nelle nostre attese, significa fare i conti con la realtà che s'impone di suo.
Su questa realtà possiamo lavorare, rendendola più mite e meno selvaggia, se vogliamo, ma non la possiamo sradicare da noi perché è una sola cosa con la nostra vita.
L'omosessualità è un modo d'essere che s'impone di suo e alla quale è necessario dare un senso e un ordine ben preciso. Lasciata a se stessa, può portare a raccogliere tutto e niente, si può esprimere in mille esperienze che, però, posso lasciare il vuoto e la delusione.
La sessualità "orientata" è, invece, un'apertura al mondo dell'altro e una crescita con lui. Si esprime in un dialogo affettivo che coinvolge anche la genitalità ma ha bisogno di condividere vita e fatiche.

Mi rendo conto che giungere a questa consapevolezza è un lungo cammino. Cogliere se stessi come un dono non è sempre facile, soprattutto nella realtà italiana in cui l'opinione della Chiesa ha ancora una certa eco. Non è facile ma bisogna farlo per amore alla propria vita!
D'altra parte, è facile comprendere come le posizioni ufficiali della Chiesa risentano di molti arcaismi: la sessualità, in essa, ha ancora un valore negativo, non solo l'omosessualità, ben inteso, ma la sessualità in genere.

Una sessualità intesa come dialogo, espressione dialogica dell'essere umano, non è d'appannaggio comune al mondo clericale. Una sessualità intesa come mutuo rafforzamento della coppia (e non solo finalità procreativa) è, di fatto, più teorica che vera. Teorica perché sono condannati i sistemi anticoncezionali (quindi la finalità procreativa dev'essere sempre tenuta presente) e perché è condannato l'esercizio del sesso tout-court.

Qui non è solo scartata l'omosessualità ma, pure, la sessualità della coppia etero in un contesto extramatrimoniale e senza finalità procreativa. In altre parole, il sesso, per se stesso, è tendenzialmente visto come un elemento oscuro e degradante.

Ognuno vede come queste concezioni siano di notevole ostacolo all'accettazione per un ragazzo omosessuale.
Come spesso dico, la sessualità è come le posate sulla tavola: la sua "bontà" o "cattiveria" non è in se stessa ma nel modo in cui viene usata. Se uso il coltello per ammazzare una persona, invece di tagliare il pane, è ovvio che faccio del male. Se uso la sessualità per chiudermi in me stesso o per sottomettere l'altro ai miei capricci è ovvio che faccio del male. Non così, se diviene un momento di crescita e d'espansione della mia personalità in un rapporto luminoso e cotruttivo.

Dobbiamo un poco tutti pensare, contro certi condizionamenti, che, quanto abbiamo, non è malvagio, è un dono e possiamo utilizzarlo per beneficare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Auguri di un buon cammino!

Rispondi