STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Adolescenza gay, giovinezza gay, gay e scuola, gay e università, ragazzi gay e genitori
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STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da progettogayforum » giovedì 12 dicembre 2019, 16:32

Ciao Project,
sono un ragazzo di 19 anni, tanti problemi di cui parli nel manuale Essere Gay, che comunque ho letto avidamente, sono ancora lontanissimi da me, sono cose che posso sognare ma che vedo impossibili concretamente finché non sarò economicamente autonomo e non potrò andarmene lontanissimo da casa mia. Il mio problema più grosso, al momento, sono i miei genitori che sono pure giovani (47 e 44) ma pensano di poter gestire loro la mia vita, lo danno proprio per scontato. Quest’anno devo fare la maturità, a scuola sono sempre andato bene ma dopo non voglio rimanere nella mia città per nessun motivo. Il guaio è che io vivo in una grande città dove c’è una università che ha praticamente tutte le facoltà e diventa difficile fare una scelta che mi possa portare lontano da casa, e poi non voglio andare in una città vicina magari a 50 km da casa per fare avanti e indietro tutti i giorni senza potermi comunque staccare veramente da casa. Avevo pensato di andare a Napoli o a Venezia e in fondo non mi importerebbe nemmeno in quale facoltà basta che possa allontanarmi da casa. Avevo pensato anche a una facoltà scientifica a numero chiuso, che non mi dispiacerebbe affatto, avevo pensato anche all'Accademia delle belle arti, ma anche se l’arte mi affascina, non so nemmeno tenere la matita in mano. Alcune facoltà le escludo del tutto, come lettere e filosofia o giurisprudenza, mentre mi piacerebbe Scienze politiche. Sono ancora molto disorientato anche perché più che scegliere la facoltà devo fare una scelta che mi porti lontano da casa. I miei di me non sanno nulla, pensa, Project, che ho due smartphone uno ufficiale, che lascio tranquillamente in giro e uno diciamo così privato che nessuno ha mai visto e che ha la suoneria a zero ed è conservato nella custodia di una calcolatrice programmabile. Il mio computer di casa non ha password perché dentro non c’è nulla di rischioso. I miei pensano che io non abbia ancora scoperto il sesso perché non ho una ragazza, per loro i gay non sono persone normali, se li immaginano come omini verdi o zombie assatanati di sesso. Io sono un ragazzo normale sotto tutti i punti di vista, salvo uno, quindi non posso essere gay, perché non sono verde, non mi drogo e non salto addosso ai ragazzi per la strada. I miei genitori sono entrambi laureati ma in certe cose sono a livelli di ignoranza inimmaginabili: confondono gay e trans, e addirittura gay e pedofili, cosa che mi manda in bestia e parlano di queste cose come di cose delle quali loro sanno tutto e io devo fare l’indifferente e devo stare attento a recitare bene. A casa mia niente libri gay, ovviamente, tutto il mio mondo gay è virtuale e in rete. Non ti dico di scuola, che poi non è un brutto ambiente sotto altri punti di vista, ma per me è come stare in gabbia: è pieno di ragazzi e ce ne sono di quelli super in tutti i sensi, ma si e no se ci posso scambiare due parole. Nella mia classe (siamo 24) 16 sono ragazze, e i miei sette compagni maschi, a parte che di attraente a livello fisico hanno ben poco, hanno soprattutto poco cervello e poco carattere, a loro l’autonomia non serve, hanno, praticamente tutti, una ragazza fissa che va bene ai genitori, vabbe’, non capirò mai cose del genere. Ci sono gay nella mia scuola? Non lo so, certo che il 95% è esplicitamente etero e il restante 5% sembra non avere alcun interesse sessuale e in quel 5% parecchi sono o forse fingono di essere omofobi. Anche per questo sogno l’università: più libertà, più contatti con i ragazzi, più possibilità di avere una vita mia, senza intromissioni e senza persone che sparano giudizi ogni 5 minuti. Sogno l’università perché non sopporto mio padre che vuole farsi maestro di tutto, pure di sesso, e mi si mette alle costole come consigliere sgradito pensando di essere un genitore moderno, non si accorge nemmeno che certi modi di fare per me sono repellenti e che devo sopportarlo solo perché non posso mandarlo a quel paese. Mia madre poi ripete sempre le stesse cose: che dietro un buon re c’è sempre una buona regina, che certe cose le possono capire solo le donne (e non ho mai capito di quali cose stia parlando), poi mai madre fa la professoressa a cerca di fare la professoressa pure a casa, mi fa domande, mi chiede cose di storia e di letteratura, come se fossi un suo alunno, certe volte ci rimanevo male quando non sapevo rispondere, adesso la guardo con occhi di pietà, come per dirle: “E basta! Ancora con questa musica?”
Poi c’è il capitolo sesso. A casa mia, quando siamo in tre (sono figlio unico! Un’altra delle mie fortune!) perfino la parola sesso è tabù, quando mia madre non c’è, mio padre comincia a rompere con modi di fare così viscidi e insinuanti che me lo rendono, se fosse possibile, più odioso del solito. L’unica cosa che mi fa piacere è che mi parla solo di ragazze, segno che pensa magari che io sia uno represso o frustrato ma sempre etero. Questo per quanto riguarda i miei genitori, poi c’è la masturbazione che adesso non è più un problema ma prima, quando frequentavo la chiesa coi miei genitori, era diventata una vera ossessione, però adesso con la chiesa ho chiuso e di complessi in quel campo non me ne faccio più, comunque devo stare molto attento dentro casa, perché non ci sono chiavi alla porte e mia madre in particolare cammina con un passo così leggero (da spia!) che non riesci a percepire che magari sta per entrare in camera. Faccio uso di video porno e non mi vergogno a dirlo, perché penso che lo facciano tutti, non è una cosa che mi entusiasma, preferirei mille volte avere un ragazzo e non solo per il sesso ma per poter essere me stesso, e invece mi devo limitare ai video. Ho provato quelle famose applicazioni che ormai tutti conoscono e che moltissimi usano ma, a parte il fatto che per incontrare un ragazzo vero bisognerebbe avere un’autonomia estremamente più grande di quella che ho io, devo dire che ho smesso quasi subito di fare uso di quelle applicazioni, prima di tutto perché comunque mettono a rischio la mia privacy alla quale non voglio rinunciare per nessuna ragione, e poi perché dalle poche esperienze di contatti con gente trovata tramite l’app sono rimasto veramente sconcertato. C’è gente che dopo che ci parli una volta ti dice che si è innamorata di te, c’è gente che alla prima volta che ci parli vuole sapere se fai questo o quello, c’è gente sposata (e ce ne sta tanta) che nemmeno ti dice che è sposata, ma ci arrivi tramite piccoli elementi spia che comunque vengono fuori dal discorso e poi moltissimi mentono sulla loro età, dicono di avere 25 anni e ne hanno 55. Quello che mi stupisce è che in pratica non è possibile fare un discorso “normale” cioè non tutto centrato solo sul sesso, tanti pensano che due ragazzi gay possano parlare solo di sesso, capisco che stanno sull’app per questo ma mi sembra comunque un discorso troppo riduttivo. Fino ad oggi non ho mai avuto esperienze sessuali e finché non trovo un ragazzo serio col quale costruire un rapporto vero, beh, preferisco i video, che almeno non sono a rischio né per la privacy né per le malattie. Vorrei un ragazzo da amare, anche sessualmente, ovvio, ma da amare, vorrei un ragazzo per costruirci insieme un progetto di vita, ma al momento non c’è niente di simile in vista. Progetto Gay mi piace molto perché nelle mail dei ragazzi ci sono idee che non sono molto lontane dalle mie e anche nelle mail degli uomini più grandi, cioè sembrano uomini adulti anche di cervello, il che non è poi così comune. Non mi sono mai veramente innamorato di un ragazzo, attrazione sì, ma è una cosa diversa, tutta individuale, ma per innamorarti di un ragazzo devi conoscerlo veramente. Ho pochissimi amici, in pratica se parliamo di amici veri posso dire solo uno, ma è etero e di questo non ho dubbi, una mezza cotta per lui me la sono presa, ma poi è passata. Pensavo di dirgli di me, ma poi a che scopo? Insomma, alla fine non gli ho detto niente, tanto fra qualche mese non ci vedremo più, almeno se riesco ad andare fuori per l’università. Con le ragazze sono piuttosto scorbutico, perché le devo tenere a distanza. Potrei benissimo uscire con una ragazza ma per me sarebbe solo un’amica e il rischio che lei possa vedere in me un possibile fidanzato non lo voglio proprio correre, perché i fatti miei voglio che rimangano solo miei. Si dice: meglio solo che male accompagnato, e questo vale sia per i ragazzi che per le ragazze. In pratica questo è tutto. La mia priorità adesso è scegliere la facoltà e andare via di casa il più presto possibile. Poi studierò al massimo per costruire una vita totalmente mia, anche qui, al più presto possibile. Non odio i miei genitori ma la mia vita la voglio costruire da me senza dover rendere conto a nessuno, nemmeno a loro.
Project, se vuoi, metti questa mail nel forum. Ci terrei che tu mi rispondessi in privato, ma voglio andare avanti passo per passo, senza correre troppo. Grazie per quello che fai.
Massimo

AlbusDumbledore
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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da AlbusDumbledore » venerdì 13 dicembre 2019, 14:49

Ciao Massimo. :)

Leggendo la tua email mi ci sono un po' ritrovato, per cui mi sento quasi in dovere di risponderti e lo faccio mentre rileggo piano piano la tua email per non perdere nessun punto... spero... :?

Io sono di poco più grande di te e quindi anche per me sono molto lontane le esperienze che ho letto sul libro, ma aiutano comunque a comprendere molto in che realtà viviamo.

I miei genitori sono molto più grandi dei tuoi, questo vuol dire che hanno una mentalità molto più antica.
Vedono gli omosessuali come dei malati, come delle persone da compatire. Sanno che c'è sofferenza in loro ma credono che la sofferenza derivi dal loro essere anormali. Proprio per questo non mi sento minimamente convinto nel dirgli chi sono, perché temo in una reazione che non posso prevedere e ho paura di appesantirli con ulteriori problemi.
Non credo sia necessario scriverti che non viene trattato l'argomento omosessualità a casa, né tantomeno posseggono libri sui gay... sarebbe una gigantesca contraddizione!

Mia mamma è molto protettiva. Mi impone di rientrare a casa molto presto, appena fa buio sta in pensiero e devo avvertire con dei messaggi appena arrivo all'università e quando sto uscendo dall'università.
Mio padre è totalmente opposto a me (ma mio fratello ha preso tutto da lui!) sia a livello comportamentale che di pensiero. Ha idee abbastanza discriminatorie e qualche volta tira fuori ragionamenti che preferisco non ascoltare per evitare di sanguinare dalle orecchie.
Non ho porte chiuse a chiave neanche io e la mia camera la condivido con mio fratello e con mia sorella, che è più grande di me (e nessuno dei due sa come sono io). Questo vuol dire che non ho alcuna privacy dentro casa.

Ora sembra che sia tutto così terrificante... ed effettivamente lo è ma molte volte è il nostro cervello a farci vedere le cose tutte nere.
I tuoi genitori (come i miei, del resto) ti vogliono bene e darebbero la vita per renderti felice, questo non dimenticarlo mai!
Possono apparire ottusi, testardi e ingiusti, ma sono sempre tua mamma e tuo papà e ti dirò, è molto meglio averli sempre trai piedi che non averli affatto.
Poi non escludo che i tuoi siano particolarmente invadenti, ma hai mai considerato il loro modo di fare come un modo per coinvolgerli di più nella tua vita? Magari sei molto introverso e isolato e quindi loro tentano di avvicinarsi a te perché... sentono la tua mancanza.
Io ti scrivo queste cose ma sono il primo a fare questi errori e so che non è facile quando hai a che fare con persone che sai non ti accetterebbero per come sei, ma ti dirò una cosa: non puoi averne l'assoluta certezza finché loro non sapranno tutto di te.
Capitano situazioni drammatiche in cui i figli vengono cacciati di casa, è vero, ma anche situazioni in cui il parere dei genitori sull'omosessualità cambia drasticamente, proprio perché scoprono di avere un figlio o una figlia omosessuali e questo Project ti saprà confermare o smentire.
Non diamo niente per scontato.

Per ciò che riguarda il sesso... beh, non so se esistono famiglie che ne parlano apertamente, in verità. xD
Da me è un tabù ma per due ragioni principali: la prima è perché io sono stato cresciuto con un'educazione ferrea, tanto che non uso parolacce di nessun tipo e non parlo di argomenti sessuali facendone battute (che molte le considero anche stupide e infantili ma vabbè...); in secondo luogo... perché mi vergogno. xD Dai, come si fa a parlare di sesso con i propri genitori? Non lo faccio neanche con i miei compagni di università... sono cose troppo private!
Ma questo mi ha avvantaggiato perché almeno non fanno troppe domande sul perché non ho ancora una ragazza ecc ecc ecc... (e io mi chiedo: se sono sempre a casa, non posso fare tardi e ho restrizioni su restrizioni, come faccio a trovarmi una ragazza???).

Poi, il tema scuola.
Anche io abito in una grande città e frequento un'università che ha praticamente tutte le facoltà possibili, quindi c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Il problema è che la scuola superiore non aiuta gli studenti nella scelta della facoltà più adatta, né abitua al sistema universitario totalmente diverso da quello della scuola superiore... ma questo è un problema del sistema di istruzione italiana che fa abbastanza schifo.
Ora non so che scuola stai facendo (hai scritto che possiedi la custodia di una calcolatrice programmabile, quindi molto probabilmente hai anche la calcolatrice programmabile, xD per cui credo che tu stia in uno scientifico...) ma indipendentemente dall'indirizzo scelto, dovresti essere in grado di capire quali sono le materie che più ti piacciono e quale percorso lavorativo vuoi intraprendere. In altre parole, lasciati guidare dalla tua passione!
Io, da un istituto tecnico (ragioneria, per essere precisi) sono finito a studiare informatica, una materia che ho veramente scoperto solo al mio quarto anno di superiori ma me ne sono talmente innamorato che non potevo non sceglierla (anche se ero in dubbio tra matematica e astronomia...).

La nostra età è forse la fase più importante per costruire le basi del nostro futuro, perciò ogni scelta che facciamo deve essere ponderata e pesata.
Capisco la frustrazione che comporta nello stare con la tua famiglia, ma non lasciare che questa problematica comprometta la scelta del tuo percorso di vita.
Puoi rinunciare alla tua privacy per altri 5 anni, ma non rinunciare mai alla tua formazione che è la cosa più importante per raggiungere i tuoi obiettivi lavorativi.

In ogni caso, non credere che l'università sia un ambiente tanto diverso dalle superiori. Personalmente trovo molti dei miei compagni di università fortemente immaturi e se si venisse a sapere che io sono gay, riceverei senza dubbio commenti offensivi da parte loro. Non sopravvalutare l'ambiente universitario come ho fatto io.
Non sono tutti così, ovvio... hai una classe con più studenti, quindi più probabilità di trovare persone che non hanno nel cervello un budino ma pensare che appena entri trovi il ragazzo della tua vita a tenerti il posto... beh, siamo sempre sul pianeta Terra. xD
Penso che dovrai aspettare come minimo il terzo anno per filtrare un attimo i budinocelebrati dagli altri.

Per ciò che riguarda la masturbazione e la Chiesa... ti dirò, io sono Cristiano, molto Cristiano, ma non seguo né la Chiesa né tutto quello che le gira intorno.
La Chiesa ha sempre avuto un atteggiamento molto rigido nei confronti di qualunque pratica "sporca" ma ciò che non comprende è che questa pratica tanto sporca è stata creata (per chi crede) da Dio stesso... chi è la Chiesa per giudicare un opera di Dio?
Sì, il sesso comprende l'uso di parti del corpo che sono considerate, appunto, sporche, quasi inferiori... ma io ho notato che Lui spesso affida ruoli importanti a cose o persone insignificanti (gli apostoli non sono stati scelti tra persone ricche, agiate e felici e Lui stesso si tramutò in un ramoscello perennemente in fiamme per parlare a Mosè... non ha mica scelto una quercia ma un cespuglietto spennacchiato. Quindi trovo molto "da Lui" affidare un compito così importante quale la riproduzione e la creazione di vita a parti del corpo che sarebbero state considerate davvero sporche. Questa è, ovviamente, solo una mia considerazione).
La religione non va presa alla lettera. Io preferisco pensare prima se una determinata scelta o azione è coerente con Dio oppure no e con questa logica potrei stravolgere l'intera Bibbia, purtroppo. Ma sempre credente sono!
Quindi non vergognarti, non vivere questo aspetto naturale come un problema da dover risolvere, perché credimi, il problema non lo hai tu.

Per le app... beh, hai già avuto modo di sperimentarle. xD Io non le ho mai usate proprio per evitare di fare incontri con persone malate di sesso. Per carità... vivi e lascia vivere... de gustibus non est disputandum... vedi tu quale preferisci, ma io sono per gli incontri romantici che passano prima per l'amicizia e poi per una relazione amorosa, perché un buon fidanzato deve essere prima di tutto un buon amico.
È inutile cercare in luoghi dove le probabilità di trovare persone decenti è bassissima e per giunta i gay non sono solo sulle app ma ci sono ovunque, al cinema, al supermercato, ovunque. Io credo che convenga di più cercare in luoghi più comuni... hai detto di essere appassionato di arte per cui puoi iniziare a frequentare i musei e magari fai gruppo con qualcuno... Insomma da cosa nasce cosa no? Ma almeno sono ambienti più sani e più orientati alle tue passioni. Poi non è detto che incontrerai il tuo ragazzo, ma almeno ti fai delle buone amicizie che sono sempre ben accette.

E qui voglio trattare l'ultimo argomento: l'amicizia.
Anche io ho pochissimi amici e sono tutti conosciuti grazie a un forum (fandom...non di incontri!) e abitano lontanissimi da me, per cui non ho modo di vederli di persona. All'università ho un gruppo di compagni più stretto ma li frequento solo quando sono a lezione. Il resto della giornata la passo a casa per cui... non sono messo meglio di te.
Però un consiglio sincero te lo devo dare. Il fatto che tu sia gay non implica che non puoi stringere amicizie con le ragazze. Così rischi di privarti di buonissime amicizie che non devono necessariamente sfociare in una relazione amorosa ma che possono fermarsi lì.
L'amicizia è una cosa bellissima, sia tra maschi che tra femmine; non rinunciare ad essa solo per paura di dover affrontare una possibile situazione scomoda. Non sei al centro dei pensieri di ogni ragazza!
Stessa cosa vale per i ragazzi.
E se anche capita che la tua identità venga scoperta da qualcuno/a di loro... beh, se le amicizie le hai scelte con logica, non dovrebbe succedere nulla. Io mi aspetto, da qualunque mio amico o amica che sia, la loro totale accettazione di me, altrimenti non ha senso proprio tutto il rapporto.

Basta ho scritto troppo. xD Sinceramente non so neanche se leggerai mai tutto questo papiro...
In ogni caso, buona fortuna per l'esame e ti do un abbraccio forte! :)
"La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi."

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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da progettogayforum » sabato 14 dicembre 2019, 2:37

Vorrei soffermarmi su alcuni punti, il primo e, direi, il più importante è il rapporto coi genitori o meglio il coming out coi genitori. Premesso che un genitore, a meno che sia quasi sempre assente o abbia gli occhi foderati di prosciutto, certe domande sulla sessualità dei figli se le pone eccome e molto spesso arriva anche alle conclusioni giuste nonostante tutto, in pratica, nessun genitore direbbe mai al figlio: “Io penso che tu sia gay, possiamo parlarne un po’?” Spesso i genitori capiscono, perché lo vedono, che il figlio non corre appresso alle ragazze, ma sono lenti nell’arrivare ad applicare al figlio l’etichetta gay e talvolta arrivano a negare perfino l’evidenza, ma dal dire: “Mio figlio non corre appresso alle ragazze” al dire. “Mio figlio è gay” c’è un abisso, e pochissimi genitori hanno un’idea minimamente chiara di che cosa significhi essere gay, perché su questo gli stereotipi dominano il campo. Non va mai dimenticato che come i genitori non possono dare per scontata la maturità dei figli, i figli non possono dare per scontata la maturità dei genitori, e ho visto parecchie volte genitori ossessionati da quello che potrebbe dire la gente e disposti a sacrificare qualunque cosa sull’altare dell’apparire normali. Ci sono casi veramente spaventosi di comportamenti criminali di genitori mossi dall’idea che il figlio sia gay (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 38694.html ; http://www.gaypost.it/brasile-uccise-il ... di-carcere) questi sono ovviamente esempi estremi ma le discriminazioni dei figli gay in famiglia sono un fatto piuttosto comune. Ho visto molte volte ragazzi che si sono sentiti in obbligo di fare coming out coi genitori e poi hanno pagato quel gesto con forme di discriminazione pesante coperte da ipocrisie di vario genere. I genitori che accettano nel vero senso della parola, cioè senza riserve, i figli gay, esistono eccome e ne ho conosciuti personalmente esempi ammirevoli, ma sono eccezioni, la regola è quella del ”sì … però” del “ti voglio bene lo stesso” accompagnato da un gelo affettivo sostanziale. Aggiungo che molto spesso i genitori non sono preparati ad accettare il coming out dei figli perché non ne capiscono la portata reale, cioè non sanno che cosa significa essere gay. Ho visto genitori cadere in depressione dopo aver scoperto di avere un figlio gay. Sono purtroppo effetti dei preconcetti e dell’ignoranza ma sono affetti che esistono. Lessi tempo fa i messaggi lasciati dai genitori in un sito per genitori di figli gay: in pratica quelle persone si sentivano colpite da una specie di maledizione divina e cercavano conforto nel gruppo: “mal comune mezzo gaudio!” Penso che prima di arrivare al coming out coi genitori, che comunque è una cosa decisamente rara tra i gay non economicamente indipendenti e quindi vincolati ai genitori, bisognerebbe pensare molto bene alle conseguenze anche a lunga scadenza di quello che si sta per fare.

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agis
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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da agis » sabato 14 dicembre 2019, 20:47

progettogayforum ha scritto:
sabato 14 dicembre 2019, 2:37
Vorrei soffermarmi su alcuni punti, il primo e, direi, il più importante è il rapporto coi genitori o meglio il coming out coi genitori. Premesso che un genitore, a meno che sia quasi sempre assente o abbia gli occhi foderati di prosciutto, certe domande sulla sessualità dei figli se le pone eccome e molto spesso arriva anche alle conclusioni giuste nonostante tutto, in pratica, nessun genitore direbbe mai al figlio: “Io penso che tu sia gay, possiamo parlarne un po’?” Spesso i genitori capiscono, perché lo vedono, che il figlio non corre appresso alle ragazze, ma sono lenti nell’arrivare ad applicare al figlio l’etichetta gay e talvolta arrivano a negare perfino l’evidenza, ma dal dire: “Mio figlio non corre appresso alle ragazze” al dire. “Mio figlio è gay” c’è un abisso, e pochissimi genitori hanno un’idea minimamente chiara di che cosa significhi essere gay, perché su questo gli stereotipi dominano il campo. Non va mai dimenticato che come i genitori non possono dare per scontata la maturità dei figli, i figli non possono dare per scontata la maturità dei genitori, e ho visto parecchie volte genitori ossessionati da quello che potrebbe dire la gente e disposti a sacrificare qualunque cosa sull’altare dell’apparire normali. Ci sono casi veramente spaventosi di comportamenti criminali di genitori mossi dall’idea che il figlio sia gay (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 38694.html ; http://www.gaypost.it/brasile-uccise-il ... di-carcere) questi sono ovviamente esempi estremi ma le discriminazioni dei figli gay in famiglia sono un fatto piuttosto comune. Ho visto molte volte ragazzi che si sono sentiti in obbligo di fare coming out coi genitori e poi hanno pagato quel gesto con forme di discriminazione pesante coperte da ipocrisie di vario genere. I genitori che accettano nel vero senso della parola, cioè senza riserve, i figli gay, esistono eccome e ne ho conosciuti personalmente esempi ammirevoli, ma sono eccezioni, la regola è quella del ”sì … però” del “ti voglio bene lo stesso” accompagnato da un gelo affettivo sostanziale. Aggiungo che molto spesso i genitori non sono preparati ad accettare il coming out dei figli perché non ne capiscono la portata reale, cioè non sanno che cosa significa essere gay. Ho visto genitori cadere in depressione dopo aver scoperto di avere un figlio gay. Sono purtroppo effetti dei preconcetti e dell’ignoranza ma sono affetti che esistono. Lessi tempo fa i messaggi lasciati dai genitori in un sito per genitori di figli gay: in pratica quelle persone si sentivano colpite da una specie di maledizione divina e cercavano conforto nel gruppo: “mal comune mezzo gaudio!” Penso che prima di arrivare al coming out coi genitori, che comunque è una cosa decisamente rara tra i gay non economicamente indipendenti e quindi vincolati ai genitori, bisognerebbe pensare molto bene alle conseguenze anche a lunga scadenza di quello che si sta per fare.
Seeeh vabbè soffermati, soffermati...

io, invece, dal lungo intervento di Albus, mi sono soffermato su questo passo che, senza alcuna ironia, giudico assolutamente delizioso :

Sì, il sesso comprende l'uso di parti del corpo che sono considerate, appunto, sporche, quasi inferiori... ma io ho notato che Lui spesso affida ruoli importanti a cose o persone insignificanti (gli apostoli non sono stati scelti tra persone ricche, agiate e felici e Lui stesso si tramutò in un ramoscello perennemente in fiamme per parlare a Mosè... non ha mica scelto una quercia ma un cespuglietto spennacchiato. Quindi trovo molto "da Lui" affidare un compito così importante quale la riproduzione e la creazione di vita a parti del corpo che sarebbero state considerate davvero sporche. Questa è, ovviamente, solo una mia considerazione).

Nota, in particolare, come Albus non neghi lo "sporco" in quanto categoria incongruamente oggettivata ma sia del tutto condizionato da una educazione esecrabile a considerarlo, appunto, oggettivo.

E, dunque, forse, così a braccio, la domanda che andrebbe posta ad Albus potrebbe essere questa:

se dio avesse creato qualcosa di intrinsecamente ed oggettivamente "sporco" che cosa avrebbe creato di intrinsecamente ed oggettivamente "pulito"?

Corollario: i costrutti mentali in antitesi che noi chiamiamo "sporco" e "pulito" sono oggettivi o categoriali? :)

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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da AlbusDumbledore » domenica 15 dicembre 2019, 14:41

@Project
Infatti avevo scritto che sicuramente ne potevi scrivere molto di più sul tema. Grazie mille per l'approfondimento. :)

È davvero inquietante quest'aspetto ma è la realtà... ed è uno dei validissimi motivi del perché io preferisco non dire niente ai miei familiari.

In ogni caso ho una domanda molto seria relativamente al caso di Massimo, ma anche a quello di molti di noi.
I genitori dovrebbero essere le persone che più dovremmo amare, i punti di riferimento principali e il supporto primario per qualunque difficoltà.
Sono le persone che ci hanno fatto nascere, che ci hanno cresciuto e che hanno sacrificato anche loro stessi pur di renderci felici. Sia da piccoli che da adulti.
Chi è padre sa quanto darebbe al proprio figlio.
Però, sapendo questi casi estremi, sapendo che alcuni non vengono accettati dalla propria famiglia... come si fa ad amare veramente i propri genitori?
In altre parole, l'atteggiamento distaccato che io, Massimo e molti di voi credo, hanno nei confronti dei propri genitori è giustificato o stiamo agendo in modo sbagliato noi?
Perché apparentemente sembra molto ingiusto da parte nostra dare per scontato che loro non ci accetterebbero mai per come siamo, proprio perché sono i nostri genitori e ci si aspetta il loro sostegno indipendentemente da come siamo.
Però io, sinceramente, faccio fatica a star loro vicino quando so che hanno delle idee sbagliate sull'omosessualità e ho seriamente paura di finire dallo psicologo se rivelo a loro come sono veramente.
Non so se mi sono spiegato bene...

@agis
Grazie mille agis. xD
Per la tua domanda, la risposta è, in un certo senso, già scritta. Ho usato le virgolette quando ho scritto quella parola e ho inserito anche "sono considerate", perché in sé non c'è niente di oggettivamente sporco, è solo naturale.
Che ci siano cose oggettivamente sporche sicuramente sì.
Però sarebbe bello trattare l'argomento altrove che qui poi vado in Off Topic.
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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da agis » lunedì 16 dicembre 2019, 1:18

AlbusDumbledore ha scritto:
domenica 15 dicembre 2019, 14:41

@agis
Grazie mille agis. xD
Per la tua domanda, la risposta è, in un certo senso, già scritta. Ho usato le virgolette quando ho scritto quella parola e ho inserito anche "sono considerate", perché in sé non c'è niente di oggettivamente sporco, è solo naturale.
Che ci siano cose oggettivamente sporche sicuramente sì.

Però sarebbe bello trattare l'argomento altrove che qui poi vado in Off Topic.


:o :? Ma... ma... ma... tutti uguali voi maghetti. :lol: Vabbè, vabbè transeat cheddici Albus l'accendiamo? 8-)

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Re: STORIA DI UN GAY DICIANNOVENNE

Messaggio da progettogayforum » lunedì 16 dicembre 2019, 11:26

Dunque, cerco di fare il punto. I genitori sono quelli che ci hanno messi al mondo, su questo non ci piove, ma tutte le affermazioni di corollario, cioè che i genitori ci amano sempre, farebbero sempre di tutto per noi, ecc. ecc. fanno parte del “modello standard” di vita familiare (c’è un modello standard anche qui come nella fisica delle particelle e qui come lì, più si va a fondo più ci si rende conto che il modello standard è solo un modello). Esistono tanti genitori che hanno figli per caso, che non li hanno voluti e si sono trovati in situazione senza nemmeno rendersi conto della portata del problema. Mettere un figlio al mondo è una responsabilità enorme ma penso che ben poche coppie si rendano veramente conto di questo quando “decidono di fare un figlio”. I gay non si rendono conto che se c’è una differenza fondamentale che rende certamente il mondo etero più complicato di quello gay è il fatto che dai rapporti etero possono nascere figli. La contraccezione è uno dei problemi fondamentali della sessualità etero. Ma siamo proprio convinti che i genitori, almeno nella grande maggioranza dei casi, si facciano in quattro per i figli? Francamente non è quello che vedo: la famiglia non è il paradiso terrestre, è anche spesso il centro di conflitti violenti, spesso non visibili dall'esterno, per ragioni che sono estranee al figlio, penso per esempio ad un genitore che sospetta che il figlio non sia in realtà figlio suo, o che sia troppo simile alla madre, che il padre potrebbe non amare affatto. Nel rapporto di coppia “modello standard” tutto funziona come nelle favole, ma la violenza all'interno della coppia è una cosa piuttosto comune e talvolta si arriva all'omicidio, e tra genitori e figli accade esattamente lo stesso, secondo il “modello standard” dovrebbe andare tutto benissimo, ma spessissimo le cose non funzionano così. Il denaro, il prestigio personale, la gelosia verso i fratelli o le sorelle, la necessità di apparire prima che di essere e mille altre ragioni rendono il rapporto genitori-figli spesso molto conflittuale e tra le cause meno dichiarate ma non per questo meno comuni, c’è l’omosessualità o la presunta omosessualità del figlio, considerata ancora da moltissime persone come una vera patologia psichiatrica. E qui va aperto un discorso a parte. Nel Vangelo di Matteo 5,21-22 si dice: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.” Noi usiamo spesso dare ad altri la qualifica di stupido o di pazzo e non ci sentiamo colpevoli tanto da meritare il fuoco della Geenna, ma noi usiamo quel linguaggio in modo traslato, in alcuni casi però dare del pazzo a qualcuno “in modo serio” significa sentirsi autorizzati ad abbandonarlo cioè a rompere i rapporti di solidarietà, anche quelli più sacri tra genitori e figli. Cito un esempio purtroppo abbastanza comune quello dei figli tossicodipendenti. Ci sono stati genitori che hanno denunciato i figli e li hanno fatti arrestare nel tentativo si sottrarli alla droga, ma ce ne sono molti che hanno semplicemente abbandonato i figli al loro destino, ci sono esempi anche più terribili di genitori che non hanno riconosciuto i figli quando si sono accorti che avevano problemi molto seri di handicap o di malattie congenite. Essere genitori è difficile e ben difficilmente un gay può rendersene conto, perché i gay che hanno figli sono rari, è difficile perché anche i figli hanno le loro spigolosità e le loro intolleranze. A parte il fatto che un genitore, fosse anche un ottimo genitore potrebbe sbagliare “per ignoranza”, perché indotto in errore anche lui da un’educazione sbagliata o da pressioni ambientali omofobe che ancora esistono e sono molto forti, perché tra il riconoscimento legale di un diritto e la maturazione della corrispondente coscienza sociale c’è un abisso. Negli anni di attività di Progetto Gay ho conosciuto tanti genitori, ma ovviamente quelli che ho conosciuto io il problema lo avevano già risolto, ma ce ne sono sicuramente moltissimi che il problema non lo hanno risolto affatto. È per questo che insisto sempre nel sottolineare la necessità di essere prudenti prima di pensare al coming out in famiglia.

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