Heiwa

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barbara
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Heiwa

Messaggio da barbara » martedì 13 luglio 2010, 18:42

Questo spazio vorrebbe approfondire aspetti come il dialogo fra oriente e occidente con lo scopo di trarre utili insegnamenti su tutto ciò che ci può mettere in contatto con noi stessi , su tutto ciò che può avvicinarci alla pace interiore.
Capire una cultura diversa é un allenamento della mente e del cuore ; una porta che si apre al pensiero dell'altro come opportunità reciproca di crescita.

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Aster
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Re: Heiwa

Messaggio da Aster » martedì 13 luglio 2010, 18:52

Non c'entra niente con l'oriente, ma c'è un blog che seguo da un po' che per me è fonte di ispirazione per tanti piccoli e grandi ragionamenti: http://www.happiness-project.com/

SenzaPeso
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Re: Heiwa

Messaggio da SenzaPeso » martedì 13 luglio 2010, 18:59

Dunque, copio e incollo, li ho radunati tutti

L'incipit è un po' strano ma si parlava dei valori della società giapponese, di onore e coraggio.

In realtà barbara, codesti sono valori altalenanti, nel senso che il giappone tutto premia e tutto rifugge. Del tipo, è premiato il coraggio, e mal giudicato il disonore, ma non si discute il potere, non si dicono mai in faccia le cose per non fare scortesie. Insomma, i valori sono relativi a quanto fanno comodo e ogni dialogo è evitato.
Ma questo in parte è valido ovunque. Ad essere sincero io, di filosofia, so poco e niente. Non leggo nè studio per non farmi influenzare, e traggo le conclusioni che mi detta la mia testa. Posso dirti che l'energia va canalizzata sul costruttivo, mentre in genere è volta all'autodistruzione, per stessa contraddizione con lo spirito conservativo individuale. E se è uno spunto di riflessione ben venga, è ciò che più mi piace dare spunti, girare la visuale, ma che poi la gente ne tragga le proprie personali conclusioni. Sul giappone ti posso dire che è un paese fin troppo civile per me, ma una cosa che amo è che tende alla pace interiore, avendo una filosofia di gruppo, se fai un errore, lo ammetti in modo aperto, ti inchini e ti scusi. Ad esempio una ragazza sul treno ha perso una penna, chia
ma il controllore, che fa alzare tutti per cercarla. Scoperto che la aveva in mano, si alza e si scusa
poi sai, sul modo che ha il giapponese medio di vedere le cose avrei di che parlarti per anni. Una cosa che potrebbe essere trasmessa è l'imparare a non porsi problemi se non rientrano nella sfera personale. È un'arma a doppio taglio, perchè rende influenzabili dai media. Ma è una cosa molto saggia se vista da altra prospettiva. I giapponesi tendono ad avere tutti la stessa opinione su questioni astratte tipo la pena di morte, perchè non li tocca, e prendono l'opinione che il governo detta. Ma tendono a non avere opinioni su cose che il governo non contempla, ed è una cosa secondo me buona, che ti spiego con un esempio pratico e in tema. Il giapponese medio, non ha mai valutato nè si è posto la domanda "se mio fratello fosse gay, lo accetterei?". Mancando di tutte le imposizioni religiose che mettono becco nei cavoli privati della gente, l'omosessualità non è vista come sporca o sbagliata: non è vista, e basta. Il che la rende più normale. Non che sia accettata bene, è comunque una cosa che turba un equilibrio, ma è una questione privata. Però c'è si lo stereotipo, che se comunque i media non trasmettono una visione negativa dei gay, anzi, per questione di intrattenimento, e di kabuki, in tv il gay=trans. Quindi se chiedi ad un giapponese: -che pensi dell'omosessualità?- dovrà affrontare la questione sul momento. E più delle volte se ne disinteressa di rispondere. Se chiedi se accetterebbe un figlio o un fratello gay, ha problemi solo perchè lo immagina come un trans. In quel senso la libertà di scelta, da una parte è maggiore, perchè c'è meno la tendenza sia a farsi i cazzi altrui, sia ad affrontare questioni astratte e formarsi un pregiudizio. Ma è questione anche di quiete. Ciò non toglie che la società è diversa perchè la gente è diversa, non il contrario.
Ah, sul sacrificio.. non è una scelta, quello è imposto. Il giappone è un paese che tende a sacrificare l'individuo per il gruppo, e per stesso eccesso di cortesia, disinteressarsi dell'individuo se sta male. Nel senso che se una persona sta male, raramente un giapponese viene ad interessarsene, perchè non gli compete. Non che non gli interessi, ma ha riserve ad impicciarsi. Tutto in linea di massima, poi è un paese di persone, con caratteri diversi. Il giappone è eccessivamente riservato, dove l'italia è sul lato opposto per certi versi molto aperta a parlare e aiutare gli altri. Il giappone è molto pratico nell'affrontare certe problematiche, dove l'italia è eccessivamente astratta. Da un confronto aperto, sarebbero paesi che si arricchirebbero, ma ciò non sembra possibile per gli stessi limiti. E mi limito a trarre conclusioni dai dati che ho fornito: l'italiano che va in giappone va con la pretesa di affrontare questioni astratte che al giapponese non interessano. L'italiano è individualista, e il giapponese non ha interesse a competere per certi versi. L'italiano, lo straniero in genere, turba la quiete che per un giapponese è tutto. Non c'è volontà di capirsi, ma solo di definire il modo migliore di vivere, in genere. E vedere la ragione e i torti, il superiore e l'inferiore, il meglio e il peggio. Dove questi concetti neanche esistono. Ci si mette in dubbio e si reagisce pensando "quello si crede superiore, e io dimostro che ha torto" è una competizione dove ognuno ha da dimostrare qualcosa. Ma non c'è nulla da dimostrare. Non è meglio l'italia, meglio il giappone, la questione. È.. cosa posso imparare da l'altro? Purtroppo non ci si troverà mai con tali presupposti.

Che poi queste sono più che altro le mie conclusioni e il mio punto di vista sul giappone, se uno lo vuole scoprire davvero ci deve andare e imparare sul campo.. è un paese che ha tante sfumature, che neppure io le so tutte, come non so tutte le sfumature della società italiana.

barbara
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Re: Heiwa

Messaggio da barbara » martedì 13 luglio 2010, 19:08

Come "non c'entra con l'oriente?"
Qui é l'oriente che vogliamo e poi ,Aster, e chi lo sa l'inglese?
Fammi almeno un bigino per favore ,
si dice ancora bigino o no? :lol:

barbara
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Re: Heiwa

Messaggio da barbara » martedì 13 luglio 2010, 19:13

Per certi versi è una cultura proprio opposta alla nostra , al punto che è facile restarne disorientati.
Ad esempio questo concetto di coraggio che però non contempla il coraggio contro il potere può assomigliare al conformismo che c’è da noi, ma mi sembra molto di più in un paese dove il coraggio è così importante. E’ come essere divisi in due rispetto a un valore.
La libertà individuale poi mi sembra la differenza maggiore .Ciò che per noi è un’ingerenza da parte del gruppo o della società per un giapponese invece è la normalità. Quindi è normale correggersi a vicenda anche quando la cosa non è richiesta.
Se da noi la cosa può essere vissuta come un attacco e un’offesa, là sembra quasi che sia l’atteggiamento più corretto da tenersi , quello più giusto per il bene dell’altro.
Vi é richiesto fin da bambini un atteggiamento di umiltà di fondo che da noi è considerata una debolezza; ricordo qualcosa che mi avevano spiegato a proposito del fatto che i bambini orientali nella scuola vengono spesso considerati timidi o troppo chiusi , perché li si giudica in base ai nostri canoni e quindi si sospetta che abbiano problemi sottostanti al loro silenzio, ai loro occhi bassi, quando invece é solo un segno di rispetto che è richiesto nella loro cultura. Anche se è un rispetto che ha un prezzo molto alto, se obbliga ognuno a mentire per dimostrarlo.
I malintesi nascono proprio perché non si conosce la cultura dell’altro, perché in realtà non si ha l’impressione di non aver capito, ma si capisce proprio una cosa diversa o addirittura opposta a ciò che l’altro voleva comunicare
In chi viene a vivere da noi poi, come nel tuo caso, il conflitto diventa anche interno. Mi chiedo come fate a conciliare questi opposti nella vostra vita di tutti i giorni…
Quella della pace interiore è la cosa che mi piace di più. Come anche ciò che dici sul non senso di avere torto o ragione. Un mondo dove questi due concetti non esistono. Com’è possibile? Questa me la devi spiegare meglio. Mi prende troppo.
Visto che é la pace interiore che vorremmo inseguire chiedo a tutti coloro che entrano nel topic di parlare sottovoce come in una vera casa giapponese.
O sbaglio, Senza peso?
Dimmi se sbaglio eh?

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Aster
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Re: Heiwa

Messaggio da Aster » martedì 13 luglio 2010, 19:23

Bigino? Uhm... no! Lascia perdere, non c'entra davvero nulla, non avrei dovuto postarlo :P

SenzaPeso
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Re: Heiwa

Messaggio da SenzaPeso » martedì 13 luglio 2010, 19:27

volevo però approfondire il discorso sul sacrificio giapponese, visto che lo si è usato come attenuate.
L'ideale di sacrificio è tanto bello nobile e puro. Se lo relazioni al giappone, ti viene in mente il guerriero che non si tira indietro davanti alla morte. Il guerriero giapponese era addestrato a liberare la testa da ogni pensiero, e gettarsi in pasto al nemico sacrificando la sua vita per la causa.
Nulla di più sbagliato.
L'estate scorsa l'ho trascorsa in giappone, dovendo lavorare, feci domanda in un minimarket e venni assunto. In qualità di ultimo arrivato, dovevo subire ogni sorta di umiliazione. Tenete conto che in giappone non esistono sindacati né scioperi. Il potere non si discute. sul posto di lavoro, è perfettamente normale se il tuo capo ti dà una botta in testa se sbagli, quello che devi fare è inchinarti e scusarti.. oppure sei a piedi. E' perfettamente normale che un impiegato giapponese sacrifichi tutta la sua vita e la sua individualità per fare ore e ore di straordinari, spesso non pagati, solo per ottenere una promozione o solo per tenersi il posto. E preciso che questo accade non per mancanza di occupazione, in mancanza di occupazione, ti licenziano senza preavviso. Accade perché l'impiegato si deve sacrificare per l'azienda. E certo, l'azienda a suo modo garantisce dei diritti, tipo pagare i viaggi in treno, ma non so se vale il prezzo. C'è da tenere a mente, che con tutto il quieto vivere il giappone è uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi. L'individualità nelle scuole e negli uffici non è vista molto bene, anche se ora le cose stanno un po' cambiando. A scuola ti devi uniformare, a lavoro ti devi uniformare. Se giri per tokyo, noti che la gente è tutta uguale.. persone con lo sguardo vuoto che vagano. Oppure di sera, impiegati ubriachi che barcollano. Questo è il sacrificio giapponese, questo è il motivo per cui la società giapponese reagisce con mode eccessive, perché è eccessiva la pressione all'uniformità sia di pensiero che di altro. Questo è il sacrificarsi per il gruppo, a costo dalla tua individualità. Ho detto che non contemplare nulla che non rientri nella sfera privata è arma a doppio taglio e questo intendo. Ogni giapponese è d'accordo con la caccia alla balena, perché i media dicono che è tradizione e la tradizione non si tocca. E' un dogma, non va messo in dubbio. E siccome tende anche a tenere la gente disinformata, per quieto vivere (i tg sono più propensi a dare notizie buone che cattive) nessuno si sogna di dire che una cosa che al governo sta bene o convenga, non sia giusta. Un esempio è la pena di morte, ed è una cosa che io ho scoperto in italia, che nessun giapponese sa come viene eseguita, ma sono tutti d'accordo. E l'ho scoperta in italia perché in giappone non se ne parla, e se se ne parla, sono tutti d'accordo sulla stessa opinione.
Le scuole non contemplano le discussioni su nessun argomento, si apre il libro e si studia.

Io non credo che l'umiltà sia debolezza infatti, chiedere scusa se si è sbagliato è una cosa difficile, anche se si sa che si è sbagliato. E' molto difficile mettere da parte l'orgoglio che ci vuole egocentrici in quanto umani, e dire "si è vero, io ho torto e tu ragione". Però tra essere umili e farsi mettere i piedi in testa, come richiede la società giapponese poi in pratica, ce ne passa.

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Re: Heiwa

Messaggio da progettogayforum » martedì 13 luglio 2010, 19:44

SenzaPeso, quello che dici è interessantissimo e tra l’altro dato che sei tu a dirlo è il risultato di un’esperienza diretta come quella del lavoro che deve essere veramente terribile (la vedo con gli occhi di un italiano). Ma dal mio punto di vista, dato che mi occupo di sessualità, in una società in cui adeguarsi è la regola, esiste l’omosessualità? Almeno come la conosciamo in Europa. Mi chiedo per esempio, ok, non ci sono “forse” inibizioni di tipo religioso, ma se la tendenza al conformismo è così radicale, un ragazzo che sente nascere dentro di sé una spinta di tipo gay come reagisce? Esiste una pornografia comparabile con la nostra? Esistono siti del tipo di Progetto Gay? E soprattutto l’atteggiamento medio delle famiglie circa l’omosessualità dei figli e simile a quello italiano?

barbara
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Re: Heiwa

Messaggio da barbara » martedì 13 luglio 2010, 21:20

Beh! comincio a capire quando dici :troppa dolcezza é veleno.
E' un detto giapponese?
Da noi il valore del sacrificio esiste in modo molto limitato nell'educazione.
Però viene messo in pratica nei confronti dei precari, degli immigrati , sino ad arrivare ad estremi che sfiorano la schiavitù.
Ma anche senza questi eccessi ci stiamo avviando verso una società che ci spingerà ad essere più competitivi , a lavorare molto più duramente e tutto ciò senza tuttavia avere una tradizione culturale che lo giustifica.
In Giappone però sono nate anche molte filosofie e pratiche di vita per la ricerca della pace interiore. Dobbiamo concludere che vivere duramente predispone di più alla spiritualita?

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Re: Heiwa

Messaggio da SenzaPeso » mercoledì 14 luglio 2010, 18:15

progettogayforum ha scritto:Mi chiedo per esempio, ok, non ci sono “forse” inibizioni di tipo religioso, ma se la tendenza al conformismo è così radicale, un ragazzo che sente nascere dentro di sé una spinta di tipo gay come reagisce? Esiste una pornografia comparabile con la nostra? Esistono siti del tipo di Progetto Gay? E soprattutto l’atteggiamento medio delle famiglie circa l’omosessualità dei figli e simile a quello italiano?
Dunque, come ho detto la tendenza al conformismo è radicale, infatti l'idea di omosessualità turba la quiete. Turba un equilibrio, ma non si hanno pregiudizi a riguardo, in linea di massima. Non è ben vista da questa prospettiva, e per una questione di igiene legata alle malattie sessuali, dato che i giapponesi sono fissati con la salute. Pero considera che l'omosessualità in giappone è una cosa che storicamente c'è sempre stata. Nella maggiore opera letteraria gaipponese, il Genji monogatari, il protagonista ha un'episodio in cui rifiutato da una fanciulla che amava giace con il fratello minore di lei. I samurai erano noti stringere relazioni omosessuali con i loro allievi, ed era tutto regolato da un cerimoniale molto rigido. Persino i monaci stringevano relazioni con i novizi visto che per celibato veniva intesa solo la relazione uomo-donna, e anzi, come nell'antica grecia era addirittura divinizzata. Il teatro kabuki è famoso perchè è recitato da soli uomini, e i più giovani e carini che facevano la parte di donne avevano molti fans anch tra uomini "etero". Nel giappone antico era molto più labile la distinzione per gusti sessuali. Con tutto ciò, l'omosessualità diventa qualcosa di talmente normale che non si può dire è vista bene o è vista male, è integrata, anche se i gay non hanno diritto al matrimonio, perchè la maggior parte delle leggi giapponesi le hanno stabilite gli americani. C'è stato un periodo della storia giapponese in cui era stato dichiarato reato la sodomia, ma è durato un paio di anni, ed era dovuto al senso d'inferiorità che i giapponesi hanno sempre avuto nei riguardi dell'occidente, almeno dal mio punto di vista. I pregiudizi che ci sono, sono legati all'immagine che danno i media e a quello che hanno portato gli americani. In giappone c'è sempre stata la prostituzione anche maschile. Il più grande quartiere gay di tokyo, il Ni-choome, lo hanno stabilito tale gli americani. Esiste la pornografia, la prostituzione, esistono love hotel per soli omosessuali. Poi sul mercato della pornografia in giappone ci sarebbe da scrivere troppo, perché è diverso da quello italiano. I giapponesi sono sessualmente di molto più aperti. Esistono un numero infinito di manga che raccontano storie tra ragazzi o ragazze, sono tutta una grossa categoria con relative sotto sezioni. Esistono un'infinità di riviste. Non se ne parla molto semplicemente perchè sarebbe come parlare dell'eterosessualità. Tu considera una cosa, tempo fa è uscita una linea di abbigliamento per uomini di abiti femminili indirizzata ai transessuali nello specifico. Il solo fatto che mi viene in mente per cui un ragazzo potrebbe non accettarsi è perché potrebbe sentirsi forzato a fare la donna. Per il resto la distinzione di gusti sessuali è molto più labile. Non è raro che nelle scuole un ragazzo o una ragazza abbia corteggiatori di entrambi i sessi. Poi resta il fatto che un ragazzo potrebbe innamorarsi di un altro ragazzo che non sente in assoluto attrazione per i ragazzi, quella paranoia si. Siti su internet con questi propositi ci sono si, ma sono più che altro siti di incontri. Come la maggior parte dei social giapponesi, escluso green e mixi, sono siti di incontri. Sull'atteggiamento delle famiglie non ti so dire nulla purtroppo, i giapponesi sono troppo riservati per andare a raccontare questo tipo di cose.

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